BENVENUTI

AL SITO DELL'  AIKI  DOJO  SHIZENTAI   di

LAURIA  (PZ)    SCALEA   (CS)  

diretti da

FIORDINEVE  COZZI  6°Dan  Shihan  

  

 

Foto di archivio, e più recenti in posa con il Maestro Tada .

Egli Vive ed insegna a Tokyo, e viene in Italia più volte l’anno, in qualità di direttore didattico dell Aikikai d Italia, associazione da lui fondata, per insegnare, dal lontano 1964, nonostante suoi 90 anni.  

È nato a Tokyo nel 1929 da una famiglia appartenente ad una nobile famiglia Samurai, il nonno era infatti  Vice-Presidente del Consiglio Privato dell'Imperatore, ed è stato Allievo del fondatore dell’ Aikido, O sensei Morihei Ueshiba.

Studiare diligentemente sotto la guida di maestri cosi illustri è davvero determinante, ma lo ancor di più regalandosi il tmpo per apprendere. 

Purtroppo il mondo corre sempre più velocemente, ma lo zen insegna che la qualità non è mai un prodotto della fretta 

 

 

 

 


 

EMOZIONE E SENSAZIONE 

  • L'immagine del movimento rispecchia l'armonia o la disarmonia interiore. Irregolarità nel ritmo e nel tempo indicano labilità, un movimento spezzato indica un'alterazione. Da ciò possiamo trarre l’insegnamento che
  • ogni sensazione e ogni emozione sono la conseguenza di un rapporto intenso fra noi e una situazione, un oggetto, un desiderio.
  • Senza questa relazione, situazioni, oggetti, desideri non ci toccano. Esiste una grandissima differenza fra sensazione ed emozione, ma al riguardo, purtroppo, la gran parte delle persone non fa alcuna distinzione. Sensazione è tutto ciò che percepiamo attraverso le impressioni sensoriali. Dall'esterno ci giunge la sensazione di freddo o di caldo, di forma e qualità di una figura, la sensazione di un odore o di un sapore, eccetera. Dalle sensazioni il mio equilibrio non viene turbato, non sorge alcun conflitto. Se, infatti, sento dentro di me un desiderio, lo esaudisco.
  • Se fa freddo indosso un cappotto e se fa caldo mi sfilo la giacca; evito un brutto sapore, e reagisco a un rumore assordante tappandomi le orecchie. Lo stesso vale per le sensazioni che muovono dall'interno: tenerezza e simpatia, agio e disagio. Le esprimo attraverso parole e gesti, attraverso un comportamento attento, la comunicazione e una calorosa richiesta di partecipazione.
  • Ciò viene accettato e corrisposto; la relazione personale è percepita con armonia.
  • L'emozione è una rottura dell'equilibrio che si produce quando qualcosa ci porta fuori da questo equilibrio. Quando non possiamo esaudire i nostri desideri o soddisfare le nostre sensazioni, questi assumono la dimensione di emozioni, che possono anche essere positive, come la vista di un paesaggio che ci lascia incantati, o l'idea di una splendida serata che ci aspetta.
  • Ma più spesso registriamo le emozioni come negative: la nostra amorosa dedizione non viene corrisposta; abbiamo dato dei segnali sbagliati della nostra disponibilità, abbiamo paura di perdere un oggetto o una persona cara. Delusione, insicurezza e paura ci portano fuori equilibrio.
  • L'emozione agisce su tutto il corpo, e fintanto che l'equilibrio fisico è alterato, ciò si trasmette a tutte le nostre azioni.
  • È difficile che si possano reprimere a lungo le emozioni, esse si rivelano per mezzo di segnali. Ogni rimozione, infatti, produce una pressione e una contro pressione energetica che cerca di scaricarsi all'esterno Se la blocchiamo essa si rivolge contro gli organi interni e ce la ritroviamo nei disturbi psicosomatici. il corpo reagisce all'eccessiva pressione psichica con la malattia.
  • Così come una caldaia a gas, attraverso un orologio, indical'eccesso di pressione, e si scarica tramite una valvola di sfogo, così il sovraccarico di pressione presente nel corpo, determinato dalle emozioni, viene segnalato dalla tensione muscolare o dalla mimica, e richiede una valvola di sfogo. Si può, con grande dispendio di energia e concentrazione, tenere una palla ben gonfiata sott'acqua per un certo lasso di tempo, ma contemporaneamente questa energia viene a mancare da un'altra parte.
  • Perciò prima o poi dovremo portare in superficie la nostra palla, il sovraccarico emozionale, o essa sfuggirà al nostro controllo e affiorerà da un'altra parte. La stessa cosa accade con le emozioni rimosse. Un uomo che esprime le proprie sensazioni non le trattiene sempre sotto il controllo mirato della mente, è sempre un individuo positivo: egli ci manifesta apertamente la sua posizione.
  • Le sensazioni che manifesta ci informano del rapporto che egli ha con una data situazione e rispecchiano il suo atteggiamento e le sue valutazioni.
  • L'espressione delle sensazioni è il segnale più importante nella comunicazione fra le persone; ogni contatto, infatti, è basato su questo scambio soggettivo di esperienze, dal momento che nessuno di noi è in grado di percepire in maniera oggettiva.
 
 

 

 

 


  NUOVO  VIDEO 

Aikido per bambini a casa   Parte 1  

 

Nel video sono spiegati uno per volta in modo chiaro e semplice, vari esercizi che i bambini ed i ragazzi  possono tranquillamente ripetere a casa durante il periodo di isolamento forzato casusa della pandemia, da coronavirus.

Buona visione  

 

 



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AIKIDO E ZEN     Capitoli 1 - 8

Rubrica in video di elementi della saggezza zen applicati alla filosofia dell' Aikido, si composta di 30 capitoli, elabortai in video attraverso delle slide, a cura del M° Fiordineve Cozzi. 

capitolo 1  - il dojo - La via
 
capitolo 2  -la cintura bianca - il cammino - il sensei - il tempo
 
capitolo 3 - i 5 stadi - massima del samurai
 
capitolo 4 - abbandonare - la via della saggezza - sekishu no onjo
 
capitolo 5 - apertura mentale - la tazza piena - le parole guida
 
capitolo 6 - armonia interiore - accordo - arduo cammino
 
capitolo 7 - la pratica - esprimersi - la via dello spirito
 
capitolo 8 - dalla bianca alla nera - focalizza - la conuetudine

 

 



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Kobudo   2000

nel Video vi sono le immagini di tecniche di kobudo eseguite dal M° Fiordineve Cozzi al termine dell'Embukai di fine corso a lauria nel 2000. Vi sono anche tecniche di shiwari

Buona visione.   


 


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  MISOGI    2017 

svoltosi durante lo stage di Aikido e Mare edizione 2017

presso il parco dell' argentino di Orsomarso CS  



HAGAKURE

Il libro segreto dei Samurai

L’Hagakure è una delle opere più significative tramandateci dalla tradizione giapponese. La sua importanza è dovuta al fatto che ci trasmette l'antica saggezza dei samurai sotto forma di brevi aforismi, dai quali emerge lo spirito del Bushido: la Via del samurai.

Qualche cenno storico è necessario per capire a fondo l'opera. L'autore Yamamoto Tsunetomo apparteneva al feudo di Saga, dominato dalla dinastia dei Nabeshima. Il fondatore del clan, Naoshige Nabeshima (1538-1618), prese parte a numerose battaglie e cominciò a combattere contro il clan dei Tokugawa, dando inizio a un'ostilità che si perpetuò per tre generazioni. Uomo di carattere fu anche suo figlio e successore Katsushige (1580-1657), valoroso daimio al quale è dedicato Hagakure.

Mitsushige Nabeshima (1632-1700), nipotè di Katsushige, che fu elevato a rango di dai-mio di Saga quando il periodo delle guerre civili era giunto al termine, era un uomo colto, educato a Edo, la capitale in cui risiedeva lo shogun; fu un amministratore più che un guerriero, non avendo mai partecipato alle attività militari che avevano impegnato Naoshige, il bisnonno, e Katsushige, il nonno. Fu Mitsushige a consolidare le sorti del clan dei Nabeshima. La nuova epoca di pace portò prosperità, vide il fiorire dell'economia e la crescita delta classe dei mercanti, ma ciò fu accompagnato dalla crisi della classe militare; senza un continuo stato di guerra, infatti, la figura del samurai perdeva d'importanza: i daimio avevano bisogno di validi amministratori, non di rudi guerrieri.

Yamamoto Tsunetomo, detto Jocho, nacque nel 1659, quando Mitsushige Nabeshima era al potere da due anni e visse in pieno questo periodo storico, tuttavia non accettò mai il cambiamento e si fece propugnatore degli antichi ideali dei samurai. Palesando un certo rimpianto per il passato, riscontrabile in alcuni passi di Hagakure, visse nel rispetto dell'antico codice della classe militare. A nove anni entrò a servizio del daimio; a venti non ricopriva ancora una carica ufficiale, ma iniziava a farsi strada. A quel tempo incontrò il monaco zen Tannen, un uomo di forte volontà e integrità, la cui conoscenza lo segnò profondamente, come dimostrano i numerosi passi di Hagakure in cui il suo pensiero viene portato a esempio.

Un'altra figura decisiva per Tsunetomo fu Ishida Ittei, consigliere del daimio e dotto confuciano, che fu per l'autore il modello dell'estrema fedeltà. Scomparso Mitsushige, nel 1700, Yamamoto non potè fare seppuku, perché il suo stesso daimio aveva proibito tale pratica con un decreto nel 1661, ripreso nell'anno successivo anche dallo shogun.

Gli venne però concesso di diventare monaco buddhista e di ritirarsi in isolamento; con la tonsura egli dimostrò la sua volontà di seguire idealmente il suo daimio nella morte. Così, all'età di quarantadue anni, decise di vivere in preghiera e meditazione nel monastero di Kurotsuchibaru, a dodici chilometri da Saga. Dieci anni dopo ricevette la visita di Tashiro Tsuramoto, che divenne suo allievo e che, per sette anni, trascrisse le loro conversazioni e le raccolse negli undici volumi che costituiscono Hagakure.

Yamamoto Tsunetomo ci tramanda, attraverso la penna dell'allievo, il codice dei samurai e l'ideale di vita che guidò tutta la sua esistenza. Benché Tsunetomo avesse espressamente ordinato di bruciare il manoscritto alla sua morte, Tsuramoto lo fece circolare tra i samurai del feudo di Saga, dove divenne il testo fondamentale segreto dell'etica marziale.

Per oltre centocinquant'anni Hagakure fu il libro segreto dei samurai e fu considerato alla stregua di un testo sacro. Solo con la restaurazione Meiji, nel 1868, fu divulgato, e venne pubblicato per la prima volta nel 1906 con il titolo che conosciamo, diventando il libro giapponese più celebre e controverso di ogni epoca. Conobbe infatti alterne vicende: già oggetto di grande rispetto e considerazione dai membri del feudo di Saga, venne strumentalizzato, nella prima metà del Novecento, quando fu interpretato in modo parziale e fazioso per indurre il popolo alla cieca obbedienza verso l'imperatore.

Con l'inizio della Seconda guerra mondiale si assistette all'apice della sua mistificazione: la nota affermazione «la Via del samurai è la morte» fu portata alle estreme conseguenze e alimentò il fanatismo dei giovani arruolati nel corpo speciale dei kamikaze. Gli Alleati videro in Hagakure la causa del militarismo e dell'esaltazione dei soldati giapponesi, e lo misero al bando al termine del conflitto: migliaia di copie furono bruciate sotto il controllo severo dello scap (Supreme Command Allied Powers).

Fu con il suicidio pubblico di Yukio Mishima, nel 1970, che l'opera raggiunse il grande pubblico occidentale; per il noto romanziere del Sol Levante essa era un libro fondamentale, un'importante fonte di ispirazione, come mostra il commento che ne fece nella Via del samurai. Mishima decise di darsi una morte terribile eseguendo il seppuku, il suicidio rituale della tradizione, in segno di protesta per la perdita di valori dilagante nella società giapponese a lui contemporanea e in nome degli alti ideali contenuti appunto nel libro segreto dei samurai.

La parola Hagakure è composta da due ideogrammi che significano, (foglie) (nascondere), perciò il titolo potrebbe essere tradotto con l'espressione «nascosto dalle foglie». L'opera è composta da undici volumi, introdotti da un brano intitolato «Conversazione leggera nell'oscurità della notte», divisi a loro volta in 1343 brevi passi. I primi due libri contengono i precetti generali sulla Via del samurai; il terzo, il quarto e il quinto narrano aneddoti della vita di Nabeshima Naoshige, fondatore del feudo di Saga.

