Neuropsicologia

 LE BASI NEUROPSICOLOGICHE DEL MOVIMENTO  

 

 

  • Sono perfettamente consapevole che l'Aikido è una via di ricerca e, forse, è proprio per questo che contiene tante utili tecniche per il benessere psicofisico di chi deve combattere estenuanti lotte per la realizzazione del proprio Sé.
  • E' anche vero, però, che l'approccio didattico deve tener conto del livello e della tipologia di chi frequenta i nostri corsi (che a volte si rivolgono anche a bambini piccolissimi, anziani) e quindi, come capita, le varie lezioni sono diverse di volta in volta, di corso in corso, di Dojo in Dojo ( più improntate: sull'allenamento fisico, sulla cura della tecnica, sulla respirazione, sulla psicomotricità, sulla spiritualità ecc.; oppure perfettamente bilanciate in tutte le componenti.
  • E ' risaputo in ogni campo della "conoscenza", che un grande maestro si distingue, non per il livello a cui è arrivato ed insegna, ma per la flessibilità concui adatta il proprio insegnamento.
  • Quindi, le indicazioni che do non rappresenta "il mio Aikido", ma un aspetto come tanti altri, di cui tenere conto.
  • Sono notizie di supporto che vengono bene a chi insegna. Tali conoscenze danno anche la dignità di sapere ciò che si fa di utile dal punto di vista psicofisico. Sono un aspetto culturale alettante che ci permette di apprezzare ancora di più la disciplina che pratichiamo. Fanno parte delle richieste di professionalità da parte della società, la quale si controlla per evitare il più possibile dannosi  praticoni.

Che cosa è la Neuropsicologia ?

 

  • La Neuropsicologia è assurta, in questi anni, ad essere una delle componenti più importanti di quelle che vengono definite "Neuroscienze ". Si interessa soprattutto della costruzione di modelli mentali (architetture funzionali) che rappresentano le principali funzioni del cervello. Non meno importante è la sua funzione di ricerca di metodi di indagine che permettono di chiarire i processi mentali. Essa si pone principalmente due obiettivi: primo, capire il funzionamento normale del cervello; secondo, offrire consequenzialmente all'ambito clinico, dei modelli di riferimento che inquadrino le osservazioni.
  •  Modelli che elevino a livello di spiegazione delle semplici descrizioni e che soprattutto permettano la scelta di pattern riabilitativi che tengano conto del modello teorico stesso. Ogni blocco ed ogni collegamento della "architettura funzionale", non nasce, perciò, da speculazioni astratte, ma viene ricavato da osservazioni su pazienti o attraverso test mirati somministrati a soggetti normali. La Neuropsicologia come tutte le scienze accreditate ha i suoi assunti che elencherò subito perché è sempre da essi che bisogna partire.

Assunzioni fondamentali della neuropsicologia;


Modularità :

L'architettura del sistema cognitivo è modulare


Corrispondenza:

  • esiste una qualche corrispondenza tra l'organizzazione funzionale della mente e l'organizzazione neurologica del cervello.

Costanza:

  • la prestazione di un paziente cerebroleso rispecchia l'attività del complesso del suo sistema cognitivo meno la(le) componente(i) che sono state danneggiate dalla lesione cerebrale.Tenuto conto di questi tre assunti su cui ci soffermeremo più avanti, la Neurofisiologia ci dà lo spunto dal quale partiremo con la nostra trattazione:

