Anatomia Funzionale respirtoria

 

 

  • Durante l'esecuzione dei vari esercizi di ginnastica è molto importante porre attenzione alla respirazione. È evidente che qualunque sia il tipo di ginnastica che venga eseguito, esso impegna oltre che necessariamente i muscoli e le articolazioni, anche l'apparato respiratorio; una corretta respirazione favorisce l'ossigenazione del sangue e di conseguenza una migliore esecuzione di quei movimenti che richiedono un maggior impegno muscolare. E necessario pertanto conoscere bene come è costituito e come funziona il nostro apparato respiratorio, e poiché la vita inizia e termina con un atto respiratorio, ci rendiamo conto come esso rappresenti la funzione primaria del nostro organismo dalla quale dipendono tutte le altre. Si può vivere per periodi più o meno lunghi senza mangiare, senza bere, senza dormire, ma la vita senza ossigeno non è possibile che per pochi secondi.
  • L'ossigeno quindi rappresenta l'elemento più importante della vita e del quale nessuna cellula a qualsiasi tessuto appartenga può farne a meno.
    L'atto respiratorio, come tutti sanno, costituito dalla fase inspiratoria e da quella espiratoria, controllate dal sistema nervoso, impegna vari organi come: le vie respiratorie (naso, bocca, faringe, laringe, trachea, bronchi, i polmoni, i muscoli della respirazione.
    L'aria che viene inspirata passa attraverso il naso che la filtra, la depura, la riscalda e la umidifica, attraverso il faringe, il laringe e la trachea ove viene ulteriormente filtrata, passa attraverso i bronchi e raggiunge gli alveoli polmonari. Se l'aria passa nei polmoni attraverso la bocca invece che per il naso, senza essere filtrata, porta con sé impurità (ad es. polvere) che potrebbero irritare la mucosa della trachea provocando lo stimolo della tosse che rappresenta quindi un meccanismo di difesa. Ecco perché sì consiglia durante gli esercizi la respirazione nasale.
  • Vi domanderete: che cosa avviene a livello polmonare?
    Avviene uno scambio gassoso: infatti il sangue circolante nella rete capillare degli alveoli polmonari ove arriva l'aria inspirata, attraverso vari procedimenti biochimici, prende l'02 (ossigeno) e cede il C02 (anidride carbonica); il primo rappresenta l'elemento principale per la vita cellulare, l'altro rappresenta invece il prodotto di rifiuto del metabolismo cellulare, e pertanto viene espirato all'esterno. Tutto ciò avviene nel torace che possiamo definire come una cavità chiusa che contiene polmoni, cuore e grandi vasi. La cavità toracica (chiamata così se immaginata dall'interno), o gabbia toracica (cosi chiamata se immaginata dall'esterno), è delimitata in alto da un piano immaginario passante per la base del collo, in basso da un muscolo chiamato diaframma che separa la cavità toracica da quella addominale, ai lati dalle costole (12 a destra, 12 a sinistra), che si articolano anteriormente con lo sterno e posteriormente con la colonna vertebrale. I muscoli che partecipano all'atto respiratorio sono: II più importante il diaframma o « cupola diaframmatica », per la sua forma a concavità rivolta in basso, con la parte centrale costituita da tessuto fibroso chiamato «centro frenico» nel quale poggia il cuore. Dal centro si dipartono tre robusti fasci muscolari che vanno rispettivamente allo sterno, alle costole, alla colonna vertebrale (tratto lombare). La
    contrazione del diaframma determina un appianamento della curvatura più accentuata ai lati; a sua volta, tale abbassamento determina un aumento del diametro verticale del torace.
  • Il diaframma non agisce solo sulla respirazione, ma sul cuore, sull'esofago, nella defecazione, nella minzione, nel vomito, nel singhiozzo, nel ridere, nello sbadiglio, nel pianto e nel parto. Altri muscoli sono: lo sternocleidomastoideo, a tronco unico in alto ove si attacca alla base dell'apofisi mastoideà e si porta in basso dividendosi nel capo clavicolare che si inserisce nella parte mediale della clavicola e nel capo sternale con inserzione nella parte superiore ed anteriore dello sterno.
    Gli scaleni: anteriore-medio-posteriore
    -l'anteriore va dai tubercoli anteriori delle apofisi trasverse della III -IV - V - VI vertebra cervicale al tubercolo della faccia superiore della I costola.
    -il medio va dalle ultime 6 vertebre cervicali sulla I costola.
    -il posteriore va dalle ultime 6 vertebre cervicali sulla II costola.
  • Gli intercostali: interni – esterni - intimi
    - gli esterni servono per l'inspirazione, vanno dal margine inferiore della costola sovrastante al margine superiore della costola sottostante sulla superficie anteriore.
    - gli interni servono per la espirazione e decorrono obliquamente sulle superfici interne delle costole.
  • Il grande pettorale va dal margine anteriore della clavicola (nei suoi 2/3 mediali) alla faccia anteriore dello sterno con alcuni fasci muscolari, mentre con altri raggiunge le prime 5 costole. Termina mediante un tendine doppio sulla doccia bicipitale dell'omero.
  • Il piccolo pettorale va dalla III - IV - V costola all'apofisi coracoide.
    Ricordiamo inoltre il grande dentato, il succlavio, il dentato postero-superiore, il dentato postero-inferiore.

