Il Taoismo

 

 

 

Taoismo
 
 
  • Un quadro della spiritualità giapponese, sia pure tracciato per sommi capi, risulterebbe oltremodo incompleto se si trascurasse di illustrare le due importantissime componenti, Confucianesimo e Taoismo, che vi hanno in vario modo concorso. Spesso, come nel caso del Confucianesimo, l'influsso è stato diretto e precisabile, penetrato attraverso la cultura cinese, coltivata con amore reverenza dai giapponesi; talvolta, ed è il caso del Taoismo, è stato meno chiaramente delineato, già assimilato, inglobato in altre dottrine e da queste adombrato, sin dai tempi più antichi. Possiamo, infatti, scoprire tracce di esso persino nello Shinto, con il quale presenta sorprendenti punti di comune, particolarmente per quanto riguarda l'indirizzo filosofico e ritualistico.
  • Nel Buddhismo giapponese specificatamente nello Zen, ha concorso in misura notevole alla formulazione di alcuni dei più importanti assunti, basilari addirittura, di questa Religione, come il concetto della « non azione u (wu wei in cinese), e del vuoto, scaturigine di ogni possibile conoscenza. Senza un'idea, sia pure approssimativa, dello spirito di cui Buddhismo, Shinto,
  • ConfucianesimoTaoismo sono informati, senza comprendere le modalità attraverso le quali queste dottrine, pur differenti fra loro, talvolta apparentemente incompatibili, hanno potuto fondersi nella mentalità e nello spirito giapponese per mezzo di un costante interscambio di idee, di princìpi filosofici e di riti, riesce piuttosto difficile comprendere lo spirito del Giappone, quello spirito singolare e tanto lontano dal nostro modo di sentire attuale; quello spirito che ha dato vita al Budo e, quindi, il Budo stesso che, tutto sommato, è il principale oggetto della nostra ricerca. Confucio, latinizzazione del nome cinese KUNG FU-TZE, nacque nello Shantung nel 551 a.C. ove morì nel 479 a.C., dopo aver ricoperto cariche importanti a corte ed aver molto viaggiato. La filosofia che egli elaborò è in pratica un sistema di etica nel quale egli cerca, attraverso l'osservanza di una totale rettitudine, nell'obbedienza filiale ed alle istituzioni statali e nel rispetto delle cerimonie, l'avvicinamento a quegli « universali » di perfezione celeste di cui le cose terrene sono soltanto un riflesso imperfetto. L'esempio più vicino alla perfezione ci viene dalla tradizione del passato che va quindi coltivata con amore (concetto ricorrente anche nell'occidente antico: Egitto, Grecia ecc.). 
  • Per Confucio la perfezione di Dio si manifesta nell'Universo e nell'ordine meraviglioso che ad esso è impresso. Quest'armonia deve essere mantenuta anche nel microcosmo dell'individuo che la otterrà con costante disciplina dettata dalla morale attinta dalla tradizione avita: pietà filiale e rispetto per gli antenati, chiarezza di pensiero e di parola, rispetto ed obbedienza verso le autorità. Così è anche per quanto concerne lo stato i cui responsabili sono tenuti al buon governo  che è amore per tutti i sudditi, loro costante protezione e ricerca del loro benessere. Un tale sistema etico che porta alla socialità vede nelle istituzioni dello stato un riflesso del modello di perfezione divina, pur non assurgendo mai al rango di religione, di cui non ha le caratteristiche, ebbe grandissima popolarità e diffusione in specie fra i letterati e nella cerchia di corte fu accolto con estremo favore in Giappone che attraversava periodi in cui la cultura cinese, dal pensiero di qualsivoglia tendenza, alle arti ed ogni altra sua manifestazione, era fatta oggetto di vera idolatria e di incontenibile entusiasmo.
  • Naturalmente la maggior diffusione del Confucianesimo nel Sol Levante si ebbe fra gli uomini di lettere e fra i guerrieri che vedevano negli ideali confuciani di amore per la tradizione, di sublime obbedienza al sovrano, allo stato ed alle sue istituzioni, una perfetta rispondenza e conferma ai loro ideali di sempre. Ad esso, più che ad altre forme di spiritualità, ì Samurai si ispirarono per la formulazione del loro rigido codice d'onore. Il Confucianesimo, dunque, influenzò in varie ondate di vivissimo entusiasmo il pensiero nipponico, la sua letteratura e le sue arti. Leggi e prescritti furono emessi su modelli confuciani cinesi o a questa dottrina ispirati. Poi, come spesso accade, gli entusiasmi lasciarono il posto all'apatia o addirittura alla repulsa ed ogni traccia esteriore di cineseria e di Confucianesimo fu cancellata, per quanto possibile, all'insegna di un rìsveglio nazionale più puro. Questa altalena si ripeté più volte nella storia sino quasi ai giorni nostri. Confucio, comunque, ha lasciato il suo marchio che ancora all'occhio attento si rivela inconfondibile in tante manifestazioni della spiritualità e della cultura giapponese. Il Taoismo, anch'esso di origine cinese, è il frutto di una mente assai diversa da quella di Confucio. Lao TzO, il suo fondatore, nato intorno al 604 a.C., è una figura quasi mitica di moralista e di mistico, codificatore di un sistema