Fisiologia della paura

 

La Respirazione

  • Alcune persone non respirano in modo normale. La loro respirazione è superficiale, quindi non inspirano  a sufficienza. I fisiologi che lavorano con gli schizofrenici sono arrivati alle stesse conclusioni. E. Wittkower, citato da Christiansen, dice: « La respirazione dello schizofrenico è spesso anormalmente superficiale » . W. Reich , R. Malmo, e R.G. Hoskins fanno osservazioni identiche.
  • Molti sintomi lamentati dallo schizoide compaiono nell'elenco di Hoskins; ma naturalmente  non è consapevole di un rapporto tra i suoi disturbi psicologici e le sua funzioni fisiologiche. Non è davvero conscio di inibire la respirazione. Riducendo le sue esigenze nei confronti della vita ha adattato il suo corpo a un livello inferiore di metabolismo energetico.
  • La ragione piú importante di una respirazione ridotta è il bisogno di troncare sgradevoli sensazioni. Questo bisogno non è conscio ed  è particolarmente vero per le sensazioni che coinvolgono la parte inferiore del corpo. La respirazione superficiale impedisce il sorgere di qualsiasi sensazione nella pancia, dove lo schizoide ha imprigionato la sua sessualità rimossa. Ogni tentativo di fargli rilasciare la parete addominale e decontrarre il diaframma incontra resistenza.
  • La posizione naturale con la parete addominale rilasciata è in opposizione alla moda corrente delle anche piccole e del ventre piatto (che, incidentalmente, rappresenta il rifiuto della sessualità pelvica in favore di un erotismo orale legato al seno).
  • In alcuni individui la sensazione di vuoto nel ventre è cosí spaventosa che si rifiutano di respirare a fondo con l'addome. Il diaframma bloccato è come una botola, che minaccia di precipitarli in un abisso se si apre. La sensazione di vuoto deriva dalla rimozione delle sensazioni sessuali (sensibilità pelvica) e che, se si « lasciassero andare » alla respirazione, le recupererebbero.
  • Osservandoli danno l'impressione di essere appesi a una sporgenza a due metri di altezza e spaventati di lasciarsi andare perché non possono vedere il terreno sotto i piedi.
  • All'inizio della caduta mae ukemi il panico è evidente .
  • Quindi si lasciano andare alla respirazione e toccano il fondo, che nel corpo umano è il pavimento pelvico, rimangono sorpresi dalle sensazioni di piacere e di sicurezza che si manifestano. In realtà il panico scaturisce dal timore della sessualità e dell'indipendenza.La difficoltà a respirare dello schizoide è dovuta in primo luogo all'incapacità di espandere i polmoni e inalare aria a sufficienza.
  • Il petto tende ad essere stretto, contratto e rigido. È di solito fissato in posizione espiratoria, cioè rimane relativamente sgonfio.
  • Il nevrotico invece è incapace di espirare completamente: il petto tende ad espandersi e a rimanere fissato in posizione inspiratoria. Questa differenza riflette in senso lato quella tra i due tipi di personalità.
  • Lo schizoide ha paura di aprirsi e lasciar entrare il mondo; il nevrotico ha paura di lasciarsi andare e di esprimere i suoi sentimenti. Ma questa distinzione tra il modo di respirare schizoide e il modo di respirare nevrotico non è assoluta. Né è cosí definita la differenza tra le due personalità. Tendenze schizoidi, come la dissociazione dal corpo e l'inibizione della respirazione, sono presenti nei nevrotici, e problemi nevrotici si trovano frequentemente nella personalità schizoide.
  • Il panico è la conseguenza diretta dell'incapacità di respirare di fronte a un pericolo soverchiante. L'inibizione a respirare rende lo schizoide costantemente vulnerabile a un attacco di panico quando sorgono delle sensazioni nel corpo.
