Dal Linguaggio Corporeo al Verbale

M° Fiordineve Cozzi 5° dan - Stage Cava -2009

Gli esseri viventi di ordine superiore, quali la scimmia e l'uomo, hanno sviluppato, grazie alla convivenza all'interno del gruppo, segnali di comunicazione che servono alla loro capacità di intendersi. Dall'osservazione nasce l'imitazione e dall'esperienza comune un codice di tali mezzi d'intesa. Si tratta innanzi tutto di descrizioni gestuali.

La mano sulla pancia e un viso che si torce dal dolore ci segnalano il mal di pancia. Qui combiniamo già diverse forme espressive in un unico concetto astratto. Attraverso l'imitazione le attività si lasciano descrivere con facilità: grattare, mangiare, camminare, portare, spalare, eccetera. Ma grazie all'atteggiamento del corpo e soprattutto grazie alla plasticità e alla forza espressiva del movimento delle mani siamo anche in grado di descrivere gli oggetti affinché l'altro capisca.

Tuttavia i margini sono stretti. Già la rappresentazione di processi semplici richiede un elevato dispendio di tempo; nel caso di nessi complessi diviene opinabile se l'altro li comprenda ancora in maniera precisa. I suoni, che rappresentano una componente del linguaggio del corpo, sono i primi strumenti capaci di dare rilievo a una tale comunicazione e di integrarla. Le espressioni di dolore o di gioia, il senso di soddisfazione o lo stato di eccitazione trovano nella figura sonora e nella successione dei toni della voce delle forme univoche, tramite le quali vengono riconosciuti. Questi suoni forniscono informazioni anche a lunga distanza: sono segni di riconoscimento, di richiamo, di avvertimento, eccetera.

Da tali suoni primordiali l'uomo ha sviluppato nel corso di migliaia di generazioni il suo linguaggio verbale. Nel suono del linguaggio, e più precisamente nelle lingue di tutti i popoli, si può ancora rintracciarne l'origine. Il suono fonetico di una parola descrive spesso in maniera sensoriale il suo contenuto: una sorta di pittura dei suoni. L'acqua gorgoglia dalla bottiglia (in ebraico la bottiglia è detta 'bak buk). in tedesco, warm ('caldo') desta una sensazione piacevole ed è dato da un suono armonico allungato, a differenza del breve kalt ('freddo'); in italiano, con pressoché la stessa sequenza di suoni, al contrario, la stessa associazione viene rappresentata con la parola caldo e con un termine duro quale, freddo.

Nei suoni di natura associativa come `colpo' o`accarezzare,' si possono sentire genere e durata del processo. Se ascoltiamo attentamente, nella lingua possiamo ritrovare questa qualità sensoriale della descrizione dei suoni in un'infinità di parole. Attraverso la sua capacità di astrazione il linguaggio verbale ha certo aperto alla comunicazione un orizzonte praticamente sconfinato, oltre lo scambio delle esperienze sensoriali. Il suo codice abbraccia sensazioni e oggetti, condizioni e processi, nessi e concetti.

Qualunque cosa sentiamo o pensiamo, siamo in grado, con qualche sforzo, di esprimerla anche a parole e di renderla comprensibile ad altri. 'Ognuno, infatti, fintanto che prosegue il suo apprendimento, immagazzina nel suo cervello lo stesso codice, e ogni nuova parola che accoglie nel proprio vocabolario ha nel suo `computer' lo stesso significato esistente nel cervello di milioni di altri individui.Se dico: «tavolo», ognuno sa a che cosa mi sto riferendo: un oggetto immobile, un piano per mangiare, scrivere o appoggiarsi. Ma che genere di tavolo? Se dico «un tavolino rotondo di vetro con una base in metallo», ognuno può farsi unì idéa di questo tavolo, tutt'al più chiede qualche altro dettaglio per sincerarsi di aver afferrato bene l'idea. Se dico «un tavolo da refettorio del XV secolo», dovro prima illustrarne esattamente le caratteristiche alla gran parte delle persone, dovrò descriverlo.

 Ma poi, con qualche altra informazione, sarà chiaro che, con molta probabilità, si tratterà di un tavolo di legno massiccio molto lungo, come ve n'erano una volta nei refettori dei conventi. La qual cosa è assolutamente fantastica: tutto un mondo di immagini che si dischiude attraverso un codice di poche parole! Traendo spunto da questo esempio, possiamo fissare due punti Non esiste concetto o astrazione che non abbia alle spalle un modello concreto.

