Lo Stratega di Bisanzio

 

 

Dagli amici mi salvi Iddio, che dai nemici mi salvo io.

Voltaire, 1694-1778

 

  • A metà del IX secolo d.C, un giovane di nome Michele III salì al trono dell'Impero bizantino.
    Sua madre, l'imperatrice Teodora, fu confinata in un convento e il suo amante Theoctistus assassinato. Responsabile della cospirazione volta a deporre Teodora e incoronare Michele era stato Bardas, zio di Michele, uomo intelligente e ambizioso.
  • L'imperatore Michele, giovane e inesperto governante, era circondato da personaggi intriganti, assassini e profittatori. In questo periodo difficile del suo regno egli aveva bisogno di qualcuno di cui potersi fidare e che fosse suo consigliere; la sua scelta ricadde su Basilio, il suo migliore amico. Basilio non aveva alcuna esperienza né di governo né di politica, egli era infatti a capo delle stalle reali, ma aveva dato in passato prova di affetto e gratitudine.
    Si erano incontrati alcuni anni prima quando Michele si era recato a visitare le stalle in occasione della perdita di un cavallo selvaggio.  Basilio, giovane palafreniere macedone di origine contadina, gli aveva salvato la vita. La forza e il coraggio del palafreniere avevano colpito Michele e fruttarono a Basilio la nomina a capo stalliere, facendolo uscire dall'ombra della sua umile posizione di addestratore di cavalli. Michele colmò l'amico di doni e favori e i due divennero inseparabili. Basilio fu inviato nella miglior scuola dell'Impero bizantino e il rozzo campagnolo si trasformò ben presto in un colto e raffinato cortigiano. Ora Michele era divenuto imperatore e aveva bisogno di un fidato consigliere. Chi poteva meglio assumere il ruolo di ciambellano e consigliere capo se non quel giovane che molto gli doveva?
    Basilio fu addestrato al ruolo e Michele se ne affezionò quasi fosse un fratello. Ignorando il suggerimento di chi gli raccomandava di accogliere il più qualificato Bardas al suo fianco, Michele scelse l'amico. Basilio apprese rapidamente quanto doveva e si pronunciò sulle faccende di Stato.
    L'unico problema pareva essere il denaro: Basilio non ne possedeva abbastanza. Il vivere quotidianamente i fasti e lo splendore della corte bizantina lo resero bramoso nei confronti dei vantaggi del potere. Michele dapprima raddoppiò, in seguito triplicò i suoi compensi; poi gli conferì un titolo nobiliare e lo sposò a Eudoxia Ingerina, sua concubina. Rendere soddisfatto un così fedele amico valeva qualunque prezzo. Ma i problemi dovevano ancora cominciare. Basilio convinse il giovane imperatore che Bardas, che allora ricopriva la carica di capo dell'esercito, era un uomo smodatamente ambizioso. Illudendosi di tenere sotto controllo il nipote, Bardas avrebbe cospirato per farlo salire al trono, cospirando poi nuovamente per disfarsene e conquistare la corona. Basilio continuò a instillare il veleno del dubbio fino quando Michele accettò di far assassinare lo zio. Durante a corsa di cavalli Basilio spinse Bardas nella folla e lo pugnalò a morte. Poco dopo chiese di sostituire Bardas nel ruolo di capo dell’esercito; da questa posizione poteva tenere  meglio il regno sotto controllo e soffocare la ribellione, questo punto il potere di Basilio era in ascesa.
  • Qualche tempo dopo, quando Michele si trovò in difficoltà finanziaria causa della sua condotta stravagante, chiese all'amico di rendergli parte del denaro che gli aveva prestato in quegli anni. Con sua grande sorpresa Basilio rifiutò, con una tale  impudenza che l'imperatore comprese improvvisamente quale fosse il nocciolo della questione: l'ex palafreniere aveva più denaro, più alleati nell'esercito e al senato in ultima analisi, più potere dell'imperatore stesso, alcune settimane più tardi, dopo una notte trascorsa a bere, Michele si risvegliò circondato dalle guardie. Basilio si soffermò a osservare i soldati mentre trucidavano l'imperatore. Infine, dopo essersi proclamato imperatore, cavalcò lungo le strade di Bisanzio brandendo una picca alla quale infilzata la testa del suo benefattore e migliore amico.

INTERPRETAZIONE

  • "Michele III intendeva impostare il suo futuro con il conforto della gratitudine che pensava Basilio riponesse in lui. Sicuramente Basilio lo avrebbe servito meglio poiché doveva all'imperatore il suo benessere, la sua istruzione e sua posizione. Poi, una volta che Basilio avesse raggiunto potere, avrebbe ancora avuto quello che desiderava rafforzando così il loro legame. Fu solo il tragico giorno in cui l’imperatore vide quel sorriso sarcastico sul volto dell'amico  che capì di aver commesso un errore fatale, aveva creato un mostro. Aveva consentito a un uomo, una volta raggiunto il prestigio, di pretenderne ancora, di chiedere qualsiasi cosa e ottenerla, un uomo che si sentiva disorientato da tutti i favori che aveva ricevuto e di conseguenza si comportava come fanno molti in questo caso: dimenticando l'origine della loro fortuna e credendo di essere gli unici autori del loro successo e dei loro meriti.
  • Al culmine del potere, Michele poteva ancora mettersi in salvo, ma l'amicizia e l'affetto spesso rendono gli uomini ciechi al punto di trascurare il loro stesso interesse.
  • E difficile pensare che un amico possa tradirci. E Michele rimase fermo su questa convinzione fino a quando la sua testa fu infilzata in cima a una picca.

 

NON FIDATEVI TROPPO DEGLI AMICI, IMPARATE  AD APPROFITTARE DAI NEMICI