Menzogna e Negazione dei Sentimenti

 

 

 

 

SOPPRESSIONE E NEGAZIONE DEI SENTIMENTI

  • Qual è la differenza tra la soppressione dei sentimenti e la loro negazione. Si possono sopprimere i sentimenti isolando il corpo e riducendone la motilità. Se non c'è movimento interno non c'è niente da sentire. Un'emozione è un movimento (un moto) verso qualcosa (il prefisso "e" di "e-mozione" denota la direzione dall'interno verso l'esterno). Ogni emozione è movimento dal centro verso la periferia, dove viene tradotta in azione. Il sentimento di amore, per esempio, viene vissuto come un impulso di protendersi verso qualcuno; la rabbia come un impulso di colpire intorno a noi; la tristezza come un impulso di sfogarsi con il pianto. L'impulso dell'emozione deve raggiungere la superficie del corpo per essere vissuto come sentimento.
  • Occorre, comunque, che produca una qualsiasi azione manifesta. Se l'impulso produce nella muscolatura uno stato i predisposizione ad agire, allora sarà vissuto come emozione, non si deve necessariamente colpire o picchiare per sentirsi adirati, ma per compiere un'azione del genere il corpo deve essere caricato. In molte persone una forte collera si risolve nell'atto di stringere i pugni. In altre può affiorare nello sguardo. Non credo che sia possibile provare un'emozione e impedire che se ne manifesti una qualche espressione, per quanto tenue.L'inibizione del movimento per mezzo di una tensione cronica dei muscoli ha l'effetto di sopprimere il sentimento. Una tensione del genere irrigidisce il corpo e rende parzialmente insensibili. Non è sorprendente che i soldati siano addestrati a Stare rigidi sulla posizione dell'attenti. Un buon soldato deve sopprimere molti sentimenti e diventare, in effetti, una macchina per uccidere. Poiché la rigidità è associata con la repressione dei sentimenti, si può dire quali sentimenti vengono repressi esaminando il tipo di tensione. I muscoli delle mascelle serrati, per esempio, ostacoleranno l'impulso di mordere. Possiamo supporre che questo impulso sia stato represso fin dall'infanzia, ma può emergere, ad esempio, sotto forma di pungente sarcasmo. Le mascelle serrate bloccano anche gli impulsi di succhiare, sopprimendo il desiderio di intimità e di contatto. Una gola contratta impedisce i singhiozzi profondi e aiuta a reprimere la tristezza. Le spalle irrigidite riducono l'intensità di una reazione d'ira. Una rigidità generalizzata del corpo lo intorpidisce, limitandone la respirazione e la motilità. Normalmente la respirazione non è un atto consapevole; i movimenti di espansione e contrazione non avvengono volontariamente. I neonati e i bambini piccoli respirano in modo molto naturale.
  • Ma quando impariamo a controllare e a reprimere i sentimenti irrigidiamo il corpo e inibiamo la spontaneità della respirazione. Così facendo riduciamo la quantità di ossigeno immessa, diminuendo l'attività metabolica e riducendo l'energia disponibile per i moti e i sentimenti spontanei. Naturalmente siamo ancora in grado di muoverci facendo ricorso alla volontà, ma si tratta di un movimento meccanico. Una rigidità generale di questo tipo la troviamo in alcuni individui narcisisti il cui stile è di atteggiarsi in maniera statuaria. Ma i corpi di molti narcisisti sono agili ed elastici. Possono essere attori, atleti, esponenti del jet-set. Il loro corpo pare avere vitalità e grazia, qualità che suggeriscono la presenza di emozioni. Eppure il loro comportamento è privo di sentimento, dunque deve essere operante un altro meccanismo di esclusione degli affetti. Questo meccanismo consiste nel bloccare, invece del movimento, la funzione percettiva.
    Poiché la percezione è una funzione della coscienza, è generalmente controllata dall'io. Normalmente percepiamo solamente le cose che ci interessano e ignoriamo le altre. Possiamo anche concentrare deliberatamente l'attenzione su alcune situazioni o oggetti per percepirli più chiaramente.
  • Ma, con lo stesso procedimento, possiamo rifiutarci di vederli, li ignoriamo. Spesso la decisione viene presa a livello subliminale, ai margini della coscienza. Raramente, per esempio, ci consentiamo di vedere il dolore e la tristezza nel viso e negli occhi di chi amiamo. Pochi genitori vedono l'infelicità nei visi dei loro bambini. E i figli imparano molto in fretta a non notare l'irritazione e l'ostilità negli sguardi dei genitori. In modo analogo quando ci guardiamo allo specchio impediamo a noi stessi di scorgere l'espressione del nostro volto. Magari notiamo qualche ruga, ma davanti a una disperazione evidente chiudiamo gli occhi. Non vediamo quello che non vogliamo vedere.
    Molte persone camminano per le strade di una grande città e non fanno caso allo sporco, non sentono i rumori. Hanno la mente (l'attenzione) concentrata altrove.Uno dei principi che stanno alla base della percezione selettiva è che non vogliamo vedere un problema la cui soluzione non è in nostro potere. Il vedere il problema potrebbe causarci una tensione o un dolore talmente insopportabili da mettere in serio pericolo il nostro equilibrio. Escludiamo o neghiamo alcuni aspetti della realtà per autodifesa. Ma questa negazione implica l'avere riconosciuto la situazione in precedenza; non possiamo negare ciò che non conosciamo. La negazione è un processo secondario. Per prima cosa vediamo la situazione dolorosa; poi, quando capiamo di non poterla sopportare né trasformare, neghiamo la sua esistenza: chiudiamo gli occhi.
  • All'inizio, allora, la negazione è consapevole. Non si decide di negare la realtà di una situazione, ma si è consapevoli della sua sgradevolezza e del desiderio di evitarla. Col tempo, però, la negazione diventa inconsapevole; e questo vuol dire che non si prova più dolore, non si vede la bruttezza della situazione. Si crea al suo posto l'immagine di una situazione piacevole e felice, che permette di tirare avanti come se tutto andasse bene. A questo punto la negazione diviene strutturata nel corpo sotto forma, più che di una rigidità generale, di tensioni croniche localizzate dei muscoli.
    La tensione si concentra principalmente alla base del cranio, nei muscoli che congiungono la testa al collo. Quest'area è collegata ai centri visivi del cervello, che influenzano la percezione visiva.
    A livello psicologico, questo distacco dell'io dal corpo, ricorda, benché in forma molto attenuata, la dissociazione dalla realtà che si incontra nella schizofrenia.Il blocco nella percezione produce il risultato voluto, cioè la negazione dei sentimenti. La rievocazione delle sensazioni eliminerà il blocco, e viceversa l'eliminazione del blocco aprirà la strada alle sensazioni.

