I 5 Tibetani

 

 I benefici effetti

  • Non possiamo spostare all'indietro le lancette dell'orologio per recuperare un rapporto più armonioso con la natura, che da madre benigna e amorevole abbiamo forzatamente trasformato in matrigna ferita e ferina. Da troppi secoli l'uomo, quale noi lo conosciamo, piega la natura alle proprie comodità con tecnologie violente e invasive e oramai non siamo più disposti a rinunciare a nulla, nemmeno al più banale elettrodomestico quale potrebbe essere un frullatore, in cambio di un possibile riequilibrio dell'ecosistema di questo nostro bistrattato pianeta. Un evento straordinario e meraviglioso che ci viene donato dalla pratica quotidiana dei Cinque Rituali Tibetani.
  • I benefici che possiamo ricavare da questi esercizi sono davvero moltissimi, ne citerò solo alcuni. Non è certamente un caso se questi rituali vengono definiti "la fonte dell'eterna giovinezza", poiché sono un mezzo potente in grado di influenzare positivamente la nostra salute, liberando e riequilibrando l'energia del corpo e migliorandone la flessibilità. Agilità ritrovata dunque, scioltezza, diminuzione dei dolori cronici, miglioramento delle funzioni digestive, renali, epatiche e circolatorie e un visibile e costante miglioramento delle condizioni della pelle, della linea e sovente anche del peso corporeo.
  • Com'è possibile che ottengano tali risultati cinque semplici esercizi, tanto facili da praticare che anche persone non più giovani possono accedervi senza difficoltà alcuna?
  • Il segreto è oramai un segreto di Pulcinella: dall'antichissima medicina orientale, che anche l'Occidente ha imparato a rispettare e apprezzare, sappiamo che nel nostro corpo sono situati sette centri di energia (chakra è un termine divenuto a noi familiare) che
  • corrispondono alle principali ghiandole endocrine come definite dalla nostra medicina.
  • La salute, e quindi anche la bellezza, del nostro corpo dipendono dal loro perfetto funzionamento, quando si deteriorano inizia il processo di invecchiamento. I Cinque Tibetani, con la loro azione, riportano l'armonia nei chakra permettendo un miglioramento delle secrezioni endocrine e quindi, in un certo senso, invertendo il processo di invecchiamento del nostro corpo. Da quando questi esercizi hanno iniziato il loro cammino nella società occidentale molte cose sono cambiate e l'integrazione fra medicina occidentale e medicina orientale ha compiuto enormi passi.
  • Lo Yoga, di cui i Cinque Tibetani sono un concentrato
  • (potremmo definirli "la crème dello yoga"), è una pratica assai diffusa anche nei paesi industrializzati e tecnologici dell'Occidente. Una millenaria sapienza che l'Oriente ha custodito come patrimonio appartenente a tutta l'umanità, anche se, per ora, in Occidente se ne è diffusa soprattutto la versione più dinamica, cioè l'Hatha Yoga. "Lo Yoga, in effetti, è ben più di quanto gli occidentali generalmente conoscono" E una filosofia di vita che si innesta sulla concezione profonda della spiritualità orientale e che vede l uomo come parte integrante del Tutto. La Deità, l'essere divini, è prerogativa insita in ogni essere umano, così recita la tradizione buddhista, ma è un pensiero assai più antico dell'avvento del Buddha, un pensiero che affonda le sue radici negli antichissimi libri dei Veda. Per ora, noi che siamo i figli della società dell'avere (e non dell'essere purtroppo), accontentiamoci di avere quanto meno intrapreso la strada giusta per riportare il corpo fisico al suo ruolo originale: casa dello spirito e della vita, macchina meravigliosa e perfettibile che, se usata a dovere, può riservarci sorprese incantevoli.
  • D'altra parte non possiamo dimenticare che gran parte delle nostra conoscenza esperienziale passa proprio attraverso questo splendido strumento, il cui buon funzionamento dipende in gran parte dal modo in cui noi lo trattiamo.