Ci si deve poter immaginare una cosa per averne un idea. In questo caso, si possono continuare a perfezionare immagini e concetti allontanandosi dalla forma concreta, ma se nell'interlocutore la comprensione s'interrompe, bisogna nuovamente risalire all'esperienza concreta e stringere dei nuovi nessi. E d'altra parte questo cervello fantastico, in quanto riserva di informazioni e strumento di comunicazione, offre prestazioni superiori a qualunque calcolatore elettronico. Non esiste invenzione o potenzialità di pensiero che non sia già presente nell'organismo vivente. Anche il computer è *un'invenzione del cervello e può compiere solo compiti che gli vengono assegnati dal pensiero umano.

La sua apparente superiorità mostra piuttosto i suoi limiti: sa lavorare più velocemente, associare informazioni e fornire dati, ma solo perché è stato costruito e programmato per eseguire questi particolari compiti. Considerata l'estensione delle sue capacità, qualunque cervello umano gli è superiore. Inoltre le informazioni del calcolatore elettronico sono sempre e soltanto riferite alle cose, non hanno qualità comunicativa o tonalità sonora. Definisco riferita alle cose un'informazione che venga data in termini di descrizione tecnica, di messaggio impersonale.

Che io dica qualche cosa senza partecipazione e senza una presa di posizione personale è estremamente infrequente. In ogni frase che formulo, ogni parola che articolo, infatti, vibra di fatto qualche cosa del mio personale atteggiamento verso quell' informazione. Ogni presa di posizione desta negli altri e in me delle differenze associative che si trasmettono anche alla modulazione della voce e alla sensibilità. Ogni sensazione, per non parlare delle emozioni, mobilita nel corpo un mutamento di energia attraverso cui viviamo quella condizione.

Ciò vale naturalmente anche per quanto riguarda l'oralità. Se qualcuno, rimanendo nella stessa condizione monotona di
monotona di voce, senza alcun accento vitale dichiara: «Sono triste, sono soddisfatto, sono felice, sto bene», l'informazione risulta univoca, e non la recepiamo nel suo vero significato. Non suona convincente perché non si coglie il rapporto tra le condizioni del corpo e l'esperienza vissuta.
Il messaggio verbale è univoco, ma, nel contesto complessivo della comunicazione, contraddittorio. Il corpo nega con la voce e con il proprio atteggiamento ciò che viene espresso dalla. parola. Linguaggio e corpo devono essere in consonanza. Con quanta maggior sinergia di forma essi trasmettono il vissuto, tanto più convincenti appaiono l'individuo e il suo messaggio.

Quest'armonia dev'essere innanzi tutto stabilita nella direzione inversa: cioè nel caso in cui un'informazione perviene dall'esterno e deve sostituire un'esperienza già acquisita. A che serve un valore esperienziale che mi viene trasmesso, ma che io stesso non abbia verificato? Facciamo un esempio.
Madre vedova, una delle zie separata, l'altra una vecchia zitella; una ragazza è costretta a diventare adulta vivendo con queste tre donne, in un buco di provincia. Le donne le insegnano che gli uomini rappresentano un genere della specie umana che, se proprio non si può evitare, per lo meno è estremamente superfluo e inaffidabile, e che con loro è meglio non scendere mai a patti.
Attraverso un lungo lavoro di persuasione di anni questa esperienza secondaria diviene per la ragazza un dato acquisito. In classe parla a vanvera ed è considerata una svitata; nei confronti dei ragazzi mantiene un particolare comportamento, per cui passa per essere un'altezzosa.

Ma poi ecco che arriva il tipo fighissimo. A questo punto è del tutto indifferente se la ragazza lo allontana o se si mette assieme a lui, perché il conflitto è inevitabile. La sua esperienza dei sentimenti e del vissuto
le dicono che sta attraversando un'esperienza meravigliosa, mà i principi e i valori ideali che ha in testa vanno nella direzione opposta. Madre e zie sono indignate. Di chi deve fidarsi adesso?

Dei valori esperienziali verbali, dei commenti pungenti delle figure d'autorità con cui vive in famiglia o della forza di persuasione della propria esperienza? Tutta la sua formazione in termini di valori personali è in discussione: che cos'è dunque bene e male? La ragazza vacillerà attraverso stati di crisi e dovrà riverificare daccapo tutto ciò che fino a quel momento le era sembrato familiare e naturale. Si potrebbe quindi affermare: non esistono esperienze al di fuori del proprio corpo. Solo quando ci troviamo in armonia con esso, siamo veramente noi stessi.