Galileo e Sen no Rikyu

 

 

 

  • Ai primi del 1600, l'astronomo e matematico Galileo si trovava in una situazione precaria.
    La possibilità di condurre le sue ricerche dipendeva dalla generosità dei potenti e così, come tutti gli scienziati del Rinascimento, donava qualcuna delle sue invenzioni ai signori dell'epoca.
  • Una volta, per esempio, donò al duca Gonzaga un compasso per uso militare di sua realizzazione. Quindi scrisse un trattato sull'uso di questo strumento dedicandolo ai Medici. I nobiluomini gli  furono riconoscenti e, grazie al loro aiuto, Galileo potè continuare la sua attività di docente. Non importava quanto grande fosse la scoperta, i signori lo ripagavano con doni, mai con denaro.
  • Questo lo poneva in una situazione di costante insicurezza e dipendenza. Doveva pur esserci un sistema più semplice, pensò Galileo. Lo scienziato cambiò rotta nel 1610, quando scoprì i satelliti di Giove: anziché dividere le scoperte tra i suoi benefattori donando a uno il telescopio utilizzato nella ricerca,  dedicando un libro all'altro, così come faceva in passato decise di puntare l'attenzione esclusivamente sui Medici.Lo fece per la seguente ragione. Subito dopo la fondazione della dinastia dei Medici da parte di Cosimo I, avvenuta nel 1540, questi assunse Giove, il più potente degli dei, a simbolo della casata simbolo di un potere che andava al di là della politica o delle finanze, legato all'antica Roma e alle sue divinità. Galileo trasformò la sua scoperta dei satelliti di Giove in un evento cosmico in onore della grandezza  dei Medici. Subito dopo la scoperta, annunciò che le stelle più luminose  le lune di Giove - erano apparse al suo telescopio allo stesso tempo dell'investitura di Cosimo II.
  • Affermò inoltre che il numero delle lune - quattro - armonizzava con il numero dei  Medici (Cosimo II aveva tre fratelli) e che i satelliti orbitavano intorno a Giove come i quattro fratelli attorno al padre Cosimo I, fondatore della dinastia. Più che una semplice coincidenza, ciò era la dimostrazione che il cielo rifletteva l'ascendenza  dell'importante famiglia. Dopo aver dedicato ai' Medici questa scoperta, Galileo commissionò un emblema raffigurante Giove seduto su una nuvola con le quattro stelle in cerchio attorno a lui e lo presentò a Cosimo II per significare il collegamento della  dinastia alle stelle.Nel 1610 Cosimo II nominò lo scienziato filosofo e matematico di corte, assegnandogli un salario. Per Galileo questo fu il  momento più fortunato della sua vita; l'era della ricerca di benefattori poteva dirsi conclusa.

 

Interpretazione

 

