Hosokawa H.- Sensei

SHIHAN 7° DAN

Hosokawa Hideki Sensei 7° dan - Vicedirettore Didattico Aikikai di Italia

 

Lauria 2003 

Covicedirettore Didattico aikikai di Italia,

  • Nato nel dicembre del 1942  sull' isola di Shikoku, il maestro Hideki Hosokawa appartiene al ramo cadetto di un'antica famiglia di daimyo (signori feudali) che, nella seconda metà dell'800, con la crisi del sistema feudale, si stabilì come tante altre famiglie di samurai, sulle verdi colline di questa piccola isola. Le antiche tradizioni rimangono comunque sempre vive, non solo per la presenza evocatrice di armi, cimeli, armature posseduti e gelosamente custoditi dalla famiglia, ma soprattutto attraverso la personalità e i racconti del nonno, ammalianti ed incantati, delle gesta del proprio clan che ebbe un ruolo di grande  rilievo nelle vicende storiche del paese nel periodo Ashikaga. Alle scuole superiori si avvia alla pratica del judo, che continua anche dopo il suo trasferimento a Tokyo per studio e lavoro.
  • Allora la sua conoscenza dell'aikido era esclusivamente letterale, erano piuttosto discipline quali il kenjutsu e lo iaido, già praticate dal nonno, a polarizzare la sua attenzione.
  • Ma l’incontro col Fondatore Morihei Ueshiba mutando all’improvviso il suo percorso di studio e le sue idee sulle arti marziali per sempre.
  • Divenuta una scelta ormai definitiva fu realizzata dal maestro attraverso una dedizione fedele  e gravosa, visto che dovette abbandonare la pratica e lo studio delle altre arti marziali considerando il tempo indispensabile per la pratica dell’aikido.
  • Segue come allievo interno le lezioni all’Hombu Dojo di Tokyo e in particolare quelle del Maestro Tada presso la scuola di Jiyugaoka.
  • Agli inizi degli anni '70  consegue  il 4° dan  proprio nel  periodo di maggior diffusione dell’aikido nel mondo.
  • Il 1974 è un anno cruciale: accettata la proposta del Maestro Tada di venire in Italia, munito di biglietto di sola andata, senza alcuna conoscenza ne della lingua ne delle consuetudini locali, può contare solo sulle proprie risorse interiori visto che le sue finanze sono minime.
  • La sua prima tappa è Roma dove assume la direzione del Dojo Centrale e gli viene affidato l’incarico di  la vicedirettore didattico dell'Aikikai d'Italia. Oltre a svolgere corsi giornalieri presso la sede centrale , si sposta in lungo ed in largo per la penisola seguendo prevalentemente il sud, ed  affiancando il lavoro del maestro Fujimoto .



