Spiritualità del Corpo

La spiritualità del corpo

 

Una spiritualità che ha divorziato dal corpo diventa un'astrazione, e un corpo cui è stata negata la sua spiritualità diventa un oggetto.

  • L'analisi olistica può essere un modo importante per accostarsi alla personalità e ai problemi dell'uomo dal punto di vista del corpo e delle sue funzioni.  Questo è necessario proprio perché la tendenza predominante nella cultura occidentale a far equivalere il corpo alla carne e la mente allo spirito.
  • La mente è stata di conseguenza considerata l'aspetto superiore dell'esistenza dell'uomo, mentre il corpo è stato relegato ad un ruolo inferiore e secondario.
  • Uno dei motivi a favore di tale atteggiamento sta forse nella stazione eretta assunta dall'uomo, che gli ha fatto innalzare la testa al di sopra del resto del corpo. Ma ci sono anche altre buone ragioni.
  • Il cervello umano è unico nel mondo animale. La capacità che ha l'uomo di ragionare e di pensare astrattamente ci incute ancora rispetto e timore. Era logico, pertanto, che l'uomo identificasse la sua mente con Dio. Quest'idea è espressa nella Bibbia. All'uomo era proibito mangiare il frutto dell'albero della scienza altrimenti sarebbe diventato come Dio, sapendo distinguere il bene dal male. Come tutti sappiamo, egli mangiò il frutto proibito. La conoscenza era così importante per lo sviluppo della civiltà che sembrava giustificabile negare la pretesa del corpo all'eguaglianza. Stiamo cominciando a scoprire che si è trattato di un grave errore. Benché il corpo dell'uomo abbia la stessa struttura di base di quello degli altri mammiferi, è anch'esso unico sotto alcuni importanti aspetti. L'uomo è il solo animale ad essere perfettamente bilanciato quando è in posizione eretta a causa dell'ingrandimento dei glutei. Così i vantaggi che gli sono derivati da questa posizione possono essere attribuiti almeno in parte al sedere. La posizione eretta ha portatola parte più vulnerabile del corpo umano (la parte tenera) faccia a faccia con il mondo. Così esposto, l'uomo sarebbe più consapevole dei sentimenti teneri e più capace di esprimere e ricevere amore. La mano dell'uomo si distingue non solo a causa del pollice che si può opporre alle altre dita. La sua sensibilità e flessibilità sono straordinarie. Osservando un concertista di pianoforte mentre suona, si può quasi avere l'impressione che le sue mani abbiano una vita propria. Alle mani, l'uomo deve la funzione molto sviluppata del tatto, che è tanto importante per poter afferrare la realtà.
  • Stiamo assistendo allo sviluppo di un rinnovato rispetto per il corpo, e ci stiamo lentamente allontanando dall'antica dicotomia che vedeva la mente e il corpo come entità separate e distinte. Il corpo e la mente vanno d'accordo, e lo sapevamo in realtà nel profondo del nostro essere.
  • C'è una mente che esista separata dal corpo o un corpo che non abbia una mente propria? La risposta è no. I Greci avevano una frase con cui esprimevano questo concetto: mente sana in corpo sano. Alla stessa stregua, una mente ottusa si accoppia ad un corpo fiacco, una mente sveglia ad un corpo animato. La spiritualità di una persona non è una funzione della sua mente soltanto ma del suo intero essere. Il sentimento della spiritualità, come qualsiasi altro sentimento, è un fenomeno corporeo. L'idea di spiritualità è un fenomeno mentale. Si tratta della stessa distinzione che abbiamo fatto precedentemente tra credenza e fede.
