Il Se e  Io

 

  • Qual’ è la differenza tra l'amore per se stessi e la preoccupazione narcisistica?
    Per capirlo è necessario chiarire il concetto di sé. Ogni neonato nasce con un sé, che è un fenomeno biologico e non psicologico.
    L'io, al contrario, è un'organizzazione mentale che si sviluppa insieme al bambino.
    Il senso, la coscienza del proprio sé prendono forma man mano che l'io (l' "io" mentale) si definisce attraverso la consapevolezza, l'espressione e la padronanza di sé.
    Ma questi termini fanno riferimento ai sentimenti  alla consapevolezza, all'espressione, e al contenimento dei sentimenti. Il sé allora può essere definito come la facoltà di sentire del corpo. Può essere vissuto soltanto come un sentimento. Dobbiamo evitare di confondere o identificare l'io con il sé. L'io non è il sé, anche se è la parte della personalità che lo percepisce. L'io rappresenta la consapevolezza di sé: io mi sento adirato (percepisco me stesso). Cartesio aveva ragione quando diceva: "Io penso, dunque sono" (con l'accento sull'io). Avrebbe commesso un errore a credere che il pensiero potesse determinare il sé. Si può ammettere che i computer pensino, ma non che siano in grado di sentire. Dissociando l'io dal corpo e dal sé, i narcisisti dividono la coscienza dalla sua base viva. Invece di operare come un tutto integrato, la personalità è spaccata in due parti: una attiva, l'"io" che osserva, con cui l'individuo si identifica, e una passiva, l'oggetto osservato (il corpo). E vero che l'io percepisce la condizione interiore dell'organismo e ciò che è fuori di esso, il mondo, contribuendo ad adattare l'uno all'altro e a promuovere così il benessere del sé. Una funzione dell'io, per esempio, è quella di controllare l'azione della muscolatura volontaria, regolando cosi la risposta cosciente di una persona alla realtà esterna. Pure, dobbiamo ripetere che l'io non è il sé ne è soltanto l'aspetto consapevole. Tuttavia non ne è separato: l'esattezza della sua percezione dipende da quanto è connesso al sé, di cui fa parte. Il sé è costituito essenzialmente dal corpo e dalle sue funzioni, molte delle quali operano sotto al livello della coscienza. L'inconscio è come la parte sommersa di un iceberg. Funzioni involontarie come la circolazione, la digestione e la respirazione hanno un profondo effetto sulla coscienza perché determinano la condizione dell'organismo. A seconda di come funziona il corpo ci si può sentire bene oppure male, allegri o scoraggiati, vivi e vitali o depressi, eccitati sessualmente o impotenti. Ciò che proviamo dipende da quello che accade nel corpo. La volontà, o io, è incapace di creare un sentimento o una sensazione, anche se può cercare di controllarli. Non si può decidere di avere una reazione sessuale, un desiderio, di provare amore o rabbia per quanto si possa "pensare" che sia possibile. Le immagini possono mettere a fuoco questi sentimenti nella coscienza, purché siano già presenti nel corpo come eventi potenziali. Perché quello che avviene nel corpo possa condurre alla percezione di sensazioni e sentimenti, gli eventi devono raggiungere la superficie del corpo e la superficie della mente, dove è situata la coscienza.  Soltanto la parte dell'iceberg che galleggia ed emerge alla superficie dell'acqua è visibile. Con il nostro corpo abbiamo un rapporto duplice. Possiamo "sentirlo" direttamente, oppure possiamo averne un'immagine. Nel primo caso siamo immediatamente in contatto con il sé, mentre nel secondo caso il contatto è indiretto. Una persona sana ha questa duplice coscienza, ma ciò non crea alcun problema perché l'immagine di sé e l'esperienza diretta di sé attraverso il corpo coincidono. Un simile stato presuppone l'accettazione di sé accettazione e identificazione con il corpo e le sue sensazioni. L'accettazione di sé manca ai narcisisti. Essi si sono dissociati dal proprio corpo e così la libido è investita nell'io e non nel corpo o nel sé.  Una persona non può amare gli altri se non ama se stessa. L'amore può essere concepito come una condivisione di se stessi con un'altra persona.
  • L'intimità è condivisione. Ma occorre possedere il senso del sé per poterlo condividere.
    Il sé è nato con noi, ma possiamo perderne il senso se ci rivoltiamo contro di esso, se investiamo le nostre energie (la libido di Freud) nell'io o nell'immagine.