  • Purtroppo la una realtà che gli si presenta e fatta di ombre e luci, e  nonostante le difficoltà  e le vicende travagliate interne al Dojo centrale, imposta  comunque un programma di lavoro che consolida l'opera iniziata dal Maestro Tada, estendendone l'influenza in tutti i dojo dell'Aikikai.
  •  Ad  affiancarlo vi è un  gruppo di nuovi iscritti che si costituisce come forza propellente in grado di dar vita alle iniziative intraprese.
  • In questa prospettiva avviene l'incontro, nel '75, tra il Maestro e uno sparuto gruppo di sardi, delusi dall'esperienza di altre discipline marziali.
  • L'incontro, rivelatosi subito importante per il gruppo, influenzerà negli anni successivi anche le scelte dello stesso Maestro.
  • Nell'estate del '77 comincia a prender corpo l’idea  di un possibile trasferimento a Cagliari.
  • La corte dei sardi è lunga e serrata e si concretizzerà solo nell'80, con l’apertura del dojo- Musubi no kai a Quartu , cittadina alla periferia di Cagliari.
  • I legami e gli impegni del Dojo centrale lo trattengono ancora , ma probabilmente la presenza tra gli allievi di Cagliari di quella che diverrà sua moglie, Bruna, a sciogliere le ultime riserve e ad indurlo nell'81,a trasferirsi definitivamente in Sardegna.
  • I primi tempi furono durissimi, visto l’esiguo il numero degli iscritti, e gli impegni con l’associazione che prevedeva l’insegnamento per i vari dojo in tutta  Italia, alleviati solo dalla partecipazione e dalla solidarietà dei suoi nuovi allievi.
  • Lentamente le capacità di questo importante maestro si imponevano nell'ambito cittadino, ed il numero degli allievi iniziò ad aumentare, e con essi, nuove forze e nuovi entusiasmi consentono il trasferimento nell'83 della Musubi no kai nella sede definitiva a Cagliari.
  • Molte ancora erano le problematiche tra  i vari "protagonisti" di quel momento, ma lo sforzo costante del Maestro  fu teso soprattutto nella ricerca di un'atmosfera di comprensione e di armonia, cementando i rapporti tra essi.
  • La presenza fortemente carismatica del Maestro Hosokawa, è stata l'elemento catalizzatore di un processo che ha permesso alle scuole dell’isola di raggiungere una rilevanza sul piano nazionale allora insospettabile.
  • L'attività di insegnamento del Maestro in tutta Italia, e di sostegno ai  piccoli dojo tra cui quello di Lauria, sparsi su tutto il territorio, è proseguita senza soste e con grande dedizione………….
  • Il maestro era arrivato in Italia giovanissimo, appena 30 anni, ma tutti negli anni ne hanno potuto apprezzare le qualità che da sempre lo hanno caratterizzato.
  • Era una continua sorpresa lezione dopo lezione chiunque aveva la possibilità di scoprire sempre  nuove virtù del maestro.
  • Io stesso per esempio ho saputo dopo 25 anni che tra la varie responsabilità aveva quella di consulente per i musei Giapponesi in Italia, e pensate che è stato invece il maestro Fujimoto a raccontarci delle sue  nobili origina .
  • Questo senza dubbio esprime la modestia e la semplicità del maestro,grandi virtù in un mondo come questo dove più di tutto conta l’apparenza.
  •  Ora, più che mai vedo evidente nella figura del Maestro Hosokawa una sintesi che si può riassumere in  un "trittico", senza soluzione di continuità, ad andamento circolare e sinergico che è: "Tradizione - Rinnovamento - Via'
  • La tradizione Giapponese a cui è stato sempre profondamente legato, nell’espressioni storiche, nel modus  vivendi, con le sue istituzioni e le sue  regole, hanno fatto di lui un  profondo conoscitore e appassionato studioso dell'arte dei samurai.
  • Tali conoscenze erano sono spesso utilizzate come ricerca , attraverso interpretazioni personali  creative ed innovativa dell'arte, in un'ottica tendente a trasformare "la tradizione" da funzione statica a funzione dinamica nell'evolversi del quotidiano.
  • Nella continuità della tradizione troviamo il rinnovamento costante, come elemento rigenerativo della persona.
  • Io penso che il Maestro  Hosokawa abbia trovato in quell’isola soleggiata dal clima mite, attraverso dalla gente sempre ospitale e generosa un  feeling adatto all’apertura dei sentimenti, e lo stimolo alla ricerca dell'unione con la terra e gli uomini, elemento chiave della teoria dell'Aikido.
  • Così, ci si ritrovava ad ogni stage col maestro a scoprire  nuove elementi e punti di congruenza per lo studio di elementi che pongono in rapporto varo stili classici di Budo, così ad ogni incontro la ripetitività  diventava una eccezione.
  • Il rinnovamento, fulcro essenziale e trait d'unione tra tradizione e Via, è un elemento importantissimo, perché senza di esso non si può andare avanti nella Via, é come la quercia che ha radici profonde con un tronco massiccio, ma che per crescere e diventare secolare ha bisogno di un buon terreno (ambiente), e deve sostituire la sua corteccia dandola in utilità agli altri, rigenerandone una nuova, ma sempre sullo stesso tronco che in questo caso resta fresco e duraturo.
