BENVENUTI

AL SITO DELL'  AIKI  DOJO  SHIZENTAI  

di

LAURIA  (PZ)    SCALEA   (CS)  

diretti da

M° FIORDINEVE  COZZI   6°Dan  

 

 

 


 



EFFETTI DELL'ESERCIZIO FISICO PER

LO SVILUPPO DEL BAMBINO


 

 A Cura del M° Fiordineve Cozzi

  • Dai sei anni i bambini iniziano ad andare a scuola per educarsi, e quindi anche il movimento che fino allora era costituito dal gioco, anche se finalizzato, viene ad essere insegnato ed assume allora l'aspetto di educazione del corpo educazione fisica. 
  • Per i primi anni però anche l'educazione fisica deve essere motivata il più possibile, deve cioè riuscire gradita e piacevole al bambino, quindi facilmente accettata.  Così l'attività fisico addestrativa deve essere a carattere generale per tutti i bambini, cioè deve tendere a rinforzare armonicamente tutti i muscoli del corpo e non solo alcuni gruppi muscolari, non deve essere pesante e faticosa per non alterare le strutture articolari e legamentose in accrescimento, mento, non deve essere protratta per lungo tempo. Deve pertanto avere un carattere di globalità e di varietà. A questo punto riassumiamo quanto detto dal Comitato Olimpico Nazionale Italiano per quanto riguarda gli effetti benefici dell'esercizio fisico e dello sport sulla crescita dei giovani, sia dal punto di vista fisico che psichico.
  • 1. Sia la statura che il peso dei giovani addestrati sono maggiori di quelli sedentari.
  • 2. I volumi polmonari statici e più ancora quelli dinamici risultano più elevati nei giovani addestrati che nei sedentari.
  • 3. Gli indici dinamometrici sono più elevati e la distribuzione della forza nei vari gruppi muscolari è più armonica nei soggetti addestrati che nei sedentari.
  • 4. L'efficienza cardio-circolatoria è piú elevata nei soggetti addestrati che nei sedentari.
  • 5. Il consumo massimo di ossigeno per chilogrammo di peso è più elevato nei soggetti addestrati che nei sedentari.
  • 6. L'emotività, la suzione del pollice, l'onicofagia (cioè il mangiarsi le unghie), la bugia, la balbuzie, l'enuresi notturna (cioè fare la pipí a letto) sono meno frequenti fra i soggetti addestrati che fra i sedentari.
  • 7. Il rendimento scolastico è migliore nei soggetti addestrati che nei sedentari.
  • Con queste osservazioni vengono abbattuti vecchi convincimenti, del tutto errati, frutto di ignoranza, di equivoci e di pregiudizi tradizionali non certo basati sulle conoscenze fisiologiche, biomeccaniche e medico-scientifiche.  Quindi per avviare i giovani alle diverse attività sportive, è indispensabile riscontrare dapprima il loro stato di ,salute e poi le loro attitudini fisiche e psichiche.
  • Si opera pertanto inizialmente una selezione medica che comprende la visita medica, l'esame elettrocardiografico a riposo e sotto sforzo, la spirometria, l'esame radiografico del torace, l'esame delle urine. Per quanto riguarda l'esame attitudinario o la valutazione attitudinaria, ci si basa sui rilievi antropometrici (altezza, peso, perimetro toracico, apertura delle braccia) e funzionali (visite specialistiche agli occhi, orecchie, naso, gola esami spirografici, esami dinamometrici, eccetera).
  • Solo operando su questi due fronti, si potrà attuare una efficace prevenzione verso gli accidenti da sport, comprendendo con questa terminologia sia le malattie che gli infortuni; e solo facendo dei controlli periodici dello stato di salute dei giovani sportivi, si potranno rivelare variazioni strutturali e funzionali che questi organismi subiscono e per l'azione dell'accrescimento e per l'azione dell'allenamento. Piú volte è stato detto che « ogni campo sportivo in piú è un letto di ospedale in meno, una cella carceraria vuota ». Mai come di questi tempi l'aforisma è risultato piú attuale, e meglio di qualsiasi altra parola evidenzia il ruolo dello sport come fattore educativo ed il suo valore non solo medico e preventivo ma anche sociale.  Papa Pio XII, durante il suo pontificato, ad un convegno di sportivi ebbe a dire: « L'educazione fisica, lo sport, educano, fortificano il corpo e l'anima per una vita interiore ed avvicinano. l'uomo a Dio ». San Paolo definí lo sport : « scuola di educazione per la schiettezza, la lealtà, lo spirito cavalleresco che debbono contraddistinguere sempre il vero sportivo ». Possiamo quindi considerare lo sport come un'educazione di vita, ma anche come un metodo terapeutico e psico-terapeutico; nello sport-terapia infatti i risultati sono ottenuti attraverso l'attività fisica. Essa dà origine alla ginnastica medica e correttiva, agisce sul corpo, irrobustendo i muscoli, e sulla psiche, stimolando la competitività.

 

 


NUOVO VIDEO FLASH 

FUJIMOTO YOJI SHIHAN  8° DAN

CASERTA 2005

 

In questo breve video sono raccolti alcuni frammenti del seminario del Maestro Fujimoto a Caserta, l' uke nel video è il M° Fiordineve Cozzi. 

