Il Confucianesimo
 
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- Originario della Cina, dove si sviluppa dal V al III secolo a.C., fu un sistema di pensiero che si diffuse in Giappone prima del buddismo (VI secolo d.C.). In realtà la sua più ampia affermazione si
- ebbe durante i secoli XVI-XIX quando venne adottato come ideologia di Stato dagli shògun Tokugawa, ma fu l'imperatore Tenchi Tenno che nel tardo VII secolo ne istituzionalizzò l'insegnamento. In Confucio (ca. 551-479 a.C.) il Giappone trova la risposta al problema etico per cui questo sistema di pensiero viene non solo accettato ma elaborato e integrato nel proprio patrimonio culturale e spirituale. Il confucianesimo non si poneva problemi di ordine metafisico e per quanto riguardava il bene e il male, era soltanto un problema di comportamento corretto o scorretto, in vista del mantenimento dell'ordine sociale. Più che una religione, quindi, il confucianesimo è soprattutto un sistema morale che tende al bene pratico, al consolidamento dei princìpi dell'ordine sociale. Il male è trasgredire a questi princìpi. Soltanto i valori dello spirito possono dare all'uomo la forza per affrontare la realtà quotidiana. Le due virtù fondamentali del confucianesimo sono la rettitudine (yi) e l'umanità (ren), concetti che hanno dominato per secoli la morale comune del popolo cinese, prima, e giapponese poi. Yi è l'imperativo categorico che proibisce a ogni uomo di venire meno ai doveri derivanti dalla sua posizione nella società . Ren è la sensibilità umana, che consiste nell'amare il prossimo, cui non si deve fare ciò che non si desidera sia fatto a se stessi. Per realizzare la virtù, yi, ciascuno deve conoscere, con lo studio, i propri doveri e comportarsi di conseguenza. Nei doveri familiari, poi, primaria importanza avrà la virtù della "pietà filiale" (xiao), altro cardine del confucianesimo. Come ha osservato il Granet, si tratta di virtù eminentemente sociali, che si possono praticare soltanto a contatto con altri uomini, in una società organizzata e civile. Modello della società è la famiglia, e lo Stato viene concepito come una grande famiglia, con il monarca inteso come "padre e madre" (fu mu) dei sudditi. Conseguentemente, come egli deve paternamente e maternamente amare i sudditi, così questi gli debbono amore, rispetto e obbedienza filiale. I singoli individui, poi, dovranno adempiere i loro doveri solo seguendo motivazioni sociali, obblighi naturali, mai per profitto personale. Il profitto (li) è, infatti, considerato assolutamente incompatibile con la rettitudine e questo fatto causerà non pochi problemi alla classe dei mercanti. Sarà lo studio dei classici confuciani (testi che in Cina formavano la base del sapere di ogni funzionario) a diffondere in Giappone la dottrina confuciana sia tra i nobili che tra i guerrieri. Oltre ai trattati di tipo militare infatti molti samurai studiavano i testi di Confucio dai quali apprendevano i princìpi di lealtà , fedeltà , sottomissione, amore filiale, rispetto per gli antenati.
- Il confucianesimo si può quindi definire un sistema di pensiero rivolto alla realtà sociale in tutti i suoi aspetti, tanto che le sue, cinque relazioni fondamentali (sovrano-suddito, padre-figlio marito-moglie, fratello-fratello, amico-amico) diventeranno la base di ogni tipo di comportamento.

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