Yama No kami

 

 

YAMA NO KAMI  

    L’ENERGIA DELLA MONTAGNA

L'articolo è di proprietà di  Italo Bertolasi

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L’energia della montagna

 

  • In Giappone salire la montagna è anche un atto di magia erotica, è l’incontro con la potenza dei venti, delle acque, del vulcano per conoscersi per purificarsi per rigenerarsi. L’ ottanta per cento del territorio giapponese è occupato da montagne e foreste; le isole dell'arcipelago che si allungano per oltre3000 chilometrida capo Soya (nel nord estremo dell'Hokkaido) fino all'isolotto tropicale di Yonaguni, ricche di vulcani attivi e di sorgenti calde, fanno parte di un anello di fuoco che circonda il Mare del Giappone.Terre devastate da sempre da violenti terremoti, da tifoni e da maremoti e da impressionanti eruzioni vulcaniche e da altri fenomeni naturali che i giapponesi hanno sempre osservato con speciale attenzione e dai quali si sono sempre difesi con ingegnosi manufatti, con efficaci organizzazioni di gruppo e con culti esorcistici.Tutto quello che era grande e straordinario si venerò come "Kami", espressione divina delle energie della Natura. Nello "Shinto"  La via a "Dio"- si dichiara che per agire secondo la legge di natura che cònserva la pace e l'armonia social "wa", si deve purificare il proprio corpo, raffinarlo per poter così assorbire l'essenza di ciò che è energia e vita dell'universo. "Makoto"  è ancora l'indicazione che per percorrere la via si cercherà di seguire i propri istinti, la propria natura interiore. Le pratiche di purificazione spingeranno i devoti ai "confini del mondo": nelle foreste, sulle rive, nei deserti d'alta montagna. Buddismo, Zen e Shintoismo consigliano di purificare il proprio corpo ed il proprio "cuore" con appropriati esercizi chiamati "gyò", ma si dovrà anche ripulire l'ambiente che ci circonda. Si consiglia specialmente l'ascensione in montagna, la doccia sotto le acque ghiacciate delle cascate, i digiuni e le lunghe permanenze in alta montagna," ... dove la meditazione non viene disturbata neanche dalla neve che si ammassa sulle spalle del praticante. 'Za montagna  in questo progetto spirituale è così comparata ad un "mandala", un labirinto di forme e di elementiTerra, Acqua, Fuoco, Aria che l'asceta incontrerà e supererà fino a raggiungere "Ku" -il Vuoto la condizione dove tutto si annulla e diventa più simile a "Dio". "...Ku è ciò che non si può conoscere... Naturalmente il Vuoto è il Nulla... Praticando la forma si percepisce il Vuoto."...La montagna è così un centro saturo di sacro o ogni ascensione è comparata al "volo magico" degli sciamani, ai riti iniziatici di superamento della condizione e degli spazi umani.La scalata - (la montagna sacra non verrà mai scalata, verrà piuttosto "penetrata"... si entra nei monti sacri, ci si nasconde e non si conquistano vette) - è ancora comparata alla morte sacrificale. Morire nel linguaggio misterioso giapponese ha anche il senso di nascondersi tra le rocce, nel cuore delle montagne; si può tradurre con "Iwagakure" o ancora con "Kumogakure" che vuol dire nascondersi tra le nuvole. Salire in montagna vorrà allora dire anche raggiungere uno spazio privilegiato per la propria metamorfosi, e conservare la nostalgia di montagna vorrà ancora dire conservare la nostalgia per le proprie origini sacre. L'asceta avvicinandosi ai monti avrà interesse a ricercare caverne, a ritrovare in ammassi di pietre la forma simbolica dei tre gioielli che ogni monte sacro nasconde: lo specchio, la spada ed il misterioso "magatama" a forma d'embrione. Si cercheranno anche cascate per le pratiche purificatorie del "mizugori"- la doccia gelata-, sorgenti d'acque calde e minerali, piante medicinali per tonificare il corpo indebolito dai digiuni. In Giappone i monti sacri sono chiamati onorificamente "go shinati" e sono riconosciuti come centri d'attrazione delle energie divine. Sono sede dei "venti circolari e labirintici della visione intuitiva"; la forma esoterica della montagna sacra è simile ad un labirinto -le rocce sono disegnate come serpentine nere che si raccolgono a spirale attorno a spazi bianchi che sono le "camere di pietra", le grotte iniziatiche degli anacoreti.  Da queste grotte nascono i fiumi fecondanti, che nelle mappe sacre sono dipinti di rosso sangue. L'Iniziazione ascetica e la montagna.  "Ubasoku", "Hijiri" o "Shamon" venivano chiamati i monaci che si ritiravano tra i monti e che dopo lunghi periodi di digiuno, di purificazioni e la recitazione del sutra del loto, acquistavano il potere dell chiaroveggenza, il potere medianico e la pace interiore. Luoghi prescelti le montagne a sud di Nara: il monte Kimpu, l'Ominesan, il monte Katsuragi. Un altro genere di asceti pellegrinava da tempio a tempio lungo dei collaudati percorsi circolari; particolari regimi d'austerità in montagna venivano intrapresi dai monaci di alcune sette buddiste del secolo scorso; il rituale ed i simbolismi adottati erano derivati dal buddismo esoterico, e particolari tecniche attingevano a rituali indigeni.L'esperienza interiore è spesso attivata da sogni premonitori; l'iniziazione attraverso i sogni è comune tra le "Gomiso" - gruppi di asceti donne che risiedono nelle campagne attorno al monte Iwaki (provincia di Aomori).In questo tipo di sogno il"guardiano della soglia" può suggerire all'asceta di iniziare una settimana di digiuno, di ritirarsi da solo nei monti e di rimanere in silenzio: la costanza e la serietà nell'esercizio verrà premiata con un accresciuto potere di chiaroveggenza e di