 


 

LA FINE DEI SAMURAI 


"...I samurai divenuti imprenditori trasferirono nella nuova attività gli usi e i costumi caratteristici della loro classe, contribuendo così a formare quelle particolari relazioni industriali di mercato del lavoro che caratterizzano la civiltà giapponese e ne fanno un unicum nel mondo..."
di Alida Alabiso tratto da  "I Samurai" ed. Il Sapere
 

 

L 'apertura del Giappone

  • Il mattino dell'otto luglio 1853 i guardiacoste giapponesi della baia di Uraga scorsero delle navi che si avvicinavano; erano due fregate da guerra nordamericane a vapore con seicento uomini a bordo. Ci fu il panico. Il popolo affollò i templi per invocare l'aiuto degli dèi, lo shogun Ieyoshi convocò dopo decenni i daimyo. Si inviarono delegati alle navi. Il comandante, il commodoro M.C. Perry, chiese e ottenne il permesso di sbarco portando doni e un messaggio del  presidente americano Millard Fillmore allo shogun. Un aiutante di Perry scrisse nel suo diario: «Giornata memorabile poiche si è finalmente riusciti a introdurre la chiave nella serratura». Consegnato il messaggio con cui si chiedeva l'apertura di porti alle navi americane e un trattato commerciale, Perry si ritirò. Il vecchio impero insorse; daimyo e samurai ripresero le poche armi a disposizione, ma tutto ciò non valse a salvare il Giappone dall'arrivo degli occidentali; Perry tornò infatti con dieci navi edu e mila uomini, ma lo shogun Ie sada e i daimyo erano ancora riuniti in consiglio e non erano riusciti a mettersi d'accordo sulla risposta. Il 13 febbraio 1854 lo shogun firmava sbigottito un trattato di commercio con gli Stati Uniti. La porta del Giappone era aperta con i porti di Nagasaki, Hakodate, Shimoda. Nel 1856 il ministro plenipotenziario americano Towsend Harris  chiede l'apertura di dieci porti al commercio americano. Lo shogun diede alla corte imperiale la responsabilità della risposta. Sono i sintomi che la decadenza shogunale è arrivata al suo epilogo. Varie erano le cause che da tempo minavano alla base la struttura eretta da Ieyasu; le discordie tra le grandi famiglie, il malcontento di tutte le classi sociali irrigidite nei loro schemi, la rinascita dei princìpi scintoisti che proclamavano il ritorno all'autorità  imperiale e infine l'ingerenza straniera. L'imperatore del momento, Komei (1847-67) si mostrò contrario all'accettazione degli stranieri e lo shogun cercò dapprima scampo in una dilazione, poi firmò il trattato per l'apertura dei porti (1858). A questo punto l'imperatore disconosce i trattati firmati dallo shogun ed emette l'editto di 'espulsione dei barbari,jò-i. I daimyo vedono nel comportamento dello shogun Iemochi (1846-66) uno strappo alle tradizioni patrie e lo isolano. Iemochi a questo punto tenta di tutto per riprendere potere fra i suoi daimyo, ma ormai risulta impossibile riaffermare il prestigio dello shogunato. I suoi samurai appoggiano la corte imperiale che ordina a Iemochi di marciare contro i barbari così come prevedeva il titolo di shogun. Intanto dal suo castello lungo la costa il daimyo di Choshii, Mori Motonori, faceva fuoco sulle navi americane, francesi e olandesi e sconfiggeva le forze che lo shogun aveva inviato contro di lui. L 'imperatore frattanto moriva come pure lo shogun Iemochi, mentre le flotte francese e inglese distruggono i forti di Shimonoseki (1864). In questo momento il potere feudo-militare passava a sostenere di nuovo la figura imperiale. La classe militare che aveva dominato per secoli il Giappone aveva decretato da sola la sua fine. Furono i daimyo di Satsuma Choshii, Hizen, Tosa, con il loro memoriale a chiedere all'imperatore di riassumere il comando del paese, come era sempre stato stabilito dalla tradizione giapponese. L 'ultimo shogun, Tokugawa Yoshinobu, presentò le dimissioni al sovrano, ma i suoi samurai si ribellarono (1867) e mossero verso Kyoto per cercare di restaurare il potere del loro shogun. Sconfitti dalle truppe imperiali a Kyoto, a Toba e a Fushimi, continuarono a combattere anche se ridotti in pochi nel Nord del paese. Queste opposizioni locali non arrestarono comunque gli eventi, tanto che nel 1868 i principi feudali rassegnavano nelle mani imperiali le loro cariche e veniva proclamata la Restaurazione Meiji, il Governo Illuminato. Le navi americane, russe, francesi, inglesi, olandesi, che avevano strappato all'impero del Sol Levante le concessioni commerciali, portavano uomini che capivano ben poco della civiltà  giapponese. Scriveva infatti un diplomatico inglese: «Il Giappone è un formicaio di isole che si stendono all'est, abitate, a quanto dicono, da una razza grottesca e selvaggia». In questo modo iniziava la storia del Giappone moderno. Un popolo che per secoli era rimasto chiuso nel suo isolamento, veniva improvvisamente costretto ad aprirsi ai commerci con le potenze occidentali. Il vecchio impero feudale, già traballante, andò in pezzi, ma quasi istantaneamente dalle sue rovine nacque una società nuova. Un popolo, irrigidito da secoli di rigore feudale, si trasforma coraggiosamente in uno Stato moderno. Si è messo a osservare, studiare, imitare, adattare; in cinquant'anni ha bruciato le tappe che l'Europa aveva superato in due secoli di duro cammino. Favorito infatti dalla posizione geografica, atta al commercio, ma soprattutto dalle energie e dalla disciplina del suo popolo, questo paese di contadini e pescatori è diventato nell'arco di cinquant'anni una potenza industriale. Le importazioni occidentali hanno determinato una radicale trasformazione politica, economica, industriale, sociale, culturale. Ma era veramente possibile trasformare nel profondo un intero popolo? Il Giappone si trovò di fronte a nuove idee che asserivano come la scienza era l'unica religione possibile, mentre ogni forma di spiritualità era soltanto il prodotto di circonvoluzioni cerebrali. La fede nei kami venne forse incrinata ma non fu mai sostituita da un'altra fede. Nella massa del popolo infatti le antiche credenze religioso-civili continuarono a sopravvivere per cui il culto imperiale fu ripristinato, ma anche l'etica tradizionale scintoista e quella buddista mantennero le loro prerogative in un mondo che si stava trasformando. Se lo scintoismo conobbe un revival con la caduta del potere shogunale e la proclamazione dell'autorità divina dell'imperatore, tanto da trasformarsi in uno scintoismo di Stato, l'antico codice dei samurai con le sue prerogative venne adattato alle mutate esigenze e determinò molti dei comportamenti della nuova società.
     