I volumi dal sesto al decimo raccolgono notizie di daimio o illustri personaggi di altri feudi, l'undicesimo libro riassume quanto trattato nei precedenti.
Letto e interpretato nel modo corretto, Hagakure rivela un pensiero complesso e positivo, che non ha nulla a che vedere con la totale sottomissione ai superiori o con l'esaltazione del suicidio, l'obbedienza è un valore ovunque celebrato nel libro, così come la fedeltà al proprio daimio, ma questi ideali non mancano del sostegno di una iurte volontà e di una scelta ponderata e sempre rinnovata. Morire per tali valori è un principio basilare dell'etica dei samurai, ma, contrariamente all'interpretazione comune, non si tratta della morte fisica, bensì di sopprimere il proprio Ego e [a propria soggettività per raggiungere la perfezione nella fedeltà ai propri ideali.

Anche il seppuku non è il suicidio della cultura occidentale, vale a dire quello indotto dalla disperazione e dal rifiuto della realtà, bensì la manifestazione della lealtà verso il dovere e dell'esaltazione di ideali morali umani.

Questo insegnamento riguardo alla morte è Hagakure, Testo antico ma
estremamente prezioso e attuale: attraverso la vittoria sulla paura di morire, ottenuta volgendo costantemente il pensiero alla fine ed essendo consapevoli dell'impermanenza dell'esistenza, l'uomo raggiunge la libertà e la pace interiore. Ciò non significa rassegnarsi e percepire la vita con pessimismo al contrario, vuol dire cogliere la gioia e la bellezza racchiuse in ogni singolo istante e vivere il momento presente in modo cosciente, nella sua unicità.

Come dice il testo: «Di certo esiste solo il particolare scopo del momento presente. Tutta la vita è fatta di momenti che si susseguono. Una volta compresa questa regola fondamentale, il samurai non deve più manifestare impazienza né porsi altri scopi» . La Via del samurai non si radica nella violenza né nella ricerca del profitto personale, il suo fine non è quello di vincere gli altri, ma se stessi. È necessario essere oggi migliori di ieri e domani migliori di oggi, percorrere la Via per tutta la vita, poiché «l'addestramento non finisce mai» (I, 45), e vivere la quotidianità con consapevolezza. Per questo Hagakure è un libro sempre vivo, ai tempi dei samurai come ai nostri.

Concisi e profondi, molto agevoli alla lettura, gli insegnamenti di Tsunetomo, che hanno un'impostazione intuitiva piuttosto che razionale, racchiudono il binomio zen - arti marziali, cosa che li rende vivi oggi come trecento anni fa. Per questa edizione si è operata una selezione di brani prendendo a criterio la loro attualità e universalità. Anche il regista Jim jarmusch ha costruito il suo film Ghost Dog. The Way of the Samurai come una serie di variazioni intorno ad Hagakure, rendendocene l'essenza nella figura di un killer-samurai moderno interpretato da Horest Whitaker. In conclusione, Hagakure è un invito alla riflessione e uno stimolo per chi intende usare il Libro dei samurai come strumento per la ricerca interiore.
Marina Panatero e Tea Pecunia Bassani


 



 GUARDA QUI  2  NUOVI VIDEO FLASH

 

Stage Aikido Lauria 2005 M° Fiordineve Cozzi 6° Dan 


Stage di Aikido Lauria  2007  M° Fiordineve Cozzi 6° Dan

 

In questo breve video sono raccolte le immagini flash degli stage svolti a Lauria dal M° Fiordineve Cozzi nel 2005, e nel 2007 in chiusura dell' anno accademico

 


 



GUARDA QUI il Video 

#DISTANTIMAUNITI

Aikido al tempo del cornavirus 


Raccolta fotografica di Aikidoisti di Vari dojo di Italia e dell'estero, che posano in un momento difficile quale questa pandemia di Coronavirus.

Il senso nella realizzazione del video è stata quella di esprimre il concetto che, nonostante la distanza forzata dalla strategia di arginare il virus restiamo sempre e comunque uniti.

Buona Visione 



La storia e le origine del Clan degli Hosokawa

durante l’epoca della alta cultura Ashikaga

 (1333- 1573)

 

  • Takauji fu il fondatore di una dinastia di shògun Ashikaga che diedero il proprio nome ai due successivi secoli di storia giapponese. Trascorse l'intera vita sui campi di battaglia, mettendo tutte le proprie energie al servizio del rafforzamento dello shògunato, e a tale scopo ricorrendo con disinvoltura alla forza delle armi. Il nipote di Takauji fu il famoso esteta Ashikaga Yoshimitsu(1358-1408), che nel 1368 divenne shògun e promosse una rinascita della tradizione artistica Zen ispirata alla Cina Sung. Yoshimitsu non contava neppure dieci anni quando divenne shògun, per cui i primi del suo regno furono caratterizzati........................................dalla reggenza di personaggi del clan Hosokawa, i quali tolsero di mezzo ogni residua dissidenza col risultato che, quando Yoshimitsu divenne maggiorenne, si sentì abbastanza forte da poter percorrere in lungo e in largo il paese, visitando santuari e iscrivendo per sempre il proprio nome nella storia del Giappone; ma, cosa ancor più importante, non perse mai di vista ciò che avveniva all'estero, incoraggiando gli scambi commerciali con la Cina.Per sua fortuna, il paese godeva di sufficiente pace e stabilità per permettergli di dedicarsi ai suoi capricci, soprattutto perché aveva perso quasi completamente l'interesse per ogni attività di governo. Tutto preso da estetismi e arte Zen, si ridusse a essere una sorta di sovrano monastico i cui infelici sudditi erano abbandonati a se stessi e a una serie di carestie ed epidemie intervallate da guerre tra capi provinciali. Ciò non toglie che i contadini non fossero insensibili  alle aspirazioni del sovrano, che pure costavano loro tanto care, e si vuole che la sua reputazione sia sopravvissuta sino al XIX secolo a opera di abitanti delle campagne che si recavano in pellegrinaggio a un tempio dove sorgeva una statua dello shògun Ashikaga. Al di là delle sue carenze personali, Yoshimitsu può dirsi il maggior responsabile dell'affermazione dell'arte Zen. I suoi contributi furono di vario tipo: fondò un monastero Zen che divenne il centro della scuola di pittori paesaggisti dell'epoca; contribuì largamente allo sviluppo del teatro Nò; il suo esempio e il suo incoraggiamento promossero in larga misura l'identificazione tra Zen e arte dei giardinidedicandosi alla zazen sotto la guida di un celebre monaco Zen, diede il buon esempio alla sua guerresca corte; la sua passione per il tè e la poesia valsero a gettare le fondamenta per lo sviluppo della cerimoniadel tè quale manifestazione estetica, oltre a promuovere le propensioni letterarie dei guerrieri suoi seguaci; infine, l'interesse da lui nutrito per l'architettura di ispirazione Zen ebbe per conseguenza la fondazione di uno dei più celebri edifici Zen dell'arcipelago. Nel 1394, Yoshimitsu abbandonò il trono per entrare a far parte di un ordine monastico; gli succedette il figlio di nove anni, mentre egli, ritiratosi in un palazzo alla periferia di Kyòto, si dedicava alla costruzione di un luogo di meditazione. Questo divenne noto con il nome di Padiglione d'Oro ovvero Kinkaku-ji: si tratta di una casa da tè in legno a tre piani, che è considerata un modello di bellezza architettonica. Purtroppo, la mancanza di interesse per gli affari dello stato,ebbe come conseguenza la dissoluzione della struttura politica nipponica: la funzione dello shógun si ridusse a un ufficio puramente simbolico. In tal modo, l'effettivo potere passò nelle mani dei signori feudali locali, ovvero daimyò, che possedevano immensi domini, levavano proprie armate ed esercitavano un potere assai maggiore dei samurai dei tempi andati. Nel 1464, Yoshimasa si decise pertanto a rivolgersi a uno dei suoi fratelli, appartenente a un ordine monastico, persuadendolo a sottoporsi ad apprendistato per diventare a sua volta shógun. Il fratello si mostrò saggiamente esitante. Unn anno dopo,  la moglie Tomi-ko metteva al mondo un bambino, creando così le premesse per la lotta che avrebbe finito per distruggere Kyòto e segnato il tramonto del periodo Ashikaga della cultura Zen. Caso voleva che già esistessero ostilità tra il principale consigliere di Yoshimasa, Hosokawa Katsumoto, e il suocero di questi, Yamana Sòzen. Alla nascita del figlio di Yoshimasa, Hosokawa, appartenente alla storica famiglia di reggenti Ashikaga, si dichiarò a favore della permanenza sul trono, in qualità di shògun, del fratello di Yoshimasa; l'ambiziosa Tomiko si rivolse allora a Yamana nel tentativo di assicurarsene l'aiuto al fine di restituire lo shògunato a Yoshimasa e quindi al proprio figlio. Adesso che finalmente disponevano di un valido pretesto per entrare apertamente in conflitto, i due vecchi avversari, Yamana e Hosokawa, radunarono i rispettivi eserciti, ciascuno di quasi ottantamila uomini, schierandoli davanti a Kyòto. A tutti era ormai evidente la tragicità della situazione, e invano Yoshimasa tentò di pacificare gli animi. Ma la sua voce restò inascoltata, e nel 1467 si iniziò l'inevitabile conflitto che oggi va sotto il nome di guerra Hònin.................................................

 

 

 


 

NUOVO VIDEO

Aikido stage Lauria 2005/2007

 M° Fiordineve Cozzi 6° dan Shihan

 

 

 

 

 

Nel video ci sono le immagini in sequenza rapida degli stage svolti a Lauria presso il dojo Shizentai rispettivamente nel 2005 e nel 2007 dal M° Fiordineve Cozzi 

 

Buona Visione 


 



 

 
 
 

 

