La scarica sessuale

 

  • Una scarica sessuale soddisfacente scarica l'eccitazione in eccesso del corpo, riducendone notevolmente il livello complessivo di tensione. Nel sesso l'eccesso di eccitazione si concentra sull'apparato genitale e si scarica nel climax. L'esperienza di una scarica sessuale soddisfacente lascia un senso di calma, di rilassamento, spesso sopraggiunge il sonno. L'esperienza di per sé è estremamente piacevole e appagante.
    Si può avere un contatto sessuale insoddisfacente in cui l'eccitazione cresce ma non raggiunge un climax e non viene scaricata. Se ciò accade si genera spesso uno stato di frustrazione, di irrequietezza e di irritabilità. Ma l'assenza del climax non produce necessariamente frustrazione. Quando il livello di eccitazione sessuale è basso, il mancato raggiungimento del climax non disturba il corpo.. Il termine "soddisfazione" denota completezza o pienezza. Ma nei sentimenti simili contraddizioni possono esistere e di fatto esistono. Una donna che non abbia mai avuto il climax durante l'atto sessuale, quando lo raggiunge lo troverà appagante e soddisfacente indipendentemente dal grado di scarica. Possiamo descrivere una sensazione solo confrontandola con un'esperienza precedente; in questo caso il paragone è molto favorevole.
    Ho evitato fin qui la parola "orgasmo" perché è un termine abusato e spesso malinteso. Come tutti dovrebbero sapere, a livello di sentimenti e di vissuto non esistono due rapporti sessuali identici. Nessun orgasmo è uguale a un altro. Le cose e gli avvenimenti sono uguali solo quando l'affettività è assente. Là dove entrano in gioco i sentimenti ogni esperienza è unica.
    Reich usava il termine "orgasmo" in un senso particolarissimo per riferirsi al completo abbandono all'eccitazione sessuale, con il coinvolgimento totale del corpo nei movimenti convulsi della scarica. A volte questo orgasmo si verifica ed è un'esperienza estatica. Siamo tutti troppo carichi di conflitti per poterci abbandonare pienamente a qualsiasi sensazione.Penso che il termine "orgasmo» dovrebbe essere limitato allo sfogo sessuale che è accompagnato da movimenti piacevoli, spontanei, convulsi e involontari del corpo e della pelvi e che viene vissuto come soddisfacente. Quando nella sensazione della scarica dello sfogo è coinvolto solo l'apparato genitale l'esperienza è troppo limitata perché la si possa chiamare orgasmo. Dovrebbe essere descritta nell'uomo come eiaculazione e nella donna come climax. Per qualificarsi come orgasmo la scarica si deve estendere ad altre parti del corpo per lo meno alla pelvi e alle gambe dovrebbero comparire dei movimenti piacevoli e involontari. L'orgasmo dovrebbe essere un'esperienza che muove e commuove. Se tutto il corpo e l'essere dell'individuo si muovono spontaneamente, e specialmente se il cuore risponde, allora si ha un orgasmo completo. È quello che tutti speriamo di raggiungere nell'attività sessuale.
    Un orgasmo, che sia completo o parziale in termini di coinvolgimento fisico, scarica tensione nelle parti che reagiscono attivamente. Ma la scarica non è permanente. Nella vita quotidiana siamo continuamente sottoposti a stress, dunque le tensioni possono riformarsi. Solo una vita sessuale soddisfacente  e non un'esperienza isolata  può contribuire a tener basso il livello di tensione del corpo.  Ma non è l'unico modo di scaricare la tensione e nemmeno dovrebbe essere usato coscientemente a questo scopo. Non si piange per scaricare la tensione; si piange perché si è tristi; e tuttavia il pianto è uno dei modi fondamentali per liberare la tensione. Anche se l'orgasmo completo è il meccanismo di scarica più soddisfacente ed efficace, ciò non significa che il sesso senza un orgasmo di questo tipo o l'unione sessuale senza climax sia vuota di significato e di piacere. Pratichiamo il sesso per piacere e questo deve essere il criterio principale del nostro comportamento sessuale. Voglio solo sottolineare che l'orgasmo pieno è più piacevole, al punto di poter raggiungere il livello dell'estasi. Movimenti piacevoli e convulsi fanno troppa paura, l'abbandono è una minaccia troppo grande. Checché ne dicano, molti hanno paura e sono incapaci di abbandonarsi alle sensazioni sessuali intense. Eppure molti pazienti all'inizio della terapia affermano di avere una vita sessuale soddisfacente, di essere appagati é di non avere problemi. In alcuni casi non hanno elementi di confronto e immaginano che il sesso si esaurisca nel poco piacere che provano. È soprattutto l'io maschile ad erigere delle forti difese negando qualsiasi sentimento di inadeguatezza sessuale. Con il progredire della terapia ambedue i tipi descritti prendono coscienza dell'inadeguatezza della propria vita sessuale. In tutti i casi, comunque, il corpo del soggetto rivela il vero stato del suo funzionamento sessuale. Chi ha il corpo relativamente libero da grosse tensioni, respirando sul, letto apposito manifesta il riflesso orgasmico. 