I nuovi samurai

 

  • Il movimento che doveva sciogliere il Giappone da secoli di vincoli militari che ne avevano determinato ogni decisione fu opera di pochi samurai, daimyo di Satsuma, Choshii, Hizen e Tosa. Pochi di loro superavano i trent'anni, ma dimostrarono di saper compiere per il loro paese assieme alloro shogun un atto gran- dioso, forse superiore all'eroico seppuku. Anche se le dimissioni dello shogun furono umilianti, tanto da suscitare la reazione degli antichi samurai che lo sostenevano, tuttavia gli eventi erano maturi per una radicale trasformazione. Tokyo diventa la capitale orientale in antitesi a Kyoto, quella occidentale; vengono aboliti i feudi (1871) e tutto il territorio è diviso in dipartimenti che contribuivano con un contingente di forze all'esercito nazionale. Molti degli antichi samurai diventavano soldati del nuovo Giappone. La classe che per secoli era stata la prima per la nobiltà che dava ad essa la spada, accettò di arruolarsi a fianco del popolo. Ma quando un'altra legge (1876) interdì ai samurai l'uso del simbolo più caro, la spada, scoppiarono rivolte a Kumamoto e Hagi. Un gruppo di samurai, dopo aver ucciso circa trecento guardie del castello, fece hara-kiri pur di non vedersi privati della loro spada. L'avvenimento ebbe un eco a Satsuma dove trentamila uomini, armati con le antiche spade e le armi moderne, decisero di restaurare la classe militare. Erano comandati da Saigo Takamori, uno dei fautori della restaurazione. Settantaseimila soldati imperiali  combatterono contro gli insorti e li sconfissero (1877). Ma i samurai seppero finire eroicamente il loro lungo dominio. Saigo Takamori, ferito a una gamba ordinò a un suo fido di tagliargli la testa, mentre i suoi compagni morirono combattendo o si uccisero piuttosto che arrendersi. Iniziavano ora le lotte per un nuovo tipo di potere. Il governo era infatti nelle mani di una stretta oligarchia formata dai due ex-daimy6 di Satsuma e Choshii. Le antiche lotte feudali, non sopite, tornavano sotto nuova forma. Il Giappone feudale si riaffacciava nella lotta non più per una provincia o un castello, ma per un Ministero o una Presidenza, non più sui campi di battaglia ma sulle colonne di giornali. Il Giappone dei samurai e del bushido, il paese delle due spade, continuava a esistere anche nel nuovo Giappone. L'imperatore Meiji nel 1890 scriveva alla nazione: aumentate il bene pubblico e promuovete la prosperità e il benessere di  tutti; abbiate sempre in onore la costituzione e osservate le leggi dell'impero; se la necessità lo richiede, offrite coraggiosamente la vostra vita per il bene della patria. Era stato il senso di inutilità e la perdita del prestigio, che aveva minato i rapporti di fedeltà e lealtà che legavano i samurai al loro superiore, a spingere la classe dei samurai a prendere parte attiva ai cambiamenti del loro paese. Quando infatti il governo militare non fu più in grado di controllare la situazione, le corporazioni dei samurai, rispettando il loro senso del dovere, giri, proclamarono la necessità di ripristinare un interesse nazionale contro quello del bakufu. Infatti, se il samurai era finito come figura storica, rimaneva ancora vivo il suo spiccato senso del dovere, che si volgeva ora al bene della nazione. Fu così che gli ideali dei samurai continuarono a esercitare una grande influenza nella storia del paese. Abolito il feudalesimo dalle riforme Meiji e aboliti così anche i loro stipendi, i samurai per breve tempo vissero da pensionati. Quando poi, nel 1874, queste furono liquidate con una somma forfettaria, i samurai vennero esortati a trasformarsi in imprenditori commerciali e industriali. Le antiche abitudini all'obbedienza fecero in modo che la classe dei samurai, grazie agli incentivi economici e alla  liquidità derivante dalla capitalizzazione delle pensioni, si trasformasse in una moderna classe imprenditoriale. La grande imprenditoria giapponese non provenne, quindi, dai vecchi mercanti o usurai dell'epoca Tokugawa, ma da quei samurai che a questa trasformazione si adattarono perchè tale era il volere dell'imperatore. I samurai divenuti imprenditori trasferirono nella nuova attività gli usi e i costumi caratteristici della loro classe, contribuendo così a formare quelle particolari relazioni industriali di mercato del lavoro che caratterizzano la civiltà giapponese e ne fanno un unicum nel mondo. La mentalità del samurai quindi, non solo ha resistito ai cambiamenti, ma si è trasferita nei rapporti interpersonali delle organizzazioni giapponesi, nelle relazioni industriali e in quelle di ogni settore lavorativo. Per questo si parla spesso di una "samuraizzazione" del lavoratore giapponese, in quanto ogni dipendente tende a comportarsi, con il suo datore di lavoro, come il samurai si comportava nei confronti del daimyo, con rispetto stretto della gerarchia e assoluta fedeltà all'azienda. Così come si erano formati i clan guerrieri, i samurai si trasformarono in una nuova classe dirigente che passò alla guida della nazione e fece in modo che gli antichi valori del bushido venissero trasmessi alle nuove classi del paese. I concetti di sottomissione, lealtà, obbedienza, che legavano il samurai al signore si trasformano nella devozione dei funzionari verso il governo e verso le industrie. Lo spirito degli antichi guerrieri permeava ormai tutti gli strati della popolazione che aveva ereditato quei valori