 

LA MENZOGNA

  • Un'immagine, per definizione, è la rappresentazione di qualcosa, e la possiamo giudicare solo in rapporto alla realtà che vuole rappresentare. Quando si tratta di una realtà oggettiva e verificabile non è difficile. Le circostanze della nascita di una persona, la sua famiglia e il suo ambiente, per esempio, sono fatti determinabili. Distorcerli significa mentire. Ma per un impostore la menzogna è cosa facile perché da tempo ormai, a livello emotivo, egli nega la realtà. L'impostore non vuole riconoscere una nascita e un ambiente comuni, perché questo rinforzerebbe il suo senso di inferiorità e di vulnerabilità. No, l'impostore deve essere una persona diversa, una persona speciale e superiore. Non è difficile, allora, estendere questa immagine fino a comprendere l'idea della nobiltà. La tendenza a mentire senza provare rimorso è tipica dei narcisisti. A un estremo troviamo la personalità psicopatica, che sembra non sentire la differenza tra giusto e sbagliato. Si tratta di una persona senza una coscienza o, in termini psicoanalitici, di un soggetto a cui manca il superio. Non è colpevole. Anche se la maggior parte dei narcisisti sono lontani da questo estremo, sia nella negazione soggettiva dei sentimenti sia nell'uso di un'immagine che contraddice la verità del loro essere, hanno in comune certe somiglianze con le personalità psicopatiche. In questo senso hanno perso la capacità di distinguere tra la verità e la menzogna. Riprendiamo l'esempio dell'impostore. Un impostore si considera un nobile, anche se a livello intellettuale sa di non esserlo. Ma quando recita la parte si vede davvero come un aristocratico, e questo atteggiarsi è convincente perché egli stesso ne è convinto. Si identifica con la sua immagine che diventa la sua unica realtà; non prova più la sensazione di distorcere e negare la verità. In realtà nega o ignora la realtà del suo essere, ma la negazione non è più calcolata e consapevole. L'attore ha finito per identificarsi con il suo ruolo al punto che ormai per lui è diventato reale. L'impostore che crede di essere un nobile è uno psicopatico la cui realtà soggettiva ha sostituito la realtà oggettiva della sua nascita. Il carattere narcisistico è più a contatto con la realtà oggettiva, ma è anch'esso dominato dall'immagine.