Segni ed espressioni

 

  • Oggi c'è notevole interesse per comunicazione non verbale , perché ci si rende conto che l'espressione corporea permette di raccogliere o di trasmettere una grande quantità di informazioni.
    Spesso il tono di voce o lo sguardo di una persona hanno un impatto maggiore delle parole che pronuncia. Se la madre lancia un'occhiata assassina al figlio è difficile far finta di niente. I bambini sono consci del linguaggio del corpo più degli adulti, a cui lunghi anni di scuola hanno insegnato a prestare attenzione alle parole e a ignorare l'espressione corporea. Qualsiasi intelligente studioso del comportamento umano sa che le parole possono essere usate per mentire.  Spesso le sole parole non permettono di capire se l'informazione trasmessa è vera o falsa. Questo è vero soprattutto per le affermazioni di carattere personale.  Spesso diciamo ciò che vogliamo che gli altri credano.  Il linguaggio del corpo invece, se l'osservatore lo sa leggere, non può ingannare. Una considerazione analoga vale anche per le affermazioni sulla propria capacità di risposta erotica. Quando dallo schema delle tensioni muscolari è evidente che una persona tiene dentro i suoi  sentimenti - natiche strette e nuca bloccata - è impossibile che abbia una vita sessuale "fantastica"; perché è incapace di lasciarsi andare a una forte eccitazione sessuale. Il corpo non mente. Anche quando una persona cerca di nascondere i suoi veri sentimenti con un atteggiamento posturale artificiale, il corpo smentisce la posa con lo stato di tensione che si viene a creare.  Nessuno è pienamente padrone del proprio corpo.  Il fatto di dire una bugia crea uno stato di tensione corporea che si riflette nella pressione sanguigna, nel ritmo delle pulsazioni e nella conduttanza elettrica della pelle.  Una tecnica più recente è quella dell'analisi della voce: il tono della voce e la sua sonorità riflettono tutti i sentimenti e le sénsazioni provate da una persona.  L'analisi della scrittura è un sistema ormai familiare per determinare i tratti della personalità. C'è addirittura chi asserisce di saper leggere il carattere da come uno cammina.  Se ogni aspetto dell'espressione corporea rivela chi siamo, senza dubbio il corpo intero deve raccontare la nostra storia in modo ancora più completo e più chiaro. Di fatto, reagiamo agli altri in base alla loro espressione corporea. Ci valutiamo l'un l'altro, continuamente, in quanto corpi, soppesando rapidamente la forza o la debolezza di una persona, il suo aspetto vitale o spento, l'età, la carica sessuale, eccetera. Spesso in base all'espressione corporea di una persona decidiamo se ce ne possiamo fidare, di che umore è e quali sono i suoi atteggiamenti di fondo verso la vita. I bambini, che hanno poco motivo di dubitare dei propri sensi, si fidano di queste informazioni piú degli adulti. In un'epoca come la nostra, in cui c'è una fortissima tendenza a manipolare il comportamento e il modo di pensare della gente con le parole e con le immagini, questa fonte d'informazione è di fondamentale importanza. Dal punto di vista biologico siamo provvisti di recettori a distanzi- orecchie, occhi e naso - che ci permettono di valutare una situazione prima di andarci a sbattere col naso. Se non ci fidiamo dei nostri sensi, miniamo la nostra capacità di sentire e di fare senso. Sentire un'altra persona è un processo empatico. L'empatia è una funzione dell'identificazione: vale a dire che, identificandosi con l'espressione corporea di una persona, è possibile sentirne il significato.  I sentimenti e le sensazioni di ciascuno sono privati, soggettivi.  L'altro sente quello che succede nel suo corpo: voi sentite quello che succede nel vostro.  Ma, dato che tutti i corpi umani sono simili nelle funzioni fondamentali, quando sono sulla stessa lunghezza d'onda possono entrare in risonanza. Immaginate di vedere una persona che ha il petto gonfio, alza le spalle e inarca le sopracciglia, e supponete di voler sapere cosa significa questo atteggiamento.  Assumete lo stesso atteggiamento: trattenete il respiro, alzate le spalle e sollevate le sopracciglia. Se siete in contatto con il vostro corpo vi accorgerete immediatamente di aver assunto un'espressione di paura.  Potrete anche sentirvi impauriti, o magari no: questo dipende dal fatto che l'atteggiamento evochi o meno una paura che è già in voi. Può anche darsi che, nonostante l'espressione di paura, l'altro non sia spaventato. Se non lo è, vuol dire che non è in contatto con l'espressione del suo corpo. Questo in genere succede quando un atteggiamento è stato mantenuto a lungo e si è ormai strutturato nel corpo.  