  • Tuttavia, dobbiamo riconoscere che l'idea e il sentimento non sempre coincidono, la mente e il corpo non sempre si accoppiano a livello superficiale. Una persona può impegnare la sua mente cosciente in un'attività che non coinvolge il corpo. Analogamente può eseguire un movimento del corpo senza che la mente cosciente non ne sia nemmeno consapevole. Sappiamo che essa può agire direttamente sul corpo e che il corpo può influenzare la mente. Reich ha realizzato la riconciliazione di questi due punti di vista della relazione tra corpo e mente, il dualismo superficiale e la sottostante unità, grazie al concetto dialettico che tiene conto sia dell'antitesi sia dell'unità di tutti i fenomeni psicosomatici. Il seguente diagramma dialettico mostra come avviene la riconciliazione: già o eccitazione carica tanto la psiche quanto il soma nello stesso tempo, ma in due modi diversi. Il soma risponde all'eccitazione con un'azione o un movimento. La psiche risponde creando immagini che possono essere consce o inconsce.  Se un individuo perdesse i contatti con i processi energetici del corpo sarebbe tagliato fuori da ogni consapevolezza della connessione esistente tra il nucleo centrale del suo essere e la superficie.  La psiche influenza il soma e naturalmente il soma può modificare i fenomeni psichici. Ma ad un livello più profondo non vi è né la psiche né il soma bensì soltanto un organismo unitario che ha nel suo nucleo centrale una sorgente di energia biologica. Il blocco ha anche l'effetto di separare e isolare il regno della psiche dal regno del soma. La nostra coscienza ci dice che ciascuno di essi agisce sull'altro, ma a causa del blocco non si estende abbastanza in profondità perché possiamo sentirne l'unità sottostante. In effetti il blocco crea una spaccatura nell'unità della personalità. Non solo dissocia la psiche dal soma, ma separa anche i fenomeni superficiali dalle loro radici nelle profondità dell'organismo e, dal punto di vista dell'esperienza, isola l'uomo dal bambino che era un tempo; cioè pone una barriera tra il presente e il passato.  A questa spaccatura non si può rimediare con la conoscenza dei processi energetici esistenti nel corpo. La conoscenza stessa è un fenomeno superficiale e appartiene al regno dell'ego. Bisogna avvertire la corrente e il percorso dell'eccitazione nel corpo. Ma per far ciò si deve abbandonare ogni rigido controllo del proprio ego in modo che le sensazioni profonde del corpo possano raggiungere la superficie. Sembra più facile di quanto non lo sia, dal momento che il controllo instauratosi aveva lo scopo di impedire che ciò accadesse.
  • Né il nevrotico né lo schizoide sono pronti a lasciar prendere alla vita il sopravvento. Troppa è la paura che hanno delle conseguenze e, in particolare, del senso di impotenza che si forma allorché si abbandonano il potere e il controllo. Per cedere, bisogna avere fede, ma la fede è l'elemento che manca a queste persone. In assenza della fede, si deve avere il controllo. Dobbiamo ricordare che tutti gli adulti sono passati per una fase di impotenza nell'infanzia e nei primi anni della fanciullezza. Se questa impotenza non fosse stata sfruttata e se la loro sopravvivenza non fosse stata minacciata, non avrebbero instaurato quel tipo di controllo da parte dell'ego che blocca una persona impedendole di sentire ciò che vi è nelle profondità del suo essere. Ma vivere solo in superficie è relativamente privo di significato e così tutti vogliono attraversare la barriera. Se non è disponibile nessun'altra via, si serviranno dell'alcol o delle droghe per arrivare a stabilire un qualche contatto, magari momentaneo, con la propria interiorità. In aggiunta alla paura dell'impotenza, vi sono altre paure che rafforzano la barriera. Le persone hanno paura di sentire la profondità della propria tristezza che in molti casi culmina nella disperazione. Hanno paura della propria rabbia, del panico o del terrore repressi. Queste emozioni represse stanno in agguato come demoni sotto la Barriera e abbiamo paura di affrontarle.  Rinunciare al controllo da parte dell'ego significa abbandonarsi al corpo nel suo aspetto involontario. Significa consentire al corpo di prendere il comando. Ma è proprio questo che alcune persone non sanno fare. Sentono che il corpo li tradirà. Non gli credono e non hanno fede in esso. Hanno paura che, se il corpo prenderà il sopravvento, denuncerà la debolezza, demolirà la presunzione, rivelerà la tristezza, e darà espressione alla rabbia che c'è in loro. Sì, il corpo farà tutto questo. Il corpo distruggerà la facciata che le persone erigono per celare in tal modo a se stesse e agli altri la loro vera personalità. Ma aprirà anche una nuova profondità dell'esistenza e aggiungerà alla vita una ricchezza in confronto alla quale tutto l'oro del mondo non è che un'inezia.