che per secoli erano stati la prerogativa dei samurai. L 'antico rapporto samurai-signore si è quindi trasformato ed applicato all'odierna produttività del mondo industriale e finanziario dove il datore di lavoro mantiene molte delle caratteristiche del signore feudale, mentre i dipendenti mostrano la stessa devozione ed obbedienza tipica dei samurai. Come scrive Maraini: «n Giappone si è modemizzato ma poco occidentalizzato. Ha indubbiamente assorbito dall'Occidente tecnologie e procedimenti operativi, ma il suo sostrato tradizionale non ha perso la propria identità». L'animo del moderno giapponese rispecchia infatti ancora oggi nei princìpi basilari dell'attuale società il rispetto per il proprio passato e la propria tradizione che nessun influsso occidentale potrà annullare.Persino l'antico scintoismo con la sua filosofia vitalistica, si trasforma nell'aggressività industriale e commerciale, nella frenesia produttiva che contraddistinguono il Giappone moderno. Il lavoro viene infatti concepito dal giapponese come l'estrinsecarsi della propria abilità, per cui il lavoro è "la cosa da fare" e il successo ottenuto in questo campo non è altro che la testimonianza di un benefico influsso dei kami, che premiano l'operato dell'uomo ligio al suo dovere. n vecchio concetto di giri, che per il samurai implicava la devozione e lealtà al signore, oggi è diventato la somma dei doveri di un uomo verso la società. Se un individuo non riesce nel proprio lavoro, fallisce nei suoi doveri verso la famiglia, verso il suo superiore, verso il suo paese. Ed è proprio su questo senso del dovere che si basano le industrie e tutto il sistema lavorativo del Giappone. Il culto del gruppo e della comunità, che è stato anticamente rafforzato dal clan dei samurai, continua a essere al centro di ogni attività giapponese per cui il concetto di privato, kojin, sconfina quasi con l'egoismo. Anche il concetto di posizione personale nella società, mibun, ricorda le antiche stratificazioni  sociali che erano determinate dalla nascita e che ancora oggi sono fortemente sentite nella società. Là stessa etica dei samurai, difficile da seguire perché implicava il mantenimento di un equilibrio che poteva facilmente sconfinare nell'arroganza e nell'ingiustizia, oggi sembra ricomparire nei difficili equilibri politico-finanziari del moderno Giappone. Il concetto di umiliazione, che per il samurai significava perdita dell'onore, nel Giappone moderno si è  trasformato nell'estrema sensibilità del giapponese verso tutto ciò che può sembrare una critica  al suo operato. Criticare il lavoro del singolo comporta una svalutazione dell'intero gruppo di  appartenenza per cui l'umiliazione personale viene trasmessa automaticamente dal singolo al  gruppo di lavoro, alla sua professionalità. Anche il controllo delle proprie emozioni, che tra i samurai arrivava a livelli estremi con il seppuku, è ancora un fattore dominante nel Giappone odierno in quanto un buon autocontrollo permette di ottenere risultati sempre positivi e quindi è indice di una maggiore efficienza. Esistono quindi molti modi per far rivivere lo spirito dei samurai, ma in effetti si tratta di uno spirito che nella realtà non è mai scomparso dall'animo di ogni giapponese e ha permesso al loro paese di portare avanti con tenacia e persistenza i più ardui obiettivi. Se la mentalità  dell'uomo giapponese non fosse stata abituata da secoli di dominio militare a obbedire, a
    rispettare le decisioni superiori, a vivere e operare per la collettività a scapito della
    propria individualità, il Giappone non avrebbe ottenuto i risultati che ha raggiunto nell'ambito   mondiale. Oggi ogni buon cittadino giapponese, come l'antico samurai, si sente obbligato verso la famiglia, verso l'azienda, verso lo Stato per i molti benefici che ne riceve, per cui si  adopera al suo meglio nell'adempimento dei propri doveri coltivando quei sentimenti di fedeltà,  onore, rispetto, lealtà che formavano il codice d'onore della più famosa classe guerriera del  mondo, quella dei samurai. Sotto la vernice occidentale il Giappone continua a mantenere quindi molte delle caratteristiche che lo hanno contraddistinto nei tempi più remoti. Il samurai fa  parte indubbiamente del suo passato e la figura del guerriero leale e coraggioso ha ben rappresentato il Giappone in tutto il mondo, tanto che ancora oggi il termine richiama alla mente le immagini di combattenti fieri e silenziosi, pronti a tutto in nome della fedeltà e dell'onore. Abili nelle armi e nella lotta, essi furono gli artefici di molte delle arti marziali che ancora oggi trovano tanti discepoli anche in Occidente. Combattevano in nome dell'obbedienza al  superiore per il quale non esitavano a sacrificare la propria vita, considerata di poca importanza  se paragonata alla perdita dell'onore. Diffusero le tecniche della meditazione che avevano  appreso dai monaci zen e insegnarono come la forza fisica non ha alcun valore se non viene unita con quella psichica dell'individuo. Gli antichi guerrieri, la cui classe si era venuta formando  nel IX-X secolo, dopo essere stati al potere per circa otto secoli, restituiscono il comando al discendente della dea Amaterasu e si trasformano in soldati dell'esercito e in leader  industriali. Perciò nessuno studio sul Giappone moderno può prescindere dall'esame di questa  figura che è stata una componente fondamentale per il paese.

