Esecuzioni in Giappone
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Esecuzioni in Giappone 1863Â
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- Reportage «In Giappone esistono diversi modi per imporre la pena capitale, fra i quali il più gentile è la semplice decapitazione. La forma immediatamente più crudele è quella della decapitazione con la successiva esposizione della testa mozzata. Segue quindi la crocifissione, con la quale si puniscono delitti come il parricidio o il matricidio. Chi appicca incendi viene infine arso vivo sul rogo.Nel caso della crocifissione invece, il delinquente viene legato per mani e piedi a una colonna con due aste e quindi colpito con lance da membri della casta Età , o Paria. Il criminale giapponese sopporta in genere il suo destino, per quanto crudele sia, con tranquilla indifferenza. Si inginocchia senza emozioni davanti alla buca colma di segatura che dovrà raccogliere la sua testa mozza. Non si agita e non trema dinnanzi alla spada del giustiziere, al quale spesso è lui stesso a dare un cenno di procedere. Accade di rado che il boia debba sferrare un secondo colpo a meno che non sia un principiante. La lama affilata non manca il bersaglio e in un batter d'occhio la testa è separata dal tronco. Se i condannati a morte sono membri del corpo militare essi possono, tranne che nel caso di grandi atrocità , ricorrere al privilegio del Harakiri, cioè del suicidio.Qualora in siffatti casi il colpo di pugnale autoinferto non dovesse essere mortale, un amicoo un congiunto assume il compito del giustiziere. Spesso, tuttavia, il criminale preferisce terminare da solo l'atto iniziato e si trafigge la gola. La natura debole e arbitraria della giustizia giapponese rende difficile dare più precisa descrizione dei delitti che vengono puniti con la pena di morte.
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