  • Come è noto, la calligrafia rispecchia il carattere e lo spirito di chi la esegue. Questo è ancor più vero nello shodó, dove il pennello e l'inchiostro sono in grado di registrare sulla carta di riso, particolarmente assorbente, ogni piccola incertezza, ogni emozione anche profonda dell'autore. Il gesto istantaneo è decisivo e unico poiché non è possibile ripassarlo o ritoccarlo. Ecco alcune impressioni sul pennello di O Sensei.
  • "Usa la spada come fosse un pennello!". Quante volte si è letta o sentita pronunciare dai nostri maestri questa famosa massima. Chi si è applicato a entrambe le discipline sa che il motivo di questa esortazione nasce dal fatto che l'esercizio con il pennello favorisce il controllo del sistema nervoso e potenzia la facoltà di estendere il senso del tatto oltre il limite fisico del proprio corpo. Inoltre, con l'esperienza e la pratica assidua, si può riuscire a percepire chiaramente l'unione con questo speciale e raffinato strumento. Del resto il nostro corpo è anch'esso uno strumento - ripete spesso il maestro Tada - di cui prendersi cura e rendere prezioso come uno Stradivari, per permettere alla Grande Saggezza dell'Universo di esprimersi appropriatamente. Il senso di appagamento che emerge dalla condizione di unione è qui, come per le altre forme d'arte tradizionale, fonte di pura gioia.
  • Un alto livello di conoscenza e sensibilità in questa disciplina permette all'osservatore di cogliere, oltre ai segni, la personalità del suo autore. Le calligrafie in stile libero, in particolare, nascono certamente dallo studio ripetuto del gesto a tavolino, ma poi si eseguono sulla carta lasciando che il movimento si liberi dalla tecnica, in un atto naturale che sarà irripetibile anche per lo stesso autore. Una buona esecuzione comporta la massima concentrazione, presenza ed energia, sia essa "esplosa" in grandi e potenti segni, sia essa trattenuta in colpi netti ma più controllati e interni. In tutti i casi quel ritmo e quel respiro del calligrafo rimangono "catturati" dalla carta, espressi dal movimento che quindi entra ed esce dal foglio più volte in funzione del carattere o dei caratteri che vengono scritti. Questo è forse uno degli aspetti più difficili da capire per un occidentale. Si scrive con l'intenzione di prolungare la mano fino alla carta, ma in realtà è tutto il corpo a muoversi a partire dal centro, il cuore/mente/spirito, kokoro.
  • Il gesto rimane dunque impresso sul piano orizzontale del foglio, ma si sviluppa nello spazio, e ciò comporta il coinvolgimento di tutto il proprio essere e una fisicità maggiore rispetto a un esercizio di pittura come noi normalmente siamo abituati a intendere. Chi sa vedere bene anche ciò che non è esplicito nei segni neri dell'inchiostro, sa vedere bene tutto il movimento eseguito: la forza, il ritmo, le incertezze, le emozioni, insomma il visibile e l'invisibile, (potremmo dire con parole note ai praticanti del Kinorenma degli ultimi anni), della calligrafia e di chi l'ha tracciata.
  • Si deve essere quindi in grado di vedere le linee che il gesto esprime, e che a un certo livello di esperienza siamo invitati a cercare e a seguire anche nella pratica dell'aikidó. Solamente che, con il pennello, i segni del movimento restano. Come tanti maestri di spada, anche O Sensei praticò lo shodò. Per quello che sappiamo si applicò con maggiore costanza a questa forma d'arte solo intorno ai settant'anni grazie a un suo allievo, Seiseki Abe (1915-2011). Ma certamente aveva avuto modo di osservare Onisaburò Deguchi, che fu per diversi anni un punto di riferimento importante nel suo percorso, mentre eseguiva delle calligrafie. In Giappone e in tutto l'estremo Oriente è diffusa la credenza che la persona viva nella propria opera. 0 Sensei realizzava molte calligrafie per ispirare e istruire i suoi allievi. John Stevens, nella biografia su Ueshiba, edita da Luni, riporta che agli allievi più avanzati fosse solito mostrare le scritte con i caratteri
  • Aiki Ó kami (Grande spirito di Aiki) e Takemusu Aiki (l'Aiki che sgorga spontaneamente, come l'acqua sgorga dalla sorgente), quasi a indicare loro di andare oltre la forma e di cogliere lo spirito della pratica.
  • Si firmava in molti modi: a volte semplicemente Morihei, altre volte Aiki Jinja, cioè Tempio dell'Aiki, altre ancora Take no Kami oppure Morihei, il vecchio compagno di Takemusu Aiki. O Sensei mutava sempre forma, anche sulla carta!
  • Avendo la fortuna di frequentare abbastanza assiduamente il maestro Nagayama, anche al di fuori dall'ambito del normale svolgimento delle lezioni, un pomeriggio gli mostrai alcune calligrafie del maestro Ueshiba pubblicate su riviste e libri a lui dedicati. Ricordo che a un certo punto fece quasi un salto indietro di fronte a una delle sue opere, Quanta violenza in questi tratti!", disse con gli occhi spalancati. Continuando a sfogliare comparve davanti a noi la celebre calligrafia di Ò Sensei Ai ki dò ancora oggi esposta nel kamiza della sala più grande dell' Hom-bu dójó.
  • Quando la esegui aveva ormai superato gli ottant'anni e come è stato osservato, con l'avanzare degli anni le sue calligrafie paiono più libere e aperte. Il maestro Nagayama distese il volto e quasi tirò un sospiro di sollievo: "Ahhhh ecco qui - disse illuminandosi - il grande maestro!".


 


 

Interagire con la vita 

 

  

  • Spostandoci dal cuore verso la periferia del corpo, prenderemo in considerazione gli organi che interagiscono con l'ambiente. Dovremmo partire dal viso, la parte del corpo che viene presentata apertamente al mondo ed è anche la prima parte che si esamina guardando un'altra persona. 
  • La parola "faccia" viene anche usata per riferirsi all'immagine di una persona, collegando così il concetto di faccia all'io: l'io infatti, in una delle sue funzioni, ha a che fare con l'immagine proiettata da una persona.  
  • "Perdere la faccia" significa che l'io ha subìto un'umiliazione; per questo la gente in genere si sforza di "salvare la faccia".  
  • "Nascondere la faccia" implica un senso di vergogna, di umiliazione dell'io. 
  • La persona con un forte io "affronta" le situazioni mentre dal debole, dall'insicuro ci possiamo aspettare un "voltafaccia".  
  • L'autoespressione coinvolge la faccia, e il tipo di faccia che indossiamo dice molto su chi siamo e su come ci sentiamo. 
  • C'è la faccia sorridente, quella depressa, quella luminosa, triste, eccetera. 
  • Purtroppo la maggior parte delle persone non sono consapevoli dell'espressione del loro viso e non sono dunque in contatto con quello che sono e che sentono. 
  • Queste considerazioni ci consentono di valutare l'io di una persona a partire dal volto.  
  • Il viso di uno schizoide ha in genere la qualità di una maschera, che indica il basso stato del suo io; 
  • Un viso largo, pieno, è indice di un io forte , ma a volte si vede una grossa testa e una faccia grande su di un piccolo corpo o, viceversa, in questi casi si può supporre che fra l'io e il corpo ci sia un certo grado di dissociazione. 
  • Un'altra cosa interessante da osservare è la tendenza di molti ragazzi e ragazze coi capelli lunghi a nascondersi il viso dietro ai capelli,questo esprima la loro indisponibilità ad affrontare il mondo. 
  • Il gesto può anche essere interpretato come rifiuto della tendenza, propria della nostra cultura, a sopravvalutare l'immagine.  
  •  
  • Nella personalità di molti giovani è presente una tendenza contraria all'io: provano ripugnanza per il prestigio, per lo status sociale, per la mostra di sé e per i segni materiali della posizione e del potere. Possiamo interpretare questo atteggiamento come reazione esagerata all'eccessivo valore attribuito dai genitori all'apparenza esteriore, spesso a spese della verità e dei valori interiori. 
  • Ogni organo e ogni tratto del viso ha il proprio linguaggio del corpo. Le sopracciglia, gli occhi, le guance, la bocca e il mento vengono usati per contrassegnare varie qualità o tratti. 
  • Le sopracciglia alte indicano una persona di raffinata intellettualità. 
  • Le sue sopracciglia si abbassano e si aggrottano effettivamente. 
  • Gli occhi luminosi sono segno e simbolo di esuberanza. 
  • In quanto organi espressivi, gli occhi hanno un ruolo importante nel linguaggio del corpo. 
  • Uno sguardo è in grado di comunicare tanto significato che spesso giudichiamo le reazioni di una persona dagli occhi. 
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  • La funzione dei denti è ricca di metafore. 
  • "Mostrare i denti" è espressione più efficace per minacciare. 
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  • Infine vorrei citare l'espressione mento in alto, un invito a star su di morale nelle avversità. 
  • Abbassare il mento è il primo movimento che si fa quando ci si abbandona ai singhiozzi. 
  • Lo si può osservare nei bambini piccoli che lasciano cadere il mento e cominciano a tremare prima di mettersi a piangere.  
  • Nella terapia bioenergetica è a volte necessario ottenere che un paziente abbassi il mento perché riesca ad abbandonarsi alle lacrime. 
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  • La voce è il più ricco mezzo espressivo dell'uomo. 
  • Il linguaggio del corpo riconosce l'importanza della voce. 
  • Una persona che "non ha voce in capitolo" non conta. 
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  • Anche le funzioni delle spalle, delle braccia e delle mani entrano nel linguaggio del corpo.  
  • Una persona "si prende sulle spalle le proprie responsabilità quando se le assume in prima persona. 
  • L'aggressivo "si fa strada a gomitate». Chi "abbraccia una causa" si impegna a fondo in essa, per aiutare qualcuno "gli si dà una mano".  
  • Chi "prende in mano una situazione" vi si impegna a fondo per risolverla. 
  • La mano è lo strumento primario del tatto. 
  • Contiene più corpuscoli tattili di qualsiasi altra parte del corpo. 
  • Toccare perciò è in gran parte una funzione della mano, ma non è un'operazione meccanica. 
  • Dal punto di vista umano toccare una persona è sentirsi in contatto con lei, 
  •  
  • "Toccare con mano" significa rendersi conto personalmente: è dunque un'espressione che indica l'intimo rapporto fra toccare e conoscere. 
  • I bambini imparano a conoscere le qualità degli oggetti mettendoseli in bocca, usando quindi la modalità sensoria del gusto. 
  • Comunque i bambini imparano toccando. La psicoanalisi tradizionale con il suo rifiuto di ogni contatto fisico fra paziente ,ha eretto una barriera fra due persone che avevano bisogno di entrare in un contatto più immediato che non fosse quello delle sole parole. 
  • Toccando il corpo del paziente il terapista può sentire molte cose di lui: i muscoli duri o molli; la pelle secca; la vitalità dei tessuti.  
  • Toccandolo può trasmettere al paziente l'idea che lo sente e lo accetta come essere corporeo e che il toccare è un modo naturale di stabilire un contatto. 
  • Per il paziente il fatto che il terapista lo tocchi è un segno che si cura di lui.  
  • Si crea un'associazione con i tempi in cui la madre, tenendolo in braccio e toccandolo, gli esprimeva il suo affetto, la tenerezza, il desiderio di prendersi cura di lui.  
  • Nella nostra cultura sono in molti a soffrire di una deprivazione di contatto fisico che risale all'infanzia. 
  • Il risultato di questa deprivazione è che, pur volendo essere toccati e tenuti hanno paura di chiederlo o di fare il gesto.  
  • Hanno il tabù del contatto fisico, perché nella loro mente e nel loro corpo è strettamente associato alla sessualità.  
  • Ma un tabù di questo tipo rende difficile stabilire un vero contatto con gli altri. 
  • Questo modo di toccare rinsalda la profondissima ansia che suscita nel paziente il contatto fisico e rinforza il tabù a livello profondo. 
  • Il terapista dovrebbe conoscere la qualità di un tocco, riconoscere la differenza fra un tocco sensuale e un tocco di sostegno, fra uno fermo e uno duro e fra un modo di toccare meccanico e uno che contiene del sentimento. 
  • Il paziente ha un gran bisogno di toccare il terapista, perché è il tabù del contatto fisico la causa del suo senso di isolamento. 
  • Una terza importante area di interazione è il rapporto con il suolo. Tutte le posizioni che assumiamo, tutti i passi che facciamo implicano questo rapporto, ci sentiamo più a nostro agio sulla terraferma.  
  • E, a differenza degli altri mammiferi, stiamo in piedi e ci muoviamo su due gambe. 
  • Questa postura rende libere le braccia, spostando la funzione di sopportare il peso sulla colonna vertebrale e sulle gambe. 
  • Il passaggio alla posizione eretta richiede uno sforzo ai muscoli del dorso, sforzo che si concentra nella regione lombosacrale. 
  • D'una persona possiamo, ad esempio, dire che ha una "buona posizione» o anche domandare a qualcuno: 
  • "Da che parte stai?» 
  • La nostra "posizione", Se qualcuno "non prende posizione", diremo che "mantiene le distanze" 
  • Ma quando sono riferiti alla personalità hanno anche un significato letterale. 
  • Ci sono persone il cui corpo dà segni evidenti di collasso o d'insicurezza. 
  • Altre non riescono a stare in piedi senza continuamente spostare il loro peso da un piede all'altro. 
  • Il modo in cui una persona sta nella vita  cioè la sua posizione di fondo in quanto essere umano  si rivela con evidenza estrema nel corpo. 
  • Consideriamo ad esempio la tendenza di molta gente a tenere le ginocchia rigide quando sta in piedi. 
  • Questa postura ha l'effetto di trasformare la gamba in un supporto rigido, a spese della flessibilità (azione del ginocchio).  
  • Non è la postura naturale: l'individuo che la assume ha bisogno di appoggio. 
  • Dunque questa posizione ci informa che nella personalità c'è una certa insicurezza (altrimenti perché avrebbe bisogno di appoggio?), che può essere cosciente o inconscia. 
  • Se si chiede a questa persona di flettere leggermente le ginocchia, spesso subentrerà una vibrazione alle gambe che può evocare la sensazione che le gambe non la reggano.  
  • Per avere una buona posizione bisogna essere piantati al suolo. I piedi dovrebbero essere abbastanza piatti sul suolo, con le arcate plantari rilassate ma non "accasciate". 
  • Quelli che chiamiamo comunemente piedi piatti sono piedi in cui le arcate plantari sono crollate, con il risultato che il peso viene spostato verso l'interno del piede. 
  • Un arco alto, d'altra parte, è segno di spasticità o di contrazione dei muscoli del piede.  
  • L'arcata alta diminuisce il contatto fra piede e terreno e indica che i piedi non sono ben piantati. 
  • È interessante notare che l'arcata alta è stata considerata a lungo indice di salute e di superiorità. 
  • "Piedipiatti" è un'espressione sprezzante, che indica una posizione inferiore nella scala sociale. 
  • Il rapporto fra piedi e posizione sociale è evidente nell'antica tradizione cinese di bendare i piedi delle bambine per far sì che restassero piccoli e relativamente inutilizzabili. 
  • Le ragioni di questa pratica erano due. 
  • I piedi piccoli erano indice di rango sociale elevato; tutte le donne della nobiltà cinese avevano i piedini. Indicavano che non avevano bisogno di fare lavori pesanti o di camminare a lungo, perché venivano portate in portantina.  
  • Le donne contadine, che non potevano permettersi questo lusso, si tenevano i loro grossi e larghi piedi piatti.  
  • Lo studio del modo in cui gli atteggiamenti culturali si manifestano nell'espressione corporea si chiama cinesica. 
  • Nella bioenergetica studiamo l'effetto della cultura sul corpo. Ma in bioenergetica abbiamo sempre pensato che i piedi di una persona parlino quanto la testa della sua personalità. 
  • Una persona equilibrata sta bene in equilibrio sui piedi, con il peso uniformemente distribuito fra il tallone e la parte anteriore. 
  • Quando il peso è sui talloni, il che si verifica quando il soggetto ha le ginocchia bloccate, è squilibrato. 
  • Con una leggera spinta al petto lo si può facilmente far vacillare all'indietro, specialmente se non è preparato a resistere.  
  • Spostando il peso verso la parte anteriore del piede ci si prepara a muoversi in avanti: è una posizione aggressiva. 
  • Dato che l'equilibrio non è un fenomeno statico, richiede un costante aggiustamento della propria posizione e la consapevolezza dei propri piedi. 
  • L'osservazione che "una persona ha i piedi per terra" può essere presa alla lettera solo nel senso che c'è contatto fra i,piedi e il terreno. 
  • Questo contatto ha luogo quando nei piedi fluiscono eccitazione o energia, creando una condizione di vibrante tensione simile a quella descritta per le mani,allora si è consapevoli dei propri piedi e in grado di stare in equilibrio correttamente. 
  • Si afferma spesso che l'individuo moderno è alienato o isolato. 
  • È meno frequente sentirlo definire uno sradicato, un essere senza radici. la mancanza del senso delle proprie radici deriva da un disturbo del funzionamento corporeo. 
  • È un disturbo localizzato nelle gambe, che sono le nostre radici mobili. 
  • Come le radici di una pianta, le gambe e i piedi sono in continua interazione energetica con il terreno.
  • Capita, camminando a piedi nudi sull'erba bagnata o sulla sabbia calda, di sentire i piedi diventare carichi e vivi. 
  • Essere "radicati" o"grounded", avere fermezza (standing) o battersi (standing f or) per valori umani importanti, sono oggi qualità rare. 
  • La macchina ci ha privati dell'uso pieno delle gambe e dei piedi e i viaggi aerei ci hanno completamente staccati dal suolo. 
  • Ma il loro effetto principale sul funzionamento del corpo è più indiretto che diretto.
  • Dal punto di vista culturale, quello che ci influenza di più è il cambiamento del rapporto fra madre e figlio, caratterizzato da un sempre minore contatto fisico intimo.
  • La madre è il primo terreno del neonato o, in altri termini, il neonato si radica attraverso il corpo della madre. 
  • La terra e il terreno vengono identificati simbolicamente con la madre, che rappresenta anche la casa. 
  • I miei pazienti non avevano sviluppato il senso di avere delle radici, un fondamento, perché non avevano avuto in misura sufficiente un contatto piacevole con il corpo della madre.
  • Una madre sradicata non può dare al bambino il senso di sicurezza e di fondamento di cui ha bisogno.

