La posizione eretta

 

  • Oggettivamente si sta diritti quando l'ossatura del corpo si trova in equilibrio senza alcuno sforzo muscolare. La testa riposa orizzontalmente rispetto alla nuca e lo sguardo è rivolto diritto dinanzi a sé. Le spalle cadono giù diritte, mani e braccia sono rilassate lungo il corpo.

     

  • Testa, collo e colonna vertebrale sono allineati, la cassa toracica è rilassata, senza premere o forzare la colonna vertebrale. Il bacino sostiene le parti del corpo che vi poggiano sopra, le gambe divaricate dell'ampiezza del bacino stabiliscono il contatto diretto col terreno e reggono il peso dell'intero corpo distribuito uniformemente fra talloni e piante dei piedi.

 

  • Abbiamo portato l'intero scheletro in linea verticale e per la trazione della forza di gravità il corpo si stabilizza; è come se fosse tenuto dall'alto da una catenella. L'energia scorre uniformemente attraverso i muscoli su e giù per il corpo e crea una relazione elastica con la terra e con lo spazio. Fintanto che vi sono queste condizioni, l'incontro con il mondo avviene armonicamente. Ogni resistenza e alterazione di questa postura, infatti, porta la corrente d'energia a ingorgarsi o a svuotarsi. Ciò si può dimostrare molto facilmente.
  • Oggettivamente sono in pochi a stare veramente diritti.
  • Ciò che soggettivamente viene avvertito come posizione eretta nella gran parte delle persone è una postura sbilanciata in avanti, che grava sulla colonna vertebrale con un certo sforzo muscolare. Se si tenta di correggere questa postura nel senso di una posizione oggettivamente diritta spostando indietro la parte superiore del corpo, si ha la sensazione di cadere di schiena o, al contrario, di cadere sulla faccia. Ciò costituisce ancora una volta un esempio del fatto che
  • ognuno registra come giusto ciò cui è abituato: l'individuo sosterrà di stare oggettivamente diritto, anche se non è vero, anche se si tratta di una sensazione puramente soggettiva. In questo caso si grava costantemente e in misura considerevole sulla sua energia fisica, in quanto ogni scarto dalla posizione oggettivamente diritta richiede un notevole dispendio d'energia. Per instaurare un equilibrio e mantenere il corpo diritto, dobbiamo compensare queste differenze di carico. Se per esempio la cassa toracica si spinge all'indietro, la pancia sporge automaticamente in avanti.


Disposizioni d'animo e comportamento

 

