Il Kinorenma



 

Cos'è il kinorenma

 

  • Nel metodo tradizionale di pratica vi è una stretta correlazione con il metodo di meditazione orientale. Ne consegue che la necessità della sua pratica è parte delle conoscenze comuni. I giapponesi di una volta probabilmente ne avevano contezza, e si può dire che lo consideravano una pratica della vita quotidiana, o che fosse una normale attività del fisico. Tuttavia nella vita contemporanea non si ha più occasione di confrontarsi con tale realtà, né si incontrano amici o persone esperte che diano consigli in tal senso. Per questo motivo quando si parla di Via {do) si pensa soltanto alla Morale {dótoku) e molti, anche in Giappone, ignorano che vi sia una Via per la pratica della meditazione che può essere definita come metodo di profonda ricerca tecnica dello spirito e del corpo.

 

  • Nella cultura giapponese essa è permeata in diverse forme attraverso gli insegnamenti provienti dall'India e dalla Cina. Il buddhismo, il karma yoga, il raja yoga, il confucianesimo (Confucio e Mencio) e il taoismo (Laozi e Zhuangzi) si sono fusi, come si dice "in armonia ma senza confondersi", in completa concordia con la tradizione dello shintoismo.

 

  • Non è il caso ora di approfondire i fondamenti di questi insegnamenti, ma sono convinto che sia bene mettere in pratica il metodo di meditazione da vivere nella vita contemporanea per praticare l’aikidò quale arte marziale da applicare nella contemporaneità.

 

  • Mi sono convinto di questo prima dei trent'anni, attraverso la pratica e l'insegnamento dell'aikidò, quando vennero istituite le associazioni di aikidó nelle diverse università e gli studenti iniziarono ad allenarsi nei dójó delle scuole. Nelle università infatti, a differenza di quanto avveniva allo Honbu Dójó, non vi erano persone che praticavano per lunghi anni. Inoltre si iscrivevano numerosi gli studenti, matricole del primo anno, che praticavano aikidó per la prima volta e dell'aikidò ovviamente non sapevano nulla. Vi era perciò una grande responsabilità per far sì che questi allievi proseguissero sulla Via della tradizione e la comprendessero. Era perciò necessario stabilire un metodo che potesse essere applicato praticamente. Sentii perciò che bisognava mettere in ordine quanto necessario e proseguire nella pratica in maniera accurata. A questo punto decisi di sistematizzare i vari insegnamenti, da quanto avevo appreso da bambino da mio padre della scuola di famiglia di arco, la Hekiryù Chikurinhabanpa, agli insegnamenti preziosi del Maestro Ueshiba Morihei, del Maestro Nakamura Tenpù, del Maestro Yamaoka Tesshù, del Maestro Ogura Tetsuju, fino agli insegnamenti tramandati nei canoni delle scuole di arti marziali, praticando la dottrina del mondo non visibile, vale a dire il kinorenma.

 

  • Aumentando poco alla volta i contenuti ho sistematizzato il programma. Tra gli altri: fondamenti del metodo di respirazione kokyùhó {chókihó, metodo di controllo del ki), respirazione con vibrazione, visualizzazione della respirazione, seiza con assimilazione della respirazione, meditazione, controllo sensoriale, differenziazione tra concentrazione e attaccamento, pratica della trasmissione del pensiero. Attraverso il kinorenma si procede con il proprio corpo e spirito verso una condizione di stabilità che trascende l'opposizione e il confronto, avendo come obiettivo raggiungere la capacità di capire da soli se si sta realizzando la pratica dell'aikidò. Ho sentito in maniera chiara che lavorando sulla pratica di questo invisibile ki insieme alla pratica delle tecniche, il movimento di tutti, in maniera quasi straordinaria, migliora e diviene fluente in modo naturale. Si tratta di un fatto di cui mi sono accertato attraverso risultati pratici.