    Tuttavia è vero che chi è incapace di abbandonarsi al riflesso nell'atmosfera protettiva della situazione terapeutica difficilmente riuscirà a farlo nell'atmosfera più carica dell'incontro sessuale.
    La carica, salendo dal suolo alla pelvi, aggiunge un elemento aggressivo a un'azione tenera. Desidero sottolineare immediatamente che aggressivo non significa sadico, duro o avido. Significa, forte, in un senso positivo. Nella teoria della personalità il termine aggressività indica la capacità di perseguire i propri scopi. È l'opposto della passività, che indica l'attesa che altri soddisfi il bisogno.
    Ho postulato  due istinti, chiamati desiderio e aggressione. Il desiderio è associato con l'Eros, l'amore e la tenerezza. é caratterizzato dal movimento di eccitazione lungo la parte frontale del corpo che viene percepito come dotato di una qualità tenera, erotica. L'aggressività risulta dal flusso di eccitazione che percorre il sistema muscolare, specialmente i grossi muscoli della schiena, delle gambe e delle braccia. Questi muscoli servono a stare in piedi e a muoversi. Il significato originario della parola "aggressione" è"muoversi verso", azione che dipende dal funzionamento di questi muscoli. Sia per l'uomo sia per la donna l'aggressione è una componente essenziale dell'atto sessuale. In assenza di aggressione il sesso si riduce a sensualità, a stimolazione erotica senza climax od orgasmo. Non c'è aggressione se non c'è un oggetto verso cui muoversi: un oggetto d'amore nel sesso, un oggetto fantasioso nella masturbazione.
    Vorrei sottolineare ancora che l'aggressione non ha necessariamente un intento ostile. L'intenzione del movimento può essere sia di amore sia di ostilità: è il movimento stesso ad essere aggressivo. L'aggressività è anche la forza che ci permette di affrontare lo stress, di resistervi è di venirne a capo. Se ordinassimo le diverse strutture caratteriologiche in base all'ammontare di aggressività disponibile in ciascuna di esse avremmo una replica della gerarchia dei tipi illustrata sopra. L'aggressività del carattere psicopatico, per esempio, è una pseudoaggressività. Non è diretta verso ciò che l'individuo vuole, ma verso la dominanza. Una volta raggiunto il potere lo psicopatico diventa passivo. D'altra parte il masochista non è passivo come sembra. La sua aggressività è nascosta ed esce allo scoperto solo nei piagnistei e nei lamenti. La passività del carattere orale è in gran parte dovuta allo scarso sviluppo muscolare. Il carattere rigido è iperaggressivo per compensare il senso di frustrazione interiore. Ci sono tre modi di muovere in avanti la pelvi. La si può tirare in avanti contraendo i muscoli addominali, ma questo movimento ha l'effetto di tendere la parte frontale del corpo e di escludere le sensazioni tenere ed erotiche che scorrono nell'addome. Nel linguaggio del corpo ciò rappresenta un protendersi senza sentimento. La si può spingere in avanti da dietro contraendo i muscoli delle natiche. Questa azione tende il pavimento pelvico e limita la scarica all'apparato genitale. Sono questi i modi comuni di muovere la pelvi nell'atto sessuale. I pazienti fanno lo stesso movimento in terapia quando viene loro richiesto di spostarla in avanti. Il terzo modo di muovere in avanti la pelvi è quello di premere in giù sul suolo coi piedi. Questa azione fa muovere la pelvi in avanti se le ginocchia sono flesse. Poi, quando si molla la pressione sul suolo, la pelvi ricade all'indietro. Questa azione dipende dalla  capacità di dirigere l'energia nei piedi. In questo tipo di movimento pelvico tutto lo sforzo è nelle gambe. La pelvi è libera da tensioni e oscillazioni, non viene tirata né spinta.