  • Nel modo di stare eretti si possono leggere diverse varianti del codice gestuale e delle peculiarità umane. 
  • Chi poggia su tutte e due le piante dei piedi con un buon contatto con il terreno, e in quella posizione trasmette una sensazione di stabilità, di solito è anche un uomo dotato di senso realistico. Sa dove sta: con tutti e due i piedi piantati per terra.
  • Se viceversa il peso preme sulle punte dei piedi (cosa che a causa delle scarpe si può evincere per lo più solo da un cambiamento nel tono muscolare), significa che esiste insicurezza. Persone come queste si aggrapperanno alle proprie idee e alle proprie opinioni. Si tratta di un nesso del tutto ovvio, ed è piuttosto sorprendente che lo si debba spiegare.
  • Fintanto che qualcuno sta fermo in un punto, vorrebbe anche starci con tranquillità e non esserne distolto: è il suo punto di vista. Quindi se voglio che qualcuno cambi il suo atteggiamento e le sue idee, che si renda accessibile alle mie argomentazioni, devo tentare di distoglierlo anche fisicamente dal suo 'punto di vista': devo far sì che cambi la sua posizione.
    Solo un movimentò del corpo che lo allontani da quel punto fornisce nuovi impulsi e stimola anche nuove idee e riflessioni. Se io stesso mi accorgo che vado ripetendo le mie argomentazioni, devo anch'io cambiare la mia posizione. Ciò porta con sé un'altra disposizione d'animo, porta ossigeno e nuovi stimoli, un nuovo fluire dei pensieri e delle idee, altre argomentazioni. Quando le persone dettano lettere o annotazioni, quando concepiscono un progetto o svolgono un'attività intellettuale creativa, camminano spesso avanti e indietro, oppure ogni tanto si alzano muovendosi apparentemente senza una meta e senza un senso.
  •  In effetti stimolano così corpo e mente, accolgono stimoli cangianti, passano in rassegna diversi punti di vista. Sia che ciò accada consciamente, sia che ciò avvenga inconsciamente, in questo modo si 'aggira' il pericolo di rimanere incastrati in un punto, di incagliarsi. Occorre tentare di indurre lo stesso effetto anche nei dialoghi e nelle discussioni quando la situazione si fa difficile e i punti di vista si cristallizzano. Una domanda che sortisca l'effetto di distrarre l'interlocutore, l'offerta di un drink, un cenno di ammirazione per un quadro appeso alla parete spesso sono già sufficienti a provocare movimenti e stimoli di cambiamento. Con delle interruzioni spontanee o delle pause programmate si persegue consapevolmente lo stesso scopo: quello di affrontare un argomento da un'angolazione nuova.
  • Il movimento cambia la situazione. Vi sono naturalmente individui ottusi che si muovono dove vogliono e come vogliono, rimanendo pervicacemente abbarbicati alla ripetizione delle loro argomentazioni e dei loro intenti. Temono qualunque dinamica che li allontani troppo dal loro punto di vista. Questo si può spesso osservare nei dibattiti televisivi. Vi sono dei partecipanti che rimangono su una loro linea ufficiale di argomentazioni, offrendo un'informazione preconfezionata, e non sono disposti a cedere terreno; anche la posizione del loro corpo rimarrà inalterata: se si desidera avvicinarsi agli altri, occorre cambiare i propri punti di vista. Un'ulteriore dimostrazione rientra negli stereotipi di tutte le serie di film polizieschi. Se si vuole intimidire e accerchiare qualcuno, bisogna inchiodarlo alla sua posizione. Il sospettato è seduto su una sedia, possibilmente immobilizzato dalla luce accecante di un riflettore, e il commissario gli sta dietro, di fianco, in una posizione spesso inaspettata, lo immobilizza con le sue domande, lo accerchia, gli toglie ogni possibilità di fuga, lo inchioda alla sua posizione: «Dov'eri in quel giorno e a quell'ora, che cos'hai fatto?» E alla fine la posizione diviene univoca: si ha la confessione. Detto solo per inciso, l'atteggiamento deciso del capo seduto dietro la sua scrivania o l'assegnazione e la disposizione dei posti al tavolo dei conferenzieri seguono sempre aspetti di dominanza di tipo analogo. Se l'energia tende ad allontanarsi dai piedi verso l'alto, incorriamo nel pericolo che ci venga a mancare il terreno della realtà e che si possa smarrire l'orientamento. Che venga distrutto il contatto con le radici. Tanto a proposito di persone, quanto di argomentazioni, diciamo spesso che si reggono su basi instabili. A compensare questo processo, l'energia che affluisce in alto si raccoglie non di rado nella regione del torace e della testa e si rivolge al mondo dei desideri, della fantasia, delle aspettative per il futuro e della formulazione di progetti.
  • Respirazione significa così anche ispirazione.
  •  Se in un individuo l'energia s'ingorga nella regione del torace tanto che, per così dire, egli va in giro continuamente a petto in fuori, significa che si trova in una situazione di paura, che, naturalmente, si rivela sotto altre forme. Chi non rilascia questa energia contenuta nella cassa toracica esercita un riserbo. Si attiene a regole e a convenzioni, sta sotto la pressione di un'ansia di prestazione e ne va orgoglioso. Il respiro che viene trattenuto nel petto mostra disponibilità all'azione. Quest'uomo è intenzionato a realizzare i desideri dei suoi superiori e a conquistare egli stesso un potere.
  • Una cassa toracica incavata accompagnata da spalle arrotondate, curve in avanti dà non a caso l'impressione di un forte sovraccarico. Chi ha questo atteggiamento è oppresso dalla preoccupazione di non essere all'altezza delle aspettative.
  •  Se la cassa toracica si sposta all'indietro è da riconoscervi il tentativo di correggere, di aumentare la distanza nei confronti di chi sta di fronte. Questa tendenza all'indietro del busto in posizione rigida va letta anche come sforzo per trattenere le sensazioni, per ridurre al minimo l'attività fisica. Persone come queste sono inclini ad attenersi rigidamente a opinioni precostituite.
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  • Se l'energia s'ingorga nelle ginocchia, queste vengono contratte, e l'articolazione rimane bloccata. Il segnale significa: «Non mi lascio smuovere dal mio posto», e questa ostinata coerenza vale anche per le reazioni di natura intellettuale e psichica.
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  • Anche la testa incassata nelle spalle denota mancanza di mobilità e una tendenza a rimanere rigidi sulle proprie posizioni. In questo modo uno sfugge al confronto; diversamente dovrebbe muovere la testa e il collo dalla linea verticale centrale.
  • La testa portata all'indietro blocca la nuca e con questo la mobilità: il risultato è un atteggiamento riservato, molto distaccato. Per avvicinarsi a una persona come questa si è costretti a fare sforzi enormi.
  • La testa in avanti indica desiderio di guardarsi in giro per ottenere le prime informazioni e far seguire poi tutto il corpo. Nelle persone curiose si notano inoltre una mobilità del collo e uno sguardo vivace: esse non rimangono mai a lungo fisse in un punto per timore che possa sfuggire loro qualcosa. È facile riscontrare questo atteggiamento negli individui fortemente intellettualizzati. È come se mandassero in avanscoperta la loro parte migliore, la testa, mentre il resto del corpo rimane piuttosto inespressivo dietro la linea di scontro, perché potrebbe facilmente manifestare sentimenti che verrebbero avvertiti come fastidiosi e disturbanti rispetto al desiderio di curiosità.
  • Il bacino occupa nella zona intermedia del corpo una posizione strategica. Esso collega le gambe con la parte superiore del corpo ed è esposto alle ripercussioni di qualunque compensazione energetica. Emozioni, pulsioni e sensazioni hanno in un certo qual modo nel bacino la loro sede originaria, fatto che già si spiega in base all'anatomia e alla fisiologia del corpo. Anche per questo la regione del bacino è la grande zona tabù del nostro corpo. Una mobilità libera del bacino depone a favore di un atteggiamento sciolto nei confronti delle proprie sensazioni ed emozioni, ed è propria di qualcuno che non si lascia comprimere entro la camicia di forza dei tabù sociali. La posizione di chi sta contemporaneamente con il bacino rigidamente rientrato e il torace incavato è segno di passività. Equivale a: «Sono qui, fa' pure ciò che vuoi, ma lasciami in pace, non costringermi a una qualche forma di attività». Un bacino trattenuto o che si ritrae all'indietro depone a favore di una grande riservatezza e rispetto nei confronti di tutti i tabù sociali. Anche se appare carico di energia, non ci si devono aspettare delle reazioni impulsive. Gli individui caratterizzati da tale atteggiamento dipendono molto dal giudizio degli altri, si attengono alle convenzioni e ribadiscono concetti come fedeltà, famiglia e morale.