 



RISPOSTE AI PRINCIPIANTI

Suggerimenti su cosa indicativamente rispondere alle domande dei profani ad inizio corsi!

 


DOMANDA : 

VORREI ISCRIVERMI Al CORSO DI ARTI MARZIALi, DIFESA PERSONALE, L' AIKIDO COSA è?

  • RISPOSTA L' Aikido è un arte marziale giapponese che insegna a reagire ad un attacco non provocato attraverso una neutralizzazione che non causi danno all’aggressore.
  • Sintesi ed evoluzione delle antiche scuole dei leggendari Samurai, utilizza traiettorie circolari che consentono di controllare elegantemente con il minimo dispendio di forze attacchi multipli armati o disarmati provenienti da più direzioni. Per questo motivo il Ministero della Difesa Giapponese lo ha inserito nel programma di addestramento dei corpi speciali.  

  • D:   IO POTREI PRATICARE ... SA,  LA MIA ETA' ..ETC !!! 
  • R:   Certo! La sua pratica si adatta all’età, al sesso, al ritmo ed alle possibilità di ciascun individuo. Contrariamente a quanto si pensa la sua pratica non rende affatto le donne tozze e sgraziate, ma al contrario ne esalta la bellezza e la grazia nei movimenti, favorendo uno sviluppo armonico della muscolatura.

 D:  CI SONO GARE, IN QUESTO SPORT ?  

  • R:   Prima di tutto l'Aikido non è uno sport, proponendosi infatti come via di educazione morale, smorza l’ egocentrismo ed il desiderio di primeggiare che le attività competitive comportano. Durante la pratica non si compete ma si collabora, scambiandosi i ruoli parimenti importanti nell’infinito processo di apprendimento. 
  • D:  E UNA ATTIVITA' CHE RENDE AGGRESSIVI , RISSOSI, VIOLENTI?  
  • R:  No Anzi , al contrario, Smorza  gli istinti combattivi e distruttivi delle persone, potenziandone invece le capacità interiori quali Attenzione e Concentrazione. Aiuta a canalizzare le tensioni psico-emotive accumulate nella giornata per  trasformarle in movimenti Espressivi, Creativi e Ricreativi,  cosi che ognuno impari  a vivere armoniosamente con se stesso e con gli altri.  

  • D:  QUINDI E' EDUCATIVO  ?
  • R: Certo! Fedele agli Ideali Morali della Cultura giapponese, insegna e mette in pratica l’umiltà, il rispetto per se stessi e per gli altri, l’importanza dell’essere e non dell’apparire.  In virtù di questi alti valori, lo Stato Italiano lo ha riconosciuto la nostra associazione nel 1978 “Ente Morale” con “D.P.R. 526/78”.

  •   D:  MA L'AIKIDO FA BENE ALLA SALUTE ?   
  • R: L’Aikido, rientra tra le attività del benessere, in quanto migliora la funzionalità di tutti i sistemi e gli apparati del corpo.  Il singolare lavoro sulle Articolazioni (flessioni ,trazioni, torsioni, immobilizzazioni,) stimola i processi rigenerativi delle cartilagini articolari, migliorandone elasticità, e resistenza nel tempo. 


D:   SVILUPPA I MUSCOLI   ? 

  • R: Stimola il Tono Elastico dei Muscoli rendendoli tonici e scattanti, senza mai irrigidire o appesantire il corpo. Dona quindi fluidità e disinvoltura ai movimenti, il che contribuisce a rimuovere blocchi auto-espressivi. Ecco il perché sempre più attori di cinema e teatro praticano Aikido.


D:   FA DIMAGRIRE? 

  • R: Rientrando tra le attività metaboliche “Aerobico/ Anaerobico  Alternate” mobilizza i grassi di deposito senza ricorrere a particolari diete, quindi richiede lo stesso equilibrio anche nella alimentazione che deve essere varia e bilacianta nei suoi nutrienti.  Stimola  inoltre fisiologicamente il sistema Cardio-Vascolare migliorandone la resistenza nell’attività prolungata.  

D:  GLI ESERCIZI DI RESPIRAZIONE CHE ESEGUITE , A COSA SERVONO?   
  • R: L’adozione di una Corretta Respirazione, è determinante ai fini della Postura e dell’Emotività, per offrire un buon controllo in ogni circostanza, (Aggressione, incidente, Interrogazioni ) con conseguente miglioramento della Attenzione e della  Concentrazione, elementi indispensabili sia per una miglior resa al lavoro per gli adulti che scolastica per i ragazzi. 

D:   CI SI STANCA MOLTO ?