 

Alexander Lowen 

 



Sospensioni  LEZIONI DI AIKIDO 


In base alle direttive emanate dal consiglio dei ministri relative alla sospensione delle attività scolastiche a causa del coronavirus,

le lezioni di Aikido verranno momentaneamente sospese

 

Le lezioni perse,  si potranno recuperare
nei turni differenti dal proprio,

in modo da non perdere ore preziose per poter sostenere gli esami previsti per fine corso. 

 

 
Per il turno adulti le lezioni potranno essere recuperate presso il Dojo di Lauria, o di Scalea.

 



Riconoscimento a  "SHIHAN" (師範):

al M° Fiordineve Cozzi 6°dan 

 

 

SHIHAN" (師範) Significa letteralmente Persona  "Da IMITARE" 

per le profonde qualità che incarna a seguito del suo lungo percorso in seno all’Arte che tramanda.

È un Titolo onorifico rilasciato dall' Hombu Dojo di Tokyo, ad insegnanti avanzati in riconoscimento al loro lungo impegno.

Vorrei ringraziare il M° Tada Hiroshi 9° Dan, Direttore Didattico dell' Aikikai d' Italia ed il direttivo, per questo riconoscimento, risultato al mio impegno profuso in oltre 40 anni di pratica di studio e di partecipazione attiva alla vita ed alla crescita dell’Aikido in Italia ed all’ Estero.

Mi congratulo con tutti gli altri insegnanti che hanno ricevuto lo stesso riconoscimento. 

Un pensiero affettuoso va a tutti gli allievi e praticanti che nel tempo hanno condiviso con me parte del mio percorso.

 

 


 

 

GUARDA QUI IL NUOVO VIDEO 

 In memoria di Fujimoto Sensei 

 PUBBLICATO IN OCCASIONE DELL'8° ANNIVERSARIO DELLA SUA SCOMPARSA 

 

Nel Video sono raccolte  immagini di stage ed embukai del Maestro Fujimoto, in ricordo della sua attività nella nostra associazione, oltre alcuni video di lezioni nella scuola di Lauria.

Buona Visione 




 
svolto Lunedì 24 Febbraio ore 18.00 presso il dojo di lauria,
con il gruppo misto di bambini 

 
  
 

   


 

Cos'è il kinorenma

 

  • Nel metodo tradizionale di pratica vi è una stretta correlazione con il metodo di meditazione orientale. Ne consegue che la necessità della sua pratica è parte delle conoscenze comuni. I giapponesi di una volta probabilmente ne avevano contezza, e si può dire che lo consideravano una pratica della vita quotidiana, o che fosse una normale attività del fisico. Tuttavia nella vita contemporanea non si ha più occasione di confrontarsi con tale realtà, né si incontrano amici o persone esperte che diano consigli in tal senso. Per questo motivo quando si parla di Via {do) si pensa soltanto alla Morale {dótoku) e molti, anche in Giappone, ignorano che vi sia una Via per la pratica della meditazione che può essere definita come metodo di profonda ricerca tecnica dello spirito e del corpo.
  • Nella cultura giapponese essa è permeata in diverse forme attraverso gli insegnamenti provienti dall'India e dalla Cina. Il buddhismo, il karma yoga, il raja yoga, il confucianesimo (Confucio e Mencio) e il taoismo (Laozi e Zhuangzi) si sono fusi, come si dice "in armonia ma senza confondersi", in completa concordia con la tradizione dello shintoismo.
  • Non è il caso ora di approfondire i fondamenti di questi insegnamenti, ma sono convinto che sia bene mettere in pratica il metodo di meditazione da vivere nella vita contemporanea per praticare l’aikidò quale arte marziale da applicare nella contemporaneità.

 

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Maestro Ueshiba Morihei

 

di Hiroshi Tada

 

  • Il 26 aprile 1969 il maestro Ueshiba Morihei, Fondatore dll’aikidò, ascendeva al cielo. Il 26 giugno di quello stesso anno lo seguiva la moglie Hatsu.
  • Arrivai in Italia il 26 ottobre 1964, e mi stabilii a Roma adoperandomi per la diffusione dell’ aikido tra l'Italia e la Svizzera. Rientrato nel dójó della Sede Centrale di via Eleniana, dopo essere stato in giro per tenere delle lezioni, ricevetti ad aprile la notizia della scomparsa del Maestro. Telefonai allora a Tokyo e seppi dal Maestro Osawa Kisaburò shihan che le cerimonie funebri si erano ormai concluse. Sulla facciata del Dójò Centrale di Roma fu allora allestito un altare votivo con una foto del Maestro Ueshiba listata a lutto e delle corone di fiori. Si susseguirono giorni in cui i membri dell'Aikikai resero omaggio seduti in seiza in meditazione. Due mesi dopo, il 26 giugno, anche Ueshiba Hatsu, la moglie del Fondatore, lasciò questo mondo.
  • L'anno successivo, nella primavera del 1970, partii da Roma per partecipare ai riti funebri per il primo anniversario della morte del Maestro, atterrando, dopo sei anni, all'aeroporto di Haneda.
  • Durante i sei anni trascorsi in Europa erano scomparsi il Maestro Ueshiba Morihei, il Maestro Nakamura Tenpù e anche mio nonno Tada Tsunetarò ci aveva lasciati all'età di 93 anni: mi ritrovai in uno stato di profonda commozione. All'aeroporto di Haneda mi vennero a prendere alcuni shihan e istruttori dello Honbu Dójò, tra cui il Maestro Osawa Kisaburò, e mio padre.
  • Tornato nella casa di Jiyùgaoka e sistemati i bagagli, mi recai subito allo Ueshiba Dójó (l'attuale Honbu Dójó) di Wakamatsu-chò a Shinjuku per salutare il Maestro Ueshiba Kisshómaru e informarlo del mio ritorno. Lo Ueshiba Dójó, costruito in legno nel 1931, non aveva più il suo aspetto di antico dójó e si era trasformato in una costruzione moderna, ricostruita in cemento armato. Andai poi nel Tempio Kózanji a Kii Tanabe, nella provincia di Wakayama, tempio della Famiglia Ueshiba, a far visita alla tomba del Maestro Ueshiba Morihei e annunciargli il mio ritorno.

 

 

 

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TADA Sensei

Il Messaggio di O Sensei dell' Aikido

 

 

  • Dalla scomparsa di O Sensei è ormai passato mezzo secolo. In questi ultimi cinquant'anni ci sono stati davvero molti cambiamenti sociali ed è cambiato il mondo della scienza. Inizialmente per spiegare l'insegnamento di 0 Sensei dovevamo necessariamente far riferimento alla tradizione orientale.  
  • L'insegnamento di O Sensei è difficilissimo, perché lui spiegava il mondo visibile e quello invisibile, vale a dire il mondo della meditazione, in termini shintoisti. Per lui la meditazione era misogi. Se si guarda solo al mondo visibile, del macro, non è quindi possibile comprendere L’aikidó. L’Aikido non è un'arte marziale, non è difesa personale. Durante la Seconda Guerra mondiale solo tra i giapponesi ci furono quattro milioni di morti. 
  • Quindi Ò Sensei fece una riflessione profonda sul mondo della contrapposizione: perché meditazione significa passare oltre la condizione relativa, acquisire una stabilità assoluta. Per spiegare gli insegnamenti del Fondatore abbiamo fatto riferimento alla storia della filosofia orientale giapponese, cinese e indiana. 
  • All'epoca la scienza era separata, perché in Occidente prevaleva una visione dualistica (bu shin nigen ron) che separava il mondo della materia e il mondo dello spirito, mentre nel pensiero orientale, e nel pensiero di Ò Sensei, la materia e lo spirito sono una sola cosa, bu shin ichi nyo, Allora, come è stato ripetuto ogni mattino durante il Kinorenma, bisogna allenarsi sapendo che il mondo visibile e quello invisibile sono un'unica realtà. 
  • Io venni in Italia nel 1964, allora non era ancora chiaro, e forse neppure trent'anni fa, ma oggi la visione generale che ci offre la teoria quantistica - attenzione, non sto parlando della meccanica quantistica, ambiti di ricerca che non mi competono - ci dice che la realtà composta dal mondo visibile e dal mondo invisibile sono un'unica realtà. Questo è di facile comprensione perché ormai nel nostro mondo anche la telefonia e i computer si basano sul mondo invisibile. Noi pratichiamo ai-ki-do; ai è unione, ki, energia, mondo invisibile. 