Gli schemi cronici di autocontrollo e di tensione perdono la loro carica energetica e vengono rimossi dalla coscienza. il soggetto non li percepisce, non rientrano nel suo vissuto. L'atteggiamento del corpo diventa una "seconda natura" dell'individuo: allora diciamo che fa parte del suo carattere. Le nostre prime impressioni sono reazioni corporee che, centrando l'attenzione sulle parole e sulle azioni degli altri, tendiamo poi a ignorare. Parole e azioni sono soggette in larga misura al controllo volontario. Possono essere usate per trasmettere impressioni che contraddicono l'espressione del corpo.  Così un individuo la cui espressione corporea è di paura può agire e parlare da gradasso, atteggiamento 'con cui a livello dell'io si identifica di più che non con la paura manifestata dal corpo. In questo caso diciamo che quello cosciente è un atteggiamento di compensazione, cioè uno sforzo per superare la paura sottostante Così sappiamo che le labbra strette, premute l'una contro l'altra esprimono disapprovazione, la mascella protesa in avanti sfida e gli occhi spalancati paura.  Per convincerci della validità delle nostre interpretazioni possiamo comunque provare ad assumere queste espressioni. Stando in piedi, portate in avanti le natiche e contraetene i muscoli. Potete notare due effetti: uno, che la parte superiore del corpo tende ad accasciarsi intorno al diaframma e due, che nell'area pelvica lo schema della tensione è di contenimento, di «trattenere dentro". Il crollo è una perdita di statura corporea e perciò di autoaffermazione. Se fosse possibile visualizzare un essere umano con la coda, questo individuo avrebbe la coda tra le gambe. Un cane bastonato assume questo atteggiamento.  Penso che sia giustificato, allora, interpretare questa postura corporea come segno che il soggetto è stato picchiato, sconfitto o umiliato. L'atteggiamento di "tener dentro" viene sentito sotto forma di strettezza e costrizione delle aperture pelviche: anale, urinaria e genitale.  Molti studi psicologici hanno dimostrato che il crollo dell'io, accompagnato da un senso di umiliazione e di sconfitta, cui si aggiunge inoltre la tendenza a tener dentro i propri sentimenti, è tipico degli individui con tendenze masochistiche. Il passo successivo consiste nel porre in correlazione questa costellazione di tratti psicologici con un certo atteggiamento fisico. Spesso la lettura dell'espressione corporea è complicata dalla presenza di quelli che vengono definiti atteggiamenti corporei di compensazione. Un individuo che a livello corporeo rivela   ad esempio le natiche contratte  può invece adottare, nella parte superiore del corpo, un atteggiamento di sfida - mascella protesa in avanti, petto in fuori - per cercare di superare la remissività masochistica espressa nella parte inferiore.Analogamente un'aggressività esagerata potrebbe servire a coprire un'arrendevolezza e una passività di fondo.  La crudeltà potrebbe nascondere la sensazione di essere stati bastonati, un atteggiamento indifferente, insensibile potrebbe nascondere il tentativo di negare l'umiliazione subita. In questi casi il comportamento compensatorio richiama l'attenzione sulla debolezza che è destinato a nascondere. Non sono molte, nella nostra cultura, le persone libere dalle tensioni muscolari, che strutturano le loro reazioni e definiscono i ruoli che assumeranno nella vita.  Questi schemi di tensioni riflettono i traumi subiti durante lo sviluppo , rifiuto, deprivazione, seduzione, repressione e frustrazione , traumi che non tutti hanno provato con la stessa intensità. Per l'individuo questo schema diventa una seconda natura: non può cambiarlo, a meno che non recuperi la sua prima natura.  Lo stesso vale per tutti gli altri modelli di comportamento. L'espressione "seconda natura" viene spesso usata per descrivere atteggiamenti psicologici e fisici che, benché "innaturali", sono entrati talmente a far parte della persona da sembrare naturali. Il termine implica l'esistenza di una «prima natura" libera da questi atteggiamenti strutturati. Possiamo dire che è, a livello corporeo, l'assenza di tensioni muscolari croniche che limitano il sentire e il movimento e, a livello psicologico, di razionalizzazioni, negazioni e proiezioni. Definendola positivamente diremo che conserva la bellezza e la grazia di cui normalmente tutti gli animali sono dotati alla nascita.  È importante riconoscere la distinzione fra seconda e prima natura, perché troppe persone accettano come "naturali" le proprie tensioni corporee e le proprie distorsioni, non vedendo che appartengono all'ordine di una «seconda natura", che pare naturale solo a causa della lunga abitudine. È mia profonda convinzione che una vita sana e una cultura umana possano essere costruite solo sulla base della prima natura dell'uomo.