  • MECCANICA RESPIRATORIA

 

  • Nel respiro normale i muscoli intercostali esterni, contraendosi, spingono in alto ed in fuori lo sterno e le costole facendo aumentare i diametri antero-posteriore e trasverso del torace.
    La contrazione del diaframma che si abbassa per aumentare il diametro verticale, aumenta la capacità del torace, diminuisce la pressione negativa pleurica da 2 a 6 mm. di Hg. (mercurio), si dilata il polmone che riempie la cavità toracica, diminuisce la pressione alveolare in confronto a quella dell'aria esterna, e cosi l'aria viene inspirata negli alveoli.
  • Nella espirazione invece, i muscoli intercostali esterni si rilasciano e di conseguenza lo sterno e le costole si riportano nella posizione primitiva, cioè in basso e leggermente indietro, facendo diminuire i diametri del torace. Il diaframma, rilasciandosi, risale, per cui diminuisce la capacità toracica ed aumenta la pressione negativa pleurica, il polmone si ritira e, per l'aumento della pressione intralveolare, l'aria viene espulsa all'esterno. Nel respiro forzato entrano in azione, oltre che i muscoli del naso e del faringe, anche gruppi muscolari che, avendo le loro inserzioni sul torace, sul collo, sul cingolo scapolo-omerale, sulla colonna vertebrale, sull'addome, concorrono ad aumentare i movimenti di espansione e restringimento della gabbia toracica (innalzamento ed abbassamento delle costole). La dinamica respiratoria varia con le posizioni del corpo anche in un soggetto sano; sarà simmetrica se si manterrà una posizione eretta, sarà invece asimmetrica se si manterrà una posizione in decubito laterale. Infatti le costole del lato di appoggio rimangono fisse, mentre quelle del lato opposto compiono una maggiore escursione. Si avrà cosi un emitorace che respira meno dell'altro.
  • Se questa evenienza si verifica solo nella posizione di decubito laterale che assume un soggetto sano, è da considerarsi fisiologica; se, al contrario, si verifica anche in posizione eretta, sarà da considerarsi patologica e bisognerà ricercarne la/le cause. La respirazione è un fenomeno che si compie automaticamente ed inconsciamente. E infatti possibile arrestare il respiro volontariamente per un certo tempo, ma non si può prolungare l'apnea fino a provocare l'asfissia; si può modificare volontariamente la profondità del respiro, come avviene nel canto, ma fino ad un certo limite. Che la respirazione sia un atto involontario ce lo dimostra il fatto che il respiro continua anche quando la coscienza e la volontà sono abolite, come nel sonno, durante l'anestesia o durante una lipotimia. Il controllo della respirazione dipende dall'azione dei centri nervosi situati nel cervello e precisamente nel bulbo e nel ponte.
  • Essi sono il centro inspiratorio, il centro espiratorio ed il centro pneumotassico. I primi due centri si influenzano reciprocamente, infatti l'azione del primo ostacola l'azione del secondo mediante stimoli che possono attraversare la via cerebro-spinale. Dei due centri però prevale l'attività del primo, cioè del centro inspiratorio, e possiamo quindi dire che l'espirazione è un atto prevalentemente passivo, per lo più dovuto alla retrazione elastica del torace. Il terzo centro o centro pneumotassico, regola i rapporti e coordina l'azione dei primi due, trasformando l'attività continua del centro inspiratorio in attività intermittente, si da permettere un ritmo regolare alla respirazione.
  • Oltre a questi tre centri che chiameremo primari, il ritmo respiratorio è dovuto ad altri centri detti secondari che sono situati lungo l'asse cerebro-spinale e ad un meccanismo chimico conseguente alle variazioni delle pressioni parziali ematiche di O2 e di C02, oltre che alle alterazioni del Ph (acidità o alcalinità) del sangue che irrora i centri respiratori. Possiamo ricordare come l'aumento dell'anidride carbonica nel sangue stimoli l'attività dei centri respiratori, mentre la diminuzione di essa e lo stato di alcaldi provochino una depressione. Cosi un aumento brusco della pressione arteriosa può portare all'apnea transitoria, mentre una forte diminuzione pressoria sanguigna provoca una tachipnea (accelerazione degli atti respiratori). Per concludere, ricordiamo che la frequenza degli atti respiratori è legata a vari fattori e varia a seconda del fabbisogno di ossigeno, dell'età, del sesso, della statura, del riposo, del lavoro muscolare e non, dello stato psicologico, dello stato di salute dell'apparato respiratorio e cardiaco, della temperatura corporea, eccetera:
    -nel neonato si riscontra una frequenza respiratoria di 60-70 atti al minuto primo,verso ì 5 anni si riscontrano 26 atti respiratori al m',
    -dai 10 ai 20 anni 20 atti respiratori al m',