filosofico e religioso che trascende il concetto di stato, innalzandosi, al di là di ogni formalismo, all'idea di Dio attraverso la Natura e l'uomo; sistema che vuole risvegliare nella coscienza di ognuno l'intuizione dell'immanenza dell'Eterno Principio. Di Lao Tzú raccontano gli storici che fu storiografo negli archivi imperiali e sempre si studiò di rimanere nell'ombra coltivando il Tao. Poi, vedendo la decadenza del sistema di governo e la corruzione imperante, decise di ritirarsi oltre i confini dello stato ma fu fermato da un funzionario governativo che gli impose di scrivere un libro sul Tao. Il risultato fu il « Tao Te Ching », ossia, il fondamento di tutto il Taoismo successivo. Dopo di ciò, narra Ssú Ma Ch'ien, il grande storico cinese dell'antichità, egli partì a cavallo di una vacca e nessuno ne ebbe più notizie. La parola TAO significa Via e corrisponde quindi al termine giapponese DO ma in Lao Tzu ha un significato più profondo, quasi una eco della parola sanscrita « Brahman » che è, grammaticalmente, il neutro di Brahma, i I Creatore. Nel Taoismo possiamo distinguere due diversi indirizzi: uno filosofico e l'altro strettamente religioso. Ambedue pongono al di sopra del mondo dei fenomeni il Tao che si manifesta nella Natura tramite l'agire spontaneo di Yin e Yang, i due principi opposti ma complementari che nel comporsi in varia misura danno vita al mondo fenomenico. Mentre Confucio indicava una via che poneva l'accento sul buon governo e sulla saggezza che scaturisce dall'ordine sociale, rimanendo, per così dire in superfice, il Taoismo scende in profondità proponendo una via di salvazione individuale attraverso il superamento della apparente molteplicìtà per uniformarsi al Tao in cui ogni conflitto si annulla. Ciò è possibile conducendo una vita in armonia con le leggi della Natura, attraverso l'esercizio fisico, pratiche respiratorie e la concentrazione costante sul centro della forza vitale dell'addome. Si ha ragione di credere che tale dottrina sia penetrata nell'Arcipelago già in epoca protostorica o addirittura preistorica, stando ai reperti archeologici. Ne troviamo traccia, infatti, nella più antica letteratura giapponese e nei riti shintoisti e buddhisti tramandati nei secoli. Comunque sia, il maggior veicolo di penetrazione del Taoismo in Giappone fu proprio il Buddhismo.  Dobbiamo rammentare, infatti, che la Via del Buddha, prima di essere introdotta nell'impero del Sol Levante, per diversi secoli stazionò in Cina ove ebbe il tempo di assorbire e fare propri numerosi concetti filosofici di quel Paese per potersi adattare con maggiore aderenza alla mentalità cinese. Così, in particolare lo Zen, ebbe sin dalla sua più lontana formulazione cinese, un carattere specificatamente taoista che si andò accentuando lungo i secoli e che ancora lo informa; prime fra tutte le dottrine già accennate dell'« agire senza agire » e del « vuoto » da cui sorge l'essere. Come detto più sopra, «ogni cosa per il Taoismo è armonicamente disposta dal vario comporsi di Yin e Yang, il principio femminile e quello maschile, il negativo ed il positivo, sul piano della Natura come su quello del microcosmo umano. Ogni azione, quindi, che sia compiuta in disaccordo con le leggi dell'Universo, con il Tao, in definitiva, è una nota stonata nella grande sinfonia della Natura.Uniformarsi alle leggi del Tao, significa aderire alle leggi che regolano il Cosmo e questo non significa affatto astenersi dall'agire ma piuttosto lasciare che la Natura compia il suo corso onde non turbare gli eventi. Allo stesso modo che il Taoismo afferma la perfezione ineffabile dell'agire senza agire, così, anziché incitare l'uomo a caricarsi di cognizioni, lo invita a liberarsene in quanto accessori di solo ingombro per l'azione pura e per la conoscenza intuitiva che soltanto da un vuoto totale possono scaturire. Dice il Castellini nell'introduzione a « La regola celeste di Lao Tzú »: « Il non fare Laotziano va compreso nel suo vero senso e non scambiato con il dolce far niente. Qui si tratta di un'adesione consapevole alle leggi dei PRINCIPIO le quali non escludono in noi opere di parallelismo superiore. Questo indifferentismo, questo lasciar correre non sono incosciente apatia ma illuminata visione di come si svolge e procede l'universo in cui l'uomo deve, per essere felice, ingranare con precisione assoluta ». Gli stessi principi sono aplicati alla conduzione dello stato. Dice Lao Tzú che il saggio governante è calmo ed umile e si attiene strettamente al Tao per facilitare l'andamento del governo e che per ben governare bisogna procedere come fa la Natura nel governare le cose create. E' facile comprendere come i Giapponesi abbiano applicato questi principi alle cose loro e come, attraverso lo Zen, lo Shinto, il Confucianesimo ed il Taoismo, sono giunti a quelle formulazioni filosofiche loro tipiche che hanno dato vita, fra l'altro, al Bushido ed a tutte le arti guerresche ad esso connesse.

 

 

 

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