Yari e Naginata
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Yari e Naginata Lancia ed Alabarda
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- Tecniche di lancia (Yari) Se dobbiamo credere alla mitologia, la lancia è antica quanto il Giappone stesso; in molti dipinti e raffigurazioni troviamo il dio Izanagi che, sul ponte del. « cièlo », impugna il suo «hoko». L '« hoko » è un tipo di lancia di cui si trovano tracce già nel periodo protostorico e che sicuramente era usata intorno al200 a.C.; da questo modello i Bushi trassero il più popolare « yari » che si differenziava da esso, soltanto nel modo di montare la lama sulla parte terminale dell'asta. La lancia del tipo « hoko » fu usata fino agli inizi dell'epoca Kamakura sebbene non fosse mai stata di importanza fondamentale nel combattimento a causa della poca maneggevolezza e probabilmente anche per la mancanza di una vera e propria scuola; neppure la sconfitta subita ad opera dei Coreani di Tang e Silla, abilissimi nell'uso della lancia, aveva indotto i Giapponesi a prendere in maggiore considerazione l'uso di quest'arma. Trasformatasi in « yari », la lancia, unitamente alla alabarda; divenne invece l'arma per eccellenza dei « So-hei », i monaci guerrieri buddhisti, che divennero molto abili nella scherma e fondarono alcune scuole apprezzate dagli stessi Bushi. Quando, però, le relazioni fra queste due classi sociali deteriorarono a causa di contrasti politici, vennero ad interrompersi i reciproci scambi per cui la tecnica dei Bushi rimase per lungo tempo ad un livello nettamente inferiore. Nel frattempo la forma originariamente diritta era stata modificata applicando all'asta lame curve, uncinate e dalle forme più svariate, nonchè varie protezioni fino a catalogare ben 700 diverse forme e disegni; ciò contribuì a ravvivare lo studio delle tecniche da combattimento, diverse se applicate ai diversi tipi di lancia. Un ulteriore incremento allo stridio ed alla ricerca fu merito del governo Hojo che, emanando un editto che limitava la lunghezza delle spade, costrinse i Bushi all'uso dello Yari. Questo studio fu proficuo perchè di lì a poco, i guerrieri giapponesi respinsero le orde di Kubilai Khan usando principalmente lance ed alabarde. Da allora lo vari divenne un'arma fondamentale nell'arsenale dei Bushi e nel periodo Muromachi fu sviluppata quell'arte marziale nota come « Sojutsu » ed il monopolio tecnico dei So-hei fu definitivamente infranto. Questi ultimi furono, in seguito, completamente annientati da Oda Nobunaga nel1571, inuna crociata anti buddista. Nell'epoca Tokugawa, al pari di altre arti marziali, il Sojutsu decadde e la lancia restò soltanto in uso nei cerimoniali e nelle rappresentazioni rituali shintoiste. Nell'epoca Meji l'importazione delle tecniche militari occidentali aveva introdotto l'uso della baionetta quale arma d'assalto. Le tecniche importate dalla Francia non piacquero, però, ai Giapponesi che riscoprirono il vecchio Sojutsu adattandolo a questa arma. Fu creata così una nuova arte marziale: lo Juken-jutsu. Con lo Juken-jutsu fu così in parte preservata l'antica arte dello yari che diversamente, non essendosi la stessa riuscita ad esprimere in una forma « do », sarebbe stata completamente dimenticata.