 

 







STAGE DI INIZIO ANNO    18 / 19 Gennaio 2020 LAURIA 



SESSIONE DI ESAMI PER GRADI KYU
 
M° Fiordineve Cozzi   6°Dan
 

Un Benvenuto ed a tutti i Partecipanti e agli insegnanti provenienti dai Dojo di

  • Acireale (CT)- Aikikai Acireale   M°Salvatore Puglia   2° Dan
  • Catania - Kiokai                             M° Fabio Battiato       3° Dan
  • Cava(SA) Aikido budo                 M° Norma Monaca    4° Dan
  • Salerno - Aikido                             M°Alberto Ruggiero  4° Dan
  • Cosenza Aikidojo                          M°Carlomagno Giuseppe  2° Dan
  • Lauria e Scalea - shizentai 



E' sempre un piacere ospitarvi nel nostro dojo. 
 

 

 

 

La gioia ed il piacere che colgo nello sguardo dei partecipanti agli stage organizzati nel nostro dojo di Lauria, è sempre molto gratificante.

 

Il personale impegno con il quale provo a trasmettere gli insegnamenti dei Maestri che negli anni si sono avvicendati nei miei studi, è di fondamentale importanza, per me. 

 

Cerco sempre di dare il massimo, ed è un qualcosa che ognuno di loro si aspetta, ecco perche non potrò mai dare di meno.    

 

Tutto ciò mi gratifica molto considerando che la maggior parte di essi percorrono generalmente mai meno di mille kilometri, per partecipare, con grande sacrificio, e spirito di abnegazione, investendo tempo, ed energie.

 

E' un sacrificio che comprendo bene, essendo stato il mio stesso sacrificio per oltre quarant’anni ,e continua ad esserlo ancora oggi. 

 

Per anni ho raggiunto i miei Maestri ovunque insegnassero, per poter studiare praticando al loro fianco, con grande sforzo e tra mille difficoltà.

 

Sento di doverli ringraziare profondamente da dentro, per aver investito tutta la loro esistenza nel trasmettere una nobile disciplina quale l'Aikido, frutto di antiche conoscenze, apprese in una terra così distante dalla nostra, non solo geograficamente, ma anche per usi, costumi e consuetudini.

 

Un Impegno ed una responsabilità che purtroppo non tutti hanno colto. 

Per Tale motivo ringrazio tutti i partecipanti per aver presenziato al nostro evento, e continuerò a farlo per tutte le altre volte che essi parteciperanno, uniti insieme con il medesimo obiettivo nel trasmettere alle future generazioni un messaggio nobile di pace ed armonia di cui le Aikido è portatore.

 

 

 

 

M° Fiordineve Cozzi

 

 

 

 

 




NUOVO VIDEO 

AIKIDO TECNICHE E ARMI 

M° Fiordineve Cozzi  6° Dan 

 

 

  • Il video raccoglie le immagini di alcune tecniche eseguite dal M° Fiordineve Cozzi 6°Dan, nel dojo Shizentai di Lauria nel 2008. Si possono cogliere tecniche di difesa sia con le armi che non,  e studio dei kata il jo ed il Bokken. Gli Uke sono tutti del Dojo di Lauria, in ordine Rosella Lamboglia 4° dan,  Mario Calcagno 4° Dan, Domenico Coviello 4° Dan, Cafaro Claudio 2° dan, Giuseppe Celano 1° Dan. Buona Visione   







 

 



GUARDA QUI LE FOTO 

LEZIONE DI FINE ANNO DOJO DI LAURIA  E  SCALEA 

 

 

 



Le Caratteristiche

del Metodo di Pratica dell'Aikido

di TADA Hiroshi  Shihan 9° dan   Direttore didattico dell' Aikikai d'Italia

 

  • Il metodo di pratica dell'Aikido si basa principalmente su di un particolare metodo di attacco, venutosi a sviluppare dai "kata", che viene praticato attraverso movimenti che seguono un ritmo potente e dinamico.
    In base a questo metodo di attacco, si prevede che il partner con cui si pratica "riceva" il movimento con il proprio corpo (ukemi) affinché la forza centrifuga possa agire.
    La cosa più importante in questo tipo di pratica è che si venga a creare una totale assimilazione (unione) con il partner, piuttosto che proiettarlo o immobilizzarlo. Dal punto vista tecnico, ciò implica che occorre trattare con cortesia ed attenzione le braccia ed il corpo del partner, come se fossero la propria spada o la propria lancia (similmente a ciò che rappresenta il pennello per un pittore o un calligrafo oppure il proprio strumento per un musicista).
    Grazie a questo metodo di pratica, che a prima vista si discosta dai metodi delle altre forme di budo, è possibile sviluppare un tipo di allenamento di base che permette di affinare il principio dell' animo che non si confronta, concetto fondamentale nel budo giapponese, e di effettuare il controllo dei sensi. Se contemporaneamente abbinato allo studio pratico dei sistemi di respirazione orientali, questo metodo di pratica diviene un metodo molto avanzato di pratica del fluire del ki che, armonizzando il movimento al flusso dei sensi ottenuto mediante gli esercizi di respirazione, diviene così ciò che viene chiamato "zen in movimento".
    L'Aikido non è semplicemente un modo per capire "come effettuare delle tecniche" ma è piuttosto un particolare metodo di pratica che permette di tradurre in realtà il principio secondo cui se ci si muove in uno stato di "mushin" (non-mente) le tecniche nascono in modo spontaneo, e si trasformano all'infinito che un tempo costituiva il fine ideale ricercato dalla maggior parte degli specialisti di arti marziali (bujyutsuka).
     

 


 


 




 
LA VERA VITTORIA  è su se stessi 

 
Masakatsu Agatsu Katsuhayabi è il motto dell'Aikido.
 
Masa significa "vero, giusto, diritto";
 
Katsu è "vittoria, trionfo, successo".
 
A significa "se stesso";
 
 
pertanto la prima metà della frase può essere tradotta letteralmente con
 
"La vera vittoria è la vittoria su se stessi"
 
Altre possibili interpretazioni di Masakatsu Agatsu comprendono:
 
"coraggio che non arretra associato a sforzo che non si indebolisce"
 
"Soggioga la tua natura inferiore, e sempre risulterai vincitore"
 
"La verità ti libererà dal timore e dai dubbi su te stesso".
 
 
Haya vuol dire “rapido, pronto, dinamico”,
 
mentre bi (hi) è “sole,giorno,luce”.
 
Una traduzione letterale di katsuhayabi (in alternativa pronunciato kachihayahi) dovrebbe essere
 
 
“Giorno (Tempo) di Rapida Vittoria !.
 
 
 
In aggiunta, questa espressione significa:
 
“Raggiungimento di molteplici obiettivi tutti in una volta”.
 
“Condizione dell’essere che trascende tempo e spazio”.
 
“Ogni attimo ed ogni movimento, vitali e brillanti” !.
 
 
 
Infine, chiunque segua il Sentiero dell’Aikido deve dare la sua interpretazione di questo motto.
 
 
 
 
 

 

 

 

 



EFFETTI DELL'ESERCIZIO FISICO PER

LO SVILUPPO DEL BAMBINO


 

 A Cura del M° Fiordineve Cozzi

  • Dai sei anni i bambini iniziano ad andare a scuola per educarsi, e quindi anche il movimento che fino allora era costituito dal gioco, anche se finalizzato, viene ad essere insegnato ed assume allora l'aspetto di educazione del corpo educazione fisica. 
  • Per i primi anni però anche l'educazione fisica deve essere motivata il più possibile, deve cioè riuscire gradita e piacevole al bambino, quindi facilmente accettata.  Così l'attività fisico addestrativa deve essere a carattere generale per tutti i bambini, cioè deve tendere a rinforzare armonicamente tutti i muscoli del corpo e non solo alcuni gruppi muscolari, non deve essere pesante e faticosa per non alterare le strutture articolari e legamentose in accrescimento, mento, non deve essere protratta per lungo tempo. Deve pertanto avere un carattere di globalità e di varietà. A questo punto riassumiamo quanto detto dal Comitato Olimpico Nazionale Italiano per quanto riguarda gli effetti benefici dell'esercizio fisico e dello sport sulla crescita dei giovani, sia dal punto di vista fisico che psichico.
  • 1. Sia la statura che il peso dei giovani addestrati sono maggiori di quelli sedentari.
  • 2. I volumi polmonari statici e più ancora quelli dinamici risultano più elevati nei giovani addestrati che nei sedentari.
  • 3. Gli indici dinamometrici sono più elevati e la distribuzione della forza nei vari gruppi muscolari è più armonica nei soggetti addestrati che nei sedentari.
  • 4. L'efficienza cardio-circolatoria è piú elevata nei soggetti addestrati che nei sedentari.
  • 5. Il consumo massimo di ossigeno per chilogrammo di peso è più elevato nei soggetti addestrati che nei sedentari.
  • 6. L'emotività, la suzione del pollice, l'onicofagia (cioè il mangiarsi le unghie), la bugia, la balbuzie, l'enuresi notturna (cioè fare la pipí a letto) sono meno frequenti fra i soggetti addestrati che fra i sedentari.
  • 7. Il rendimento scolastico è migliore nei soggetti addestrati che nei sedentari.
  • Con queste osservazioni vengono abbattuti vecchi convincimenti, del tutto errati, frutto di ignoranza, di equivoci e di pregiudizi tradizionali non certo basati sulle conoscenze fisiologiche, biomeccaniche e medico-scientifiche.  Quindi per avviare i giovani alle diverse attività sportive, è indispensabile riscontrare dapprima il loro stato di ,salute e poi le loro attitudini fisiche e psichiche.
  • Si opera pertanto inizialmente una selezione medica che comprende la visita medica, l'esame elettrocardiografico a riposo e sotto sforzo, la spirometria, l'esame radiografico del torace, l'esame delle urine. Per quanto riguarda l'esame attitudinario o la valutazione attitudinaria, ci si basa sui rilievi antropometrici (altezza, peso, perimetro toracico, apertura delle braccia) e funzionali (visite specialistiche agli occhi, orecchie, naso, gola esami spirografici, esami dinamometrici, eccetera).
  • Solo operando su questi due fronti, si potrà attuare una efficace prevenzione verso gli accidenti da sport, comprendendo con questa terminologia sia le malattie che gli infortuni; e solo facendo dei controlli periodici dello stato di salute dei giovani sportivi, si potranno rivelare variazioni strutturali e funzionali che questi organismi subiscono e per l'azione dell'accrescimento e per l'azione dell'allenamento. Piú volte è stato detto che « ogni campo sportivo in piú è un letto di ospedale in meno, una cella carceraria vuota ». Mai come di questi tempi l'aforisma è risultato piú attuale, e meglio di qualsiasi altra parola evidenzia il ruolo dello sport come fattore educativo ed il suo valore non solo medico e preventivo ma anche sociale.  Papa Pio XII, durante il suo pontificato, ad un convegno di sportivi ebbe a dire: « L'educazione fisica, lo sport, educano, fortificano il corpo e l'anima per una vita interiore ed avvicinano. l'uomo a Dio ». San Paolo definí lo sport : « scuola di educazione per la schiettezza, la lealtà, lo spirito cavalleresco che debbono contraddistinguere sempre il vero sportivo ». Possiamo quindi considerare lo sport come un'educazione di vita, ma anche come un metodo terapeutico e psico-terapeutico; nello sport-terapia infatti i risultati sono ottenuti attraverso l'attività fisica. Essa dà origine alla ginnastica medica e correttiva, agisce sul corpo, irrobustendo i muscoli, e sulla psiche, stimolando la competitività.

 

 


NUOVO VIDEO FLASH 

FUJIMOTO YOJI SHIHAN  8° DAN

CASERTA 2005

 

In questo breve video sono raccolti alcuni frammenti del seminario del Maestro Fujimoto a Caserta, l' uke nel video è il M° Fiordineve Cozzi. 