  • Questa è la Via da seguire nell'aikido e nel quotidiano, con pazienza, volontà e determinazione, per raggiungere una crescita nel tempo, dove il primo passo nella crescita consiste nel fare ciò che amiamo fare e nel diventare consapevoli di farlo.
  • Tutto ciò esprime a gran voce che non ci sono punti terminali nella vita,ma  solo processi di  trasformazioni nel percorrerla .
  • Questa Via non ha un punto di arrivo, ma merita di essere percorsa con gioia e felicità, sempre disponibili al sorriso come il Maestro Hosokawa ci ha Insegnato,  perché chi perde questo valore può considerarsi finito, così come chi ritiene di essere arrivato una volta raggiunta una determinata meta, nel momento in cui si ferma ha già perso.
  • Vi è una poesia Zen che fa a al caso che recita:
  • Quando cammini, cammina;  E quando corri, corri. Non barcollare, però!".
  • La multiforme esperienza del Maestro; l'incanto dell'armoniosa apparente semplicità delle sue tecniche della composta padronanza delle forme; il fascino e la sfida delle continue e sottili variazioni sul tema; la percezione, che diviene coscienza via via sempre più chiara, di essere partecipi di  un qualcosa non riducibile a mera attività ginnica, sono momenti polarizzati di questo interesse.
  • Ma è soprattutto nel vivo dell'incontro con il Maestro, e con il dojo, che le tensioni più profonde trovano risposta, quasi esistesse una segreta corrispondenza tra ciò che è esterno ed un nostro cammino interiore
  • Musubi No Kai è il nome che il Maestro Hosokawa scelse per il suo  dojo di Cagliari .
  • Musubi che, nella sua radice più antica, significa appunto unione, nascita, origine,
  • (nodo nell'accezione letterale: per sottolineare che il luogo, così come l'arte che vi si pratica, devono porsi come punti di riferimento per la ricerca dell'unione e dell'armonia in una dimensione individuale e collettiva.
  • Al termine della giornata, rigidi e storditi dalla pressione dei soliti logoranti impegni, sappiamo che sul tatami non troveremo un Maestro attento solo alla trasmissione e alla padronanza delle tecniche, ma un Maestro che ci conosce, ci intuisce  talvolta più di quanto non vorremmo  e sa venirci incontro con reale interesse e vigile attenzione.
  • Nell’essere scelto, nelle preziose qualità del suo insegnamento che ci inducono a questa scelta, ha origine il suo più profondo carisma, spontaneamente riconosciuto e accettato da chi sente come privilegio l'essere suo discepolo.
  • Questa scelta, talvolta inizialmente inconsapevole, diviene a poco a poco parte integrante della nostra dimensione quotidiana, del nostro vissuto.
  • Una verità è reale solo se penetra in fondo all'esistenza afferma il pensiero endopsichico: più che in altre arti, forse è nell'aikido che meglio si rivela come i confronti sostenuti siano soprattutto un lungo confronto con sè stessi. Ognuno nel dojo cerca, trova risposte diverse, ma è sempre il Maestro il nostro comune referente.
  • E non soltanto nelle situazioni in cui regna la più pura anarchia; quando piedi e mani, e ogni altra parte, se ne infischiano di ogni apologo alla Menenio Agrippa e di ogni stilla di saggezza, classica o meno, faticosamente appresa. La presenza del Maestro è un punto fermo non,nel senso che la sua
  • paziente dimostrazione della giusta esecuzione possa miracolosamente sottrarci al caos, ma perché anche gli insuccessi sembrano divenire necessari momenti di crescita e una parola, un gèsto al momento giusto, un incoraggiamento o anche un sorriso francamente divertito (e me ne dedica tanti) evitano il rischio della rinuncia o di una paralisi pari a quella che a dirla con Herrigel  cosé"il millepiedi, incapace ormai di camminare dopo essersi lambiccato il cervello per stabilire in quale ordine dovesse muovere i piedi. Si comincia ad apprendere che non è tanto importante la meta esterna, o il grado successivo da raggiungere, ma è lo stesso percorso a darci giustificazioni e risposte. E in questo percorso il Maestro ci è accanto, cauta guida nel condurci talvolta attràverso noi stessi.
  • "Facciamo quasi per gioco!", è un suo frequente invito. Malizioso alle volte, perché più insistito quando le tecniche si fanno sempre più complesse e sofisticate. "È poesia" mormora entusiasta un amico yudansha laddove, spiazzata e confusa come il mio amico millepiedi, sto dando inizio a una sentita e silenziosa geremiade. Ma proprio allora si manifesta pienamente il valore e la pregnanza di una sollecitazione che si richiama a una attività come il gioco, in sè gratificante: sii rilassato, non "pensare" o, meglio, apprendi la difficile arte di dimenticare te stesso, di liberarti dalle paralizzanti gabbie intellettuali che ti possiedono.