  • Il disturbo nella respirazione è piú evidente quando lo schizoide è impegnato attivamente nel movimento. Un esercizio attivo, rende faticosa la sua respirazione che non sembra in grado di fornirgli l'ossigeno sufficiente a sostenere lo sforzo. Si stanca rapidamente e si lamenta di pesantezza nelle gambe e di dolori addominali. Irrigidisce la parte superiore del corpo e la svincola dall'attività delle gambe. Il ritmo del respiro non è sincronizzato con quello delle gambe. Passa a un modo di respirazione prevalentemente costale, mantenendo l'addome piatto o ulteriormente contratto. Ciò crea nel diaframma e nella parete addominale tensioni che impediscono la piena espansione dei polmoni nel momento in cui gli occorre più ossigeno.
  • Alcuni schizoidi possono continuare nell’attività motoria  piú a lungo per un'ipertrofia compensatoria del petto. In queste persone le costole sono forzate verso l'esterno per aumentare la capacità dei polmoni senza mobilizzare il diaframma. Il petto assume una configurazione cosí detta « a petto di pollo » o « di piccione », dato che lo sterno rimane depresso dalla contrazione cronica del diaframma e del muscolo addominale. Questa conformazione permette un'espansione esagerata dei polmoni verso i lati.
  • Il nevrotico medio nell'identica situazione può utilizzare un « secondo respiro », che lo mette in grado di prolungare lo sforzo. In genere questo non succede allo schizoide.
  • La meccanica respiratoria
  • Per capire perché, si deve comprendere la meccanica dei movimenti respiratori. Nella respirazione normale, l'inspirazione deriva da un movimento di espansione del torace e dell'addome. Primo, il diaframma si contrae e discende, spingendo i visceri addominali verso il basso e in avanti. I visceri spostati si accomodano nell'espansione antero-posteriore della cavità addominale. Secondo, la contrazione continuata del diaframma sul suo tendine centrale innalza leggermente le costole inferiori, dilatando cosí la parte inferiore del torace. Questo fa espandere i polmoni verso il basso e verso l'esterno, direzioni in cui hanno la piú ampia libertà di movimento. La respirazione di questo tipo, detta diaframmatica o addominale, permette la massima inspirazione di aria col minimo sforzo.
  • È il tipo di respirazione prevalente. In caso di attività muscolare sostenuta, essendo necessaria una maggiore quantità di aria per sostenere la tensione dello sforzo, entrano in gioco dei muscoli supplementari. Sono i muscoli intercostali (tra le costole), i piccoli muscoli che uniscono le costole allo sterno e alla spina dorsale, e gli scaleni, che assicurano le stabilità delle prime due costole. Questi muscoli, agendo in accordo col diaframma, fanno espandere la parte superiore della cavità toracica, e forniscono un volume supplementare all'espansione dei polmoni. Quest'azione piú spinta dipende dalla permanenza del diaframma nella posizione contratta che fissa solidamente le costole inferiori per permettere alle superiori di muoversi verso l'esterno. L'espansione della parte superiore dei polmoni è tuttavia limitata dalla loro fissazione all'ilo, dove entrano i vasi sanguigni e i bronchi e dall'immobilità delle prime due costole.
  • La respirazione costale, come è chiamato questo tipo di respirazione, è usata di solito come supplemento della respirazione addominale in situazioni di stress o di emergenza, quando è necessaria una maggiore quantità di ossigeno. Usata da sola, essa non fornisce un volume d'aria notevole. A differenza della respirazione addominale, consente il minimo di inspirazione di aria con il massimo sforzo. Il « secondo respiro » del nevrotico deriva dalla sua capacità di mobilizzare il meccanismo accessorio della respirazione costale per completare e approfondire la respirazione addominale. Quando i due tipi di respirazione si integrano, il diaframma si contrae e si rilassa a fondo, e la respirazione assume la caratteristica unitaria che ha nei bambini, negli animali e negli adulti sani. La chiave della respirazione unitaria è il rilasciamento di ogni tensione nel diaframma per permettere a tutto il corpo di partecipare ai movimenti respiratori. Il movimento unitario è come un'onda che, nell'inspirazione, comincia nell'addome, dov'è piú ampia, e avanza verso l'alto. Nell'espirazione l'onda discende dal petto all'addome.