 


 

LA FINE DEI SAMURAI 


"...I samurai divenuti imprenditori trasferirono nella nuova attività gli usi e i costumi caratteristici della loro classe, contribuendo così a formare quelle particolari relazioni industriali di mercato del lavoro che caratterizzano la civiltà giapponese e ne fanno un unicum nel mondo..."
di Alida Alabiso tratto da  "I Samurai" ed. Il Sapere
 

 

L 'apertura del Giappone

  • Il mattino dell'otto luglio 1853 i guardiacoste giapponesi della baia di Uraga scorsero delle navi che si avvicinavano; erano due fregate da guerra nordamericane a vapore con seicento uomini a bordo. Ci fu il panico. Il popolo affollò i templi per invocare l'aiuto degli dèi, lo shogun Ieyoshi convocò dopo decenni i daimyo. Si inviarono delegati alle navi. Il comandante, il commodoro M.C. Perry, chiese e ottenne il permesso di sbarco portando doni e un messaggio del  presidente americano Millard Fillmore allo shogun. Un aiutante di Perry scrisse nel suo diario: «Giornata memorabile poiche si è finalmente riusciti a introdurre la chiave nella serratura». Consegnato il messaggio con cui si chiedeva l'apertura di porti alle navi americane e un trattato commerciale, Perry si ritirò. Il vecchio impero insorse; daimyo e samurai ripresero le poche armi a disposizione, ma tutto ciò non valse a salvare il Giappone dall'arrivo degli occidentali; Perry tornò infatti con dieci navi edu e mila uomini, ma lo shogun Ie sada e i daimyo erano ancora riuniti in consiglio e non erano riusciti a mettersi d'accordo sulla risposta. Il 13 febbraio 1854 lo shogun firmava sbigottito un trattato di commercio con gli Stati Uniti. La porta del Giappone era aperta con i porti di Nagasaki, Hakodate, Shimoda. Nel 1856 il ministro plenipotenziario americano Towsend Harris  chiede l'apertura di dieci porti al commercio americano. Lo shogun diede alla corte imperiale la responsabilità della risposta. Sono i sintomi che la decadenza shogunale è arrivata al suo epilogo. Varie erano le cause che da tempo minavano alla base la struttura eretta da Ieyasu; le discordie tra le grandi famiglie, il malcontento di tutte le classi sociali irrigidite nei loro schemi, la rinascita dei princìpi scintoisti che proclamavano il ritorno all'autorità  imperiale e infine l'ingerenza straniera. L'imperatore del momento, Komei (1847-67) si mostrò contrario all'accettazione degli stranieri e lo shogun cercò dapprima scampo in una dilazione, poi firmò il trattato per l'apertura dei porti (1858). A questo punto l'imperatore disconosce i trattati firmati dallo shogun ed emette l'editto di 'espulsione dei barbari,jò-i. I daimyo vedono nel comportamento dello shogun Iemochi (1846-66) uno strappo alle tradizioni patrie e lo isolano. Iemochi a questo punto tenta di tutto per riprendere potere fra i suoi daimyo, ma ormai risulta impossibile riaffermare il prestigio dello shogunato. I suoi samurai appoggiano la corte imperiale che ordina a Iemochi di marciare contro i barbari così come prevedeva il titolo di shogun. Intanto dal suo castello lungo la costa il daimyo di Choshii, Mori Motonori, faceva fuoco sulle navi americane, francesi e olandesi e sconfiggeva le forze che lo shogun aveva inviato contro di lui. L 'imperatore frattanto moriva come pure lo shogun Iemochi, mentre le flotte francese e inglese distruggono i forti di Shimonoseki (1864). In questo momento il potere feudo-militare passava a sostenere di nuovo la figura imperiale. La classe militare che aveva dominato per secoli il Giappone aveva decretato da sola la sua fine. Furono i daimyo di Satsuma Choshii, Hizen, Tosa, con il loro memoriale a chiedere all'imperatore di riassumere il comando del paese, come era sempre stato stabilito dalla tradizione giapponese. L 'ultimo shogun, Tokugawa Yoshinobu, presentò le dimissioni al sovrano, ma i suoi samurai si ribellarono (1867) e mossero verso Kyoto per cercare di restaurare il potere del loro shogun. Sconfitti dalle truppe imperiali a Kyoto, a Toba e a Fushimi, continuarono a combattere anche se ridotti in pochi nel Nord del paese. Queste opposizioni locali non arrestarono comunque gli eventi, tanto che nel 1868 i principi feudali rassegnavano nelle mani imperiali le loro cariche e veniva proclamata la Restaurazione Meiji, il Governo Illuminato. Le navi americane, russe, francesi, inglesi, olandesi, che avevano strappato all'impero del Sol Levante le concessioni commerciali, portavano uomini che capivano ben poco della civiltà  giapponese. Scriveva infatti un diplomatico inglese: «Il Giappone è un formicaio di isole che si stendono all'est, abitate, a quanto dicono, da una razza grottesca e selvaggia». In questo modo iniziava la storia del Giappone moderno. Un popolo che per secoli era rimasto chiuso nel suo isolamento, veniva improvvisamente costretto ad aprirsi ai commerci con le potenze occidentali. Il vecchio impero feudale, già traballante, andò in pezzi, ma quasi istantaneamente dalle sue rovine nacque una società nuova. Un popolo, irrigidito da secoli di rigore feudale, si trasforma coraggiosamente in uno Stato moderno. Si è messo a osservare, studiare, imitare, adattare; in cinquant'anni ha bruciato le tappe che l'Europa aveva superato in due secoli di duro cammino. Favorito infatti dalla posizione geografica, atta al commercio, ma soprattutto dalle energie e dalla disciplina del suo popolo, questo paese di contadini e pescatori è diventato nell'arco di cinquant'anni una potenza industriale. Le importazioni occidentali hanno determinato una radicale trasformazione politica, economica, industriale, sociale, culturale. Ma era veramente possibile trasformare nel profondo un intero popolo? Il Giappone si trovò di fronte a nuove idee che asserivano come la scienza era l'unica religione possibile, mentre ogni forma di spiritualità era soltanto il prodotto di circonvoluzioni cerebrali. La fede nei kami venne forse incrinata ma non fu mai sostituita da un'altra fede. Nella massa del popolo infatti le antiche credenze religioso-civili continuarono a sopravvivere per cui il culto imperiale fu ripristinato, ma anche l'etica tradizionale scintoista e quella buddista mantennero le loro prerogative in un mondo che si stava trasformando. Se lo scintoismo conobbe un revival con la caduta del potere shogunale e la proclamazione dell'autorità divina dell'imperatore, tanto da trasformarsi in uno scintoismo di Stato, l'antico codice dei samurai con le sue prerogative venne adattato alle mutate esigenze e determinò molti dei comportamenti della nuova società.
     

I nuovi samurai

 

  • Il movimento che doveva sciogliere il Giappone da secoli di vincoli militari che ne avevano determinato ogni decisione fu opera di pochi samurai, daimyo di Satsuma, Choshii, Hizen e Tosa. Pochi di loro superavano i trent'anni, ma dimostrarono di saper compiere per il loro paese assieme alloro shogun un atto gran- dioso, forse superiore all'eroico seppuku. Anche se le dimissioni dello shogun furono umilianti, tanto da suscitare la reazione degli antichi samurai che lo sostenevano, tuttavia gli eventi erano maturi per una radicale trasformazione. Tokyo diventa la capitale orientale in antitesi a Kyoto, quella occidentale; vengono aboliti i feudi (1871) e tutto il territorio è diviso in dipartimenti che contribuivano con un contingente di forze all'esercito nazionale. Molti degli antichi samurai diventavano soldati del nuovo Giappone. La classe che per secoli era stata la prima per la nobiltà che dava ad essa la spada, accettò di arruolarsi a fianco del popolo. Ma quando un'altra legge (1876) interdì ai samurai l'uso del simbolo più caro, la spada, scoppiarono rivolte a Kumamoto e Hagi. Un gruppo di samurai, dopo aver ucciso circa trecento guardie del castello, fece hara-kiri pur di non vedersi privati della loro spada. L'avvenimento ebbe un eco a Satsuma dove trentamila uomini, armati con le antiche spade e le armi moderne, decisero di restaurare la classe militare. Erano comandati da Saigo Takamori, uno dei fautori della restaurazione. Settantaseimila soldati imperiali  combatterono contro gli insorti e li sconfissero (1877). Ma i samurai seppero finire eroicamente il loro lungo dominio. Saigo Takamori, ferito a una gamba ordinò a un suo fido di tagliargli la testa, mentre i suoi compagni morirono combattendo o si uccisero piuttosto che arrendersi. Iniziavano ora le lotte per un nuovo tipo di potere. Il governo era infatti nelle mani di una stretta oligarchia formata dai due ex-daimy6 di Satsuma e Choshii. Le antiche lotte feudali, non sopite, tornavano sotto nuova forma. Il Giappone feudale si riaffacciava nella lotta non più per una provincia o un castello, ma per un Ministero o una Presidenza, non più sui campi di battaglia ma sulle colonne di giornali. Il Giappone dei samurai e del bushido, il paese delle due spade, continuava a esistere anche nel nuovo Giappone. L'imperatore Meiji nel 1890 scriveva alla nazione: aumentate il bene pubblico e promuovete la prosperità e il benessere di  tutti; abbiate sempre in onore la costituzione e osservate le leggi dell'impero; se la necessità lo richiede, offrite coraggiosamente la vostra vita per il bene della patria. Era stato il senso di inutilità e la perdita del prestigio, che aveva minato i rapporti di fedeltà e lealtà che legavano i samurai al loro superiore, a spingere la classe dei samurai a prendere parte attiva ai cambiamenti del loro paese. Quando infatti il governo militare non fu più in grado di controllare la situazione, le corporazioni dei samurai, rispettando il loro senso del dovere, giri, proclamarono la necessità di ripristinare un interesse nazionale contro quello del bakufu. Infatti, se il samurai era finito come figura storica, rimaneva ancora vivo il suo spiccato senso del dovere, che si volgeva ora al bene della nazione. Fu così che gli ideali dei samurai continuarono a esercitare una grande influenza nella storia del paese. Abolito il feudalesimo dalle riforme Meiji e aboliti così anche i loro stipendi, i samurai per breve tempo vissero da pensionati. Quando poi, nel 1874, queste furono liquidate con una somma forfettaria, i samurai vennero esortati a trasformarsi in imprenditori commerciali e industriali. Le antiche abitudini all'obbedienza fecero in modo che la classe dei samurai, grazie agli incentivi economici e alla  liquidità derivante dalla capitalizzazione delle pensioni, si trasformasse in una moderna classe imprenditoriale. La grande imprenditoria giapponese non provenne, quindi, dai vecchi mercanti o usurai dell'epoca Tokugawa, ma da quei samurai che a questa trasformazione si adattarono perchè tale era il volere dell'imperatore. I samurai divenuti imprenditori trasferirono nella nuova attività gli usi e i costumi caratteristici della loro classe, contribuendo così a formare quelle particolari relazioni industriali di mercato del lavoro che caratterizzano la civiltà giapponese e ne fanno un unicum nel mondo. La mentalità del samurai quindi, non solo ha resistito ai cambiamenti, ma si è trasferita nei rapporti interpersonali delle organizzazioni giapponesi, nelle relazioni industriali e in quelle di ogni settore lavorativo. Per questo si parla spesso di una "samuraizzazione" del lavoratore giapponese, in quanto ogni dipendente tende a comportarsi, con il suo datore di lavoro, come il samurai si comportava nei confronti del daimyo, con rispetto stretto della gerarchia e assoluta fedeltà all'azienda. Così come si erano formati i clan guerrieri, i samurai si trasformarono in una nuova classe dirigente che passò alla guida della nazione e fece in modo che gli antichi valori del bushido venissero trasmessi alle nuove classi del paese. I concetti di sottomissione, lealtà, obbedienza, che legavano il samurai al signore si trasformano nella devozione dei funzionari verso il governo e verso le industrie. Lo spirito degli antichi guerrieri permeava ormai tutti gli strati della popolazione che aveva ereditato quei valori che per secoli erano stati la prerogativa dei samurai. L 'antico rapporto samurai-signore si è quindi trasformato ed applicato all'odierna produttività del mondo industriale e finanziario dove il datore di lavoro mantiene molte delle caratteristiche del signore feudale, mentre i dipendenti mostrano la stessa devozione ed obbedienza tipica dei samurai. Come scrive Maraini: «n Giappone si è modemizzato ma poco occidentalizzato. Ha indubbiamente assorbito dall'Occidente tecnologie e procedimenti operativi, ma il suo sostrato tradizionale non ha perso la propria identità». L'animo del moderno giapponese rispecchia infatti ancora oggi nei princìpi basilari dell'attuale società il rispetto per il proprio passato e la propria tradizione che nessun influsso occidentale potrà annullare.Persino l'antico scintoismo con la sua filosofia vitalistica, si trasforma nell'aggressività industriale e commerciale, nella frenesia produttiva che contraddistinguono il Giappone moderno. Il lavoro viene infatti concepito dal giapponese come l'estrinsecarsi della propria abilità, per cui il lavoro è "la cosa da fare" e il successo ottenuto in questo campo non è altro che la testimonianza di un benefico influsso dei kami, che premiano l'operato dell'uomo ligio al suo dovere. n vecchio concetto di giri, che per il samurai implicava la devozione e lealtà al signore, oggi è diventato la somma dei doveri di un uomo verso la società. Se un individuo non riesce nel proprio lavoro, fallisce nei suoi doveri verso la famiglia, verso il suo superiore, verso il suo paese. Ed è proprio su questo senso del dovere che si basano le industrie e tutto il sistema lavorativo del Giappone. Il culto del gruppo e della comunità, che è stato anticamente rafforzato dal clan dei samurai, continua a essere al centro di ogni attività giapponese per cui il concetto di privato, kojin, sconfina quasi con l'egoismo. Anche il concetto di posizione personale nella società, mibun, ricorda le antiche stratificazioni  sociali che erano determinate dalla nascita e che ancora oggi sono fortemente sentite nella società. Là stessa etica dei samurai, difficile da seguire perché implicava il mantenimento di un equilibrio che poteva facilmente sconfinare nell'arroganza e nell'ingiustizia, oggi sembra ricomparire nei difficili equilibri politico-finanziari del moderno Giappone. Il concetto di umiliazione, che per il samurai significava perdita dell'onore, nel Giappone moderno si è  trasformato nell'estrema sensibilità del giapponese verso tutto ciò che può sembrare una critica  al suo operato. Criticare il lavoro del singolo comporta una svalutazione dell'intero gruppo di  appartenenza per cui l'umiliazione personale viene trasmessa automaticamente dal singolo al  gruppo di lavoro, alla sua professionalità. Anche il controllo delle proprie emozioni, che tra i samurai arrivava a livelli estremi con il seppuku, è ancora un fattore dominante nel Giappone odierno in quanto un buon autocontrollo permette di ottenere risultati sempre positivi e quindi è indice di una maggiore efficienza. Esistono quindi molti modi per far rivivere lo spirito dei samurai, ma in effetti si tratta di uno spirito che nella realtà non è mai scomparso dall'animo di ogni giapponese e ha permesso al loro paese di portare avanti con tenacia e persistenza i più ardui obiettivi. Se la mentalità  dell'uomo giapponese non fosse stata abituata da secoli di dominio militare a obbedire, a
    rispettare le decisioni superiori, a vivere e operare per la collettività a scapito della
    propria individualità, il Giappone non avrebbe ottenuto i risultati che ha raggiunto nell'ambito   mondiale. Oggi ogni buon cittadino giapponese, come l'antico samurai, si sente obbligato verso la famiglia, verso l'azienda, verso lo Stato per i molti benefici che ne riceve, per cui si  adopera al suo meglio nell'adempimento dei propri doveri coltivando quei sentimenti di fedeltà,  onore, rispetto, lealtà che formavano il codice d'onore della più famosa classe guerriera del  mondo, quella dei samurai. Sotto la vernice occidentale il Giappone continua a mantenere quindi molte delle caratteristiche che lo hanno contraddistinto nei tempi più remoti. Il samurai fa  parte indubbiamente del suo passato e la figura del guerriero leale e coraggioso ha ben rappresentato il Giappone in tutto il mondo, tanto che ancora oggi il termine richiama alla mente le immagini di combattenti fieri e silenziosi, pronti a tutto in nome della fedeltà e dell'onore. Abili nelle armi e nella lotta, essi furono gli artefici di molte delle arti marziali che ancora oggi trovano tanti discepoli anche in Occidente. Combattevano in nome dell'obbedienza al  superiore per il quale non esitavano a sacrificare la propria vita, considerata di poca importanza  se paragonata alla perdita dell'onore. Diffusero le tecniche della meditazione che avevano  appreso dai monaci zen e insegnarono come la forza fisica non ha alcun valore se non viene unita con quella psichica dell'individuo. Gli antichi guerrieri, la cui classe si era venuta formando  nel IX-X secolo, dopo essere stati al potere per circa otto secoli, restituiscono il comando al discendente della dea Amaterasu e si trasformano in soldati dell'esercito e in leader  industriali. Perciò nessuno studio sul Giappone moderno può prescindere dall'esame di questa  figura che è stata una componente fondamentale per il paese.