    Tale ricchezza è la pienezza dello spirito, che solo il corpo può offrire. Questo pensiero è nuovo, perché siamo abituati a pensare allo spirito come a qualcosa di separato dal corpo.
    Il corpo esiste come un oggetto materiale mentre lo spirito è una forza vivente che risiede nel corpo e lo usa per i propri fini.  Anche qui, abbiamo là stessa dicotomia che ci ha afflitti allorché abbiamo tentato di comprendere la relazione mente-corpo.
    Quale singolare malanimo costringe l'uomo a rivolgersi contro se stesso e a spaccare l'unità del suo essere in aspetti dissociati?
    Uno di questi fattori è la bramosia del potere, che è un attributo della personalità dell'uomo occidentale. Ma questa bramosia del potere è legata inestricabilmente alla ricerca della conoscenza e pochi di noi sono pronti ad abbandonare questa ricerca. La nostra sola speranza è di riuscire a temperare la scienza con la comprensione.
  • Carl Jung ci fornisce una interpretazione del rapporto esistente tra lo spirito e il corpo che evita la dicotomia. Egli dice: "Se siamo ancora presi dalla vecchia idea di un'antitesi esistente tra mente e materia, lo stato di cose attuale rappresenta una contraddizione intollerabile, che può persino dividerci contro noi stessi. Ma se possiamo conciliarci con la misteriosa verità che lo spirito è il corpo vivente visto dall'interno, e che il corpo è la manifestazione esteriore dello spirito vivente, dato che le due cose sono in realtà una cosa sola, allora possiamo comprendere perché avviene che il tentativo di trascendere l'attuale livello di coscienza debba dare al corpo quel che gli è dovuto.
    Vedremo anche che la fede nel corpo non può tollerare una visione che neghi il corpo in nome dello spirito"."
  • È evidente, da questa affermazione, che la cosiddetta vita spirituale è in realtà la vita interna del corpo contrapposta al mondo materiale che è la vita esterna del corpo. È ben noto che coloro i quali desiderano vivere più pienamente a livello spirituale si tagliano fuori in larga misura dal contatto con il mondo esterno. Schivandone i piaceri, sono stati in grado di concentrarsi più intensamente sulla vita interiore. D'altro canto quelle persone che indirizzano tutta la loro energia e i loro sentimenti sul mondo esterno perdono molto della loro vera spiritualità. Non è stato questo un grosso problema in passato quando i bisogni spirituali dell'uomo erano adeguatamente soddisfatti dalle religioni organizzate. È un problema grave oggi non solo perché la credenza nei dogmi religiosi è stata indebolita ma anche perché la gente, nella nostra cultura, è andata coinvolgendosi sempre più profondamente nel mondo materiale. Per riempire il vuoto spirituale della cultura occidentale, la gente si volge sempre più alle filosofie dell'oriente.  Scrivendo nel 1932, quando questo movimento di massa era ancora poco evidente, Jung disse: "Ma dimentico che non ci rendiamo ancora conto che, mentre stiamo sconvolgendo il mondo materiale dell'Oriente con la nostra produttività tecnica, l'Oriente con la sua produttività psichica sta sconvolgendo il nostro mondo spirituale.  Non c'è mai passato per la testa finora che, mentre stiamo sopraffacendo l'Oriente dal di fuori, l'Oriente può stringere la presa su di noi dal di dentro".
    Se una constatazione e un pensiero del genere erano insoliti quando Jung li espresse, non lo sono di certo oggi. L'influenza del pensiero orientale sui giovani è diffusa ma altrettanto estesi sono gli effetti distruttivi che questo pensiero ha prodotto, in special modo con la diffusione della droga.
    Dal punto di vista dei mondi interiore ed esteriore, l'Oriente e l'Occidente hanno rappresentato due diversi modi di atteggiarsi nei confronti della vita. Per ragioni che non possono essere pienamente chiarite a causa della natura complessa della situazione, ma che hanno assai probabilmente a che fare con la sovrappopolazione e con un rigido sistema di classe o casta che non ha consentito alcuna mobilità verso l'esterno, l'Oriente si è volto all'interno ad esplorare la vita spirituale della persona. La maggiore mobilità della cultura occidentale ai suoi inizi, dovuta in gran parte ad una frontiera in espansione, ha consentito all'uomo occidentale di volgersi all'esterno e di esplorare lo spazio e la natura. Era inevitabile che quando queste due grandi culture si fossero incontrate, ciò avrebbe prodotto una reciproca fecondazione di idee. Stiamo assistendo oggi a quest'incontro, ma finora abbiamo solo un amalgama e non una sintesi.
