Immagini ed Identità

 

 

 

  • È interessante considerare le difficoltà che alcuni aikidoisti siano essi principianti che avanzati  incontrano nella pratica  delle tecniche. Spesso l’allievo intuisce il movimento, ma nella sua esecuzione mostra delle problematiche legate alla sua esecuzione. Si nota spesso che l’allievo è poco coordinato, per cui si tende a dare la colpa alla mancanza di pratica durante la fanciullezza di attività sportive. A volte invece si incontrano allievi che  se pur coordinatati  nella pratica delle tecniche proposta dall’ insegnante spesso con una precisione della esecuzione di dettagli , quando l’insegnante propone te tecniche libere del randori, la cui pratica opera uno snodo interpretativo per l’esecuzione libera di quanto appreso , quindi non rigidamente vincolata schemi, ci si reinbatte   medesimo problema. Interessante a tal proposito le problematiche trattate da Lowen  nella formazione delle personalità e nel carattere degli individui. In particolar modo gli individui con caratteristiche schizoidi , o peggio nelle personalità schizofreniche.  Alla base di ogni cosa ci sono dei problemi legate all’identità.
  • Di norma la gente non si chiede: « Chi sono io? ». La propria identità è data per scontata. Ognuno di noi porta documenti di idèntificazione  nel  portafoglio; a livello conscio, sa chi è. Il problema nasce però quando la persona veste o meglio  adotta un ruolo che maschera o  quella che la vera identità, di cui egli non ne più conscio.  Scrive Lowen:
  • “L'uso di una facciata o l'adozione di un ruolo per avere una identità denota una scissione tra l'io e il corpo.
  • In questo consiste il disturbo schizoide alla base di ogni problema di identità.”Per sapere chi siamo dobbiamo essere  consapevoli di ciò che sentiamo, dell'espressione del nostro viso, del portamento, del modo in cui ci moviamo.  Se no ci scindiamo in spiriti senza corpo e corpi delusi.
  • Il senso dell'identità scaturisce dalla percezione del contatto col corpo . L'esperienza della perdita della percezione del corpo, insieme a sensazioni di estraneità e irrealtà, è nota come spersonalizzazione, è sintomo di una frattura con la realtà e si verifica nel primo stadio di un episodio psicotico. Se continua, oltre al senso di identità se ne perde anche la consapevolezza.
  • La perdita totale del contatto corporeo è una caratteristica della condizione schizofrenica. In senso lato lo schizofrenico  non sa chi è, è e talmente estraniato dalla realtà che non può neanche porsi il problema.
  • D'altro canto, lo schizoide sa  di avere un corpo ed ha,  perciò, un orientamento- spaziale e temporale; ma dato che il suo io non è identificato col corpo e non lo percepisce come cosa viva, non si sente in rapporto col mondo e con gli altri. Allo stesso modo non c'è rapporto tra  il suo senso di identità consapevole e quanto percepisce di sé. Questo conflitto non esiste nella persona sana in cui l'io è identificato col corpo e la conoscenza dell'identità scaturisce dalla percezione e corpo.
  • Nella nostra civiltà la maggior parte delle persone soffre di confusione di identità. Molti lottano con un diffuso senso di irrealtà circa se stessi e la propria vita. Si disperano quando l'immagine che hanno creata si rivela vuota e priva di significato. Si sentono minacciati e si infuriano quando qualcuno mette in discussione il ruolo che hanno adottato nella vita.
  • Presto o tardi l'identità basata su un'immagine di sé o su un ruolo non dà più soddisfazione.
  • I tratti schizoidi sono il  problema psicologico « tipico » del nostro tempo ai tempi di Freud era invece l'isteria.
  • Gli schizoidi sono persone alienate, distaccate, senza affetti, con tendenza alla spersonalizzazione e a dissimulare i problemi  con razionalizzazioni e formulazioni tecniche.
  • Ci sono numerosi indizi che ai  nostri giorni non sono soltanto le persone in condizioni patologiche a soffrire  di un senso di isolamento, di alienazione dal mondo, ma anche un numero sconfinato di persone « normali ».
  • L'alienazione nel mondo moderno  il distacco dell'uomo  dal suo lavoro, dal suo prossimo, da sé stesso è stata scritta da molti autori ed è i1 tema centrale delle opere di Erich Fromm. 
  • L'amore dell'uomo alienato è romantizzato, la sua sessualità compulsiva, il suo lavoro meccanico, i suoi fini egoistici.
  • In una società alienata, queste attività perdono il loro significato personale. Questa perdita è sostituita da un'immagine.
