Teoria e Pratica dell' Aikido

 

 

TEORIA E PRATICA DELL'AIKIDO

  • Mal si presta l'Aikido, come ogni altra arte, ad una compiuta la teorizzazione: si tratta di una di quelle disciplini che vanne sperimentate perchè si possa appieno comprenderle. Quindi per fare dell'Aikido, occorre soprattutto praticarlo, perchè è proprio attraverso la diuturna e continua pratica di peculiari armonici movimenti (accompagnati da un'apposita tecnica respiratoria) che si può sperare di tendere a quell'unione-armonia del proprio amore-energia con 1'armonia-amore del Tutto. Solo con l'incessante esercizio delle raffinate tecniche fondate sui principi dell'Aikì si può tendere a quei risultati e mantenersi in quella tensione, per la quale non esistono risultati acquisiti una volta per tutte, ma solo tappe, valide non in sè, ma in quanto preludio di nuovi percorsi che si aprono allo sviluppo dell'umana esistenzialità nella sua globale pienezza. Questi concetti sono l'essenza degli insegnamenti di tutti i grandi maestri di Aikido, che trasmettono gli insegnamenti di 0-Sensei tramandandone la più autentica eredità spirituale. La pratica dell'Aikido impone quindi un impegno personale globale sia sul piano fisico, sociale, che su quello spirituale culturale e morale necessariamente congiunto ad una incrollabile purezza di intenti.
  • Ed è per questo e a cagione di questo che alcuni maestri di arti marziali, dopo aver gustato e sperimentato l'insegnamento di O-Sensei, coscienti della difficoltà di detto impegno globale, hanno tentato un adattamento di parte di quei principi ad altre manifestazioni dell'attività umana,
    secondo le loro personali propensioni e vedute: così chi tenta, autorevolmente, di applicare la teoria del « Ki » ai più disparati campi dell'agire umano; chi ha tentato e tenta di trarre dalle tecniche dell'Aikido, sopratutto un elemento per garantire all'onesto la sicurezza di un'autodifesa contro eventuali, malintenzionati, e così via dicendo.
  • Confidando così che il seme dell'Aiki, attraverso un più facile filtro, potesse essere assaggiato da un più vasto pubblico, parte del quale potesse poi accostarsi al vero Aikido, del quale non viene da essi, in alcun modo, salvo deplorevoli eccezioni, contestata la matrice e la peculiarità. Non esiste, forse, al mondo famiglia più unita di quella dei veri
    maestri di Aikido, laddove, non una gerarchia imposta dall'alto, ma il rispetto profondo delle capacità effettive e l'autorità morale che ne deriva rappresentano da più salda base per una fraterna quanto incondizionata obbedienza, per garantire la quale non occorre organizzazione burocratica alcuna.
  • L'erezione infatti in ente morale dell'Aikikai del Giappone fu voluta dal Ministero dell'educazione nazionale giapponese al solo scopo di ufficializzare l'insegnamento dell'Aikido, per il suo valore  culturale, in quanto particolarmente idoneo allo sviluppo della personalità umana..
    Diverso è il caso di coloro che «Maestri» non sono (e chi conosce il significato della qualifica nel campo delle arti marziali, e in genere tradizionali, giapponesi, sa bene quello che intendo dire), i quali gongolanti dei gradi di mezza tacca, per così dire, faticosamente raggiunti (magari attraverso la signorile compiacenza dei superiori), non se la sentono tuttavia di perseverare in quell'impegno globale richiesto dalla pratica dell'arte, ma non intendono rinunciare all'orpello di esercitare
    una scuola di preteso carattere personale, quanto auto adulatorio, distillando, a modo loro, agli sprovveduti allievi le poche cose che bene o male hanno appreso, quasi fossero i frutti di chissà quali loro superiori conoscenze.
  • Costoro, non essendo in grado di creare un proprio stile credibile  dei principi dell'Aiki, vorrebbero riallacciarsi (rifacendo il verso a quei Maestri, di cui sopra, che essi credono dissidenti, ma che dissidenti non sono) all'insegnamento originale di 0-Sensei, gabbando per Aikido le loro squallide imitazioni dopolavoristiche. E costoro si fanno forti, a volte, di organizzazioni di vario genere, concorrenti a tutti i costi, le quali, perseguendo scopi del tutto diversi da quelli dell'Aikikai, risultano, nel caso di specie, fini a se stesse.
  • Di qui l'utilità, se non proprio la necessità, di una organizzazione culturale nostra di Aikido la quale, nata per servire e preservare la sostanza dell'insegnamento originale dell'Aikido, promanante dall'Aikikai del Giappone, lasci liberi, mà emarginati, tutti coloro che di una materia così importante e portatrice di valori universali (per cui sono in errore coloro che pretenderebbero di relegarla nel campo della cultura« folkloristica ») vorrebbero dare comodo oggetto o di gioco o di mercato.