  • R: Il Necessario! Non si realizzano sforzi con carichi, non si compete contro nessuno, per cui non si produce alcuna sovra-eccitazione nervosa, in cambio si migliora la Velocità e la flessibilità dei movimenti.  


D:  MIGLIORA I RIFLESSI,  FA SENTIRE PIù SICURI ? 

  • R: Entrambi, Le sue strategie difensive stimolano i riflessi, la percezione, tattile, e propriocettiva, (Sistema Nervoso Periferico) migliorando l’orientamento spaziale e Posturale, con evidenti risvolti sul piano psicofisico. 
  • Il Sistema Nervoso Centrale è impegnato invece efficacemente nello sviluppo e nel potenziamento delle funzioni cognitive superiori, (Soluzione dei problemi) come evidenziato dalle Neuroscienze cognitive,migliorando problematiche nevrotiche, dissociative e di autostima, ( Rendendo piu sicuri)    

IN CONCLUSIONE ? 

  • R: Serenità e Lucidità della mente; Fluidità e Rapidità nei movimenti, dei maestri anche in età avanzata sono la prova evidente dell’effetto che l’Aikido produce sulla salute.

 

  • Ovviamente sono solo delle risposte orientative. 
  • Quello che occorre a gli insegnati di AIkido, è essere preparati a 360°, studiare, ricercare , essere sensibili, percettivi,  empatici.
  • Dare risposte adeguate è importante, ma dare l'esempio, anzi essere d'esempio è la cosa fondamentale.   
  • Avere ad esempio una pancia pronunciata perche ci si sovralimenta,  non aiuta a dare una risposta coernete allo studente che omettera di chiedere se l' attività fa dimagrire, visto che la risposta è implicita, e voi  non siete un buon esempio; e vi  assicuro che non è la cosa peggiore!! 

IL MAESTRO DEVE SEMPRE... SEMPRE ...  SEMPRE ..  

UN  BUON ESEMPIO...

PER UN ALLENATORE  NON è NECESSARIO; 

PER UN  MAESTRO DI AIKIDO  E' INDISPENSABILE.   







 


 
 
AIKI & ENERGETICA

Per prevenire la formazione di personalità violente e allenare

il controllo psicofisico dei conflitti.
 
 
  • Nell’Aikido si opera con la consapevolezza che corpo e mente sono i due aspetti inseparabili della nostra natura umana, che il corpo è la sede fisica di una energia che è anche una manifestazione mentale e che l’armonia e l’efficacia fisica dei movimenti e delle tecniche è contemporaneamente, deve essere, un’armonia e una perfezione spirituale interiore: l’evoluzione tecnica è, ad un tempo, una metamorfosi psicologica.
  • L’aikido è una “Via” per la calma e la saggezza spirituale, un metodo di padroneggiare non solo l’irruenza e l’aggressività dell’avversario, ma anche la propria e in questa disciplina, che non ha mai ceduto alla tentazione della competizione e non si è mai trasformata in semplice sport di combattimento, rintracciamo una serie di elementi che possono essere così evidenziati:
 
  • -gli aspetti psicologici e spirituali dell’essere si manifestano sincronicamente anche sul piano fisico, ossia che abbiamo un equivalente del carattere e della personalità, psicologicamente intese in un’espressione somatica, un atteggiamento muscolare e scheletrico perfettamente decifrabile dalle nostre posture, dalla fluidità/rigidità dei nostri movimenti, dalla tonicità della nostra muscolatura, dalla mobilità delle nostre articolazioni e così via, fino alla nostra mimica facciale, alla nostra voce, ecc. 
 
  • -  La bioenergetica (soprattutto Wilhelm Reich e Alexander Lowen) come teoria della personalità e come terapia delle sue patologie, pur provenendo da una cultura del tutto differente da quella che origina l’Aikido ha una sostanziale congruenza con questa, sia per quanto concerne la concezione dell’essere umano come globalità corporea e spirituale, sia, e persino in dettaglio, per quel che riguarda la dislocazione, la funzione, l’economia e la dinamica delle sue forze e delle sue energie.
 
  • - E’ quindi possibile una interessante sinergia e si può affiancare, all’allenamento tradizionale dell’Aikido, uno studio e una consapevolezza dei segmenti della nostra “armatura muscolo-scheletrica” in cui la bioenergetica suddivide e struttura il corpo umano, in funzione del flusso emozionale che lo attraversa e dei nodi che lo inibiscono o bloccano.
 
  • - E’ inoltre  auspicabile confrontare esperienze come quella di vuoto interiore, di calma assoluta, di non intenzione, di potenza del respiro, (il Ki della tradizione estremo-orientale) con i corrispondenti percorsi e pratiche bioenergetiche volte a liberare il flusso dell’energia nel corpo e a consentire un pieno contatto con gli altri, con lo spazio e con il tempo e con la propria dimensione interiore (calma, non intenzione, coordinamento tra azione e respirazione, grounding, ecc.)
 
  • - La pratica dell’Aikido equivale ad un potente lavoro bioenergetico di scioglimento e di ammorbidimento delle armature e delle corazze muscolari e caratteriali, una vera e propria sublimazione delle tensioni e delle spinte aggressive; la stessa progressione tecnica richiesta dall’allenamento corrisponde, in parte, ad una presa di coscienza del proprio modo di stare e di muoversi, di contrarre la muscolatura, di controllare le emozioni, la forza, il respiro. 
  • L’insegnamento di non mettere forza nelle braccia, di non tenere le spalle rigide o tirate indietro, di spostarsi seguendo il movimento del bacino e delle anche, costituiscono anche i gradini di un percorso di liberazione bioenergetica e di crescita psicofisica: un Aikido perfetto non è solo un esempio di bellezza ed armonia tecnica, ma anche un modello di calma e di limpidezza interiore, un paradigma di maturità psicologica, un’espressione di compiuta sublimazione dell’aggressività.
 