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 Tecniche di alabarda (Naginata)
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- Il « naginata » è una specie di lancia che può essere catalogata come un tipo di alabarda (più che alla vera e propria alabarda, essa assomiglia alla rinascimentale « partigiana » in uso fra le truppe mercenarie dei lanzichenecchi); quest'arma consiste in una lunga asta la cui parte terminale è costituita da una lama affilata che può avere varie forme e dimensioni:: diritta, leggermente curva come la lama della sciabola, oppure ad angolo retto come una specie di falce. Sulla sua origine ci sono tre diverse teorie. La prima afferma che i prototipi del naginata furono utensili usati per tagliare la legna (ciò perchè nel periodo della cultura Yayoi -300 a.C. - i coloni usavano, a questo scopo, applicare punte di pietra a delle lunghe aste). La seconda teoria vuole che il naginata sia , nato direttamente come arma ed i cui primi esemplari furono in metallo (forse bronzo) e successivamente in ferro dopo l'introduzione di questo in Giappone dalla Cina nel200 a.C.. L'ultima teoria sostiene, che l'arma fu importata dalla Cina, al tempo di Han e Wei, essendo l'alabarda cinese pressochè simile al naginata, mentre i contatti conla Coreadel per riodo T'ang sviluppò il disegno fino alla forma comune. Il compito del naginata era principalmente quello di contrastare un nemico a cavallo ed era un'arma eccellente in campo aperto, trovando logicamente delle limitazioni se impiegata in terreni boscosi od in aree anguste. Esso rivaleggiò con lo yari ma, nella maggior parte dei casi, fu preferito a quest'ultimo per il suo ampio movimento circolare che lo rendeva più efficiente e funzionale. Nei resoconti della guerra Heiji si trovano 'già tracce dell'uso del naginata come arma in dotazione agli eserciti giapponesi. Il naginata allora in uso aveva già assunto la sua forma tipica: l'asta poteva misurare da mt. 1,5 fino a 2,70 e la lama, ad un solo taglio e leggermente curvata all'apice era lunga da30 a60 cm.. Successivamente la lama ad un taglio fu lentamente modificata fino ad assumere due tagli od una forma ad angolo retto rispetto all'asta. Quest'ultimo tipo, chiamato Jumon-ji naginata, fu certamente il più popolare e quello che più spesso è stato raffigurato quale arma dei bushi. Le lame forcute, uncina te e di altre varie forme ottennero lo scopo di combinare assieme le tecniche di naginata con quelle di yari e di spada. La alabarda fu usualmente impiegata per colpire ogni parte del corpo del nemico ma in particolare le gambe, tanto che la diffusione di quest'arma, dall'epoca Kamakura in poi, costrinse i Bushi a cambiare il disegno della loro armatura adottando il «suné-ate», un parastinchi protettivo che divenne d'uso comune. Le due battaglie decisive della guerra Gempei, quella di Dan-no-Ura e quella di Ichi-no-tani, furono combattute quasi esclusivamente col naginata; in esse rifulse il valore di Minamoto Yoshitsune e quello del suo fido segua¬ce Benkei, entrambi considerati. fra i più grandi schermitori di naginata del Giappone. Le invasioni dei Mongoli nel 1274 e nel 1281 diedero un ulteriore incremento allo studio ed alla diffusione di quella che ormai poteva essere considerata un'arte marziale: il naginatajutsu. La cavalleria mongola, che aveva distrutto il fior fiore della cavalleria occidentale ed islamica, venne affrontata dai Bushi prevalentemente armati con naginata e, dopo aspri scontri, completamente annientata; la perfezione tecnica raggiunta nel maneggio dell'alabarda aveva sicuramente contribuito a tali vittorie. Durante il periodo Muromachi, a testimonianza della popolarità dell'arma, furono sviluppati almeno ben 400 differenti ryu. Il, più noto e praticato fu senz'altro il Katori-ryu di Izasa Ienao; questo stile contava solo quattro tecniche fondamentali, ciascuna un modello di efficacia e perfezione. Il Katori-ryu, inoltre, contempla,ca l'uso di un naginata lungo complessivamente mt. 2,10 e sprovvisto di guardamano (caratteristica, questa, comune alla maggior parte dei modelli allora in uso).L'introduzione delle armi da fuoco (1542) segnò un ristagno nello sviluppo delle tecniche e degli stili; il naginata fu ancora impiegato in grande stile nella battaglia di Sekigahara, poi, con l'epoca Tokugawa, fu relegato ad un simbolico uso nelle cerimonie, al pari dello yari.Tuttavia il naginata-jutsu si era, nel frattempo, trasformato in « naginata-do » ed aveva cominciato ad interessare, fin dalla epoca. Edo, numerosi cultori, soprattutto donne attratte anche dalla bellezza estetica dei movimenti. Yamada Heizaemon Mitsumori fondò il Jikishin-kage-ryu di naginata-do e l'arte divenne molto popolare tanto che questa popolarità ebbe a continuare fino ai nostri giorni.I combattenti come nel Kendo, sono ora protetti da una armatura ed i combattimenti costituiti da scontri fra avversari armati entrambi di naginata oppure, in taluni casi, gli uni con il naginata e gli altri con il bokken talvolta nella forma dai-sho. Al giorno d'oggi il naginata-do conta in Giappone moltissimi praticanti, fra i quali molte giovani donne, che vi si accostano sia per l'aspetto sportivo che per la bellezza delle tecniche e la marcata componente spirituale.
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