  • Lo schizoide non può rilasciare la tensione nel diaframma e,nel muscoli addominali. Essa ha il compito di tenere il ventre « vuoto » o « morto »; impedisce a qualsiasi sentimento di dolore, di struggimento e di sessualità di raggiungere la coscienza. La respirazione schizoide è perciò prevalentemente costale eccetto quando il respiro diventa molto superficiale; in questo caso diventa difficile all'osservatore distinguere la differenza tra respirazione addominale e costale. Quando lo schizoide è impegnato in attività che coinvolgono la metà inferiore del corpo, come i rapporti sessuali e lo scalciare, o si trova in condizioni di stress emotivo, la tensione diaframmatica aumenta. Di conseguenza quando il suo bisogno di ossigeno aumenta, è costretto a fare affidamento quasi esclusivamente sulla respirazione costale accessoria. In alcuni persone questo fenomeno ha particolare rilievo, e si osserva un tipo di respirazione
  • detta « paradossale ».
  • Nella respirazione paradossale l'inspirazione è prodotta da un movimento verso l'alto piuttosto che verso l'esterno. Il sollevarsi e l'espandersi del petto è favorito dall'innalzamento delle spalle che tira verso l'alto il diaframma e contrae la parete addominale. Cosí l'espansione del petto è accompagnata dal restringersi della cavità addominale. Qualche volta succede che il ventre venga risucchiato durante l'inspirazione e rilasciato nell'espirazione. Questo tipo di respirazione compare soltanto nelle situazioni di stress. La sua natura paradossale consiste nel fatto che, nonostante la tensione comporti un maggior bisogno di ossigeno, l'apporto è minore che nello stato di rilassamento.
  • L'incapacità dello schizoide di mobilitare un supplemento di energia per far fronte a situazioni di stress è quindi in rapporto diretto con la sua respirazione difettosa. L'uso regolare che fa della respirazione costale mette in evidenza che fa assegnamento su un metodo di respirazione accessorio o di emergenza per rispondere ai suoi bisogni normali. Lo stesso fenomeno è stato osservato nell'uso della « volontà » nelle situazioni quotidiane in contrasto con la motivazione normale del piacere. Dato che ha l'abitudine di vivere sulle sue riserve, lo schizoide è sempre in uno stato di emergenza fisiologica, da cui non si può liberare finché dipende da un tipo di respirazione di emergenza. Si trova sempre un senso di panico latente anche in quei casi dove l'ipertrofia compensatoria del torace permette degli sforzi piú sostenuti. Il significato emotivo della respirazione schizoide è piú evidente nella respirazione « paradossale».
  • Quando si ha paura si respira verso l'alto sollevando petto e spalle e tirando in dentro il ventre. Se proviamo a imitare questo tipo di respirazione, possiamo sentire che è un'espressione di paura. La persona spaventata tira in dentro la pancia e limita il respiro alla parte superiore del corpo. Può trattenere il respiro o farlo diventare rapido e superficiale. Passata la paura tirerà un sospiro di sollievo, abbasserà il petto e rilasserà il ventre. Se il petto e le spalle continuano a rimanere sollevati, e l'addome contratto, ciò significa che la paura non è stata risolta anche se il sentimento di timore è stato rimosso e si trova al di là della coscienza. Il modo di respirazione costale che usa lo schizoide è la manifestazione fisiologica del timore rimosso. È un altro sintomo del terrore latente del corpo schizoide. La difesa contro questa paura e questo terrore è una riduzione della respirazione.
  • Respirare poco è sentire poco.
  • Le persone schizoidi hanno un'altra difficoltà di respirazione, che nasce dalle tensioni del collo, della gola, e della bocca. Queste tensioni sono cosí forti che frequentemente esse si lamentano di sentirsi soffocare quando provano a respirare a fondo. La gola si chiude quando tentano di introdurre piú aria. Quando lo si incoraggia  ad aprire la gola per far passare l'aria, egli si spaventa: si sente vulnerabile come se aprisse la sua intimità al mondo.
  • un lattante normale protende le labbra e succhia, coinvolge tutti i muscoli della testa e del collo. Ricorda gli uccellini che spalancano talmente il becco per ricevere il cibo che i loro corpi sembrano dei sacchi rotondi. Quando lo schizoide protende la bocca, il movimento è in genere limitato alle labbra e non include le guance, la testa, o il collo.
