Sviluppo della Velocità

 

 


  • La velocità è una dote naturale più che un frutto dell'educazione. Un individuo nasce con muscoli capaci di sviluppare velocità. Spesso si definisce tale muscolatura con il termine di contrattone rapido, quantunque i veri esperti di scienza sportiva preferiscano l'altro termine glicolitico rapido. Ciò significa che, quando al muscolo è richiesto uno sforzo al massimo della capacità, le sue fibre utilizzano rapidamente la sostanza di base fornitrice di energia. Ne deriva che la capacità dei muscoli di compiere uno sforzo sostenuto è assai limitata  probabilmente nell'ordine di 30-40 secondi per un gruppo muscolare più importante. Le fibre ad azione rapida, inoltre, debbono ricevere uno speciale impulso nervoso che verosimilmente è più perfezionato in alcuni individui piuttosto che in altri, accrescendo così il dono naturale della velocità. Ben prima che un individuo abbia raggiunto un livello tale da poter desiderare di conseguire prestazioni di alto livello, gli riuscirà chiaro se possiede o no questo dono. Esso è sicuramente riconoscibile nei bambini di 8-10 anni, e a quest'età essi hanno di solito già dimostrato la loro naturale abilità in qualche sport basato sul rapporto velocità/potenza. Istruttori ed allenatori sono tutti ben consapevoli che la maggior parte degli sport richiedono la stessa, basilare capacità di essere veloci. Anche troppo spesso, il miglior calciatore è il miglior atleta, il miglior giocatore di pallacanestro, e così via, e moltissime specialità sportive fanno a gara per attirare la stessa persona. Questa dote naturale, tuttavia, non è necessaria per quegli sport basati sulla resistenza, come il fondo, il mezzo fondo o lo sci di fondo, o per quelli basati sulla forza, come il sollevamento pesi. Anche se la maggior parte di coloro che operano nel campo dell'allenamento sportivo sono d'accordo sul fatto che la velocità è una dote con la quale si nasce o no, ciò non vuol dire che essa non possa essere sviluppata con l'addestramento. Un individuo nasce con un potenziale massimo di velocità e solo tramite un allenamento programmato tale potenziale può essere completamente realizzato, anche se l'atleta dev'essere incoraggiato ad accettare il presupposto che è quasi impossibile sviluppare il potenziale estremo. In qualsiasi momento della carriera sportiva, lui o lei deve essere sempre convinto di poter compiere movimenti più rapidi. Infatti questa è la filosofia di fondo di tutti coloro che operano in campo sportivo - la prestazione massima è sempre "appena dietro l'angolo".


L'importanza primaria della velocità delle gambe

  • Per la velocità, vi sono notevoli effetti dovuti a componenti trasversali. Se uno diventa più robusto, più potente e più agile, quasi certamente verrà aumentato il potenziale della velocità. In particolare, è il caso della capacità fondamentale di correre alla massima velocità, ovverosia lo sprinting. Mentre la rapidità di movimento degli altri arti è fondamentale solo per alcuni sport, la capacità di correre a tutta velocità è un fattore chiave per la maggior parte di essi. Certo, la velocità può essere richiesta soltanto per brevi percorsi, come nel calcio, nell'hockey, nella pallacanestro, o anche per raggiungere la posizione per schiacciare una palla su un campo da tennis; ciononostante, la velocità delle gambe è essenziale in ogni sport che implichi l'uso dei piedi. La si può impiegare per modificare il ritmo della corsa o la direzione di questa, accorgimenti che i vèri atleti usano per arrivare un passo avanti agli avversari. Tali movimenti esigono che i muscoli lavorino in modo poderoso; i termini azione esplosiva ovvero azione di muscoli esplosivi sono usati spesso in questo contesto. L'azione esplosiva richiede all'atleta di approfittare dell'elasticità dei muscoli, termine questo che probabilmente è il più usato dagli esperti di scienza sportiva.


Il meccanismo dello sprint

  • In termini puramente fisici, la potenza è il ritmo col quale viene svolto il lavoro. Essa introduce sia un fattore di forza che un fattore tempo. Più grande è la forza e/o più piccolo è l'intervallo di tempo, maggiore è il fattore potenza. In parole semplici, l'atleta deve impiegare la massima forza nel più, breve tempo possibile. In anni recenti, la migliore conoscenza della potenza e del modo di accrescerla ha messo in grado chi è impegnato nelle specialità sportive basate su di essa di raggiungere prestazioni di livello significativamente più alto.
  • Lo sprinting è una corsa sotto sforzo totale, che richiede un apporto immediato di glicogeno, per la durata di circa 30-40 secondi. Dopo tale periodo le riserve di energia per questo tipo di sforzo si esauriscono, i muscoli accusano la stanchezza ed il livello di attività deve essere ridotto.
  • In termini di biomeccanica, lo sprinting è il risultato combinato della velocità delle gambe (ritmo) e della lunghezza del passo. Diverse variabili influiscono sulla capacità di scattare. Tutti i fattori, tranne la capacità innata, sono suscettibili di addestramento e reagiscono ad un allenamento efficace. Il miglioramento di una qualsiasi delle variabili senza che esso comporti il peggioramento di una delle altre, darà come risultato uno scattista più veloce.