    -negli adulti 15-18 atti respiratori al m'.
    Possiamo dire quindi di avere due tipi di respirazione: una a riposo quando siamo rilasciati, tranquilli, l'altra forzata quando compiamo degli sforzi. Normalmente si fa una certa distinzione fra i due sessi, per quanto riguarda la respirazione; si suole infatti dire, ma non tutti gli Autori sono concordi, che in un soggetto a riposo, in relax, gli uomini hanno una respirazione prevalentemente addominale, mentre le donne hanno una respirazione prevalentemente costale.
    Heckschier invece asserisce che, « se un soggetto sano, ben conformato, con atti respiratori uniformi, adotta una posizione naturale di riposo ed è rilasciato, la sua respirazione è sempre addominale ». Comunque è buona norma imparare a controllare, in altre parole a prendere coscienza delle componenti dell'atto respiratorio stesso, esercitandosi a compiere una lenta e profonda inspirazione attraverso le narici, a bocca chiusa; una breve pausa; una rapida e forzata espirazione attraverso le narici e la bocca semiaperta; una pausa un poco più lunga della precedente.
  • Parlando sempre in condizioni di riposo, « lo scambio gassoso », che avviene all'interno dei nostri polmoni, non è completo, totale. Infatti, non tutta l'aria contenuta nei polmoni partecipa a questo scambio, ma una parte di essa che viene chiamata: « aria respiratoria ».
    Se compiamo una inspirazione forzata, all'aria respiratoria aggiungiamo « l'aria complementare ». Se compiamo una espirazione forzata, emettiamo « l'aria di riserva ».
    Ma anche dopo un atto respiratorio completo (inspirazione ed espirazione) forzato, nei polmoni rimane sempre un po' di aria chiamata « aria residua ». Per poter prendere coscienza delle componenti dell'atto respiratorio, si deve ogni giorno fare questo esercizio:
    1) inspirare profondamente attraverso le narici;
    2) espirare a bocca semiaperta rilassando i muscoli della gabbia toracica fino a che la posizione esterna non eguagli quella interna dei polmoni;
    3) forzare l'espirazione, contraendo i muscoli addominali ed il diaframma in modo da espellere l'aria di riserva.
  • Questo esercizio può essere compiuto tenendo all'altezza della bocca ed a circa mezzo metro di distanza una candela accesa. Si dovrà cercare, nell'emettere l'aria, di dirigere il soffio nella direzione della fiammella senza peraltro spegnerla. Perché ciò?
    Perché per far tremare la fiammella senza spegnerla si dovrà dosare la forza di emissione dell'aria stessa e controllare il tempo (più lungo possibile).
    Altro esercizio di ginnastica respiratoria è quello di soffiare lentamente in una « pipa » alla cui sommità è stata posta una pallina da ping-pong. Bisognerà cercare di far sollevare la pallina più a lungo possibile, senza farla cadere.
    Anche fare le « bolle di sapone », soffiare cioè attraverso una canna od una « pipetta » di vetro, controllando la forza e la durata dell'espirazione, rientra negli esercizi di ginnastica respiratoria.
    Poiché la ginnastica respiratoria è indicata principalmente in una o più di queste tre evenienze:
    1) in alcune malattie cardio-circolatorie;
    2) in alcune malattie dell'apparato respiratorio;
    3) in alcune malformazioni della colonna vertebrale e della gabbia toracica; e poiché essa è appannaggio della Rieducazione funzionale e della Riabilitazione, escludendo quindi la possibilità di poter essere eseguita senza l'aiuto e l'assistenza del fisioterapista, non riteniamo opportuno dilungarci troppo sulla descrizione di esercizi. In definitiva la ginnastica respiratoria trova la sua principale indicazione nell'insufficienza respiratoria, mettendo in moto quei meccanismi anatomo-funzionali atti ad impedire o correggere il deficit. Non tutti conoscono il significato di insufficienza respiratoria; per costoro diremo che con tale terminologia si vuole indicare l'impossibilità da parte dei polmoni di ossigenare il sangue in essi circolante, specie quando ci sia un aumentato bisogno o per una causa fisiologica che può essere rappresentata da uno sforzo muscolare, o per una causa patologica che può essere rappresentata da una qualsiasi evenienza morbosa, derivante dal verificarsi di una o più di quelle tre condizioni dinanzi descritte, quali ad esempio: la bronchite, la bronco-polmonite, l'asma bronchiale o cardiaca, i versamenti pleurici, l'enfisema polmonare, i tumori, gli esiti di interventi chirurgici sul torace, le paralisi dei centri respiratori, le cardiopatie mitraliche, le endocarditi, i versamenti endo-addominali, le scoliosi, le gibbosità, eccetera.
    La ginnastica respiratoria è inoltre da molto tempo consigliata alle gestanti, con indubbi effetti benefici per il normale espletamento del parto.