divinazione. Kamigari è invece chiamata un tipo di possessione divina più violenta: l'energia sacra, attivata dalle pratiche ascetiche, entra nel corpo del praticante che ne viene così posseduto. Altra forma di iniziazione è quella del "viaggio" in un paese sconosciuto, viaggio che spesso inizia con l'ascesa di un monte sacro e che poi condurrà al mitico paese d'Uikkai 'Protettorì degli esercizi ascetici sono due categorie di guardiani: i primi sono chiamati "Myoo" -re luminosi-, ed ancora "Gongen" -manifestazioni del Budda, che sono spesso d'aspetto feroce e circondati da fiamme.Tra queste deità terrifiche il ruolo di "guardiano della soglia" spetta a "Fudo Myoo", protettore di asceti e di yamabushi; "Zao Gongen" è il guardiano delle vette e con la sua effige vengono spesso decorati degli speciali specchi votivi seppelliti sui monti chiamati "Nokyo".Gli asceti hanno inoltre un secondo genere di protettori: tra questi vi sono guardiani e maestri leggendari, animali mitici, aiutanti divini come i leggendari "Tengu", protettori degli alberi e delle foreste, che 1'iconografia tradizionale dipinge come metà uomo e metà falco."Gyò" sono chiamate tutte quelle pratiche che permetteranno all'asceta l'estraniamento dai condizionamenti della mente e del corpo: discipline che comprendono diete, pellegrinaggi e lunghi periodi passati in montagna, ed ancora esercizi ascetici: doccia sotto le cascate, braci ardenti, mantra e altre parole di potere. Tra le diete consigliate vi è l'astensione totale dalle carni ni kudaci-, prescritta sia dal buddismo che dallo scintoismo l'astensione dai cibi salati -shiodachi- ,l'astensione dai cinque cereali -Kokudachi- che deriva dalla teoria taoistica dei "tre vermi". In essa è sostenuto che il corpo umano fin dalla nascita è preda di tre energie distruttive, da "tre vermi" il cui cibo prediletto sono i 5 cereali: riso, frumento, miglio, orzo, fagioli. Astenersi dal consumo dei creali vorrà allora dire prolungare la vita: l'asceta leggendario Yosho ridusse gradualmente i cereali fino alla dose giornaliera di un chicco di miglio per poi cibarsi solo di bacche, nocciole ed altri vegetali della foresta. Ryosan, monaco leggendario ritiratosi sul monte Kimpu, recitava giorno e notte il sutra del loto, cibandosi di solo fogliame. Mokujiki è chiamata invece la dieta delle "tre essenze": nei lunghi periodi di isolamento in montagna ci si nutrirà solo di nocciole, di particolari cortecce e di pinoli. Agli asceti veniva poi attribuito il titolo di "mokujiki Shonin" o santi dei tre elisir; famoso tra questi il "mokujin shonin" morto nel1810 a93 anni, che nei suoi pellegrinaggi da monte a monte ha scolpito migliaia di budda devozionali. Shokushimbutsu o budda auto-mummuificati vengono invece chiamati quei monaci che nelle sperdute foreste di Senninzawa, nello Yamagata, prolungavano la dieta fino al digiuno totale e poi fino alla morte. Questa particolare forma di digiuno, simile ad un suicidio rituale, è chiamata Danjiki; ai praticanti verrà riconosciuto dopo la loro morte quella particolare condizione chiamata "nyuio", che si vuole essere uno stato di sospensione della vita in attesa dell'avvento del budda Maitreya. Mentre la pratica del "Danjiki" è stata proibita negli ultimi anni, la pratica del "Mokujiki" viene ancora oggi consigliata agli asceti del monte Yudono per mille, duemila o tremíla giorni Tra i riti più spettacolari e più efficaci per purificarsi, per chiarire la propria mente "seishin-itto" e per ottenere un potere sacro "reiryoku" c'è quello della doccia gelata sotto le cascate. Tale disciplina è chiamata "mizugori" ed è ritenuta particolarmente efficace se fatta nelle prime ore delle giornate invernali. Il neofita che aspira ad entrare nell'ordine ascetico della setta buddista "nichiren" deve praticare il "mizugori" sette volte al giorno per almeno cento giorni dell'inverno. "Nachigomori" è invece chiamata la reclusione in particolari capanne vicino alla grande cascata di Nachi a Kumano. "Kangyò" sono chiamate le pratiche ascetiche intraprese nei mesi più freddi e che temprano il corpo al gelo invernale: cibi freddi, dimore non riscaldate. I praticanti del "Gyò" si arrampicano spesso su alte montagne e nudi praticano la meditazione tra venti e tempeste. A primavera sempre in montagna si può assistere alla cerimonia dello "hiwatari" -1'attraversamento rituale delle braci accese ad opera degli Yamabushi, che come gli sciamani hanno uno speciale rapporto con il fuoco, la luce e il calore. Lo yamabushi che per primo attraversa il fuoco dello hiwatari ne riduce la forza e sarà seguito poi da tutti gli officianti. Yudate è chiamata una speciale cerimonia di purificazione con l'acqua bollente: il calderone dove bolle l'acqua è al centro di uno spazio sacro decorato con "gohei" e con foglie di bambù. L'officiante, rivestito di bianco asperge se stesso e chi assiste con l'acqua, poi iniziano le danze sacre chiamate "kagura". "Katanawatari" è invece la scalata delle lame di spada, fissate sui gradini di una scala e "nam ban ibushi" è una purificazione con incensi urticanti ed asfissianti, dei quali è satura la danza di meditazione degli yamabushi. Fudo e zao, protettori delle montagne, attivatori dei riti ascetici sono spesso rappresentati con il simbolo della spada eretta, attorno alla quale si attorciglia il dragone Kurikara. Il drago è simbolo dell'energia e presenta analogie con il serpente di "kundalini" -1'energia che sale trasformandosi nel corpo risvegliato dello yogi. La spada rappresenta Fudo, il dio guardiano. Ontake San 

