Lo Scintoismo
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- La mancanza di documenti scritti prima del 400 d.C., rende difficile ancora oggi trattare dell'antica religiosità giapponese, quale deve essere stata nelle sue forme primitive. Quando essa venne fissata per iscritto, aveva in parte subito alcuni influssi esterni. In pratica lo shintó non ha un fondatore storico come le altre religioni, non ha una dottrina precisa circa la divinità , il mondo dell'oltretomba, il senso morale. Il termine con cui viene indicato si riferisce all'insieme delle credenze e dei rituali rivolti alle divinità del cielo (amatsukami) e della terra (kunitsukami).Queste credenze autoctone giapponesi non avevano un loro nome finché il buddismo, per distinguerle dai suoi culti, le chiamò shintó o kami no michi (via degli dèi).
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Il carattere kami è composto da
ka (nascosto, indistinto) e mi (visibile, tangibile),
- quindi kami è tutto l'universo nell'accezione di spazio e spirito. Lo scintoismo è quindi una religione naturistica, non rivelata. Dai due testi storici più antichi (ancorché relativamente tardi) Kojiki e Nihongi si può in parte ricostruire la religiosità del Giappone prima dell'introduzione del buddismo e della cultura cinese; si trattava in effetti di una combinazione di animismo e culto della natura, senza alcun sistema di dottrina morale. Questo culto comprendeva inoltre una serie di miti locali, che finirono per fondersi assieme alle genti a cui appartenevano. Il dato fondamentale della primitiva religiosità giapponese è il culto delle forze della natura alle quali veniva attribuito uno spirito, kami. Lo scintoismo prevede dunque un profondo rispetto e culto per la natura concepita come un insieme di forze o entità , i kami appunto, che circolano nel mondo animale, vegetale, minerale. Alberi, fiori, animali, fiumi, vento, pioggia, uomini, tutto è kami. Anche il flusso degli eventi è natura, e immergersi nella sua corrente significa adeguarsi alle leggi misteriose che regolano l'esistenza di uomini e cose. La fusione uomo-natura sarà una delle caratteristiche fondamentali che guiderà molte delle azioni individuali e collettive del Giappone. Tutto ciò che sfugge al controllo dell'uomo era manifestazione di un qualche kami superiore, ma il giapponese non pensò mai ad un'anima immortale. Lo scintoismo avrà comunque un atteggiamento positivo nei riguardi dell'esistenza per cui i suoi culti saranno sempre manifestazioni di famiglia, di clan, quindi lo spirito di gruppo e l'assorbimento dell'individuo in esso nasce in Giappone sin da tempi molto antichi. L'individuo impara presto a essere subordinato al gruppo, alla famiglia, allo Stato. Se in Occidente tutte le forze tendono a evidenziare il singolo, in Giappone prevarrà sempre la tendenza contraria. Le costrizioni del gruppo, che l'uomo occidentale considera soffocanti, per il giapponese diventano un elemento di protezione e sostegno. Come lo scintoismo sia sopravvissuto al buddismo, alla cultura cinese e ancora più al progresso moderno, è un fatto unicamente giapponese. Dopo l'entrata degli influssi stranieri lo scintoismo si adattò a vivere con le nuove credenze dando origine a vari sistemi sincretistici. Sopravvissuto nel popolo e nella classe al potere soprattutto per il culto imperiale, dopo la restaurazione Meiji venne elevato a religione nazionale come elemento unitario della nazione e fondamento di quell'autorità imperiale che lo scintoismo non aveva mai dimenticato.
- Il buddismo esercitò indubbiamente un forte influsso soprattutto per alcuni rituali, per il concetto di preghiera, per i princìpi morali; anche il taoismo cinese ebbe un suo ruolo nelle credenze e pratiche animiste e magiche. Quanto al confucianesimo, esso portò nello scintoismo il culto degli antenati, sconosciuto allo shintò primitivo, e un sistema politico-sociale-etico che divenne la base della società feudale giapponese. Lo scintoismo fu quindi un complesso di credenze trasmesse nei secoli e poi raccolte nei testi a formare un patrimonio spirituale che divenne in seguito una religione di Stato (kokka shintó) che poneva l'accento soprattutto sulla fedeltà all'imperatore. Si ha quindi una confluenza tra il complesso di valori scintoisti e l'autorità che riesce a riflettere quei valori nell'ambito sociale. Anche se lo scintoismo non è stato mai strutturato in una teologia, si avvale comunque di riti, simboli, templi.
- Lo shógun Toyotomi Hideyoshi così scriveva nel 1591 al viceré di Goa: «Il nostro paese è il paese dei kami; kami è lo spirito, kami è la: fonte di ogni esistenza». Lo scintoismo dà grande importanza alla vita dello spirito e a quella ultraterrena; si immagina che gli, spiriti dei morti si radunino sui monti e tornino di tanto in tanto a visitare i loro cari. Dopo la morte il corpo torna alla natura e durante la primavera, stagione in cui sbocciano i fiori di ciliegio, i defunti ricompaiono tra gli esseri viventi, così come a metà dell'estate. La visione della spiritualità e della morte si riflette nel culto scintoista. Lo spirito del defunto dovrà infatti essere collocato in un santuario altrimenti, scontento, tormenterà i viventi e potrà danneggiarli. Nel santuario perderà le sue qualità terrene, soprattutto quelle negative, per cui si unirà a uno spirito collettivo che diventerà una specie di protettore del luogo. Lo scintoismo perciò è essenzialmente una religione della natura e il mondo nel quale viviamo è dunque popolato da divinità (kami) onnipresenti. Non esiste, nello scintoismo, alcuna trascendenza: la natura è al tempo stesso il reale apparente e l'apparenza del reale. Essa sarà sacra e sacre saranno le sue manifestazioni; di conseguenza i giapponesi nutrono amore e rispetto per la natura. Tra il mondo degli dèi e quello dell'umanità non c'è differenza o separazione alcuna, ma anzi uno stretto legamé fra i vivi e gli antenati divinizzati, una relazione continua tra questi ultimi e il gruppo d'origine cui continuano ad appartenere. La morte non è vista, quindi, né come punizione né come fine assoluta. Dopo la morte la vita continua, soltanto in altra forma. Per questo viene accettata anche con gioia, in quanto è un fatto naturale. Allo stesso modo la vita e tutte le sue manifestazioni debbono essere accettate con entusiasmo, tanto il lavoro quanto il divertimento ed ogni altra attività umana. La purezza, intesa anche in senso materiale quotidiano serale, visto come purificatore), della vita e della natura è il fine ultimo delle cose e degli esseri viventi. E accanto alla purezza materiale dovrà essere messa in pratica quella spirituale che si manifesta con la corrispondenza tra realtà e dovere, fra sentimento interno e apparenza esterna.
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