  • Nella vita di tutti i giorni, siamo soliti considerare il nostro corpo come un mero strumento, a volte come un semplice mezzo di locomozione che ci porta da un luogo all'altro. La mente è il burattinaio che governa con fili invisibili. Ci curiamo poco del corpo in quanto tale, sovente ci limitiamo alla sua "manutenzione" essenziale, fornendo carburante, spesso scadente, e rimediando grossolanamente a eventuali malanni: la nostra automobile riscuote certamente maggiori attenzioni!
  • Uno dei maggiori vanti delle persone moderne e di successo è quello d'esser sempre impegnati e noi ne seguiamo banalmente l'esempio. Il risultato è l'insorgere di una serie infinita di malesseri che ben presto assumono carattere cronico e si ripresentano puntuali a ogni nostro strappo: emicranie, disturbi del sonno, obesità, problemi circolatori, gastriti, dolori muscolari (dovuti per lo più a posture sbagliate), artriti cervicali e... potremmo continuare con tantissimi altri esempi. I Cinque Tibetani sono esercizi scelti ed elaborati da grandi Maestri di Yoga che, conoscendo perfettamente i segreti meccanismi del nostro organismo e le profonde interazioni esistenti fra la psiche e il corpo, sono riusciti a estrapolare una sintesi straordinaria di rituali che attivano tutti i meridiani e i centri energetici, coinvolgendo in questo modo la totalità del nostro essere e quindi, naturalmente, anche gli organi, le ghiandole e i muscoli.
  • Questa serie di esercizi tende a rafforzare il sistema immunitario promuovendo inizialmente un processo di disintossicazione da malsane abitudini e dando l'avvio a un graduale effetto di auto guarigione. Tutto ciò produce una maggiore tonicità e un aumento della vitalità e dell'efficienza del nostro corpo in senso globale. La medicina occidentale si sforza di separare la mente e la materia fisica, presentandole come fenomeni isolati uno dall'altra, eppure incontriamo tutti i giorni esempi pratici di come tale presunta realtà non corrisponda al vero. Se così fosse non si spiegherebbero gli effetti positivi dei farmaci placebo, ad esempio. Non sarebbe possibile alcuna spiegazione al fatto che, dall'insorgere di una malattia in due individui del tutto simili per condizioni fisiche ed età, uno guarisca e l'altro no. Se le cure sono le medesime e se la materia è indipendente dalla mente, perché non guariscono entrambi? Le filosofie orientali ci insegnano l'esatto contrario: esse vedono tutta la materia come figlia della mente e della coscienza. In effetti è la mente a modellare la realtà e a condizionare il suo comportamento.
  • Le più recenti scoperte della fisica quantistica avvalorano le tesi orientali, il che sta a significare che le antichissime conoscenze che ci arrivano dall'Oriente trovano nel XX e XXI secolo un preciso riscontro scientifico anche da noi (con solo una manciata di secoli di ritardo!). I Cinque Tibetani sono un prodotto raffinato di questa cultura e hanno una forte connotazione spirituale. Se vengono praticati con la giusta concentrazione e con una totale partecipazione del nostro essere, i loro effetti si propagano come onda energetica e portano a una integrazione del nostro benessere fisico con la nostra essenza spirituale. Per raggiungere questo stadio e rafforzare ulteriormente il già potente effetto degli esercizi si possono usare le "affermazioni". Le "affermazioni" sono frasi assertive di carattere positivo che vanno formulate con l'intenzione di convogliare l'energia in una precisa direzione.
  • Le teorie Yoga sostengono che ciò che pensiamo con intensità e costanza si manifesta. La moderna psicanalisi è arrivata alle medesime conclusioni. È sufficiente leggere alcune delle tesi dimostrate da C.G. Jung e da quanti poi hanno proseguito la sua opera (J. Hillman, C. Pinkola Estes, O. Sacks, tanto per citare i più famosi) per rendersene conto.