  • La montagna celeste Il monte Ontake con i suoi3000 metrid'altezza è tra le cime più alte dei monti di Hida e di Kiso, nella provincia di Nagano: ad agosto folle di pellegrini salgono la montagna, preceduti da medium e veggenti chiamati "sendatsu". Si sale dopo appropriati digiuni e raccolti in particolari gruppi, devozionali alla montagna, chiamati "ko"; i segni particolari dei pellegrini sono l'abito bianco, i sandali di paglia, il cappello conico ed un particolare bastone con impressa a fuoco il nome della montagna sacra, chiamato "Kongozue". Analoghi "ko" si raccolgono ancora ai piedi di altri monti sacri (il Fuji san, Maguro san, l'Omine san...) ma i "ko" di devozione al monte Ontake hanno la particolare caratteristica di avere sempre all'interno del gruppo il "Nakaza" un asceta che dopo rigorosi regimi di "gyò" e coadiuvato da un'altra figura d'asceta il "Maeza" può raggiungere un particolare stato di comunicazione con i "kami" le energie divine della montagna. Il culto del vulcano Ontake risale a centinaia d'anni fa, quando nelle foreste intorno alle cime si radunavano congregazioni d'asceti chiamati "dojia"; a chi saliva veniva imposto di ritirarsi per 100 giorni in particolari capanne vicino alle cascate. I sentieri per la cima si vogliono aperti da asceti leggendari: Kakume attrezza il sentiero che parte da Kurosawa, Fukan quello che parte da Odaki. Come in ogni monte sacro la salita è scandita da 10 stazioni chiamate "gome"; nei punti alti ci sono i rifugi per pellegrini, riforniti giornalmente da portatori chiamati "goriki". Dalla quinta gome, il sentiero è segnato da file di lapidi commemorative di asceti e "rejin" che nei secoli precedenti sono saliti per onorare i tre "kami" della montagna: Ontake, Dajin, Toriten, Marishiten. Ai piedi della montagna e lungo il sentiero che parte dal villaggio d'Odaki ci sono le cascate di Kiotaki e di Shintaki, dove prima di salire ci si purifica sotto il getto ghiacciato. Prima di salire in cima all'Ontake, in giorno propizio si accende al tramonto un fuoco rituale chiamato "Shinkasai", si bruciano migliaia di tavolette votive chiamate "gomagi": poi di notte si sale lentamente verso la cima dove si arriverà per assistere al sorgere del sole. "Goraiko" è chiamata questa particolare venerazione del sole nascente: l'adorazione del sole è una specie di banchetto dove l'uomo affamato di luce, "mangia" l'universo in una delle sue forme più sottili e raffinate, il calore e l'energia del sole nascente. Sulla vetta dove c'è una piccola terrazza ed un tempietto dove i medium vengono violentemente posseduti e diventano "corpo della divinità".

