I Cavalli di Yoritomo

 

  • Era in Giappone il momento del trapasso dall'epoca Heian all'epoca KAMAKURA, segnata dall'ascesa allo shogunato di Minamoto no Yoritomo, ed il paese cominciava a intravedere la possibilità di un lungo periodo di pace. Ma l'irrequieto e potente Daymio Kiso Yoshinaka, capo di un vasto feudo ed indiscussa guida di uno dei clan più influenti, pensò bene di rivoltarsi all'Imperatore, prima che il futuro Shogun avesse il tempo di consolidare il suo potere. Ma non era certamente Yoritomo uomo da impressionarsi per così poco, e non appena l'Imperatore gli ebbe dato l'ordine di sedare la ribellione, rimandata la conclusione della sua resa dei conti con i Taira, eterni nemici dei Minamoto, si dedicò al nuovo problema. La città comincò a rimepirsi di truppe polverose accorse da ogni dove, mentre i Kaji (fabbri) lavoravano a tempo pieno per forgiare armi, finché la stessa corte fu trasformata in un bivacco per i guerrieri. In men che non si dica 60.000 uomini, che portavano sulla schiena i sashimon (bandiere) dei daymio più bellicosi e più fedeli a Yoritomo si erano radunati, pronti a marciare sul fiume Uji, dove si stavano ammassando i ribelli; i fratelli stessi di Yoritomo, guidati dal già leggendario seppur giovanissimo Minamoto no Yoshitsune, preparavano giorno e notte i piani della spedizione. Era ormai sera: tutti i preparativi erano stati completati, ed intorno ai fuochi di bivacco i 60.000 samurai attendevano impazienti l'arrivo dell'alba, per iniziare la lunga marcia verso il fiume Uji, dove li aspettava certamente una sanguinosa battaglia, che avrebbe dato ad alcuni la gloria, ad altri la morte, che ogni samurai avrebbe volentieri accettato, purché anch'essa gloriosa. Un gruppo di guardie che indossavano le divise di Yoritomo marciava con passo sicuro tra gli attendamenti delle truppe, verso una meta evidentemente ben precisa. L'ultimo della fila portava la cavezza di un cavallo, coperto dalla testa ai piedi da una coperta che gli celava completamente il corpo. Il piccolo drappello si fermò davanti alla tenda dove garrivano al vento i colori di Kagiwara Kagesue, e l'ufficiale che procedeva in testa comandò alle guardie appostate sulla porta di chiamare il loro signore. Dopo un poco un guerriero dal formidabile aspetto e dallo sguardo fiero si fece sulla soglia e rivolse uno sguardo interrogativo all'ufficiale. Questi, senza profferire verbo, si fece portare con un gesto il cavallo e lo liberò della coperta, rivelando un magnifico stallone dal manto nero come la notte. Kagesue esclamò, con un misto di ammirazione, e di rimpianto per non essere lui il possessore di quella magnifica bestia. "Oh, è lui, Ikezuki, il miglior cavallo di Minamoto. Gli invidio più quel cavallo che tutti i suoi possedimenti!" "Ora è il tuo cavallo. - disse l'ufficiale - Yoritomo te lo manda in segreto, per mostrarti che non si dimentica del suo più fedele e valoroso seguace, e come pegno per essere sicuro che sul fiume Uji tu sarai il primo a guidare i guerrieri di Minamoto contro le lance nemiche". Affidate le redini di Ikezuki alle dita di Kagesue tremanti per l'emozione, l'ufficiale volse le spalle e sparì nelle tenebre, seguito dai suoi uomini. Nello stesso momento, poche tende più in là, un altro guerriero stringeva nelle mani sudate le redini di un cavallo bianco dall'aspetto incomparabile, mentre diceva: "Non posso crederci! Davvero Yoritomo mi regala il suo Surusumi?". "Certo. - rispose il sorridente ufficiale che gli stava di fronte. - a chi altri se non a te, Sasaki Takatsuma, il nostro signore doveva inviare un segno segreto della sua benevolenza? Tu sei il migliore dei suoi daymio, e Yoritomo è sicuro che sul fiume Uji 1qdimostrerai a tutti, guidando alla vittoriàAe sue truppe. Ti saluto, Sasaki Takatsuma". Ma Takatsuma non lo stava certamente più a sentire, non aveva occhi che per il cavallo, cha carezzava lentamente con una mano, mentre continuava a ripetere a bassa voce: "Non posso crederci!". Poi si riscosse, sul suo volto apparve una