Jo Jutsu
Tecniche di bastone “Jo jutsu”
- Il bastone veniva già usato per autodifesa sin nell'epoca protostorica tuttavia non si riscontra alcuna canonizzazione di tecniche prima del 600 d.C., quando i contatti con la cultura coreana dei T'ang e con quella Cinese dei Sung, introdusse nell'Arcipelago nipponico la conoscenza di vari sistemi di scherma con il bastone. I Bushi, dapprima, non diedero molta importanza alla scherma con quest'arma che fu, invece, oggetto di studio e di attenzione da parte dei Sohei dell'epoca Kamakura che furono i primi a sviluppare le iniziali forme e stili del successivo bo-jutsu (scherma con il bastone lungo). I monaci svilupparono, infatti, le tecniche di bastone sulla base di quelle già esistenti praticate in Cina-nei monasteri buddhisti, adattandole migliorandole secondo lo stile giapponese. Nella prima metà del XV secolo, Izasa Ienao adattò il suo Katori-ryu anche al bastone e lo fese così funzionale che i Bushi cominciarono a manifestare qualche interesse verso le tecniche di bo. Il tipo di bastone previsto nello stile di Izasa era il famoso « rokushakubo », lungo circa mt. 1,80, ad imitazione dell'alabarda, sufficientemente duro per contrastare anche un colpo di spada. L'allenamento era effettuato senza alcuna protezione od armatura, ad instillare nei praticanti coraggio ed autocontrollo. Il Jo (bastone corto) anche se già usato in alcune scuole, fece la sua apparizione fra realtà e leggenda nel primo ryu di Jojutsu ad opera di Muso Gonnotsuke. Muso, infatti, aveva studiato dapprima i vari katori-ryu dando la sua preferenza a quelli di bojutsu perfezionandosi a tal punto nell'uso del bastone lungo che era riuscito a sconfiggere i più abili spadaccini dell'epoca. Era ancora invitto quando, a Edo, incontrò Miyamoto Musashi, il fondatore del Nitto-ryu ovvero della scuola delle due spade. La abilità di Muso nulla potè contro l'azione contemporanea del daito dello shoto di Musashi, che prontamente intrappolò il bastone in « juji- dome », una parata con entrambe le spade incrociate fra loro, tanto che Muso non avrebbe più potuto disimpegnarsi senza mettere in serio pericolo la propria vita. Musashi, però, rifiutando di sfruttare il proprio vantaggio, gli risparmiò la vita. Muso studiò a lungo come sconfiggere l'abile kenshi e, non trovando alcuna tecnica che potesse metterlo in vantaggio, si trasferì a Kyushu ritirandosi in meditazione sul monte Homan. La leggenda vuole che egli ricevesse un « divino messaggio » che lo indusse a trovare una forma più maneggevole di bastone. Nacque così il « Jo » di mt. 1,26, molto più corto e ovviamente di diametro inferiore del « bo »; questo nuovo tipo di bastone era costruito col più duro legno bianco di quercia. Muso studiò quindi una serie di 12 movimenti fondamentali di scherma e creò il « Jojutsu », arte marziale che a differenza della precedente, permetteva combattimenti anche in spazi ristretti; la qual cosa era, se, possibile, evitata da chi fosse stato armato di « bo ». Muso chiamò il suo stile « Shindo-Muso-ryu » e da questo ne furono sviluppati, col tempo, almeno 70 differenti ryu mentre, nell'epoca Tokugawa, l'arma era divenuta talmente popolare che fu anche adottata dalla polizia dello shogunato (Muso, comunque, ritornato a Edo ed aveva sconfitto Musashi risparmiandogli però la vita). Attualmente il Jojutsu è praticato nella forma « do » e nella maggior parte nello stile Muso-ryu; esso è applicato contro le più svariate armi ed, anche oggi come un tempo, viene effettuato l'allenamento senza alcuna protezione. Nei dojo di Aikido si annette una grande importanza all'allenamento con il Jo e vengono praticate tecniche che altro non sono che la derivazione dell'antico stile di Muso. Le tecniche di Jo, sia sotto forma di Kata che come difesa da quest'arma, sono parte integrante dello stesso allenamento di Aikido.

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