  • Queste persone possono mostrare la perdita della percezione di sé, del contatto con qualche aspetto essenziale dell'esistere, o mostrare il viso tirato, gli occhi vacui, la mandibola contratta ed il corpo raggelato; si percepisce il loro timore , il  panico nella loro  immobilità ed in un respiro assolutamente superficiale. Essi non sono in contatto col loro corpo, per cui  non sono consapevoli del loro corpo.
  • Sono delle persone dissociate che come scrive Lowen,
  • “ Vivono nella loro testa” .
  • Non sono in rapporto col corpo, per cui non ne percepiscono le sensazioni, le emozioni.
  • L'immagine contro la realtà
  • Il disturbo schizoide comporta la dissociazione dell'immagine dalla realtà. Il termine « immagine » si riferisce a simboli e concezioni mentali in opposizione alla realtà dell'esperienza fisica.
  • Un'immagine è reale quando è connessa al sentimento o alla sensazione. Quando la connessione è interrotta, l'immagine diventa astratta.
  • La discrepanza tra immagine e realtà è evidente soprattutto nel delirio schizofrenico. Esempio classico il demente che immagina di essere Gesú Cristo o Napoleone.
  • D'altra parte, « salute mentale » si riferisce alla condizione in cui immagine e realtà coincidono. Una persona sana ha di se stessa un'immagine che si accorda con l'aspetto e i sentimenti. Ma si può usare negativamente un'immagine per suscitare odio e portare distruzione.
  • Quando si presenta un poliziotto come simbolo dell'autorità repressiva, egli diventa oggetto di sfiducia e di odio. Quando la Cina comunista  dipinge gli Americani come diabolici sfruttatori del popolo, essi diventano mostri da distruggere.
  •  L'immagine elimina la dimensione umana dell'individuo.Lo riduce a un'astrazione.
  • Diventa facile uccidere un essere umano se lo si vede solo come un'immagine. Se l'immagine è pericolosa a livello sociale, dove la sua funzione è apertamente riconosciuta, i suoi effetti sono disastrosi nei rapporti personali, dove la sua azione è insidiosa.
  • Lo si vede in famiglia, quando un uomo vuole impersonare la sua immagine di paternità a scapito dei bisogni dei figli.
  • Allo stesso modo in cui egli non si vede che in funzione della sua immagine, vede il figlio come un'immagine invece che come una persona con sentimenti e desideri propri. In questa situazione l'educazione prende la forma di tentativo di adattare il figlio a un'immagine che è frequentemente la proiezione del l'immagine di sé inconscia del padre.
  • Il figlio, forzato a conformarsi all'immagine inconscia di un genitore, perde il suo senso di sé, la percezione della sua identità, e il suo contatto con la realtà.
  • La perdita della percezione dell'identità ha le radici nella situazione familiare.
  • Educato secondo criteri di successo, popolarità, sex appeal, snobismo intellettuale e culturale, status, sacrificio di sé e cosí via, l'individuo vede gli altri come immagini, invece di guardarli come persone.
  • Circondato da immagini, si sente isolato. Dato che reagisce ad immagini, non si sente in rapporto con nessuno.
  • Quando tenta di tradurre in realtà la sua immagine, si sente frustrato e defraudato di soddisfazione emotiva. L'immagine è un'astrazione, un ideale, e un idolo che esige il sacrificio dei sentimenti personali. L'immagine e una concezione mentale che, sovrapposta all'essere fisico, riduce l'esistenza corporea a un ruolo sussidiario.
  • IL Corpo
  • Il corpo diventa uno strumento della volontà al servizio dell'immagine.
  • L'individuo è alienato dalla realtà del suo corpo. Individui alienati creano una società alienata. Noi abbiamo esperienza della realtà solo per mezzo del corpo.
  •  L ambiente esterno ci impressiona perché investe il nostro corpo e tocca i nostri sensi.
  • In reazione a questo stimolo noi agiamo sull'ambiente. Se il corpo è, relativamente poco vitale, le percezioni e le reazioni si attenuano.
  • Più vivo è il Corpo, più Vivide sono le sue percezioni e più attive le sue reazioni.
  • Sappiamo tutti per esperienza che quando ci sentiamo particolarmente in forma e pieni di vita, percepiamo il mondo in modo piú nitido.
  • Negli stati depressivi il mondo ci sembra morto. La vitalità del corpo è indice della sua capacità di sentire.
  • In mancanza di questa il corpo è « morto » per quanto riguarda "la sua capacità di ricevere impressioni o reagire alle situazioni.