espressione di ferma ed incrollabile determinazione, mentre il suo sguardo si dirigeva, al di là delle colline, là dove si trovava il fiume Uji. I due ufficiali si erano nel frattempo riuniti ed avevano varcato il portone del palazzo; volsero d'istinto lo sguardo in alto, incontrando quello enigmatico di Minamoto no Yoritomo, affacciato alla sua residenza. Yoritomo li congedò con un cenno, poi fissò a lungo l'accampamento ai suoi piedi, ormai immerso nel buio, ad eccezione di due tende poco distanti tra loro, dove nono stante l'ora tarda la luce era ancora accesa. Per un attimo parve vagare sul suo volto l'ombra di un divertito sorriso, ma fu solo un attimo; poi quello che sarebbe stato alcuni anni dopo il primo shogun nella storia del Giappone si volse ed entrò nei suoi appartamenti. Il primo giorno di gennaio del 1184 le truppe di Yoshitsune e quelle di Yoshinaka si affrontarono in una lotta all'ultimo sangue, senza che per molto tempo si potesse prevedere un vincitore. Nelle prime file dell'esercito dei Minamoto Kagesue, sul nero lkezuki, e Takatsuma, sul bianco Surusumi, fecero prodigi di valore, senza che nessuno dei due riuscisse a sopravanzare l'altro. Finalmente il nemico cominciò a cedere, ed i due guerrieri furono i primi a lanciarsi all'inseguimento, ma si accorsero ben presto che il valore dei due cavalli era talmente alla pari che nessuno dei due era in grado di distanziare l'altro e prendere la testa dell'esercito, che incalzava il nemico ormai in rotta. Mentre si trovavano spalla a spalla lanciati verso le spade dei guerrieri di Yoshinaka, Takatsuma di colpo si voltò verso Kagesue gridando: "Attento, il tuo sottopancia si sta allentando!". Kagesue rallentò un attimo, si avvide che il suo sottopancia in realtà era a posto, e rialzò lo sguardo, appena in tempo per vedere la schiena di Takatsuma che con un grido di giubilo si precipitava verso i nemici, ormai irragiungibile. Gli eventi della battaglia fecero perdere di vista i due, ma a vittoria ormai conseguita, Kagesue si mise alla ricerca di Takatsuma, livido di rabbia e ben deciso a far pagare sanguinosamente la beffa. Quando scorse finalmente Takatsuma che rientrava stanco ma soddisfatto dalla mischia, scese da cavallo e si diresse con aria minacciosa verso di lui, che si affrettò a sua volta a scendere da cavallo, mentre la sua mano si portava sul manico della lunga spada. Kagesue era ormai a pochi passi dal rivale, quando si sentì sollevare di colpo da terra da decine di mani, e sommegere da una miriade di guerrieri, che volevano onorare il suo valore. A Takatsuma fu riservato lo stesso trattamento, e i due recalcitranti eroi furono portati in trionfo davanti all'esercito esultante ed al Taisho (comandante in capo) Yoshitsune, che era circondato da tutti i daymio del clan Minamoto. Mentre si trovava issato sulle spalle dei suoi soldati, Kagesue lentamente cominciò a rilassarsi, e sul suo volto segnato dal sudore e dal sangue si dipinse un dapprima timido, poi sempre più largo sorriso che sbottò alfine in una franca risata, che fece volgere di scatto Takatsuma, anch'egli portato a spalla dai festanti guerrieri, poco più in là. Ascigandosi le lacrime dagli occhi Kagesue batté soddisfatto la mano sulla spalla di Takatsuma, che d'improvviso si rilassò anch'esso, perse dopo una breve e inutile lotta con se stesso il suo cipiglio, e si unì alla risata liberatoria di Kagesue. Qualche tempo dopo l'esercito vittorioso faceva il suo rientro nella città festante tra due ali di folla incontenibile: in testa alla colonna marciava, splendido nella sua armatura rossa, Minamoto no Yoshitsune e dietro di lui, rivestiti delle loro armi migliori, Kagiwara Kagesue in sella al nero Ikezuki, e Sasaki Takàtsuma sul bianco Surusumi. Minamoto no Yoritomo assisteva alla sfilata da una finestra del suo palazzo, e più di una volta i suoi cortigiani allibiti lo scopersero a ridacchiare di nascosto, felice di un qualcosa che evidentemente sapeva solo lui.

 

 

 

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