  • Il nostro inconscio non distingue situazioni reali da situazioni immaginate: quel che gli diciamo, per lui, è verità asserita e reale. In conseguenza a ciò, muove l'energia nella direzione che noi gli abbiamo indicato con le nostre affermazioni, che tanto più sono reiterate, tanto più sono convincenti e forti acquisendo maggior potenza. È il medesimo principio che guida la forza della preghiera o di una invocazione.
  • Praticati con regolarità, costanza e attenzione, i Cinque Riti Tibetani migliorano la forza muscolare, l'elasticità, la circolazione, le funzioni respiratorie, la coordinazione, l'equilibrio, l'energia e l'acutezza mentale. Se I Cinque Tibetani vengono uniti alle "affermazioni" costituiscono un ponte straordinario per armonizzare il nostro essere fisicamente con il nostro essere spiritualmente. Esercitarsi con questi riti significa focalizzare il sentire sulla nostra interezza. Serve a rafforzare e sbloccare la circolazione dell'energia vitale nel corpo. La conseguenza è una salute stabile e un aspetto giovane. Serve come forma di meditazione dinamica, in movimento. La conseguenza è una nuova consapevolezza della propria interiorità. In un mondo gravemente malato, dove i nuovi messia predicano la competitività, l'efficienza a qualunque prezzo, il successo e il primeggiare come unico credo, è indispensabile trovare uno strumento in grado di riportarci alla nostra natura profonda.
  • Uno strumento che ci consenta di poter attraversare le difficoltà della vita odierna con duttilità e capacità di rigenerazione. I Cinque Tibetani sono la strada (non la sola, certo, ma una delle più efficaci fra quante finora conosciute!) per ritrovare una perduta ARMONIA. Se immaginiamo noi stessi come una piccola cellula di un organismo assai più vasto, è facile capire come ritrovare la nostra salute, la nostra bellezza, la nostra armonia sia iniziare un processo di guarigione che supera il nostro solo essere per iniziare a guarire il mondo stesso. Il limite tra l'io e il mondo, ai livelli più sottili, si estende sino a coinvolgere il Tutto. In una sua lirica, il famoso poeta americano Walt Whitman così scriveva: "Qualcuno ha chiesto di vedere l'anima? Guarda la tua stessa forma e il suo contenuto, guarda la persona, gli elementi, le bestie, gli alberi, i ruscelli gorgoglianti, la roccia, la sabbia: è tempo di curare il nostro benessere e la nostra salute. E tempo di restaurare la salute del pianeta".Durezza e rigidità sono compagne della morte, morbidezza e flessibilità compagne della vita. Nulla al mondo è più morbido e cedevole dell'acqua, eppure nel distruggere ciò che è duro e forte, non vi è nulla che riesca a superarla. (Lao Tzu) I Cinque Rituali Tibetani sono arrivati sino a noi attraversando il Tempo, non possiamo trascurare questa importante occasione che ci chiede solamente un poco di costanza, di attenzione e di amore. Aver cura di sé è amarsi in maniera giusta e sana ed è il primo passo per amare poi gli altri e il mondo. Mosso da amore profondo un uomo è coraggioso. Con la frugalità diventa Generoso. E colui che non desidera sopraffare il mondo diventa padrone del mondo.

la storia  dei 5 tibetani
  • Ogni notte, quando vado a letto, muoio. E l 'indomani mattina, quando mi risveglio, nasco di nuovo.(Mahatma Gandhi) 
  • Dal Tibet... come il loro nome stesso recita, i Cinque Rituali Tibetani provengono da una delle regioni più affascinanti e ricche di storia del mondo. Ma esattamente come sono arrivati sin da noi? Chi li ha "scoperti" e deciso poi di divulgarli in Occidente? E qual è la filosofia di vita che sta alla base di questi esercizi?
  • Andiamo un poco in ordine... dunque... 