    L'Oriente è affamato della produttività tecnologica dell'Occidente. Sta assorbendo l'abilità tecnica occidentale a un ritmo che sorpassa l'immaginazione. Il Giappone oggi è il paese industriale più avanzato del mondo. La velocità con la quale i Cinesi si sono impadroniti della tecnica della fissione e della fusione nucleare e hanno proceduto alla produzione di missili balistici intercontinentali, ha sbalordito gli scienziati occidentali. Ma in Giappone, dove possiamo osservare gli effetti, vediamo che il progresso tecnologico di quel popolo viene compiuto a spese della vita interiore. I Giapponesi stanno americanizzandosi, adottando i nostri modelli e i nostri valori e trascurando le loro tradizioni. I beni di consumo , la musica rock la moda  interessano i giovani e il denaro o il potere economico sono diventati il criterio per identificare lo stato sociale delle persone.
    Ma noi siamo forse diversi? diventato di moda fare gli esercizi yoga, new age, Shiatsu mostrare la propria familiarità con i concetti zen o seguire un guru.
    Mentre da un lato in queste pratiche c'è molto di valido, quello che vediamo è una miscellanea, non una integrazione di idee e di valori.
    Il distogliersi dal mondo esterno non è la vera via verso la spiritualità per l'uomo occidentale più di quanto l'abbandonare la propria spiritualità non lo sia per la realizzazione dell'uomo orientale.
    Sinché persiste la dicotomia tra interno ed esterno, o tra la mente e il corpo, l'uomo si vedrà negata la piena realizzazione del suo potenziale di essere senziente.
    L'affermazione di Jung o il pensiero di Ueshiba  che la riconciliazione tra lo spirito e il corpo non può esser raggiunta negando il corpo in nome dello spirito significa anche che è egualmente dannoso negare lo spirito in nome del corpo. In realtà facciamo entrambe le cose.
  • Nelle nostre gare sportive rendiamo omaggio al corpo despiritualizzato e nelle scuole e negli uffici rendiamo omaggio alla mente disincarnata.
    Per cultura gli Orientali mostrano una considerevole difficoltà nel mostrare o esprimere quanto sentono, anche se i loro sentimenti sono relativamente più vicini alla superficie che nella maggior parte degli occidentali.
    Per un orientale mostrare i propri sentimenti già da bambini comporta che essi siano svergognati.
    Infatti la loro impassibilità nell'atteggiamento è nota da tempo.
    Benché la manifestazione aperta del sentimento fosse scoraggiata a casa, non vi era mancanza d'affetto, di calore e di comprensione tra i membri della famiglia.
    Per l'alta densità della popolazione e per l'abitudine di vivere vicini propria dei paesi orientali, l'inibizione dell'espressione può essere un adattamento culturale necessario per difendere l'intimità.
    L'Orientale è attratto dai sistemi occidentali non solo per la sua ammirazione nei confronti della produttività tecnologica, ma ancor di più, credo, per il desiderio di conquistare il senso di individualità e di libertà di auto-espressione che offre la cultura occidentale.
    In compagnia degli Occidentali, sperimenta come un ostacolo il proprio blocco nell'espressione dei sentimenti e si sente limitato.
    Individualità significa espressione di sé, che significa a sua volta espressione aperta del sentimento. D'altro canto la libertà di auto-espressione rappresenta una promessa relativamente priva di significato se i sentimenti di una persona sono stati repressi e non sono disponibili per essere espressi. Una individualità che non sia imbevuta di un profondo sentire è soltanto una facciata, un'immagine dell'ego.
    Noi occidentali siamo eccezionali negli imballaggi, e se l'Oriente compra i nostri prodotti (individualità di massa), fa un cattivo affare, avendo scambiato l'apparenza per la sostanza.
    Nei suoi sforzi verso l'individualità, l'Orientale deve stare attento a non sacrificare i propri sentimenti per una immagine dell'ego.