La plasticità del cervello è ora confermata anche nell' adulto

  • Le riabilitazioni cognitive (memoria, attenzione, percezione, linguaggio, motricità fine) che avvengono dopo traumi o insulti di vario genere alla cellule che compongono la materia cerebrale, hanno cominciato a far supporre che il cervello umano adulto avesse una sua plasticità (cioè la possibilità di modificarsi anche in età adulta). Recenti ricerche fatte su mammiferi superiori (vedi ad esempio Jenkins et Altri, 1990 con i primati e Ungerleider, 1994 con l'uomo), hanno dimostrato che in effetti un iper-allenamento di una particolare struttura ne modifica ed amplia la sua rappresentazione a livello di corteccia cerebrale (è l'assunto di corrispondenza che trova conferma).
  • Avere una maggior rappresentazione ne consegue come minimo che tale funzione specifica ha a disposizione più risorse per essere eseguita e, in caso di danno, avrà più facilità ad essere ricuperata. Inoltre, si è visto; proprio nel caso del recupero; come funzioni parzialmente distrutte a livello cerebrale vengano ricuperate attraverso l'uso mirato (allenamento specifico solo per quella funzione in base all'assunto di modularità vedi Fodor 1973).
  • Sembra che, a livello cerebrale, i neuroni residui compensino il danno con l'aumento delle loro connessioni (tecnicamente si dice "sprouting", da germogliare). Quello che è importante sapere per noi fin dall'inizio è quindi che anche in età adulta vi è la possibilità di recuperare (nel caso del trauma) o di potenziare (nel caso del soggetto sano che si allena) determinate funzioni attraverso l'uso mirato. Ecco il punto fondamentale! L'uso specifico di particolari strutture del cervello viene spesso sottovalutato o ignorato, invece i dati sono ormai consolidati. Sembra incredibile, ma si creerebbero più modificazioni nel cervello con l'uso finalizzato e costante; di "carta e matita" o di esercizi psicomotori scelti, che con l'utilizzo di farmaci o di macchinari sofisticati cari all'immaginario collettivo. Traumatizzati cranici i cui familiari si preoccupano più del recupero fisioterapico che di quello cognitivo.
  • La Neuropsicologia si incarica di isolare e studiare le componenti delle varie funzioni cerebrali (percepire, organizzare movimenti, ricordare, parlare, leggere scrivere, prestare attenzione, riconoscere volti ecc..) in modo da poter in seguito accertare attraverso test opportuni quale funzione o parte di essa sia deteriorata o da potenziare, suggerendo l'opportuno trattamento.


Recupero Potenziamento e Prevenzione

 

  • Come ho accennato sopra i trattamenti neuropsicologici che sono indicati nel recupero in età evolutiva (ad es. disturbi di apprendimento, dell'attenzione ecc..) in età adulta (ad es. traumi cranici) negli anziani (ad es. contenimento malattie cerebrali degenerative) sono anche utilizzati nel potenziamento di soggetti normali (ad es. sportivi).
  • Sia per il potenziamento che per il recupero vi è una funzione che comunque deve essere messa in gioco: quella attentiva. Quindi prima di procedere cerchiamo di capire almeno parzialmente che cosa sia l'attenzione.

L'Attenzione:

  • Il termine generico di Attenzione ha ricevuto dalla fine degli anni `80 molte puntualizzazioni, tanto che tale termine da solo, oggi, non ha molto significato. In neuropsicologia si parla di Attenzione sostenuta, orientata spazialmente, focalizzata, selettiva, distribuita; l'Attenzione può distinguersi per modalità (visiva, uditiva, etc..), può essere volontaria od automatica, rivolta verso l'esterno o verso l'interno. La prima rassegna completa in italiano sull'Attenzione la troviamo in Umiltà [1994].
  • Mi preme sottolineare che tutte queste componenti attentive non sono frutto di speculazioni, ma di acute osservazioni sperimentali, fatte in ambito neuropsicologico, su pazienti lesionati e su soggetti normali utilizzando opportuni test. Inoltre, nel campo della riabilitazione, come è chiaramente riportato dal Manuale di Neuropsicologia a cura di F. Denes e L. Pizzamiglio [1996], i pazienti hanno ricevuto beneficio dal training di recupero solo ed esclusivamente quando questo teneva conto della distinzione gerarchica dei vari aspetti attentivi come sopra descritta (vedi Sohlberg M.M. & Mateer C.A. [1987]). Recenti ricerche sembrano confermare l'efficacia di questi tipi di training in molte patologie psiocomotorie e psicocognitive anche in età evolutiva.
  • Possiamo considerare l'attenzione come una funzione che regola l'attività dei processi mentali filtrando (a diversi livelli del processo) e organizzando le informazioni provenienti dall'ambiente allo scopo di emettere una risposta adeguata. Distinguiamo i vari tipi di attenzione facendo un esempio molto semplice: immaginiamo di essere in una piazza con molte confluenze stradali ad aspettare un taxi giallo, non sappiamo da dove potrà arrivare, perciò rimaniamo vigili su ogni possibile direzione. Questa disposizione si chiama di attenzione distribuita; in questa fase l'individuo controlla l'intero campo attentivo, in attesa di uno stimolo che provochi il Riflesso di Orientamento (Sokolov, 1973).
  •  Quando appare qualcosa, nel nostro caso, una macchina, la nostra attenzione si orienta verso l'oggetto, questo secondo tipo di processo è detto: fase di orientamento dell'attenzione (Posner, 1980). A questo punto dobbiamo decidere se la macchina che è entrata nel nostro spazio visivo è gialla ed eventualmente, se su questo giallo vi è scritto taxi; dobbiamo quindi focalizzare 1' attenzione su l'oggetto e selezionare gli indizi e le caratteristiche percettive necessarie per capire se l'oggetto corrisponde oppure no a quello cercato. Si sovrappongono in questo caso, due processi: quello di focalizzazione dell'attenzione e quello di selezione dell'attenzione .
  • L'attenzione inoltre può essere ancora distinta in automatica o volontaria (Turatto et Altri, 1999), rivolta verso l'esterno o verso l'interno. Per effettuare senza interruzione tutti questi processi bisogna essere svegli (Arousal) e avere una certa capacità di Attenzione Sostenuta.
  • Il Riflesso di Orientamento è automatico, ma se vogliamo mantenere attiva l'attenzione, ad esempio per approfondire ulteriormente lo stimolo dopo circa 250/300 ms. deve intervenire l'attenzione volontaria, in tal caso si può parlare anche di attenzione sostenuta.
  •  Nei bambini con deficit di attenzione,
  • sembra verificarsi un' incapacità di mantenere volontariamente l'attenzione sostenuta su qualcosa di poco stimolante per loro.
  • Da un punto di vista gerarchico sopra a questi sistemi appena descritti vi è una specie di "controllore" che decide se lasciare lavorare gli automatismi iper-appresi o controllarli volontariamente. Per meglio comprendere, pensiamo a quando guidiamo la macchina utilizzando automatismi iper-appresi e siamo in grado di sostenere discussioni anche molto articolate col nostro vicino di viaggio, però quando il traffico si fa caotico la visibilità scende e la strada si fa viscida, cessiamo di parlare e controlliamo di più gli automatismi cercando di essere consapevoli di quello che stiamo facendo.
  • E' la stessa situazione, di quando in Aikido gli attaccanti aumentano
  • ed incalzano, ma senza aspettare che "tori" abbia finito la tecnica, (che sia chiaro!). Le tecniche sono iperapprese e perciò automatizzate e così le angolazioni, la velocità e la distanza degli uké; appena si comincia a ragionare; senza farci più guidare solo dagli indizi esterni, perché la situazione arriva al nostro limite di controllo automatico; si comincia a perdere il ritmo a pasticciare ecc. Questo è l'intervento (sia nella guida difficile che nell'esercizio incalzante) di quel sistema che in Neuropsicologia viene definito Sistema Attentivo Supervisore (SAS).