 

  • Il kinorenma l’ho appreso direttamente sotto la guida del Maestro Ueshiba Morihei, avvertendo per trasmissione tacita {ishin-denshin) la corrente del ki {ki no nagare) e facendo da uke al Maestro, comprendendo che è proprio questa l'essenza dello spirito dell'aikidò. Credo che questa sia la base dell'aikidò e di tutte le pratiche di meditazione. Quando ad ottobre del 1964 arrivai in Italia non ero ancora in grado di capire se in Europa sarebbe stato possibile praticare il kinorenma. Tuttavia pensai che era un dono che la Grande Natura aveva attribuito a tutti noi del genere umano, in comune in tutto il mondo.

 

  • Iniziai cosi le lezioni a Roma e in giro per l'Italia e ad agosto del 1968 realizzai in maniera ufficiale una lezione durante il Primo raduno estivo dell'Aikikai d'Italia a Lido di Venezia. L'accoglienza fu particolarmente positiva. Molti mi lasciarono commenti con i quali dicevano che avevano capito la differenza, di cui sino allora avevano sentito parlare, tra pensare alla pratica e avvertire direttamente la pratica, della meraviglia di aver percepito chiaramente la risposta sensoriale. In seguito, fino ai raduni estivi di Desenzano del Garda, continuai la pratica mescolando le tecniche con il kinorenma. Così facendo ci si riuniva alle cinque e mezza del mattino e, a parte il tempo della prima colazione, si praticava sino alle nove.

 

  • Quando in seguito il raduno si spostò al Centro Tecnico di Coverciano, a Firenze, non si potè fare a meno di separare la pratica dal kinorenma perché l'ingresso del Centro aveva orari fissi, e il raduno del kinorenma fu spostato nel Dòjò Centrale di Roma. Poi dai tempi di La Spezia, fino ad oggi, il raduno viene organizzato in due settimane in successione.

 

  • È giunto il tempo di capire quanto sia importante questa pratica, che in Italia viene ormai svolta da 50 anni. La cosa ha a che fare con la questione della scienza del XXI secolo e la meditazione di cui dirò qui di seguito. La meditazione comincia a farsi strada nella scienza grazie all'evoluzione scientifica dal XX al XXI secolo.

 

  • Il mondo occidentale ha dato un grosso contributo al progresso del genere umano con un importante sviluppo della scienza basato su una visione dualistica del mondo materiale e spirituale. Mentre, d'altra parte, dalla catena montuosa dell'Himalaya all'India orientale e, nell'Asia orientale, dalla Cina al Giappone, si è sviluppata per 3.000 anni una cultura sulla scorta del monismo che ha come base la meditazione.

 

  • Ma ora lo sviluppo della scienza spinge a fare sperimentazioni in un mondo non visibile, quello del micro, del nano, e i risultati stanno portando la scienza oltre la fisica classica, consolidando la meccanica e la teoria quantistica, facendo emergere nell'Occidente moderno una visione monistica del mondo fisico e spirituale. I semiconduttori, i computer, i telefoni cellulari e gli altri prodotti che sono diventanti essenziali nella vita contemporanea si sviluppano grazie a tali teorie, che si propagano in ambiti sempre più diversi. Inoltre la teoria del mindfulness del Prof. Jon Kabat-Zinn, che deriva dalla pratica zen, sul superamento dello stress o del dolore derivanti di malattie gravi viene applicata anche in campo medico, ampliando quindi gli ambiti della sua utilizzazione. Quali saranno gli sviluppi futuri della cultura in Occidente e in Oriente? Uno scienziato ha profetizzato che "meditazione e scienza si fonderanno e nascerà una cultura sino ad ora imprevista". Inutile dire che ci si possono aspettare per il ki, concetto fondamentale in Oriente, prospettive di applicazione in questa nuova epoca. Si può dire che giungerà una nuova era in cui si svilupperà per il genere umano una cultura di unità della materia e dello spirito, dove il mondo visibile e quello invisibile si fonderanno.

 

Auspico che si continui serenamente e in modo profondo la pratica dell'aikidò secondo l'insegnamento del Maestro Ueshi-ba Morihei.