    Il sentimento è la vita interna, l'espressione è la vita esterna.
    Se la questione viene posta in questi semplici termini è facile vedere come una vita completa richieda una vita interiore fiorente (ricca di sentimento) e una vita esteriore libera (libertà di espressione).
    Nessuna delle due cose da sola può soddisfare pienamente. Prendiamo ad esempio l'amore. Il sentimento dell'amore è un sentimento ricco, ma l'espressione dell'amore in parole o in atti è una gioia immensa.
    Vi è una grande differenza tra la spiritualità dell'uomo apportatore di umano calore, di comprensione e di simpatia per il prossimo e la spiritualità dell'asceta che vive nel deserto o si confina in una cella.
    Una spiritualità che ha divorziato dal corpo diventa un'astrazione, e un corpo cui è stata negata la sua spiritualità diventa un oggetto.
    Quando parliamo di spiritualità e di vita interiore, non stiamo forse parlando del sentimento dell'amore che unisce l'uomo all'uomo, ad ogni forma di vita, all'universo e a Dio?
    Eppure molti non vedono il problema in questi termini. Sono disposti a considerare l'amore per Dio un sentimento spirituale mentre ritengono che l'amore per la donna sia un sentimento carnale.
    Nel primo caso il sentimento d'amore è astratto dall'oggetto, mentre nel secondo caso è posto in relazione diretta con l'oggetto.
    Un amore astratto può essere amore puro perché non è contaminato da alcun desiderio carnale, ma come un'idea pura che non ha carica emotiva, non ha alcuna importanza nei confronti della vita.
    Quando l'amore in Dio non viene manifestato anche nell'amore per il prossimo ' ivi incluso il sesso opposto, e per tutte le creature viventi, non è vero amore.
    E quando l'amore non viene espresso in azioni e comportamenti, non è vero amore ma un'immagine dell'amore.
    L'astrazione ha con la realtà il medesimo rapporto dell'immagine speculare con l'oggetto che si trova di fronte allo specchio. Sembrano simili ma non lo sono certamente al tatto.
    Queste considerazioni ci obbligano a dare uno sguardo ai problemi in modo dialettico e in termini di energia. Ogni impulso può essere considerato come un'onda di eccitazione che comincia in un centro dell'organismo (Tanden) scorre lungo un percorso determinato, che rappresenta la mira, verso un oggetto del mondo esterno che rappresenta il traguardo. Ma è anche vero che ogni impulso è una espressione dello spirito umano, perché è lo spirito che ci muove. Esso, tuttavia, non ci muove in una sola direzione. Gli impulsi fluiscono verso l'alto in direzione della testa e anche verso il basso in direzione della parte terminale o coda. Quando la corrente di sensazioni va in direzione della testa, il sentimento ha un carattere spirituale. Ci sentiamo sollevati ed eccitati. La corrente verso il basso ha un carattere sensuale o carnale, perché questa direzione porta la carica nel ventre e verso terra, facendoci sentire rilassati, radicati e con un senso di liberazione.
    La vita umana pulsa tra i suoi due poli, uno collocato all'estremità superiore del corpo o testa e l'altro all'estremità inferiore o coda. Possiamo assimilare il movimento verso l'alto al protendersi verso il cielo, e il movimento verso il basso allo scavare nella terra. Possiamo paragonare l'estremità superiore o testa con i rami e le foglie di un albero, e l'estremità inferiore o coda con le radici. Poiché il movimento verso l'alto va in direzione della luce e quello verso il basso in direzione dell'oscurità, possiamo mettere la testa in relazione con la coscienza e la coda o la parte terminale con l'inconscio.
    La pulsazione e la relazione esistente tra i poli possono essere mostrate schematicamente in termini di corpo ovvero dialetticamente.
    Nel corpo queste due direttrici del flusso si trovano nel movimento della corrente sanguigna, che dopo aver lasciato il cuore scorre verso l'alto attraverso l'aorta ascendente e verso il basso attraverso l'aorta discendente.
    Normalmente la corrente di sangue nelle due direzioni è equilibrata, ma una direzione o l'altra possono predominare in certe situazioni. Conosciamo bene il fenomeno per cui il sangue va alla testa quando ci si arrabbia e il vigoroso afflusso verso il basso nell'eccitazione genitale.
