Aikido e Bioenergetica

 

 

Per prevenire la formazione di personalità violente e allenare il controllo psicofisico dei conflitti.

  • Nell’Aikido si opera con la consapevolezza che corpo e mente sono i due aspetti inseparabili della nostra natura umana, che il corpo è la sede fisica di una energia che è anche una manifestazione mentale e che l’armonia e l’efficacia fisica dei movimenti e delle tecniche è contemporaneamente, deve essere, un’armonia e una perfezione spirituale interiore: l’evoluzione tecnica è, ad un tempo, una metamorfosi psicologica. L’aikido è una “Via” per la calma e la saggezza spirituale, un metodo di padroneggiare non solo l’irruenza e l’aggressività dell’avversario, ma anche la propria e in questa disciplina, che non ha mai ceduto alla tentazione della competizione e non si è mai trasformata in semplice sport di combattimento, rintracciamo una serie di elementi che possono essere così evidenziati: gli aspetti psicologici e spirituali dell’essere si manifestano sincronicamente anche sul piano fisico, ossia che abbiamo un equivalente del carattere e della personalità, psicologicamente intese in un’espressione somatica, un atteggiamento muscolare e scheletrico perfettamente decifrabile dalle nostre posture, dalla fluidità/rigidità dei nostri movimenti, dalla tonicità della nostra muscolatura, dalla mobilità delle nostre articolazioni e così via, fino alla nostra mimica facciale, alla nostra voce, ecc. La bioenergetica (soprattutto Wilhelm Reich e Alexander Lowen) come teoria della personalità e come terapia delle sue patologie, pur provenendo da una cultura del tutto differente da quella che origina l’Aikido ha una sostanziale congruenza con questa, sia per quanto concerne la concezione dell’essere umano come globalità corporea e spirituale, sia, e persino in dettaglio, per quel che riguarda la dislocazione, la funzione, l’economia e la dinamica delle sue forze e delle sue energie. E’ quindi possibile una interessante sinergia e si può affiancare, all’allenamento tradizionale dell’Aikido, uno studio e una consapevolezza dei segmenti della nostra “armatura muscolo-scheletrica” in cui la bioenergetica suddivide e struttura il corpo umano, in funzione del flusso emozionale che lo attraversa e dei nodi che lo inibiscono o bloccano. E’ inoltre  auspicabile confrontare esperienze come quella di vuoto interiore, di calma assoluta, di non intenzione, di potenza del respiro, (il Ki della tradizione estremo-orientale) con i corrispondenti percorsi e pratiche bioenergetiche volte a liberare il flusso dell’energia nel corpo e a consentire un pieno contatto con gli altri, con lo spazio e con il tempo e con la propria dimensione interiore (calma, non intenzione, coordinamento tra azione e respirazione, grounding, ecc.) La pratica dell’Aikido equivale ad un potente lavoro bioenergetico di scioglimento e di ammorbidimento delle armature e delle corazze muscolari e caratteriali, una vera e propria sublimazione delle tensioni e delle spinte aggressive; la stessa progressione tecnica richiesta dall’allenamento corrisponde, in parte, ad una presa di coscienza del proprio modo di stare e di muoversi, di contrarre la muscolatura, di controllare le emozioni, la forza, il respiro. L’insegnamento di non mettere forza nelle braccia, di non tenere le spalle rigide o tirate indietro, di spostarsi seguendo il movimento del bacino e delle anche, costituiscono anche i gradini di un percorso di liberazione bioenergetica e di crescita psicofisica: un Aikido perfetto non è solo un esempio di bellezza ed armonia tecnica, ma anche un modello di calma e di limpidezza interiore, un paradigma di maturità psicologica, un’espressione di compiuta sublimazione dell’aggressività. Chi si accosta alla pratica di questa arte non vede nel corpo, nella sua fisicità e nella sua stessa potenzialità aggressiva un vero ostacolo ad uno sviluppo e ad un itinerario anche spirituale e, anzi, desidera raggiungere il secondo con, e attraverso il primo e viceversa, forse oscuramente presentendo la potente, intima e inseparabile unità di soma e psiche, di corpo e mente.  