Il SAS

  • è il modello che serve alle Neuroscienze per parlare delle operazioni di controllo, in genere, che esegue la nostra mente. Esso anatomicamente sembra collegato con la corteccia frontale (l'ultima struttura cerebrale a svilupparsi, la prima a deperire). Il suo cattivo funzionamento è all'origine di molte note patologie. Per quanto ci riguarda da vicino esso è implicato anche nell'apprendimento delle abilità motorie.
  • Quando si apprende un qualsiasi esercizio fisico e nel suo perfezionamento interviene il SAS che si dovrebbe disinserire quando vogliamo svolgere l'azione automaticamente. Immaginiamo, ad esempio, il tennista professionista che in partita deve usare il suo dritto in automatico, poi, in allenamento, continuerà a perfezionarlo, rallentando, scomponendo e prendendo coscienza dei minimi difetti attraverso il SAS.
  • Ecco perché come nel caso del kakarikeiko,
  • citato prima, è importante la fase dell'apprendimento (rallentando i movimenti, ma non spezzandoli, studiando bene gli spazi, le angolazioni, i movimenti minimi, i cambiamenti di ritmo ecc.) e non improvvisare subito movimenti veloci.
  • Tale sistema perciò, è quello che può definire più di ogni altro la distinzione tra uomo e animale in quanto favorisce e promuove: la presa di coscienza, l'apprendimento motorio complesso, l'apprendimento in genere, la pianificazione per il futuro, l'inibizione di azioni non volute, la concentrazione, la flessibilità e quindi la ricerca di soluzioni inaspettate nel contesto in cui si opera ecc. (ne parleremo come per l'attenzione in modo più approfondito in seguito perché sono aspetti che, per noi che facciamo Aikido, sono molto importanti).
  • Vediamo ora solo a titolo di esempio introduttivo ciò che collega il SAS come sistema di controllo alle emozioni. Per fare questo e rimanere nel campo dell'Aikido richiamo
  • quello che il M° Tada nel suo programma didattico indica come "controllo della sensibilità"
  • quando dice: noi dobbiamo accettare di sentire la paura (l'emozione in genere -nota mia), altrimenti è come essere uomini di bronzo (statue), l'importante però è controllarla.Il Sistema Attentivo Supervisore e le Emozioni Il SAS è molto sensibile alle emozioni tanto che può attivarsi quando non deve o disattivarsi quando invece dovrebbe esserci.
  • Esempio: Se dobbiamo passare su uno stretto sentiero di montagna inibiamo, tramite l'emozione, lo schema automatizzato del "camminare", per tenere ogni piccolo movimento sotto controllo. Finché procediamo anche maldestramente dove è naturale passare, tutto è normale, diventa problematico se l'inibizione dello schema è tale che ci ferma dove altri passano. Siamo in una situazione di "blocco" dovuta forse ad una emozione incontrollata che genera una risposta troppo forte del SAS.
  • Un secondo esempio, questa volta, di inattivazione da parte dell'emozione quando sarebbe necessario invece il SAS, è quello che si verifica quando apprendiamo un gesto motorio. In questo caso, dove il sistema di controllo e di feedback dovrebbe essere sempre presente, può succedere che presi dall'emozione perché osservati, "partiamo in automatico" con schemi rozzi, non ancora appresi, facendo gesti contrari o incoerenti rispetto alla rappresentazione interna che volevamo riprodurre. Lo stesso può capitare durante una interrogazione, un colloquio, ecc.
  • Credo che sia inutile chiarire ulteriormente il collegamento tra questo sistema e il "controllo dei sensi" del Maestro Tada, tanto appare chiaro dall'esempio appena fatto.
  • L'importanza dell'emozione come attivatore o disattivatore del sistema di controllo, quindi la necessità che l'emozione sia a sua volta controllata perché possa essere modulata nella sua espressione. L'altro parallelo molto "intrigante" è che la neuropsicologia promuove eesercizi per lo sviluppo e/o
  •  il rinforzo del SAS che sono molto simili a quelli che vengono
  • proposti nell'Aikido in questo caso soprattutto nella teoria dell'allenamento del Kinoremna o del Kakarikeiko.
  • I trattamenti attentivi sono tra i più potenti per il recupero del trauma e per il potenziamento di abilità anche sportive, la teoria gerarchica dell'Attenzione si individua anche nei vari aspetti dell'Aikido, per cui chi insegna Aikido, se conosce e se è consapevole della "potenza" dello strumento che sta utilizzando, può indirizzarlo abilmente a scopo per lo meno preventivo verso le popolazioni più a rischio (bambini, anziani, adolescenti con disturbo di attenzione, ecc....).
  • Oppure, nel caso della normalità, può privilegiare determinate funzioni e scegliere consapevolmente tra le numerose tecniche quelle da aggiungere alla lezione di base.