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  • Oresan  la montagna del terrore
  • Così come le cime dell'Ontake sono simbolo del monte celeste e le cime delle montagne di Kumano sono i luoghi della pace, così come le sorgenti solforose del monte Tateyama sono le porte simboliche dei regni inferiori, la montagna di Osore è la montagna della paura e della morte, il luogo dove due volte all'anno si vuole che si incontrino le energie della vita e quelle della morte. Il lago vulcanico al centro dei monti di Osore è alimentato da affluenti che vengono chiamati "sainokawara" 
  • - il luogo dove si raccolgono le anime dei bimbi defunti - ed ancora "sanzunokawa", il fiume confine tra il mondo dei vivi e quello dei morti. 
  • "Gokurakuhama" è una spiaggia del lago, dimora simbolica dei defunti e luogo prediletto per le offerte di cibo e fiori, consegnati dai parenti alle acque del lago su barchette votive.
  • All'orizzonte, tra le foreste e nascosto dalle nebbie del lago c'è "cikushodo" - il regno degli animali -. In questa terra ricca di segni, di templi, di foreste e di acque si radunano due volte all'anno delle donne cieche chiamate "Itako", che si vogliono intermedia secondo natura rie tra i vivi ed i morti. Dopo un lungo periodo di "gyo" e di altri esercizi ascetici, le "Itako", attraverso un complesso rituale di investitura chiamato "dogu-watashi" - trasmissione degli strumenti di potere sciamanici - diventano "kami kuci" o bocche della divinità ed acora "shini Kuci" o bocche dei morti. Per richiamare le divinità ed attrarre le anime dei defunti le "itako" usano tre strumenti speciali: un paio di burattini chiamati "oshirasama", un particolare arco musicale ad una corda chiamato "ichigenkin" ed un lungo rosario chiamato "irataka-juzu". Questo rosario ha 300 grani - il rosario originale buddista ne ha solo 108 - ed in più porta appesi piccoli specchi, denti d'orso, monete. Altre "Itako", affiliate alla setta buddista "nichiren" usano invece come "torimono" - veicoli della divinità - piccoli tamburi e misteriosi contenitori dei "tama", delle energie, chiamati "Oi".

 

 

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