L’Aikido è stato paragonato ad una forma di meditazione in movimento e certo si può sostenere che ogni azione (spostamenti, squilibri, proiezioni, parate, ecc.) deve educarsi, raggiungere un equilibrio, una non-intenzione, esprimere una calma interiore, se non vuol scadere sul piano della mera difesa personale, se non vuole scendere al livello della pura ginnastica: se intende rimanere una “Via”, come si dice in termini esoterici, se vuole restare un “Budo”, allora il movimento somatico deve rappresentare una situazione interiore (mentale, psicologica, spirituale) libera e bella, armoniosa, priva di aggressività, di odio, di volontà di sopraffazione. E’ significativo che il segreto dell’Aikido sia, per il suo fondatore, quello di un cerchio, l’essere nel suo centro, calmi come nell’occhio di un ciclone. E’ determinante che il possibile scontro tra i due avversari, uke e tori, si debba trasformare in una convergenza, in una spirale, in un mulinello: l’uscire dal suo attacco, inserire il proprio ki in quello dell’avversario, unirsi al suo slancio, nella sua stessa direzione, e andare insieme verso una comune meta. Non bisogna dimenticare che la manifestazione corporea è, di norma, più sincera dei prodotti  strettamente mentali (pensiero, linguaggio, scrittura, elaborazioni tecniche e artistiche del sentimento, ecc.): la comunicazione non verbale (posturale, mimica, gestuale, muscolare e viscerale) è più genuina, immediata e sottratta al potere della volontà e della coscienza, di quella verbale; essa si presta quindi bene, sia ad un lavoro profondo sulla persona, ben oltre la soglia della conoscenza, e ad una diagnosi veritiera della sua maturazione, ben oltre le apparenze della sua esteriorità. Ecco perché fin dalle sue prime esperienze analitiche W. Reich abbandonò l’approccio verbale e mentale freudiano e scelse la via bioenergetica: si era accorto che emozioni, sentimenti e desideri vivono e si manifestano nella sfera somatica ancora prima  e meglio che in quella psichica. Perciò operare sul, e con il, corpo, come ci dimostra il nostro allenamento, va più in profondità e raggiunge il cuore, le radici della nostra emotività. E’ quindi  possibile all’Aikido, in tandem con la Bioenergetica,  prevenire la formazione di personalità violente e allenare il controllo psicofisico dei conflitti? E’, insomma, possibile, seguendo gli insegnamenti di queste discipline, conseguire un equilibrato e razionale rapporto con la propria e l’altrui aggressività? Secondo me è non solo possibile, ma anche relativamente accessibile a molti,  poiché esse vantano notevoli strumenti pedagogici, altrettante risorse idonee alla formazione della personalità e possono disciplinare ottimamente la maturazione individuale, soprattutto nel confronto con la dimensione aggressiva e violenta dell’essere, senza le ipocrisie, le falsità e l’inefficacia di molti approcci fondati sulla morale dualistica del bene e del male o su concezioni irrealistiche dell’essere e del sociale. In fondo fin dall’inizio, nei tanti Dojo sparsi per il mondo, l’allenamento si fonda sulla possibilità di isolare, attenuare ed eliminare il “negativo” in noi e nel nostro simbolico avversario. Nell’incessante scambio dei ruoli di uke e tori, attaccante e attaccato, cercando di rendere pura, armoniosa, bella l’esecuzione delle tecniche, si tenta, sempre e anche, di non provare tensione e rabbia, intenzioni violente e offensive.
  • Qualcosa di molto simile al lavoro terapeutico previsto negli esercizi bioenergetici, che allenano a sentire le emozioni, i loro blocchi, il loro fluire, che permettono di riunificare e sintonizzare mente e corpo, soma e psiche. Allo stesso modo si può affermare che, quando percepiamo nell’aggressione dell’altro, la nostra stessa  aggressività e sentiamo che reagire all’altro è come agire contro noi stessi, allora ci troviamo di fronte a qualcosa per cui la lingua non ha nomi e il pensiero non ha concetti e, forse, siamo nel centro del cerchio.

 Fiordineve Cozzi