  •  La persona apatica, è introversa: pensieri e fantasie sostituiscono  il sentimento e l'azione;
  • le immagini fungono da compensazione alla perdita della realtà.
  • L'eccéssiva attività mentale invece del contatto col mondo può dare una falsa impressione di vitalità, ma l'inerzia emotiva si manifesta nel fisico che appare « morto » e inespressivo. Troppa enfasi sulla funzione dell'immagine ci rende ciechi alla realtà della vita del corpo e delle sensazioni.
  • È il corpo che si strugge d'amore, raggela di paura, trema di collera, e si protende verso il calore e il contatto.
  • Separate dal corpo queste parole sono immagini poetiche. L'esperienza nel corpo conferisce loro una realtà che dà significato alla vita. Fondata sulla realtà delle sensazioni, l'identità ha una solida conformazione. Astratta da questa realtà, diventa un artificio sociale uno scheletro senza carne.
  • Numerosi esperimenti hanno dimostrato che quando l'interazione tra corpo e la mente è molto ridotta, si perde la percezione della realtà la privazione di stimolazione sensoria per un lungo periodo, causa delle allucinazioni.
  • Lo stesso succede quando si riduce molto l'attività motoria. In entrambi i casi la diminuzione delle sensazioni riduce la percezione del corpo.
  • Perso il contatto col corpo, la realtà svanisce. La vitalità del corpo è una funzione del metabolismo e della motilità. Il metabolismo fornisce l'energia necessaria al movimento. Riducendo l'uno, l'altra decresce.
  • Ma il rapporto funziona anche in senso inverso: dato che la motilità ha un effetto immédiato sulla respirazione, la diminuzione di quella influenza il metabolismo.
  • Piú ci muoviamo, più respiriamo più siamo vivi ,
  • Quando  Riduciamo la motilità decresce l'immissione di ossigeno è la combustione metabolica si attenua.
  • Un corpo attivo è spontaneo e respira in modo libero e pieno. L'intimo rapporto tra respiro, movimento e sensazione è noto al bambino ma ignorato di solito dall'adulto.
  • I bambini imparano a trattenere il  respiro per troncare nettamente sensazioni e sentimenti sgradevoli. Tirando i dentro la pancia e contraggono il diaframma per ridurre l'ansia. Rimangono immobili  per evitare di sentire paura.
  • Rendono « morti » i  loro corpi per non sentire dolore .
  • In altre parole, quando la realtà diventa  insopportabile, il bambino si ritira in un mondo di immagini, dove l'io compénsa  la perdita delle sensazioni con l'incremento della vita di fantasia.
  • L'adulto che vive secondo un'immagine ha però rimosso il ricordo delle esperienze che lo hanno forzato all'insensibilità e all'abbandono della realtà.
  • Di solito l'immagine è un riflesso della realtà, una costruzione mentale, che serve ad orientare il movimento sull'azione più efficace. In altre parole, l'immagine riflette il corpo. Quando però i1 corpo è inattivo, l'immagine ne diventa un surrogato e le sue proporzioni aumentano man mano che la consapevolezza del corpo scema.
  • L'elaborazione dell'immagine è una funzione dell'io.
  • L'io, come ha detto Sigmund Freud, è prima. di tutto e principalmente un io corporeo, l’approccio alla motilità.  Man mano che si sviluppa, tuttavia, diventa antitetico al corpo  cioè inalbera dei valori in apparente  opposizione a quelli del corpo.
  • A livello del corpo l'uomo è un animale, centrato su se stesso e orientato al piacere e alla soddisfazione dei bisogni.
  • A livello umano è un essere razionale e creativo, una creatura sociale con attività dirette alla  conquista del potere e alla trasformazione dell'ambiente. Di norma l'io e il corpo stabiliscono una stretta collaborazione funzionale.
  • Nella persona sana l'io ha il compito di assecondare il principio di piacere del corpo.
  • Nella persona emotivamente disturbata l'io prevale e afferma la superiorità dei suoi valori,
  • scindendo cosi l'unità dell'organismo é mutando in conflitto aperto la collaborazione funzionale.
  • Ed è da questa dissociazione che le problematiche della pratica dell' aikido fanno la loro comparsa sul Tatami. Una comprensione che investe solamente la mente, l'io,  ma non coinvolge il corpo , perche gia dall'infanzia è divenuto FONTE DI DOLORE 
  •  frustrato nella ricerca del piacere delle sue sensazioni, ed invaso da un senso di colpa inconscio, perche
  • il PIACERE é    QUALCOSA CHE L'INDIVIDUO SENTE DI NON POTERSI PERMETTERE.