 



RISPOSTE AI PRINCIPIANTI

Suggerimenti su cosa indicativamente rispondere alle domande dei profani ad inizio corsi!

 


DOMANDA : 

VORREI ISCRIVERMI Al CORSO DI ARTI MARZIALi, DIFESA PERSONALE, L' AIKIDO COSA è?

  • RISPOSTA L' Aikido è un arte marziale giapponese che insegna a reagire ad un attacco non provocato attraverso una neutralizzazione che non causi danno all’aggressore.
  • Sintesi ed evoluzione delle antiche scuole dei leggendari Samurai, utilizza traiettorie circolari che consentono di controllare elegantemente con il minimo dispendio di forze attacchi multipli armati o disarmati provenienti da più direzioni. Per questo motivo il Ministero della Difesa Giapponese lo ha inserito nel programma di addestramento dei corpi speciali.  

  • D:   IO POTREI PRATICARE ... SA,  LA MIA ETA' ..ETC !!! 
  • R:   Certo! La sua pratica si adatta all’età, al sesso, al ritmo ed alle possibilità di ciascun individuo. Contrariamente a quanto si pensa la sua pratica non rende affatto le donne tozze e sgraziate, ma al contrario ne esalta la bellezza e la grazia nei movimenti, favorendo uno sviluppo armonico della muscolatura.

 D:  CI SONO GARE, IN QUESTO SPORT ?  

  • R:   Prima di tutto l'Aikido non è uno sport, proponendosi infatti come via di educazione morale, smorza l’ egocentrismo ed il desiderio di primeggiare che le attività competitive comportano. Durante la pratica non si compete ma si collabora, scambiandosi i ruoli parimenti importanti nell’infinito processo di apprendimento. 
  • D:  E UNA ATTIVITA' CHE RENDE AGGRESSIVI , RISSOSI, VIOLENTI?  
  • R:  No Anzi , al contrario, Smorza  gli istinti combattivi e distruttivi delle persone, potenziandone invece le capacità interiori quali Attenzione e Concentrazione. Aiuta a canalizzare le tensioni psico-emotive accumulate nella giornata per  trasformarle in movimenti Espressivi, Creativi e Ricreativi,  cosi che ognuno impari  a vivere armoniosamente con se stesso e con gli altri.  

  • D:  QUINDI E' EDUCATIVO  ?
  • R: Certo! Fedele agli Ideali Morali della Cultura giapponese, insegna e mette in pratica l’umiltà, il rispetto per se stessi e per gli altri, l’importanza dell’essere e non dell’apparire.  In virtù di questi alti valori, lo Stato Italiano lo ha riconosciuto la nostra associazione nel 1978 “Ente Morale” con “D.P.R. 526/78”.

  •   D:  MA L'AIKIDO FA BENE ALLA SALUTE ?   
  • R: L’Aikido, rientra tra le attività del benessere, in quanto migliora la funzionalità di tutti i sistemi e gli apparati del corpo.  Il singolare lavoro sulle Articolazioni (flessioni ,trazioni, torsioni, immobilizzazioni,) stimola i processi rigenerativi delle cartilagini articolari, migliorandone elasticità, e resistenza nel tempo. 


D:   SVILUPPA I MUSCOLI   ? 

  • R: Stimola il Tono Elastico dei Muscoli rendendoli tonici e scattanti, senza mai irrigidire o appesantire il corpo. Dona quindi fluidità e disinvoltura ai movimenti, il che contribuisce a rimuovere blocchi auto-espressivi. Ecco il perché sempre più attori di cinema e teatro praticano Aikido.


D:   FA DIMAGRIRE? 

  • R: Rientrando tra le attività metaboliche “Aerobico/ Anaerobico  Alternate” mobilizza i grassi di deposito senza ricorrere a particolari diete, quindi richiede lo stesso equilibrio anche nella alimentazione che deve essere varia e bilacianta nei suoi nutrienti.  Stimola  inoltre fisiologicamente il sistema Cardio-Vascolare migliorandone la resistenza nell’attività prolungata.  

D:  GLI ESERCIZI DI RESPIRAZIONE CHE ESEGUITE , A COSA SERVONO?   
  • R: L’adozione di una Corretta Respirazione, è determinante ai fini della Postura e dell’Emotività, per offrire un buon controllo in ogni circostanza, (Aggressione, incidente, Interrogazioni ) con conseguente miglioramento della Attenzione e della  Concentrazione, elementi indispensabili sia per una miglior resa al lavoro per gli adulti che scolastica per i ragazzi. 

D:   CI SI STANCA MOLTO ?

  • R: Il Necessario! Non si realizzano sforzi con carichi, non si compete contro nessuno, per cui non si produce alcuna sovra-eccitazione nervosa, in cambio si migliora la Velocità e la flessibilità dei movimenti.  


D:  MIGLIORA I RIFLESSI,  FA SENTIRE PIù SICURI ? 

  • R: Entrambi, Le sue strategie difensive stimolano i riflessi, la percezione, tattile, e propriocettiva, (Sistema Nervoso Periferico) migliorando l’orientamento spaziale e Posturale, con evidenti risvolti sul piano psicofisico. 
  • Il Sistema Nervoso Centrale è impegnato invece efficacemente nello sviluppo e nel potenziamento delle funzioni cognitive superiori, (Soluzione dei problemi) come evidenziato dalle Neuroscienze cognitive,migliorando problematiche nevrotiche, dissociative e di autostima, ( Rendendo piu sicuri)    

IN CONCLUSIONE ? 

  • R: Serenità e Lucidità della mente; Fluidità e Rapidità nei movimenti, dei maestri anche in età avanzata sono la prova evidente dell’effetto che l’Aikido produce sulla salute.

 

  • Ovviamente sono solo delle risposte orientative. 
  • Quello che occorre a gli insegnati di AIkido, è essere preparati a 360°, studiare, ricercare , essere sensibili, percettivi,  empatici.
  • Dare risposte adeguate è importante, ma dare l'esempio, anzi essere d'esempio è la cosa fondamentale.   
  • Avere ad esempio una pancia pronunciata perche ci si sovralimenta,  non aiuta a dare una risposta coernete allo studente che omettera di chiedere se l' attività fa dimagrire, visto che la risposta è implicita, e voi  non siete un buon esempio; e vi  assicuro che non è la cosa peggiore!! 

IL MAESTRO DEVE SEMPRE... SEMPRE ...  SEMPRE ..  

UN  BUON ESEMPIO...

PER UN ALLENATORE  NON è NECESSARIO; 

PER UN  MAESTRO DI AIKIDO  E' INDISPENSABILE.   







 


 
 
AIKI & ENERGETICA

Per prevenire la formazione di personalità violente e allenare

il controllo psicofisico dei conflitti.
 
 
  • Nell’Aikido si opera con la consapevolezza che corpo e mente sono i due aspetti inseparabili della nostra natura umana, che il corpo è la sede fisica di una energia che è anche una manifestazione mentale e che l’armonia e l’efficacia fisica dei movimenti e delle tecniche è contemporaneamente, deve essere, un’armonia e una perfezione spirituale interiore: l’evoluzione tecnica è, ad un tempo, una metamorfosi psicologica.
  • L’aikido è una “Via” per la calma e la saggezza spirituale, un metodo di padroneggiare non solo l’irruenza e l’aggressività dell’avversario, ma anche la propria e in questa disciplina, che non ha mai ceduto alla tentazione della competizione e non si è mai trasformata in semplice sport di combattimento, rintracciamo una serie di elementi che possono essere così evidenziati:
 
  • -gli aspetti psicologici e spirituali dell’essere si manifestano sincronicamente anche sul piano fisico, ossia che abbiamo un equivalente del carattere e della personalità, psicologicamente intese in un’espressione somatica, un atteggiamento muscolare e scheletrico perfettamente decifrabile dalle nostre posture, dalla fluidità/rigidità dei nostri movimenti, dalla tonicità della nostra muscolatura, dalla mobilità delle nostre articolazioni e così via, fino alla nostra mimica facciale, alla nostra voce, ecc. 
 
  • -  La bioenergetica (soprattutto Wilhelm Reich e Alexander Lowen) come teoria della personalità e come terapia delle sue patologie, pur provenendo da una cultura del tutto differente da quella che origina l’Aikido ha una sostanziale congruenza con questa, sia per quanto concerne la concezione dell’essere umano come globalità corporea e spirituale, sia, e persino in dettaglio, per quel che riguarda la dislocazione, la funzione, l’economia e la dinamica delle sue forze e delle sue energie.
 