  • In un colpo solo Galileo ricavò più dalla sua nuova strategia che non da anni trascorsi a elemosinare favori.
  • La ragione è semplice: i potenti vogliono apparire più brillanti degli altri. Essi non si curano della scienza, delle verità empiriche o dell'ultima invenzione; per loro contano solo il nome e la gloria. Galileo diede ai Medici infinitamente più gloria collegando il loro nome  alle forze del cosmo che non rendendoli patrocinatori di chissà quale invenzione o scoperta scientifica. Agli scienziati non vengono risparmiati i capricci della vita di corte e del mecenatismo. Essi servono padroni che tengono i cordoni della borsa; ma il grande potere intellettuale può far sentire insicuro il loro padrone, come se questi esistesse solo per elargire i fondi necessari alla ricerca una scomoda e disonorevole posizione. I fautore di una grande opera vuole sentirsi qualcosa di più che un mero finanziatore. Vuole apparire creativo e potente : più importante del prodotto realizzato a suo nome. I mecenate si aspetta onore e gloria, non insicurezza.
  • Galileo non ha sfidato l'autorità intellettuale dei Medici con la scoperta né  li ha fatti sentire in alcun modo inferiori; anzi, ponendoli sullo stesso piano delle stelle da lui scoperte, ha fatto brillare la loro immagine presso le altre corti Italia. Non ha posto in ombra i suoi capi, ha fatto sì che oscurassero tutti gli altri. Tutti hanno delle insicurezze. Quando ci si espone e si mostrano agli altri le proprie capacità, è facile suscitare risentimento, invidia e altre manifestazioni di insicurezza.  Aspettatevelo, anche se non potete passare la vostra vita preoccupandovi delle meschinità degli altri. Ma con i vostri superiori dovete assumere un atteggiamento diverso: in presenza del potere, offuscare l'immagine del proprio capò è l'errore peggiore che si possa commettere. Non illudetevi pensando che la vita sia cambiata molto dai tempi dei Medici. 
  • Chi raggiunge posizioni elevate nella vita è simile ai re e alle regine: queste persone hanno bisogno di rafforzare se stessi nella loro posizione e superare gli altri in intelligenza, saggezza e fascino. E un pericoloso ma comune errore di valutazione pensare che ostentando doti e talento si conquisti il favore del proprio capo.  Questi può fingere apprezzamento, ma alla prima occasione vi sostituirà con qualcuno meno intelligente, attraente e minaccioso Potreste inavvertitamente offuscare il vostro capo semplicemente essendo voi stessi.
  • Esistono capi più insicuri di altri, terribilmente insicuri; voi potreste in modo assolutamente naturale metterli in ombra per via  del vostro fascino e della vostra grazia.  Nessuno aveva più doti naturali di Astorre Manfredi, principe di Faenza. Il più affascinante dei giovani principi italiani si  accattivava le simpatie grazie alla sua generosità e al suo spirito libero.
  • Nel 1500 Cesare Borgia assediò Faenza. Quando la città si arrese, gli abitanti si aspettavano il peggio dal crudele Borgia che,  comunque, decise di risparmiare la città: gli bastò occupare le sue fortezze, rinunciò alle esecuzioni capitali e permise al principe Manfredi, all'epoca diciottenne, di rimanere a corte in completa libertà. Qualche settimana più tardi, i soldati tradussero Astorre  Manfredi in una prigione romana. Un anno dopo il suo corpo fu ripescato nel fiume Tevere con una corda legata attorno al collo. Borgia giustificò il terribile fatto adducendo come pretesto il tradimento e la cospirazione attuati da Manfredi, ma la vera  ragione consisteva nella risaputa vanità e insicurezza di Cesare Borgia.
  • Il giovane Manfredi lo offuscava senza nemmeno nutrirne  l'intenzione; posta la sua naturale dote di fascino, la sua sola presenza rendeva Borgia meno attraente e carismatico.  Dissimulate le vostre buone qualità quando vi trovate in compagnia di un Cesare Borgia.  Non pensate che, pur essendo nelle grazie del vostro capo, possiate fare ciò che volete. Potrebbero essere scritti molti trattati a proposito di favoriti la cui sorte è mutata, perché avevano data per scontata la loro  posizione di privilegio.

Nel tardo XVI secolo, in Giappone, il favorito dell'imperatore Hideyoshi

  • era un uomo di nome  Sen no Rikyu, gran maestro della cerimonia del tè, che era divenuta una vera e propria ossessione presso la nobiltà. Rikyu era  uno dei più fidati consiglieri dell'imperatore, disponeva di una dimora propria all'interno del palazzo ed era onorato in tutto il  Giappone. Eppure, nel 1591, Hideyoshi lo fece arrestare e condannare a morte. La causa di questo improvviso mutamento di  sorte fu scoperta più tardi: pareva che Rikyu, dapprima suddito, poi favorito di corte, avesse una statua di legno raffigurante lo  stesso Rikyu che calzava dei sandali (un segno di nobiltà) e in posa altera. Egli aveva fatto collocare questa statua nel più  importante tempio del palazzo, bene in vista al passaggio dell'imperatore. A giudizio di Hideyoshi, Rikyu aveva oltrepassato i limiti: anche se poteva godere degli stessi diritti della più alta nobiltà, aveva dimenticato che la sua posizione dipendeva dalle decisioni dell'imperatore. Rikyu si era invece spinto più in là credendo che fosse una sua conquista. Di fatto questo fu un imperdonabile errore che gli costò la vita.

Immagine:

  • Le stelle nel cielo. Ci può essere un unico sole per volta. Non oscurate mai la luce del sole o il suo splendore, al contrario  svanite nel cielo e cercate di aumentare la brillantezza della stella del vostro maestro.

Un parere autorevole:

  • La superiorità in sé è odiosa, ma la superiorità di un individuo sul suo principe non è solo stupida: è fatale.  Questo è l'insegnamento che le stelle del firmamento ci impartiscono esse possono trovarsi vicino al sole, perché ne riflettono la  brillantezza, ma non devono mai apparire in sua compagnia.
    (Baltasar Graciàn, 1601-1658)