Teoria dell' allenamento

 

 

LA TEORIA DELL’ALLENAMENTO

  • Un paziente dimesso dall'ospedale viene dichiarato `idoneo'. Un atleta  di alta classe che non supera un test di idoneità alla vigilia di una gara viene dichiarato `non idoneo'. Tuttavia, nel senso esatto del termine, i due individui sono agli antipodi e l’atleta  è in uno stato fisico ampiamente superiore rispetto all'infermo. L'idoneità fisica è relativa. Parimenti, un velocista che non sia molto bravo a nuotare potrebbe avere grosse difficoltà a percorrere una piscina nella sua lunghezza. L' idoneità fisica è anche specifica.
  • L'idoneità fisica è relativa all'individuo nei vari periodi. L'atleta di classe sa capire quanto sia continua la forma fisica ed i fattori che ne influenzano il livello e ne causano frequenti mutamenti. Si sente dire spesso che il corridore di classe non gareggia in buona forma. Mentre tutte le componenti della buona forma fisica possono essere state correttamente trattate, alcuni punti accuratamente selezionati vanno affinati al massimo per ottenere quello che viene identificato con il fitness totale. Chiunque sia coinvolto nella preparazione di individui o di squadre a fini competitivi diventa ben consapevole della specificità del fitness.
  • Le esigenze di idoneità fisica richiesta per sostenere un'intera partita di calcio sono assai differenti da quelle che servono ad un maratoneta. Persino nell'ambito di una specialità sportiva la specificità è notevole, ad esempio nella diversità tra il rugby giocato in avanti e quello giocato indietro, o tra un ricevitore esterno e un difensore-corridore nel football americano.
  • L'istruttore  che intende progredire verso prestazioni importanti deve tenere conto della forma fisica, sia relativa che specifica, e saper riconoscere le conseguenze che la variazione di una di esse può avere sulla struttura fisica del corpo.
  • Cos'è, quindi, la forma fisica generale? Come la si migliora? Come se ne possono riconoscere i vari livelli?
  • Chiunque desideri raggiungere ottime prestazioni fisiche deve avere un ottimo livello di preparazione fisica.
  • Gli esperti di scienza sportiva sanno che la forma fisica generale ha un certo numero di componenti, di solito definiti fattori `S : velocità, forza, capacità di resistenza, agilità e abilità.
  • Essi non sono a sé stanti, dato che lo sviluppo di uno influenzerà lo sviluppo dell'altro, secondo quelli che sono noti come effetti di componente trasversale.
  • Ciascuna attività fisica  richiede un livello maggiore o minore di ogni componente e differenti effetti di componente trasversale.
  • La scienza, ha dettato leggi, principi e sistemi che sono attualmente riconosciuti in tutto il mondo dagli scienziati sportivi, preparati nelle diverse scienze della fisiologia, della psicologia, della biomeccanica e della teoria dell'allenamento.
  • Le tecniche della maggior parte delle attività fisiche  implicano la comprensione del principio del sovraccarico, insieme con la teoria dell'attività intermittente ed il principio dell'adattamento.
  • Anche se questa può sembrare un'affermazione in gergo professionale, una completa cognizione di ciò che implica deve essere assimilata da chiunque sia coinvolto in prestazioni di alto livello.
  • Sovraccarico, adattamento e teoria dell'attività intermittente
  • Nel sovraccarico si cerca di caricare la struttura fisiologica del corpo più del normale.
  • La reazione della natura è quella di compensare in sovrappiù, fornendo al corpo intensificate energie di reazione al duro allenamento.
  • Per sottoporre allo sforzo i muscoli si impiega una resistenza di sovraccarico, provocando la disgregazione delle fibre proteiche.
  • Nel successivo processo di ricostruzione, le fibre riescono più forti e possono tenere testa in futuro ad uno stress uguale.
  • I muscoli vengono sottoposti a sforzi via via più intensi, con il processo di adattamento anch'esso progressivo.