    Sappiamo che, se un'eccessiva quantità di sangue lascia la testa, si provoca una perdita di coscienza.
    Se possiamo Concepire il corpo come diviso nella sezione mediana da un anello di tensione nell'area diaframmatica, i due poli diverranno due campi opposti anziché essere i due poli di un'unica pulsazione che si muove in entrambe le direzioni simultaneamente o i punti terminali di un'oscillazione pendolare che si muove tra di essi.
    Ora, è un fatto che una certa misura di tensione diaframmatica esiste nella maggior parte delle persone in relazione alla perdita di sensazioni e sentimenti nel ventre o hara, dovuta alla costrizione della respirazione addominale profonda.
    È anche vero che un certo grado di "scissione" è presente nella maggioranza delle persone nella società occidentale.
    L'effetto di questa scissione o dissociazione delle due metà del corpo è la perdita della percezione dell'unità.
    Le due direzioni opposte del flusso di corrente diventano due forze antagoniste.
    La sessualità verrà in tal caso avvertita come un pericolo nei confronti della spiritualità così come, la spiritualità verrà considerata come una sorta di negazione del piacere sessuale.
    Alla stessa stregua, tutte le altre coppie antitetiche di funzioni sono viste in conflitto anziché in armonia tra loro.
    Il sentimento della fede è il sentimento della vita che scorre nel corpo da un capo all'altro, dal centro alla periferia e viceversa. Allorché non vi sono blocchi o costrizioni a disturbare e alterare il flusso, l'individuo si sente come una unità e come una continuità.
    I diversi aspetti della sua personalità sono integrati, non dissociati.
    Non è una persona spirituale in opposizione ad una persona sessuale, e nemmeno è sessuale il
    sabato sera e spirituale la domenica mattina.
    Non parla due linguaggi diversi.
    La sua sessualità è un'espressione della sua spiritualità perché è un atto d'amore.
    La sua spiritualità ha un sapore terreno; è lo spirito della vita che egli rispetta nel modo in cui si manifesta in tutte le creature terrestri.
    Non è un essere in cui la mente domina il corpo né è un corpo senza mente. È una persona che pone mente, al proprio corpo.
    E altrettanto importante, però, il suo senso di continuità. Deriva dal passato, esiste nel presente ma appartiene al futuro.
    Quest'ultimo pensiero può sembrare strano a coloro che seguono l'attuale modo di pensare secondo cui conta soltanto il momento contingente.
    Ma la vita è un processo continuo, un dischiudersi continuo di possibilità e potenzialità che sono nascoste nel presente.
    Senza un po' di speranza nel futuro e di coinvolgimento nell'avvenire la vita di una persona giungerebbe a un punto morto, come accade alle persone depresse.
    Biologicamente, ogni organismo e legato al futuro per mezzo delle cellule germinali che reca nel suo corpo.
    Il senso di continuità è anche orizzontale. Siamo collegati energeticamente e metabolicamente con tutte le cose presenti sulla terra, dai lombrichi che smuovono il terreno arieggiandolo agli animali che ci provvedono del cibo quotidiano. Il fatto di sentire questo senso di connessione e di agire in armonia con esso è il segno dell'uomo di fede, dell'uomo che ha "fede nella vita".
    La sua fede è forte quanto la sua vita perché è l'espressione della forza vitale che vi è nella persona.
    Coloro che hanno una fede autentica si distinguono per una qualità che noi tutti riconosciamo.
    Ed è la grazia. Una persona che ha fede è aggraziata nei suoi movimenti perché la sua forza vitale scorre con naturalezza e liberamente attraverso il corpo. È aggraziata nelle maniere perché non resta appesa al proprio ego o al proprio intelletto, alla propria posizione o al proprio potere.
    È un tutt'uno con il corpo e, attraverso il corpo, con la vita intera e con l'universo. Il suo spirito è illuminato e risplende della fiamma intensa della vita che c'è in lei. Ha un posto nel proprio cuore per ogni bambino, poiché questi rappresenta per lei il futuro. Ed ha rispetto per "gli anziani" perché sono la sorgente della sua esistenza e il fondamento della sua saggezza.