    La dinamica energetica di questo movimento si concretizza in tre movimenti fondamentali del corpo umano in relazione al terreno: camminare, alzarsi e spinta pelvica. Il principio che sottostà a queste azioni è già stato espresso in precedenza: si tratta del principio di azione e reazione. Se si preme sul suolo, il suolo preme di rimando e il soggetto si muove. Lo stesso principio opera nei missili. L'energia scaricata all'estremità del missile lo spinge in avanti. Ecco come funziona questo principio nelle, tre azioni elencate sopra.
    Camminare:) i piedi sono divaricati (a una distanza di circa quindici centimetri), le ginocchia flesse e il corpo eretto. Si sposta il peso sulla parte anteriore dei piedi. Si preme in giù il piede destro, si solleva il sinistro e lo si sposta in avanti. Scaricando il tallone destro si farà un passo avanti sul piede sinistro. Ripetere questo processo un piede dopo l'altro è camminare.
    Alzarsi: si assume la stessa posizione, ma con le ginocchia più flesse. Si sposta il peso sulla punta dei piedi e si preme in giù. Questa volta però non si solleva il piede sinistro e non si scarica il peso dei talloni. Se i talloni mantengono il contatto con il suolo non si riesce a muoversi in avanti. Siccome la forza risultante dall'azione di premere verso il basso deve avere un qualche effetto, ci si troverà a raddrizzare le ginocchia e ad alzarsi in posizione ben eretta. Spinta pelvica si assume la stessa posizione adottata per alzarsi. Si ripete lo stesso processo del secondo esercizio ma non si lascia che le ginocchia si raddrizzino. Se si tengono le ginocchia  piegate non ci si alza e se i talloni rimangono attaccati al suolo non si va avanti. L'unico movimento possibile è la spinta in avanti della pelvi. Se si tiene la pelvi bloccata ci si troverà in una situazione isometrica in cui la forza agisce sulla muscolatura senza che però possa verificarsi nessun movimento. Se la tensione alle gambe impedisce alla forza risultante di fluire verso l'alto e se vi sono delle tensioni che bloccano la pelvi e le impediscono di muoversi liberamente, il movimento non potrà verificarsi.
    Le tensioni presenti nell'area pelvica possono essere liberate mediante una serie di esercizi oppure massaggiando i muscoli tesi. Palpando un muscolo teso si sente come un nodo o una corda in tensione. Gli esercizi sono importanti perché danno un diverso senso del proprio corpo e aiutano a prendere coscienza dei blocchi e delle tensioni, favorendo la comprensione delle proprie paure e delle proprie ansie. La paura espressa più comunemente dai pazienti è che, se si abbandonano alle sensazioni sessuali, rischiano di essere usati. All'origine di questa paura c'è spesso un genitore o una figura parentale, in genere del sesso opposto. L' "essere usati" può riferirsi a una gamma molto varia di peccati, che può andare dal rapporto sessuale fra genitore e figlio al fatto che uno dei genitori traesse semplicemente piacere o ricevesse una certa carica dalla sessualità del bambino. È la paura specifica che va individuata, con il metodo analitico o in altri modi. In alcuni casi l'impiego dell'esercizio della caduta basta a farla emergere.Una giovane donna stava in piedi su una sola gamba flessa e guardava la coperta: quando pensò al fatto di cadere vide l'immagine di un pene. La sua paura di cadere equivaleva alla paura alle sue stesse sensazioni. L'immagine del pene le fece venire in mente il padre. Era sadico, disse. "Mi schiaffeggiava e mi umiliava. Girava per casa nudo senza nessun riguardo per i miei sentimenti." La cosa che la disturbava di più, aggiunse, era il suo sguardo. "Mi spogliava con gli occhi Non aveva altro modo di difendersi se non quello di escludere le sensazioni sessuali. L'unico sistema per farlo era quella di ritrarsi nella parte superiore del corpo. Per farlo doveva contrarre il diaframma e tendere addome e pelvi. Il risultato fu lo sviluppo dell'ansia di cadere.Ma l'ansia di cadere non era l'unica conseguenza di questa ione difensiva. Quando una persona subisce un insulto o un'ingiuria, la reazione naturale è di rabbia. Solo quando la rabbia è bloccata o inibita dalla paura il soggetto assume una posizione di difesa. La collera inibita si trasforma in ostilità e negatività. Ora individuo si sente colpevole e la postura difensiva finisce per essere diretta contro i suoi stessi sentimenti negativi e ostili, come ulteriore insulto o ingiuria. Questa presa di coscienza non avrà nessuna influenza sostanziale sulla postura difensiva, perché la difesa ha un'altra funzione  cioè quella di nascondere l'ostilità.