  • - Chi si accosta alla pratica di questa arte non vede nel corpo, nella sua fisicità e nella sua stessa potenzialità aggressiva un vero ostacolo ad uno sviluppo e ad un itinerario anche spirituale e, anzi, desidera raggiungere il secondo con, e attraverso il primo e viceversa, forse oscuramente presentendo la potente, intima e inseparabile unità di soma e psiche, di corpo e mente.
 
  • L’Aikido è stato paragonato ad una forma di meditazione in movimento e certo si può sostenere che ogni azione (spostamenti, squilibri, proiezioni, parate, ecc.) deve educarsi, raggiungere un equilibrio, una non-intenzione, esprimere una calma interiore, se non vuol scadere sul piano della mera difesa personale, se non vuole scendere al livello della pura ginnastica: se intende rimanere una “Via”, come si dice in termini esoterici, se vuole restare un “Budo”, allora il movimento somatico deve rappresentare una situazione interiore (mentale, psicologica, spirituale) libera e bella, armoniosa, priva di aggressività, di odio, di volontà di sopraffazione.
  • E’ significativo che il segreto dell’Aikido sia, per il suo fondatore, quello di un cerchio, l’essere nel suo centro, calmi come nell’occhio di un ciclone. E’ determinante che il possibile scontro tra i due avversari, uke e tori, si debba trasformare in una convergenza, in una spirale, in un mulinello: l’uscire dal suo attacco, inserire il proprio ki in quello dell’avversario, unirsi al suo slancio, nella sua stessa direzione, e andare insieme verso una comune meta.
  • Non bisogna dimenticare che la manifestazione corporea è, di norma, più sincera dei prodotti  strettamente mentali (pensiero, linguaggio, scrittura, elaborazioni tecniche e artistiche del sentimento, ecc.): la comunicazione non verbale (posturale, mimica, gestuale, muscolare e viscerale) è più genuina, immediata e sottratta al potere della volontà e della coscienza, di quella verbale; essa si presta quindi bene, sia ad un lavoro profondo sulla persona, ben oltre la soglia della conoscenza, e ad una diagnosi veritiera della sua maturazione, ben oltre le apparenze della sua esteriorità. 
 
  • Ecco perché fin dalle sue prime esperienze analitiche W. Reich abbandonò l’approccio verbale e mentale freudiano e scelse la via bioenergetica: si era accorto che emozioni, sentimenti e desideri vivono e si manifestano nella sfera somatica ancora prima  e meglio che in quella psichica. Perciò operare sul, e con il, corpo, come ci dimostra il nostro allenamento, va più in profondità e raggiunge il cuore, le radici della nostra emotività.
 
  • E’ quindi  possibile all’Aikido, in tandem con la Bioenergetica,  prevenire la formazione di personalità violente e allenare il controllo psicofisico dei conflitti? E’, insomma, possibile, seguendo gli insegnamenti di queste discipline, conseguire un equilibrato e razionale rapporto con la propria e l’altrui aggressività? Secondo me è non solo possibile, ma anche relativamente accessibile a molti,  poiché esse vantano notevoli strumenti pedagogici, altrettante risorse idonee alla formazione della personalità e possono disciplinare ottimamente la maturazione individuale, soprattutto nel confronto con la dimensione aggressiva e violenta dell’essere, senza le ipocrisie, le falsità e l’inefficacia di molti approcci fondati sulla morale dualistica del bene e del male o su concezioni irrealistiche dell’essere e del sociale. 
 
  • In fondo fin dall’inizio, nei tanti Dojo sparsi per il mondo, l’allenamento si fonda sulla possibilità di isolare, attenuare ed eliminare il “negativo” in noi e nel nostro simbolico avversario. Nell’incessante scambio dei ruoli di uke e tori, attaccante e attaccato, cercando di rendere pura, armoniosa, bella l’esecuzione delle tecniche, si tenta, sempre e anche, di non provare tensione e rabbia, intenzioni violente e offensive. Qualcosa di molto simile al lavoro terapeutico previsto negli esercizi bioenergetici, che allenano a sentire le emozioni, i loro blocchi, il loro fluire, che permettono di riunificare e sintonizzare mente e corpo, soma e psiche.Allo stesso modo si può affermare che, quando percepiamo nell’aggressione dell’altro, la nostra stessa  aggressività e sentiamo che reagire all’altro è come agire contro noi stessi, allora ci troviamo di fronte a qualcosa per cui la lingua non ha nomi e il pensiero non ha concetti e, forse, siamo nel centro del cerchio.