  • Ancora una volta Oriente e Occidente si incontrano nella ricerca dei "fanciullo interiore". Questa immagine archetipa, propria,a molte culture quale simbolo unificatore degli opposti, momento di fusione naturale e spontanea di aspetti poi scissi e contrapposti della personalità e dunque "artefice di totalità', sottolinea l'importanza dell'aprirsi attraverso l'immediatezza intuitiva al cambiamento.
  • Il cammino verso l'integrazione e l'armonia non necessita di metamorfosi repentine e radicali. "Aikido è star bene" è la prima risposta, immediata, del Maestro a una domanda posta.
  • il Maestro racconta il divenire nel tempo del suo rapporto con questa Arte. I riferimenti a dimensioni più complesse e profonde sono essenziali, rapidi, suggeriti solo per brevi accenni, mentre, tra le fante pieghe del discorso, la narrazione torna volentieri sul tema d'avvio.
  • Come tante altre volte, inutilmente attenderemmo detti lapidari e solenni, aforismi apodittici e perento . L'essenza è per lui nella "misura" delle cose, appartiene alla quotidianità del fare che, attraverso annotazioni, semplici massime, piccole frasi ci viene riproposta nella sua possibile molteplicità, per riconoscerla, riscattarla dalla condizioni di silenzio e di obsoleta ovvietà in cui continuamente rischiamo di confinarla.
  • La semplicità del suo dire e del suo proporsi è legata a una scelta, a un temperamento riservato e schivo e neppure le difficoltà nell'uso della nostra lingua che solo con grande affetto posso eufemisticamente chiamare pittoresco  possono celare o mistificare uri interiorità, raccolta e concentrata, un'autenticità profonda che si rivelano nel suo particolare modo di rapportarsi agli altri, di essere Maestro.
  • Nonostante gli anni, ormai numerosi, trascorsi nel nostro Paese e i molteplici intensi legami con questa terra, le sue radici sono sempre saldate alla cultura e alle tradizioni giapponesi. Le avversità superate e le mediazioni - non sempre indolori  operate per convivere con l'estraniazione del nostro mondo non hanno intaccato la coerenza del suo essere e delle sue scelte.
  • Discendente da un'antica famiglia di samurai ("... risurge per li rami l'umana probitate" direbbe padre Dante), il Maestro porta con sè la dignità e la fierezza di quella stirpe che con il suo stile di vita, il suo atteggiamento spirituale si è imposta da tempo (e non mi riferisco ai diabolici e deleteri cartoons) anche al nostro immaginario collettivo. "Un uomo antico" suggerisce uno dei primi allievi di quello sparuto gruppo di sardi che con tenace perseveranza, degna della più pura tradizione nipponica, lo attese per ben dieci anni - richiamandosi al profondo patrimonio di conoscenze; tecniche e di qualità umane che riconosce e ama nel Maestro, ma anche al rigore e alla sua severità, esercitati in primo luogo nei confronti di sè stesso e del proprio insegnamento.
  • Un insegnamento che non si chiude in formule stereotipe, come significativamente ha colto
  • Chierchini laddove nel suo articolo annotava: "Quanto del suo tempo sia dedicata allo studio lo dice il suo aikido, fatto di riflessioni e di paralleli.
  • È un aikido dotto, ricco di significati e concordanze, di richiami e allusioni.
  • È un aikido non facile, forse poco immediato per il meno esperto,profondamente affascinante per il cultore più attento".
  • Pronto a confrontarsi e mediare ogni tipo di sollecitazione e stimolo, il suo aikido presuppone la capacità ai mettersi in causa e il continuo bisogno di ridefinirsi, reinventarsi.
  • Questa ricerca, che come spirale continuamente torna su sè stessa per superarsi, coinvolge noi suoi allievi e ci piace credere che, sé non altro, il nostro entusiasmo e la nostra partecipazione possano essere una sorta di humus che in qualche modo la sostengono e la alimentano.
  • Se è vero che sembra esistere un rapporto proporzionale tra ciò che investiamo e ciò che raggiungiamo (nonostante tutti gli amletici dubbi,. anche per coloro che si sentono affini alla succitata nobile scolopendra), è pur sempre una rotta difficile quella dell'aikido che non può essere intrapresa e portata a termine (impossibili le scorciatoie e impraticabili le vie traverse) se non con l'aiuto di un esperto maestro.
  • Modello di tecniche da imitare, il suo insegnamento è unico e insostituibile soprattutto nella trasmissione diretta dello "spirito" dell'Arte e per noi il Maestro, lungi dal rappresentare - seguendo un proverbio giapponese - "il faro sotto la cui potente ma fredda e arida luce c'è sempre* buio", è piuttosto simbolo - per restare nell'ambito della tradizione e delle metafore orientali - di una luce che "come... candela accesa ne accende un'altra" e un'altra ancora... più segreta, ma calda, suggestiva e viva. 