  • Nel terzo Capitolo ho osservato che i due strati esterni della personalità, le difese dell'io e l'armatura muscolare, funzionano da monitor e da controllo sullo strato emozionale. Tutti gli individui nevrotici o psicotici hanno paura dell'intensità dei propri sentimenti, in specie di quelli negativi. Ho spiegato che occorre dar sfogo o espressione a questi sentimenti prima che il sentimento centrale di amore possa fluire liberamente e pienamente verso il mondo. L'unico modo per farlo è di fornirle la possibilità di dar sfogo ai sentimenti negativi.
    Ci sono molti esercizi adeguati per questo scopo. Uno consi¬ste nel dare alla paziente una salvietta di spugna da torcere con le mani. La salvietta può rappresentare una qualsiasi persona. In questo caso poteva essere il padre, l'attuale, boyfriend o io stesso, comunque un rappresentante dell'odiato sesso maschile. Ti odio. Mi hai umiliata, ti disprezzo. Potrei torcerti la testa e staccartela dal corpo; Questo non è un esercizio di routine. Tali esperienze non devono necessariamente essere sessuali. L'esercizio può essere usato per liberare qualsiasi sentimento di ostilità o di rabbia provocato da un'ingiuria o da un insulto.Un esercizio specificamente sessuale, e che dunque in questo contesto sarebbe più appropriato, è il seguente: il paziente si mette sul letto sostenendosi con i gomiti e con le ginocchia e punta i piedi sul materasso. È la posizione comune del maschio nell'atto sessuale. Adesso il paziente, maschio o femmina, picchia la pelvi contro il letto con una forte spinta. Eventualmente può anche emettere dei suoni. Se vengono usate le parole saranno necessariamente basse, sadiche, offensive e volgari.
    Desidero aggiungere che gli esercizi non scaricano solo i sentimenti repressi, ma anche le tensioni muscolari. La caduta libera le gambe dallo sforzo di doversi tener su per paura di cadere. L'oscillazione della pelvi (il movimento all'indietro serve a liberare le tensioni muscolari associate a un sadismo anale represso) riduce le tensioni muscolari ai fianchi e al cinto pelvico. Gli esercizi di torcere la salvietta e di colpire il letto hanno effetti analoghi su altre parti del corpo.
    L'accento posto sulla necessità di buttar fuori i sentimenti negativi si basa sul fatto clinico che chi non sa dire di no non sa neanche dire di sì. é importante perciò che, quando è opportuno, una persona sappia esprimere un sentimento di ostilità o di rabbia. Sarebbe poco realistico pensare che la personalità umana sia per natura soltanto positiva è positiva verso la vita, ma negativa verso ciò che è contrario ad essa. Alcuni però confondono le due cose. Se si è in grado di distinguerle si capirà che anche alla negatività spetta un posto nel comportamento umano.
    Non credo sia vero che il nostro approccio attribuisca troppa importanza all'espressione corporea: sono le altre terapie piuttosto che la ignorano. Se le parole non possono sostituire il movimento corporeo, è però altrettanto vero che quest'ultimo non può prendere il posto del linguaggio. Ambedue le cose hanno il proprio posto nella terapia come nella vita. È più facile parlare fluentemente del sesso che fluire in esso.