Temperamento

 

  • Tempo fa una signora mi chiedeva se la pratica dell’ aikido avrebbe potuto dare più sicurezza al suo bambino, in quanto insicuro, indeciso, e un po mammone
  • Una altra mi chiese se l’aikido potrebbe infondere nel figlio quella disciplina che sembra mancargli, diceva : “sembra che gli interessi solo comprare di marca e vestire alla moda. 
  • Tempo dopo, una altra mi chiese se la pratica dell’ aikido avrebbe fatto dimagrire il bambino perche sovrappeso, in quanto ingordo di Brioscine e cioccolate.
  • Un altro ragazzo sui 20 anni invece mi chiese se la pratica dell’ Aikido “ lo avrebbe aiutato a definire la muscolatura, visto che il medico gli aveva per motivi di salute assolutamente vietato la pratica del body Building .
  • Per le risposte, tra l’altro banali, per chi ha un minimo di infarinatura di psicologia,  mi avvarrò degli studi psicoanalitici di Freud e Froom.

Cosa è successo a questi ragazzi durante la formazione della loro personalità?
 
  • L'individuo, scagliato con la nascita nel mondo, porta con sé tutto il suo bagaglio innato.
    E così il "nuovo nato" emerge alla vita in modo completo: un seme ancora biologico che deve tuttavia adattarsi al mondo tramite una nuova nascita, quella della relazione e del rapporto con l'esterno.  Egli deve, infatti, crescere e occupare un suo spazio, acquistando l'unità con se stesso e con gli altri, orientandosi in modo produttivo verso la vita e sperimentandola personalmente. Anche dall'impatto di questa seconda nascita, di ordine spirituale, sociale e affettivo, dipenderà la finalizzazione delle proprie potenzialità che potranno strutturare un Io che gradualmente avanzi verso la maturità non solo fisica, ma anche intellettiva, affettiva e psichica.
    Se l'esperienza sarà stata inadeguata, assisteremo all'arresto dello sviluppo a una fase primitiva.  In tal caso il soggetto rimarrà ancorato (fissazione) a uno degli stadi denominati da Freud "pregenitali" oppure assumerà un orientamento definito da Fromm "non produttivo".
  • Nell'elencare i suoi orientamenti, Fromm abbraccia la tesi di Freud riguardante gli stadi pregenitali, orale e anale, nei quali l'individuo si staticizza perché ha subito delle frustrazioni; ma tenta anche di dare una visione più ampia esaminando il soggetto nel suo contesto socioculturale e nell'appropriatezza storica in quanto frutto anche della società cui appartiene.  In questo senso Fromm non si ferma solo sulle sofferenze infantili prenatali, perinatali o postnatali, ma analizza i traumi, a volte maggiori, provocati da una società che fonda il proprio scopo di vita sull'avere più che sull'essere.
  • Il risultato di ciò è un individuo che può bruciare la sua produttività e che si rivela incapace di dare un contributo corretto allo sviluppo della collettività in quanto ha puntato la propria saturazione in forme egocentriche e individualiste.
  • Per l'uomo tuttavia vi sono poche possibilità di scelta, peraltro condizionate dall'influenza ambientale e dai cambiamenti socioculturali. Lo "stile di vita" che ognuno di noi assume è frutto dell'esperienza familiare prima e sociale poi.
  • Se tale impatto sarà stato felice, il suo orientamento verso la collettività sarà positivo; al contrario laddove l'esperienza avrà gelato il seme, la produttività sarà inibita.
  • A condizionare le nostre scelte, dice Fromm, concorrono quindi anche agenti esterni quali società, cultura e famiglia. L'interferenza che esse esercitano sull'educazione dell'individuo può smorzare le qualità temperamentali innate e strutturare così un carattere condizionato e, a sua volta, condizionante.
  • Il soggetto perde la spontaneità a causa dello sforzo che deve operare per costruire e sostenere una "maschera". Non a caso sono in aumento l'obesità, come risposta a un'insoddisfazione motivazionale, e alcune precoci nevrosi depressive; oppure la noia che sembra essere la malattia d'oggi, a compensazione di una vita alienata.
  • L'individuo, satollo di cibo fisico, sembra, oggi più che mai, affamato di cibo affettivo, per cui è alla ricerca di compensi per una non avvenuta sazietà affettiva attraverso la "spazzatura del mercato consumistico".
  • È come se, non potendo irrobustire lo spirito e sentendosi fragile nel pensiero, carente nell'autonomia e povero nell'esperienza, egli tenti di compensare tali deficit con l'ostentazione di una sicurezza basata sull'avere oppure sul raggiungere una robustezza fisica (vedi il caso dei bodybuilder).
    L'Io, così intrappolato, è incapace di autogestione per cui gli è difficile proiettarsi verso scelte emancipatorie. La stessa socializzazione, la spontaneità, l'affettività e l'intelligenza soffrono di dipendenza dagli eventi esterni. L'insicurezza fa da perno in ogni attività e diventa filo conduttore della personalità. Atteggiamenti, gestualità e movimenti sono condizionati dall'inerzia e da un lasciarsi condurre anche se, a volte, l'invadenza, aggressiva o spavalda, funge da compensazione. L'ingordigia che si traduce nell'avere tutto e subito rende "obesi" anche mentalmente, priva di slancio e ci rende attivi solamente quel tanto che basta per "sentirsi vivi". Il bisogno di soddisfazione è basato sull'immediato e, finita la poppata, si torna a ad attendere l'ora della successiva quasi fossimo condizionati da una sorta di istinto di sopravvivenza.
  • Sembra questa una delle caratteristiche del mondo attuale dove l'iper-protettività va a smorzare la costruzione dell'identità personale, della conquista di un Io autenticamente libero e autonomo, rafforzando invece il bisogno continuo di soddisfazioni gratuite. Mai come oggi, infatti, soprattutto i giovani dimostrano fragilità nel superare frustrazioni e nell'assolvere compiti di responsabilità.
  • A questa forma rinunciataria si associa poi un'altra dinamica abbastanza frequente: la rottura della comunicazione con il mondo esterno attraverso chiusure egoistiche e narcisistiche tipiche di chi non ha nulla da dare e nulla da prendere.
  • Preoccupato solo di contemplare se stesso,insofferente a ogni forma di disciplina, il ragazzo instaura una resistenza o una reattività verso la relazione: i rapporti vengono interrotti o frantumati da sentimenti di ostilità poiché gli altri sono stati recepiti, a ragione o a torto, come espropriami e sentiti come modelli insicuri sui quali egli non ha potuto costruire la propria stabilità.
    La nostra società sembra essere impostata sull'insicurezza esistenziale, riuscendo a trasmettere solamente un vissuto routinario e proiettando sulla gioventù un'ansia nevrotica comunemente definita "crisi esistenziale" o socioculturale.