  • - E’ quindi possibile una interessante sinergia e si può affiancare, all’allenamento tradizionale dell’Aikido, uno studio e una consapevolezza dei segmenti della nostra “armatura muscolo-scheletrica” in cui la bioenergetica suddivide e struttura il corpo umano, in funzione del flusso emozionale che lo attraversa e dei nodi che lo inibiscono o bloccano.
 
  • - E’ inoltre  auspicabile confrontare esperienze come quella di vuoto interiore, di calma assoluta, di non intenzione, di potenza del respiro, (il Ki della tradizione estremo-orientale) con i corrispondenti percorsi e pratiche bioenergetiche volte a liberare il flusso dell’energia nel corpo e a consentire un pieno contatto con gli altri, con lo spazio e con il tempo e con la propria dimensione interiore (calma, non intenzione, coordinamento tra azione e respirazione, grounding, ecc.)
 
  • - La pratica dell’Aikido equivale ad un potente lavoro bioenergetico di scioglimento e di ammorbidimento delle armature e delle corazze muscolari e caratteriali, una vera e propria sublimazione delle tensioni e delle spinte aggressive; la stessa progressione tecnica richiesta dall’allenamento corrisponde, in parte, ad una presa di coscienza del proprio modo di stare e di muoversi, di contrarre la muscolatura, di controllare le emozioni, la forza, il respiro. 
  • L’insegnamento di non mettere forza nelle braccia, di non tenere le spalle rigide o tirate indietro, di spostarsi seguendo il movimento del bacino e delle anche, costituiscono anche i gradini di un percorso di liberazione bioenergetica e di crescita psicofisica: un Aikido perfetto non è solo un esempio di bellezza ed armonia tecnica, ma anche un modello di calma e di limpidezza interiore, un paradigma di maturità psicologica, un’espressione di compiuta sublimazione dell’aggressività.
 
  • - Chi si accosta alla pratica di questa arte non vede nel corpo, nella sua fisicità e nella sua stessa potenzialità aggressiva un vero ostacolo ad uno sviluppo e ad un itinerario anche spirituale e, anzi, desidera raggiungere il secondo con, e attraverso il primo e viceversa, forse oscuramente presentendo la potente, intima e inseparabile unità di soma e psiche, di corpo e mente.
 
  • L’Aikido è stato paragonato ad una forma di meditazione in movimento e certo si può sostenere che ogni azione (spostamenti, squilibri, proiezioni, parate, ecc.) deve educarsi, raggiungere un equilibrio, una non-intenzione, esprimere una calma interiore, se non vuol scadere sul piano della mera difesa personale, se non vuole scendere al livello della pura ginnastica: se intende rimanere una “Via”, come si dice in termini esoterici, se vuole restare un “Budo”, allora il movimento somatico deve rappresentare una situazione interiore (mentale, psicologica, spirituale) libera e bella, armoniosa, priva di aggressività, di odio, di volontà di sopraffazione.
  • E’ significativo che il segreto dell’Aikido sia, per il suo fondatore, quello di un cerchio, l’essere nel suo centro, calmi come nell’occhio di un ciclone. E’ determinante che il possibile scontro tra i due avversari, uke e tori, si debba trasformare in una convergenza, in una spirale, in un mulinello: l’uscire dal suo attacco, inserire il proprio ki in quello dell’avversario, unirsi al suo slancio, nella sua stessa direzione, e andare insieme verso una comune meta.
  • Non bisogna dimenticare che la manifestazione corporea è, di norma, più sincera dei prodotti  strettamente mentali (pensiero, linguaggio, scrittura, elaborazioni tecniche e artistiche del sentimento, ecc.): la comunicazione non verbale (posturale, mimica, gestuale, muscolare e viscerale) è più genuina, immediata e sottratta al potere della volontà e della coscienza, di quella verbale; essa si presta quindi bene, sia ad un lavoro profondo sulla persona, ben oltre la soglia della conoscenza, e ad una diagnosi veritiera della sua maturazione, ben oltre le apparenze della sua esteriorità. 
 
  • Ecco perché fin dalle sue prime esperienze analitiche W. Reich abbandonò l’approccio verbale e mentale freudiano e scelse la via bioenergetica: si era accorto che emozioni, sentimenti e desideri vivono e si manifestano nella sfera somatica ancora prima  e meglio che in quella psichica. Perciò operare sul, e con il, corpo, come ci dimostra il nostro allenamento, va più in profondità e raggiunge il cuore, le radici della nostra emotività.
 
  • E’ quindi  possibile all’Aikido, in tandem con la Bioenergetica,  prevenire la formazione di personalità violente e allenare il controllo psicofisico dei conflitti? E’, insomma, possibile, seguendo gli insegnamenti di queste discipline, conseguire un equilibrato e razionale rapporto con la propria e l’altrui aggressività? Secondo me è non solo possibile, ma anche relativamente accessibile a molti,  poiché esse vantano notevoli strumenti pedagogici, altrettante risorse idonee alla formazione della personalità e possono disciplinare ottimamente la maturazione individuale, soprattutto nel confronto con la dimensione aggressiva e violenta dell’essere, senza le ipocrisie, le falsità e l’inefficacia di molti approcci fondati sulla morale dualistica del bene e del male o su concezioni irrealistiche dell’essere e del sociale. 
 
  • In fondo fin dall’inizio, nei tanti Dojo sparsi per il mondo, l’allenamento si fonda sulla possibilità di isolare, attenuare ed eliminare il “negativo” in noi e nel nostro simbolico avversario. Nell’incessante scambio dei ruoli di uke e tori, attaccante e attaccato, cercando di rendere pura, armoniosa, bella l’esecuzione delle tecniche, si tenta, sempre e anche, di non provare tensione e rabbia, intenzioni violente e offensive. Qualcosa di molto simile al lavoro terapeutico previsto negli esercizi bioenergetici, che allenano a sentire le emozioni, i loro blocchi, il loro fluire, che permettono di riunificare e sintonizzare mente e corpo, soma e psiche.Allo stesso modo si può affermare che, quando percepiamo nell’aggressione dell’altro, la nostra stessa  aggressività e sentiamo che reagire all’altro è come agire contro noi stessi, allora ci troviamo di fronte a qualcosa per cui la lingua non ha nomi e il pensiero non ha concetti e, forse, siamo nel centro del cerchio.

 

Fiordineve Cozzi 

 

 


 

 
 
 
 
  • Oggi c'è notevole interesse per comunicazione non verbale , perché ci si rende conto che l'espressione corporea permette di raccogliere o di trasmettere una grande quantità di informazioni.Spesso il tono di voce o lo sguardo di una persona hanno un impatto maggiore delle parole che pronuncia. Se la madre lancia un'occhiata assassina al figlio è difficile far finta di niente. I bambini sono consci del linguaggio del corpo più degli adulti, a cui lunghi anni di scuola hanno insegnato a prestare attenzione alle parole e a ignorare l'espressione corporea. Qualsiasi intelligente studioso del comportamento umano sa che le parole possono essere usate per mentire.  Spesso le sole parole non permettono di capire se l'informazione trasmessa è vera o falsa. Questo è vero soprattutto per le affermazioni di carattere personale.  Spesso diciamo ciò che vogliamo che gli altri credano.  Il linguaggio del corpo invece, se l'osservatore lo sa leggere, non può ingannare. Una considerazione analoga vale anche per le affermazioni sulla propria capacità di risposta erotica. Quando dallo schema delle tensioni muscolari è evidente che una persona tiene dentro i suoi  sentimenti - natiche strette e nuca bloccata - è impossibile che abbia una vita sessuale "fantastica"; perché è incapace di lasciarsi andare a una forte eccitazione sessuale. Il corpo non mente. Anche quando una persona cerca di nascondere i suoi veri sentimenti con un atteggiamento posturale artificiale, il corpo smentisce la posa con lo stato di tensione che si viene a creare.  Nessuno è pienamente padrone del proprio corpo.  Il fatto di dire una bugia crea uno stato di tensione corporea che si riflette nella pressione sanguigna, nel ritmo delle pulsazioni e nella conduttanza elettrica della pelle.  Una tecnica più recente è quella dell'analisi della voce: il tono della voce e la sua sonorità riflettono tutti i sentimenti e le sénsazioni provate da una persona.  L'analisi della scrittura è un sistema ormai familiare per determinare i tratti della personalità. 

 

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Consegna dell'onorificenza di "Cavaliere dell’Ordine della Stella d’Italia" al  Maestro Tada dall' Ambasciatore italiano durante la celebrazione della Giornata dell’Unità Nazionale e delle Forze Armate a Tokyo. 

 


Onorificenza conferita dal Presidente della Repubblica Italiana il 27/12/2018 Al Maestro TADA Direttore Didattico dell'Aikikai d'Italia a cui viene riconosciuto il meritodi operare da oltre 50 anni per la diffusione dell'aikido e della cultura tradizionale giapponese tenendo vivo il legame di amicizia e collaborazione tra Italia e Giappone.

 
biografia del maestro
 
TADA HIROSHI SHIHAN 9°DAN
(Classe 1929... Tra pochi giorni compirà 90 anni)
 
  • Hiroshi Tada è nato a Tokyo il 13 dicembre 1929 da una famiglia appartenente alla classe dei Samurai,  Suo nonno,  era Vice Presidente del Consiglio Privato dell'Imperatore. Pratica da bambino uno stile giapponese di tiro con l'ARCO, studia poi KENDO (Scherma giapponese) alle scuole superiori.
  • Nel 1950, inizia a praticare AIKIDO sotto la guida del fondatore M. Ueshiba e KARATE sotto la guida del suo codificatore G. Funakoshi.
  • Studia con Maestro T. Nakamura pratiche per armonizzare mente e corpo; 
  • Nel 1952 si laurea in giurisprudenza, ma decide di dedicarsi all'Aikido.
  • Nel 1964 giunge a  Roma e si dedica alla insegnamento fondando l'aikikai d italia
  • Nel 1969 gli viene riconosciuto  l' 8° dan ....nel 1994 riceve la nomina a 9° dan. è gli viene conferito il Budo Korosho (per le attività svolte nel campo delle arti marziali)  
  • Attualmente è Direttore Didattico dell'Aikikai d'Italia,
  • Membro del della Federazione Internazionale di Aikido,
  • Istruttore dell'Hombu Dojo ( centro mondiale Aikido) Tokyo dell'Aikikai del Giappone e di
  • Clubs di Aikido presso le  Università ,"Waseda" e "Kiren Kai"
  • e di altri dojo affiliati al suo Dojo "Gessoji".
  • Si reca tre volte l anno in Italia per insegnare aikido per la ricorrenza dei morti.. per Pasqua e a luglio... 
  • Attivo.. energico lucido come un guerriero d altri tempi.... Nonostante i suoi 90 anni... 

 

 

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 Stage d'Autunno M° Tada Hiroshi 9° Dan  direttore didattico Aikikai d'Italia 


 
 
  

 

  


 

 Ci scusiamo per il disguido ma lo stage del  

 PIETRASANTA 

presso il Fujiyama dojo   non si svolgerà.

sarà riprogrammato successivamente  

 





 

UNA NUOVA CULTURA PER LA PREVENZIONE ALIMENTARE 


  

  • Nel corso degli ultimi trent'anni, l'alimentazione degli Italiani è profondamente cambiata. Lo sviluppo dell'economia, i grandi mutamenti sociali, la spinta a raggiungere un più elevato tenore di vita, hanno fatto emergere la tendenza a consumare con maggior frequenza e in più larga misura quei generi alimentari un tempo considerati rari e pregiati. La possibilità di nutrirsi con una maggiore varietà e ricchezza di cibi ha portato indubbi benefici, con la scomparsa pressoché totale delle cosiddette carenze nutrizionali.
  • È quindi possibile affermare che le necessità nutrizionali della popolazione media italiana sono ormai generalmente soddisfatte. Bisogna però anche sottolineare che la prevalente tendenza a mangiare più del necessario, spesso accompagnata da notevoli squilibri tra i vari componenti della dieta, ha anche portato gli Italiani ad essere più esposti ad altri gravi rischi come la maggiore incidenza di obesità, di ipertensione, di arteriosclerosi, di diabete, ecc.

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 In questo breve video sono raccolte le immagini delle Dimostrazioni del M°

Fiordineve Cozzi 6°dan a Lauria, Scalea Eboli e Sapri. 


 


 

 

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