    Ognuno di noi ha bisogno degli altri. Se abbiamo un senso del sé abbiamo bisogno di un'altra persona per dividerlo. Ma anche se non lo abbiamo, come nel caso del narcisista, sentiamo comunque che la nostra immagine ha bisogno del sostegno e del plauso altrui. Senza l'approvazione e l'ammirazione degli altri l'io narcisistico si sgonfia perché non è connesso, non è nutrito dall'amore per se stesso. D'altra parte l'ammirazione che il narcisista riceve gonfia soltanto il suo io e non fa niente per il sé. Alla fine, allora, il narcisista , respingerà gli ammiratori nello stesso modo in cui ha respinto il proprio sé autentico. La relazione tra io e sé è complessa. Senza un io non ci può essere un senso del sé. Ma se manca questo, il senso della propria identità finisce per essere legato all' "io". In realtà l'essere umano ha una duplice identità, che deriva in parte dall'identificazione con l'io, in parte dall'identificazione con il corpo e ciò che sente. Dal punto di vista dell'io, il corpo è un  oggetto da osservare, studiare e controllare nell'interesse di | una prestazione che sia all'altezza della propria immagine. A questo livello, l'identità è rappresentata dall' "io" nelle sue funzioni di percezione cosciente, pensiero e azione. Ancora una volta, è da questa prospettiva che si può dire: "Penso, dunque sono". E potremmo aggiungere: "Voglio, dunque sono", perché la volontà è un importante aspetto dell'io. Ma cosa dire dell'altro punto di vista? Siamo mossi dai sentimenti, se non li abbiamo negati, almeno come lo siamo dalla volontà. Siamo indotti alle lacrime o alla rabbia o a qualsiasi altra emozione, e il nostro senso di esistere si identifica con i sentimenti. Le frasi "sono triste" o "sono adirato" esprimono l'idea che noi siamo quello che sentiamo. In questo caso è il corpo che svolge il ruolo attivo, informando la mente delle sue necessità e desideri e determinando la direzione e lo scopo delle azioni del soggetto. Naturalmente le posizioni sono entrambe valide: pensiamo e, anche, sentiamo. Questa duplice identità riposa sulla capacità di formarsi un'immagine di sé e sulla consapevolezza del sé corporeo. In una persona sana le due identità sono congruenti.
    L'immagine si adatta alla realtà del corpo come un guanto si adatta alla mano del proprietario. Quando manca la congruenza tra sé e immagine di sé, la personalità è disturbata.
    La gravità di questo disturbo è direttamente proporzionale al grado di incongruenza. Il divario è più marcato nella schizofrenia, dove l'immagine non ha quasi alcun rapporto con la realtà.
    Negli istituti psichiatrici ci sono molti pazienti che credono di essere Gesù Cristo, Napoleone o altri personaggi di grande Fama. Poiché questa immagine è in netto conflitto con la realtà corporea, il risultato è la confusione.Lo schizofrenico tenta di annullare tale confusione dissociando la realtà del proprio corpo, e questo conduce a un distacco dalla realtà in generale. Nei disturbi narcisistici l'incongruenza, anche se minore che nella schizofrenia, è sufficiente a produrre una scissione dell'identità, con conseguente confusione. I narcisisti evitano la confusione negando l'identità basata sul corpo senza, però, dissociarsi da esso; possono ignorare il sé corporeo concentrando l'attenzione e l'interesse esclusivamente sull'immagine. Impedendo che qualsiasi sentimento o sensazione intensa raggiungano la coscienza, i narcisisti possono trattare il corpo come un oggetto che dipende dal controllo della volontà. Ma rimanendo consapevoli del corpo, essi rimangono orientati nel tempo e nello spazio. Freud sostenne che nel narcisismo la libido è ritirata dagli oggetti del mondo e diretta verso l'io. Potremmo aggiungere che la libido viene ritirata dal corpo e investita nell'io. In effetti le due enunciazioni sono identiche, perché facciamo esperienza del mondo esterno solo attraverso il corpo. Se neghiamo i sentimenti al corpo tronchiamo il nostro rapporto emotivo con il mondo. L'investimento di libido o di energia nell'io o nell'immagine è spesso voluto. La gente si impegna in molte attività il cui principale scopo è quello di accrescere la propria immagine. Acquisire potere e fare soldi, per esempio, sono cose che hanno spesso poco a che fare con i sentimenti e le emozioni corporee. Potere e denaro procurano soddisfazione all'io perché sostengono l'immagine di chi li possiede. Riuscire a pubblicare un libro, per esempio, può avere un grande significato per l'io dell'autore, che magari baserà su questo la propria identità. Ma ciò non significa nulla per il corpo e poco per il senso di sé basato sul corpo. Se l'io è gonfiato dal successo e dai risultati, la congruenza con la realtà del corpo è perduta. Si può evitare la confusione, allora, solo negando il proprio corpo e le sue sensazioni. Fa poca differenza che i risultati raggiunti siano di pubblica utilità se poi il loro effetto è di produrre un'inflazione eccessiva dell'io. Si può avere un'immagine pubblica basata sulla posizione sociale e sul potere, senza essere per questo narcisisti. Ma lo si diventa se si basa la propria identità personale su questa immagine pubblica e non sui sentimenti corporei.