 


 In breve


  • Il maestro Hideki Hosokawa è nato nel dicembre del 1942 a Tokushima, nell'isola di Shikoku. Discende di una nobile ed antica famiglia di samurai che ha scritto molte pagine importanti nella storia del Giappone. Si è trasferito a Tokyo da ragazzo per dedicarsi allo studio delle arti marziali ed ha iniziato la pratica del judo a 5 anni di età.Aveva circa sedici anni quando l'incontro con il Grande Maestro Ueshiba Morihei, fondatore dell'aikido, ha lasciato su di lui segni profondi 
  • Ha seguito le lezioni del Fondatore come allievo interno presso l'Hombu Dojo di Tokyo e quelle del maestro Tada presso la scuola di Jiyugaoka. Allo stesso tempo, sentendo la necessità di approfondire le sue conoscenze, si è dedicato alla pratica  di altre discipline marziali.
  • Nel1974  ha accettato la proposta del maestro Tada, e si è trasferito a Roma per entrare a far parte della direzione didattica dell'Aikikai d'Italia. 
  • Il samurai è tenuto a compiere almeno una volta nella sua vita il musha-shugyo, un pellegrinaggio che tende al miglioramento dell'arte  attraverso il con
    fronto e talvolta lo scontro con altre scuole ed altri maestri; è da quella ormai lontana estate del 1974 che il maestro Hosokawa continua tra di noi il suo musha-shugyo. Dopo circa dieci anni, lasciando ai suoi allievi l'impegnativa eredità del Dojo Centrale, ha deciso di abbandonare la grande città,  trasferendosi in un'isola che ricorda molto la sua Shikoku: la Sardegna. Il suo dojo si chiama Musubi no Kai: Associazione del Nodo.
  • Il nodo rappresenta nella tradizione giapponese il legame reciproco che vincola l'allievo ed il maestro che ha scelto di seguire; il legame  tra l'uomo che cerca e la via che ha scelto di seguire; il  vincolo di fedeltà indissolubile che lega due amici. 
  • Il Maestro si è occupato per un trentennio  dell'Italia centro meridionale e le Isole.

 

 

HIDEKI HOSOKAWA SENSEI

 


  • Nel 1973 giunse dal Giappone un nuovo insegnante , il Maestro Hideki Hosokawa allora 4° Dan dell'Aikikai del Giappone, sorprendendo quanti non pensavano che durante l’assenza del maestro  Tada  qualcun altro potesse comunque essere una guida sicura e di inestimabile valore. Il Maestro Hosokawa, in qualità di insegnante del Dojo centrale di Roma, colmò quei vuoti tanto dolorosamente sentiti nel Centro-Sud  a causa della partenza del Maestro Masatomi Ikeda, anch’esso valido collaboratore del Maestro Tada, che garantì un valido programma di insegnamento per molti anni.   Già dalle prime lezioni del M° Hosokawa presso il dojo centrale di Roma, gli allievi si resero conto  che l'Aikikai d'Italia aveva acquistato, un Maestro dalle eccezionali capacità, superiori ad ogni rosea aspettativa dell’epoca.   Sapendo che una profonda stima lo legavano al maestro Tada ed al Maestro Chiba , tutti gli allievi erano positivamente preparati all’impatto emotivo col nuovo maestro.  Il Maestro Hosokawa impostò da subito il suo insegnamento sui principi di base. Infatti ha sempre sostenuto che a noi europei mancava generalmente la base che i giapponesi apprendono agevolmente sin dai primi anni della loro educazione.   Occorre pertanto, acquisire quel tanto di principi tecnici ed etici, capaci di metterci nelle migliori condizioni per meglio comprendere la pratica dell'Aikido.  A questo scopo, istruì le Cinture nere ed i gradi Kyu più elevati, nell'uso quotidiano del bokken e del Jo avendo egli stesso praticato queste arti fondamentali per vari anni in Giappone. Nato a Tokushima  il Maestro Hosokawa praticò l'Aikido sotto la guida dei Maestri Tada e Chiba e, naturalmente di O Sensei Morihei Ueshiba, dopo aver fatto lunghe esperienze nel Kenjitsu e Judo. Prescelto dal Maestro Tada quale suo collaboratore per l’Italia, fu il più chiaro esempio dell’attenzione  che il Maestro Tada ha sempre avuto per l’associazione, facendo dono a noi tutti di uno dei suoi migliori allievi giapponesi. Infatti in tanti anni di insegnamento per la penisola il Maestro Hosokawa  è stato una guida forte, coraggiosa e leale per lo sviluppo dell’ Aikido in d’Italia.
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