  • Questo principio si applica a tutti i sistemi fisiologici del corpo, che vengono sottoposti a tensione durante l'allenamento.
    Tuttavia, se l'agente di sollecitazione (carico di allenamento) è troppo violento, ne consegue un crollo del sistema e non vi è adattamento.
  • Ne deriva che lo sforzo va applicato progressivamente al giusto grado di intensità. In questo risiede la bravura nel progettare il programma individuale di allenamento.
  • Per fornire la giusta quantità di sforzo, favorendo così l'adattamento, occorre che l'agente sollecitante venga applicato per gradi crescenti, lasciando al sistema il tempo per recuperare prima di una successiva applicazione.
  • In altri termini, si richiede al corpo di funzionare in modo intermittente. Esso viene sottoposto ad un superlavoro e poi gli si consente un parziale recupero prima di assoggettarlo ad un altro superlavoro.
  • Il frazionamento del periodo totale di sforzo in periodi parziali, con una fase di recupero, è noto come principio dell'attività intermittente.
  • L'allenamento necessario a promuovere lo stress è chiamato sforzo, ovvero carico.
  • Tale carico, o sforzo, può essere intensivo, con un alto grado di stress in un periodo relativamente breve. L' intensità del programma sopra citato consiste nel periodo di 28 secondi di sforzo e nei due minuti consentiti per il recupero.
  • Si può modificare l'intensità variando uno dei periodi o entrambi.
  • Si può applicare al corpo un diverso tipo di stress col ridurre l'intensità dello sforzo e aumentando la quantità; ovvero il volume, dell'attività effettuata.
  • In questo caso, la variabile di allenamento si chiama durata dello sforzo.
  • Variando con attenzione la durata e l'intensità dello sforzo è possibile determinare un effetto ed un adattamento formativi specifici.
  • Se l'intensità dell'agente di sforzo è troppo debole, l'adattamento non sarà efficace. L'istruttore  esperto sa come gestire le variabili di addestramento per assicurare il massimo adattamento, mentre nello stesso tempo è attento ai sintomi di stress che possono impedire l'adattamento stesso.
    La manipolazione delle variabili di allenamento ci porta al raggiungimento del massimo.
    Il giocatore professionista , per contratto deve poter giocare quasi tutti i giorni della settimana durante i mesi estivi, per poi magari effettuare un tour fuori stagione.
    Una pratica sportiva intensa  per la maggior parte delle 52 settimane dell'anno non contribuisce a raggiungere prestazioni di alto livello.
    Il corpo richiede tempo per recuperare sia sul piano fisico che su quello mentale, per ricaricare gli accumulatori fisici e per migliorare i fattori `S', che possono anche peggiorare durante una stagione di competizioni.

Riposo

 

  • Per chi pratica attività  aikidoistica  professionalmente  il riposo dev'essere parte integrante dell'allenamento. Quattro cinque o anche sei ore di pratica quotidiana , magari  con turni specifici per bambini  hanno bisogno di fasi di recupero. Purtroppo molti atleti  in particolare i maratoneti ed  i pesisti  si lasciano ossessionare dal loro training. L'idea di prendersi anche un solo giorno di riposo crea un complesso di colpa. Esiste una ragione fisiologica molto profonda, per questo. La pratica dello sforzo fisico disturba il delicato equilibrio di determinati ormoni del corpo. Turbare tale equilibrio può generare uno stato di euforia o di depressione; può modificare la personalità e persino essere causa di un comportamento violento. Spesso gli sbalzi d'umore sono drammatici.
    Chiunque abbia a che fare con attività di elite quale  l’aikido   deve essere consapevole di questa condizione. Vi sono molti sintomi di pericolo che indicano la necessità di un periodo di riposo. Costituiscono un segnale che il meccanismo di adattamento sta cedendo.
    Di conseguenza, è importante che  in ogni programma settimanale venga inserito un giorno di riposo completo, con un periodo prolungato di recupero quando una situazione specifica lo richieda.