  • Nel 1939 Paul Kelder dava alle stampe un libro intitolato Eye of revelation (in italiano verrà pubblicato con il titolo "I Cinque Tibetani"). Il testo non suscitò nessuna curiosità e venne accolto con indifferenza. Ben presto se ne persero le tracce. In questo libro Kelder narra la storia (vera o presunta) di un suo amico, un certo Colonnello Bradford (di cui Kelder non rivela mai la vera identità), ufficiale in pensione dell'Esercito di Sua Maestà Britannica al tramonto dell'Impero Coloniale Inglese. Un gentiluomo dall'aria distinta che spende i suoi (presunti) ultimi anni di vita fra le passeggiate al parco e la lettura del Times al Club. Amichevoli e pompose discussioni sul Parlamento, pranzi moderatamente succulenti, ottimo whisky e sigari vellutati: ecco, questo è il patetico abbozzo dell'avvenire del Colonnello Bradford, secondo la più collaudata ricetta anglosassone. Ma l'amico di Kelder, uomo intelligente e sensibile, rifiuta questo assonnato futuro e sogna di intraprendere un viaggio, l'ultimo forse della sua vita e il più proficuo. Rovistando fra i ricordi di carriera, che in qualità di ufficiale del corpo diplomatico lo ha portato a prestare servizio nei paesi più esotici del mondo, Bradford, mentre è di stanza nel nord dell'India, ritrova brandelli di conversazioni avute con carovanieri provenienti dal Tibet. Uomini misteriosi e semplici, le cui tracce si perdevano pochi giorni dopo la partenza dalla guarnigione, fra i passi inaccessibili e gli altopiani desertici della loro patria. Uomini semplici che narravano di antichissimi monasteri, ricettacoli di salute e saggezza, ove è conservato il segreto della "fonte dell'eterna giovinezza". I monaci che abitano questi remoti monasteri sono grandi maestri yogi, profondi conoscitori del mistero della vita. Forse leggende o forse verità, questi racconti si erano incisi nella memoria del colonnello che nel raccontarli all'amico si convince sempre più della veridicità di tali aleatorie affermazioni. Passano i mesi e un giorno Bradford gli comunica di aver deciso per un ultimo viaggio: andare in India e di qui passare nel Tibet alla ricerca del fantomatico luogo dove si annida il segreto della vita immortale. Chiede a Kelder di partire con lui ma Kelder, nonostante il fascino dei racconti ascoltati, non crede all'esistenza di un tale miracoloso luogo e declina l'invito, convinto che l'amico sia preda di un delirio senile. Dalla partenza del colonnello trascorrono quattro anni, durante i quali Kelder riceve solamente una lettera dove l'amico gli comunica di aver indizi confortanti per la sua ricerca. Poi il silenzio, tanto che Kelder, preoccupato per lo scorrere degli anni, quasi si convince che l'amico non farà ritorno dal periglioso viaggio. Una mattina, però, riceve una telefonata e con sua grande gioia scopre che Bradford è tornato in patria. I due si incontrano, ma Kelder non riconosce nell'uomo giovane e vigoroso che gli si presenta alla porta di casa l'anziano gentiluomo che ricorda. Bradford appare ringiovanito di vent'anni almeno e, nonostante conti settant'anni circa, non ne dimostra ora che una quarantina appena. Kelder, incredulo e felice, ascolta il suo avventuroso racconto e la rivelazione di quel segreto chiamato "fonte dell'eterna giovinezza", ovvero I Cinque Rituali Tibetani. Questo è il riassunto veloce del testo che Kelder pubblicò negli anni '30. Naturalmente, a questa prima parte, diciamo "autobiografica", ne seguiva una seconda con la descrizione tecnica, precisa assai, dei cinque esercizi riportati in Occidente dal Colonnello Bradford. Kelder e Bradford, negli anni seguenti, divulgarono la pratica dei Cinque Tibetani e, come narra l'autore, fondarono anche dei club, denominati Hymalaya Club, dove insegnavano le tecniche apprese. Se sia realmente esistito il Colonnello Bradford non ci è dato saperlo. Forse Kelder usò questo semplice espediente narrativo per rendere più appetibile e credibile la sua storia.
