Shirataki era localizzata proprio al centro della vasta isola di Hokkaido e il viaggio non fu facile per chi proveniva dalla mite Wakayama. Ritardato da bufere di neve, il gruppo giunse a destinazione soltanto il 20 maggio. Essere pionieri era un brutto affare e i tre anni che seguirono furono veramente difficili. I raccolti erano poveri, il clima rigido e gli aiuti esterni inesistenti. Il gruppo viveva di erbe, nocciole e pesci di acqua dolce. Ma dopo questo periodo iniziale di ininterrotte avversità, il commercio di legname incominciò a fornire una rendita consistente, il lavoro nelle fattorie progredì e si formò un vero e proprio villaggio. Stimolato da queste sfide, lo spirito di Ueshiba non si abbattè mai; era sempre lui la forza trainante della colonia. Era un imprenditore instancabile, attivo nell'incrementare il commercio del legname, la coltivazione della menta e gli allevamenti di maiali. Notevole era pure il suo impegno civico, dedito com'era all'organizzazione di corpi sanitari, nonché membro del consiglio del villaggio. Un grosso incendio, nel 1916, distrusse l'ottanta per cento degli edifici, provocando una stasi momentanea, ma grazie agli sforzi incessanti di Ueshiba, il progetto di colonizzazione di Hokkaido si rivelò, alla fine, un grande successo.
Ueshiba riprese le sue pratiche religiose, soprattutto il misogi, le abluzioni rituali nell'acqua fredda, fatto questo di non poco conto nel clima mortalmente freddo di Hokkaido. All'inizio, il suo allenamento nelle arti marziali consisteva nel trasportare i grossi ceppi che aveva tagliato con una speciale accetta appesantita - si dice che in una sola stagione Ueshiba avesse abbattuto e tagliato cinquecento alberi con una mano sola. Prese anche parte a incontri improvvisati di sumo e a altre contese in cui si usavano baionette di legno. A volte aveva da fare con banditi, ma questi scontri erano di facile soluzione per uno che aveva la sua esperienza nelle arti marziali. Talvolta si imbatté anche con i grandi orsi di Hokkaido, ma in qualche modo riuscì sempre a ammansire le bestie. Ueshiba aveva una immensa fiducia nella sua forza e nella sua destrezza, finché non conobbe Sokaku Takeda, Gran Maestro del Daito Ryu.
Sokaku Takeda (1860-1943) può ben essere considerato il più importante maestro della sua epoca. Probabilmente né Kano né Funakoshi avrebbero retto il confronto con lui, che aveva acquisito la sua terrificante abilità battendosi giorno dopo giorno nei dojo e nelle strade di tutto il Giappone. Takeda era nato a Aizu, patria dei più fieri samurai del paese. Suo padre, Sokichi (1819-1906), era stato campione di sumo, nonché maestro di spada e di lancia, e Sokaku sin da bambino aveva imparato a combattere nel sudicio dojo di famiglia. Anche dopo la Restaurazione Meiji e il conseguente crollo dell'ordine feudale, Takeda si comportò sempre da antico guerriero.
Intraprese un interminabile viaggio, percorrendo in lungo e in largo tutto il Giappone, per addestrarsi e per cimentarsi con i migliori maestri di budo di allora e per provare se stesso contro ogni nuovo venuto.
Per alcuni anni, dopo la Restaurazione Meiji, la legge e l'ordine erano venuti meno e Takeda aveva avuto molte occasioni per dar prova del proprio valore contro banditi di ogni specie. Non chiedeva di meglio che infliggere loro una lezione e non pochi morirono per le ferite ricevute. Nel 1877 Takeda tentò di raggiungere le forze ribelli di Saigo Takamori, nel Kyushu. Il piano andò in fumo, in quanto la ribellione venne schiacciata prima che Takeda potesse unirsi ai rivoltosi. Comunque, trascorse due anni nel Kyushu e a Okinawa, affinando la sua abilità contro i karateka locali. (Poiché il karaté era ancora praticato in segreto, la maggior parte di questi combattimenti si svolgeva per strada). Alcune fonti sostengono che Takeda avesse visitato anche i turbolenti porti delle Hawaii.
Periodicamente Takeda tornava a Fukushima per studiare le tecniche segrete oshiki-uchi del clan di Aizu, sotto la direzione di Tanomo Saigo (1872-1923). Tanomo aveva insegnato queste tecniche anche al figlio adottivo (qualcuno dice illegittimo) Shiro Saigo, che ebbe un ruolo molto importante nei primi anni del Ko-dokan. Non è chiaro in che cosa consistessero gli insegnamenti di oshiki-uchi (dopotutto erano segreti), ma probabilmente riguardavano sia l'etichetta dei samurai che le tecniche delle arti marziali. Alla fine, Takeda fuse gli elementi più importanti di oshiki-uchi con le tecniche derivate dalla sua impareggiabile esperienza di budo tradizionale e combattimento effettivo, per ideare ciò che egli chiamò Daito Ryu Aikijutsu.
Takeda condusse una vita vagabonda, spesso ai margini della società, errando qua e là nelle remote zone del Giappone settentrionale. Se si fosse stabilito in una grande area urbana come Tokyo o Osaka, avrebbe potuto sviluppare un'organizzazione attorno a sé, capace di rivaleggiare con il Kodokan, sia per grandezza che per influenza. Considerando che passò la maggior parte della sua vita insegnando nel distretto noto come il "Tibet del Giappone", il numero di importanti ufficiali dell'esercito e funzionari governativi che furono suoi studenti è veramente elevato. Il Presidente degli Stati Uniti Teddy Roosevelt, il cui entusiasmo per il jujutsu è già stato menzionato, venne a sapere dello straordinario valore di Takeda da un americano che ebbe la sventura di sfidarlo.
Come conseguenza, uno studente di Takeda fu mandato a insegnare negli Stati Uniti. (Purtroppo non si hanno ulteriori informazioni a riguardo).
Takeda non amava la notorietà, preferendo appartarsi dal mondo, sicché frequentemente non si sapeva dove abitasse. Privo di una educazione formale, spesso arrivava alla bestemmia: "Il concetto che il budo e lo studio approfondito siano di uguale valore per un samurai è una sciocchezza! Imparare dai libri è inutile!". Era ossessivamente sospettoso e obbligava i suoi allievi a assaggiare il suo cibo e le sue bevande, per il timore di essere avvelenato. Era un uomo difficile e esigente.
Tuttavia, considerato il suo successo nel combattere i fuorilegge, era molto richiesto come istruttore speciale dai dipartimenti di polizia periferici, che avevano a che fare con aggressive bande di criminali.
Il talento di Takeda era particolarmente apprezzato in Hokkaido, che era molto simile al "Selvaggio Ovest" americano, una frontiera vasta e selvaggia, che accoglieva disertori e fuggiaschi. Sebbene Takeda vivesse in Hokkaido sin dal 1910, Ueshiba lo incontrò soltanto nel 1915. (Hokkaido rimase la base di Takeda fino al 1930. Sposò una coraggiosa ragazza di trenta anni più giovane, la quale gli diede sette figli, oltre a fargli da assistente istruttore di Daito Ryu. Essa morì nel 1930 in un tragico incendio).