Incremento della velocità di sprint

 

  • Sono assai poche le persone, a parte quelle direttamente interessate od operanti nel campo degli scattisti di atletica leggera, che impiegano più di tanto nel cercare di migliorare questa capacità. Una quantità di società sportive molto affermate e di atleti di successo si sono serviti di allenatori per lo sprint, allo scopo di incrementare questa qualità essenziale. Ad esempio, Boris Becker assunse Frank Dick, allora allenatore principale dell'atletica inglese, perché lavorasse sulla sua velocità ed agilità sul campo da tennis. Non tutti i fattori allenabili rappresentano componenti isolate della velocità. Ad esempio, il training studiato per concentrarsi sull'abilità può influire sul rilassamento; allenarsi per la forza può avere un effetto indesiderato sull'agilità. Infatti l'atleta deve essere reso consapevole del tremendo effetto trasversale di tutti i fattori 'S'.
  • Inizialmente, l'allenatore, o chi viene allenato, deve considerare la motivazione come fattore primario per l'incremento dello sprinting. Il modo migliore consiste nel porre un gruppo di atleti in una situazione agonistica sulla distanza di circa 50 metri, e fargliela correre da sei a dieci volte, con un intervallo dedicato al recupero totale. Per rendere la competizione più impegnativa, il vincitore di ciascuna corsa viene penalizzato con lo svantaggio di un metro.
  • Altre pratiche per incrementare la velocità implicano il permesso dato all'atleta di sperimentare una velocità di corsa maggiore di quella che lui o lei potrebbero sviluppare senza aiuto. Pratiche che comprendono lo scattare rapidamente giù per un leggero pendio con la gravità che aiuta la velocità delle gambe; o il farsi trainare da una bicicletta o da una motocicletta (facendo grande attenzione) per mezzo di un'imbracatura. Un ulteriore sistema utilizza un congegno elastico per la corsa, che può essere impiegato in due modi diversi. Il rimo consiste nell'ancorare un robusto cavo elastico intrecciato lungo 20 m, di solito facendone tenere il capo da un partner. Quindi l'elastico viene tirato al massimo, e a questo punto l'atleta scatta in linea retta verso il punto di ancoraggio.La potenza del partner, applicata ad un sistema di pulegge, consente un'accelerazione maggiore aiutando a vincere l'inerzia del corpo. II secondo metodo consiste nell'improvvisare un congegno fisso usando lo stesso cavo elastico ritorto. L'elastico viene legato alle scarpe e quindi  messo in tensione quando viene tirato verso il pavimento dall'allungamento del cavo stesso. Funziona in maniera opposta a quella dell'imbracatura, mediante la resistenza, dato che i muscoli delle cosce devono tirare su le gambe contrapponendosi alla resistenza dell'elastico che le tira indietro.


Velocità e resistenza alla velocità

  • Bisogna rilevare che, quando si cerca di migliorare la capacità di sprint, occorre applicare il principio dell'attività intermittente, lasciando ai muscoli in movimento il tempo sufficiente per recuperare prima di una ulteriore fase di sforzo. Sono necessari parecchi minuti per un completo recupero, anche per scatti brevi. Quando non è possibile il recupero completo, la sessione dovrà trasformarsi per trattare un aspetto specifico di resistenza, frustrando così l'intento iniziale che era quello dell'accrescimento della velocità. Molti allenatori, in particolare quelli che si occupano di giochi di squadra, confondono velocità e resistenza alla velocità. Anche se entrambe sono necessarie per riuscire, queste due componenti non possono essere allenate contemporaneamente. Vi si oppone la legge biologica che regola l'afflusso di energia.
  • Uno dei maggiori ostacoli che si incontrano d'inverno nell'emisfero settentrionale, quando si cerca di sviluppare la velocità, è costituito dalle condizioni meteorologiche. Troppo spesso gli atleti devono continuare a muoversi per mantenere la temperatura corporea, favorendo in questo modo lo sviluppo della resistenza piuttosto che quello della velocità. Per tale ragione molti scattisti delle regioni a clima temperato trascorrono gran parte dell'anno in paesi più caldi, dove il bel tempo non soltanto rende agevole lo sprint, ma stimola anche l'epifisi. Questa ghiandola ha un effetto depressivo sull'ormone della melatonina che, a sua volta, stimola positivamente la velocità e la potenza dei muscoli. Tale effetto può essere stimolato anche da un intenso spettro luminoso artificiale. Molti allenatori, inoltre, hanno la cattiva abitudine di instillare nei loro atleti quella che può essere definita la `sindrome della medicina sgradevole: "Non ti è di alcuna utilità se non ti fa soffrire". Raramente delle sessioni di puro sprinting provocano sofferenza, mentre le sessioni di resistenza alla velocità, se svolte correttamente, sono sempre ingrate.
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