  • Forse l'avventuroso scopritore dei rituali tibetani in effetti fu lui stesso, o forse gli erano stati raccontati e, convinto della loro veridicità, egli aveva deciso di esserne promotore. Resta certo solo che il libro non ebbe all'epoca il successo sperato e ben presto cadde nel più totale oblio. Gli anni che intercorsero fra la prima e la seconda guerra mondiale furono molto particolari: il desiderio di dimenticare gli orrori del primo conflitto portò a un'euforica voglia di vivere e la produzione letteraria di quegli anni evidenzia questa propensione. Fu in questo contesto, e quasi contemporaneamente a Peter Kelder, che James Hilton, noto romanziere dell'epoca (autore di Addio Mr Chips, tanto per citare il suo romanzo più famoso), pubblicò Lost Orizont (Orizzonte Perduto, pubblicato anche in Italia e riedito da Sellerio nel 1995). In questo libro Hilton narra una storia simile a quella raccontata da Kelder, omettendo la parte tecnica e dando all'insieme del testo un andamento assai più fantasioso. Non dimentichiamo che è proprio in questo decennio che nasce la fantascienza come genere letterario. Annotiamo un'altra strana coincidenza: pochi anni prima delle pubblicazioni di Kelder e Hilton, 1' archeologo-pittore-letterato russo Nicholas Roerich pubblica un saggio sulla sua lunga peregrinazione in Tibet. Nel libro, Roerich riporta la trascrizione di un lungo dialogo con un lama tibetano (che ha preteso di restare anonimo) riguardante la presunta esistenza di Shambhala (nota anche come Shangri-La, valle dell'eterna giovinezza, luogo incontaminato e felice, situato nel cuore più profondo dell'Himalaya). Il suo interlocutore dirà, in questa che potremmo definire in termini moderni "un'intervista in esclusiva", più di quanto si fosse mai saputo sull'argomento. Nikolai Kostantinovich Roerich nacque a San Pietroburgo e gli ultimi diciotto anni della sua vita li trascorse a Naggar, nella valle di Kulu.
  • È rimasto nella storia come una figura di spicco del mondo esoterico. Nel 1929 era tra le personalità proposte per il Premio Nobel per la Pace. Forse questi uomini riportano storie e racconti che non hanno nulla in comune fra loro se non un certo amore per l'esotico, ma io non credo molto alle coincidenze. Il Caso non esiste se non inteso come casualità di alcuni avvenimenti e non come causalità. Linguisticamente è una differenza piccola, una "S" spostata prima o dopo, ma fondamentale nella sostanza. La parentesi di pace mondiale dura poco e la guerra torna a sconvolgere i destini del mondo intero. Del libro di Kelder si perdono le tracce ed è solamente nella seconda metà degli anni '70 che un insegnante di yoga e terapeuta americano, Cristopher Killman, si ritrovò per le mani una copia dell'insolito testo. Le tesi in esso contenute risvegliarono l'interesse e la curiosità di Killman, che cominciò a sperimentare personalmente i cinque rituali. Constatata l'efficacia degli esercizi, egli iniziò a insegnarli ad altri. Il successo fu immediato e i risultati eccellenti, i Cinque Tibetani prendono il largo e attraversano l'Atlantico per approdare in Europa, diffondendosi dapprima in Germania e Inghilterra e poi inevitabilmente negli altri Stati europei.
  • Il libro di Kelder fu ristampato con dovizia di nuovi particolari, tecniche di affiancamento per integrare e amplificare in modo ottimale gli effetti degli esercizi, testimonianze di terapeuti e allievi, desiderosi di far conoscere i benefici ottenuti da questa pratica quotidiana. La prima ristampa americana del libro, dal titolo significativo di Ancient secret of the fountain of youth è datata 1985, quella italiana invece è di dieci anni posteriore, 1995. Sono passati diversi anni da quella prima pubblicazione e la pratica di questi straordinari esercizi si è allargata a macchia d'olio, senza conoscere pause o arresti. Oggi un numero crescente di persone affida il benessere del proprio corpo e la serenità del proprio spirito a questa antichissima tecnica, così semplice e perfetta da meritare il nome di Rituale. Questa è, in sintesi, la storia dei Cinque Tibetani e della loro diffusione nel mondo Occidentale.Â