 

Fiordineve Cozzi 

 

 


 

 
 
 
 
  • Oggi c'è notevole interesse per comunicazione non verbale , perché ci si rende conto che l'espressione corporea permette di raccogliere o di trasmettere una grande quantità di informazioni.Spesso il tono di voce o lo sguardo di una persona hanno un impatto maggiore delle parole che pronuncia. Se la madre lancia un'occhiata assassina al figlio è difficile far finta di niente. I bambini sono consci del linguaggio del corpo più degli adulti, a cui lunghi anni di scuola hanno insegnato a prestare attenzione alle parole e a ignorare l'espressione corporea. Qualsiasi intelligente studioso del comportamento umano sa che le parole possono essere usate per mentire.  Spesso le sole parole non permettono di capire se l'informazione trasmessa è vera o falsa. Questo è vero soprattutto per le affermazioni di carattere personale.  Spesso diciamo ciò che vogliamo che gli altri credano.  Il linguaggio del corpo invece, se l'osservatore lo sa leggere, non può ingannare. Una considerazione analoga vale anche per le affermazioni sulla propria capacità di risposta erotica. Quando dallo schema delle tensioni muscolari è evidente che una persona tiene dentro i suoi  sentimenti - natiche strette e nuca bloccata - è impossibile che abbia una vita sessuale "fantastica"; perché è incapace di lasciarsi andare a una forte eccitazione sessuale. Il corpo non mente. Anche quando una persona cerca di nascondere i suoi veri sentimenti con un atteggiamento posturale artificiale, il corpo smentisce la posa con lo stato di tensione che si viene a creare.  Nessuno è pienamente padrone del proprio corpo.  Il fatto di dire una bugia crea uno stato di tensione corporea che si riflette nella pressione sanguigna, nel ritmo delle pulsazioni e nella conduttanza elettrica della pelle.  Una tecnica più recente è quella dell'analisi della voce: il tono della voce e la sua sonorità riflettono tutti i sentimenti e le sénsazioni provate da una persona.  L'analisi della scrittura è un sistema ormai familiare per determinare i tratti della personalità. 

 

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Consegna dell'onorificenza di "Cavaliere dell’Ordine della Stella d’Italia" al  Maestro Tada dall' Ambasciatore italiano durante la celebrazione della Giornata dell’Unità Nazionale e delle Forze Armate a Tokyo. 

 


Onorificenza conferita dal Presidente della Repubblica Italiana il 27/12/2018 Al Maestro TADA Direttore Didattico dell'Aikikai d'Italia a cui viene riconosciuto il meritodi operare da oltre 50 anni per la diffusione dell'aikido e della cultura tradizionale giapponese tenendo vivo il legame di amicizia e collaborazione tra Italia e Giappone.

 
biografia del maestro
 
TADA HIROSHI SHIHAN 9°DAN
(Classe 1929... Tra pochi giorni compirà 90 anni)
 
  • Hiroshi Tada è nato a Tokyo il 13 dicembre 1929 da una famiglia appartenente alla classe dei Samurai,  Suo nonno,  era Vice Presidente del Consiglio Privato dell'Imperatore. Pratica da bambino uno stile giapponese di tiro con l'ARCO, studia poi KENDO (Scherma giapponese) alle scuole superiori.
  • Nel 1950, inizia a praticare AIKIDO sotto la guida del fondatore M. Ueshiba e KARATE sotto la guida del suo codificatore G. Funakoshi.
  • Studia con Maestro T. Nakamura pratiche per armonizzare mente e corpo; 
  • Nel 1952 si laurea in giurisprudenza, ma decide di dedicarsi all'Aikido.
  • Nel 1964 giunge a  Roma e si dedica alla insegnamento fondando l'aikikai d italia
  • Nel 1969 gli viene riconosciuto  l' 8° dan ....nel 1994 riceve la nomina a 9° dan. è gli viene conferito il Budo Korosho (per le attività svolte nel campo delle arti marziali)  
  • Attualmente è Direttore Didattico dell'Aikikai d'Italia,
  • Membro del della Federazione Internazionale di Aikido,
  • Istruttore dell'Hombu Dojo ( centro mondiale Aikido) Tokyo dell'Aikikai del Giappone e di
  • Clubs di Aikido presso le  Università ,"Waseda" e "Kiren Kai"
  • e di altri dojo affiliati al suo Dojo "Gessoji".
  • Si reca tre volte l anno in Italia per insegnare aikido per la ricorrenza dei morti.. per Pasqua e a luglio... 
  • Attivo.. energico lucido come un guerriero d altri tempi.... Nonostante i suoi 90 anni... 

 

 

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 Stage d'Autunno M° Tada Hiroshi 9° Dan  direttore didattico Aikikai d'Italia 


 
 
  

 

  


 

 Ci scusiamo per il disguido ma lo stage del  

 PIETRASANTA 

presso il Fujiyama dojo   non si svolgerà.

sarà riprogrammato successivamente  

 





 

UNA NUOVA CULTURA PER LA PREVENZIONE ALIMENTARE 


  

  • Nel corso degli ultimi trent'anni, l'alimentazione degli Italiani è profondamente cambiata. Lo sviluppo dell'economia, i grandi mutamenti sociali, la spinta a raggiungere un più elevato tenore di vita, hanno fatto emergere la tendenza a consumare con maggior frequenza e in più larga misura quei generi alimentari un tempo considerati rari e pregiati. La possibilità di nutrirsi con una maggiore varietà e ricchezza di cibi ha portato indubbi benefici, con la scomparsa pressoché totale delle cosiddette carenze nutrizionali.
  • È quindi possibile affermare che le necessità nutrizionali della popolazione media italiana sono ormai generalmente soddisfatte. Bisogna però anche sottolineare che la prevalente tendenza a mangiare più del necessario, spesso accompagnata da notevoli squilibri tra i vari componenti della dieta, ha anche portato gli Italiani ad essere più esposti ad altri gravi rischi come la maggiore incidenza di obesità, di ipertensione, di arteriosclerosi, di diabete, ecc.

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 In questo breve video sono raccolte le immagini delle Dimostrazioni del M°

Fiordineve Cozzi 6°dan a Lauria, Scalea Eboli e Sapri. 


 


 

 

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