  • Lo stretto rapporto tra respirazione e suzione si chiarisce quando ci rendiamo conto che il primo movimento aggressivo che l'infante compie nella vita è quello di « succhiare » aria nei polmoni. Il successivo movimento importante è di « succhiare » latte nello stomaco. Succhiare è il modo primario usato dall'infante per ottenere il rifornimento energetico. Ogni disturbo della suzione avrà una ripercussione immediata sulla respirazione.
  • Margaret Ribble mette in evidenza  che l'insufficiente respirazione di molti lattanti è dovuta all'inibizione dei movimenti di suzione. Se si incoraggiano questi movimenti, respirare diventa piú facile. I bambini allattati al seno di norma respirano meglio di quelli allattati col poppatoio perché la suzione dal seno è un processo piú attivo del succhiare da una tettarella di gomma.
  • Le deprivazioni e le frustrazioni in questa zona li hanno spinti a rifiutare e a rinnegare l'impulso di suzione. Hanno soffocato molto presto nella vita lo struggimento per la gratificazione erotica orale, per sopravvivere in una condizione di deprivazione.
  • Sappiamo ora che il feto compie dei movimenti respiratori nell'utero dal settimo mese in poi. Non significano nulla dal punto di vista funzionale. Ma è ammissibile che se uno spasmo uterino dovesse troncare l'affluenza di sangue ossigenato alla placenta per un tempo significativo, questi movimenti respiratori sperimentali possano diventare dei veri tentativi di respirare. E allora l'impressione di annegamento deriverebbe dall'afflusso di liquido amniotico nella gola del feto.
  • Un individuo non respira a fondo in modo spontaneo finché non rilascia le tensioni e libera le sue emozioni. E cioè tristezza e pianto, terrore e urla, ostilità e collera. Liberare significa esprimere la tristezza nel pianto, il timore nell'urlo di terrore, e l'ostilità con collera. Tutto questo esige uno sfogo vocale che è disturbato dall'inibizione della respirazione.
  • L'inibizione della respirazione impedisce la liberazione dell'emozione, mentre la rimozione dell'emozione crea una inibizione della respirazione. Si spezza il circolo rendendo l’individuo consapevole della sua inibizione a respirare, cioè facendogli percepire le tensioni che inibiscono la respirazione e cercare consciamente di rilasciarle. È anche incoraggiato a respirare emettendo dei suoni gutturali.
  • Il primo pianto spesso non comporta tristezza. Ma quando il respiro si approfondisce fino a coinvolgere il ventre,  comincia a piangere dolcemente, come prima reazione alla tensione precedente.
  • Questo pianto è un fenomeno di rimbalzo, come quello di un bambino che reagisce col pianto a una frustrazione senza sapere il significato emotivo della sua reazione.
  • Originariamente il pianto è una reazione convulsiva alla tensione, che mette in azione i muscoli respiratori per permettere il rilasciamento.
  • In questo processo si emette un suono. L'uso delle corde vocali per comunicare dei segnali è uno sviluppo piú tardo. Il miglior esempio di questa reazione primitiva è il primo pianto del bambino dopo la tensione della nascita.
  • Ogni forma di tensione raggela l'organismo; e il pianto lo scioglie.
  • La crescita dell'io e lo sviluppo della coordinazione motoria permettono di reagire con la collera ai sentimenti di frustrazione. La collera vuole eliminare la frustrazione, mentre il pianto serve semplicemente a rilasciare la tensione. Quando la frustrazione permane perché la collera è bloccata o non ha effetto, si può ricorrere al pianto per rilasciare la tensione. Anche gli adulti possono piangere quando la frustrazione persiste a dispetto dei loro sforzi di superarla con la collera. La persistenza della frustrazione crea un senso di perdita e porta a un sentimento di tristezza che si associa al pianto. A questo punto il pianto assume un significato emotivo.
  • Il paziente che piange con un senso di tristezza è in contatto con i suoi sentimenti.
  • In modo analogo, anche il gridare può essere scisso dalla associazione conscia col terrore.
  • La dissociazione tra l'espressione di un sentimento e la sua percezione indica che è in atto un meccanismo di negazione. Piangere senza sentirsi tristi, urlare senza sentirsi spaventati, o dare in escandescenze senza sentirsi in collera sono segni che l'io non è identificato col corpo.