Un nemico aguzza l’ingegno

 

Un nemico alle calcagna aguzza il nostro ingegno, mantenendoci attenti e pronti a reagire.

  • E naturale fare ricorso agli amici nel momento del bisogno La vita è dura e gli amici servono a rendere le cose più facili.  Inoltre, li conosciamo.  Perché dipendere da un estraneo quando si hanno degli amici a portata di mano?  Il problema è che spesso non conoscete fino in fondo i vostri amici.
    Essi tendono a dichiararsi d'accordo su un argomento per non contraddirsi.  Si nascondono l'un l'altro i difetti per non rinfacciarseli.  Ridono più del necessario battute che scambiano.  Poiché l'onestà raramente rafforza l'amicizia; sarà difficile essere certi della loro lealtà.  Gli amici diranno che amano la vostra poesia, adorano la vostra musica, invidiano il vostro buon gusto; in certi casi dicono la verità, ma non siatene certi. Quando decidete di far ricorso a un amico, scoprite gradualmente le sue qualità nascoste. Stranamente, è la vostra cortesia che crea squilibrio. Gli altri pretendono di meritare la loro buona sorte. Restituire un favore può creare disagio: significa che ciò avviene perché è la restituzione di un debito, non perché lo meritiate veramente. C'è inoltre un pizzico di condiscendenza nel ricorrere agli amici, che li affligge segretamente. L'offesa emerge lentamente: un po' più di onestà, risentimento e invidia qui e là e, prima di accorgervene, l'amicizia svanisce. Più favori e doni offrite in nome della passata amicizia, meno gratitudine ricevete. L'ingratitudine ha una lunga storia. Ha dimostrato la sua potenza per così tanti secoli che sembra strano quanto la gente continui a sottovalutarla. Meglio essere cauti. Se non vi aspettate gratitudine da un amico, rimarrete piacevolmente sorpresi quando ve ne viene offerta.  La questione se far ricorso a un amico o meno è che ciò limita inevitabilmente il vostro potere. L'amico è raramente colui che vi può aiutare e, alla fine, doti e competenze superano per importanza il sentimento dell'amicizia.
    Tutte le situazioni lavorative richiedono una certa distanza tra le persone. State cercando di lavorare, non di fare amicizia; quest'ultima (vera o falsa) tende a mascherare i fatti. La chiave del potere, dunque, risiede nella capacità di individuare chi meglio vi consente di perseguire i vostri obiettivi in tutte le situazioni.  Tenete da parte gli amici per l'amicizia, ma collaborate con persone dotate e competenti.  I vostri nemici, d'altra parte, rappresentano una miniera inesplorata che dovete imparare a sfruttare. Quando Talleyrand, ministro degli Esteri di Napoleone, si accorse che questi stava conducendo la Francia alla rovina, ed era arrivato il momento di insorgere contro di lui, capì subito quali erano i rischi derivanti dalla cospirazione contro l'imperatore; il ministro necessitava di una persona cui associarsi, ma a quale amico avrebbe mai potuto rivolgersi in un caso simile?
    Egli scelse Joseph Fouché, capo della polizia, suo acerrimo nemico, un uomo che, addirittura, aveva già tentato di farlo assassinare. Talley rand sapeva che la loro precedente inimicizia avrebbe creato un'opportunità di riconciliazione. Sapeva che Fouché non si aspettava nulla da lui; infatti questi si adoperò per dimostrare che era all'altezza della situazione. Una persona che deve dar buona prova di sé, muoverà le montagne per voi. Infine, era consapevole che la relazione con Fouché si basava unicamente sull'interesse comune e non era contaminata da sentimenti di amicizia. La scelta di Talleyrand si rivelò azzeccata: pur non riuscendo a far vacillare Napoleone, l'inverosimile unione con il nemico di un tempo generò interesse per la causa. L'opposizione cominciò gradualmente a diffondersi. E da quel momento in avanti Talleyrand e Fouché crearono un sodalizio ben riuscito. Appena possibile, sotterrate l'ascia di guerra e considerate l'ipotesi di assumere il nemico al vostro servizio. Come disse Lincoln, eliminerete un nemico quando ve lo farete amico.
    Nel 1971, durante la guerra del Vietnam, Henry Kissinger fu oggetto di un fallito tentativo di rapimento, un'azione che coinvolse, fra l'altro, il famoso movimento dei religiosi attivisti contrari alla guerra in Vietnam, i Fratelli Berrigan, oltre a quattro preti cattolici e quattro suore. Agendo in privato, senza informare il servizio segreto o il dipartimento di Giustizia, Kissinger organizzò un incontro, un sabato mattina, con tre dei rapitori. Spiegando ai presenti che era sua intenzione ritirare buona parte delle truppe americane a metà del 1972, Kissinger li colpì positivamente. Gli diedero qualche distintivo con la scritta « Kidnap Kissinger » (Rapite Kissinger) e uno di loro rimase amico del segretario di Stato americano, facendogli visita diverse volte. Non si trattava, comunque, di un'impresa isolata: Kissinger creò la consuetudine di lavorare con chi era in disaccordo con lui. I colleghi commentavano che sembrava più motivato a condurre trattative con gli oppositori che non con gli amici. In assenza dello stimolo provocato dai nemici intorno a noi, tendiamo a impigrire. Un nemico alle calcagna aguzza il nostro ingegno, mantenendoci attenti e pronti a reagire. E meglio talvolta utilizzare i nemici in quanto tali, piuttosto che trasformarli in amici o alleati.
    Mao Tse-tung considerava i conflitti come elementi chiave' nella sua scalata al potere. Nel 1937 i giapponesi invasero la Cina, interrompendo la guerra civile tra i comunisti di Mao e i loro nemici, i nazionalisti. Temendo che i giapponesi potessero spazzarli via, alcuni leader del Movimento Popolare ritenevano opportuno lasciare che fossero solo i nazionalisti a combattere contro i giapponesi. Mao non era d'accordo: i giapponesi non potevano occupare un territorio vasto come la Cina per lungo tempo. Una volta lasciato il campo, i comunisti sarebbero rimasti privi di stimoli in quanto sarebbero stati senza combattere per diversi anni, e quindi scarsamente preparati ad affrontare la sfida coi nazionalisti. Sconfiggere un formidabile avversario come i giapponesi sarebbe stato un perfetto addestramento per quell'esercito male in arnese costituito dai comunisti. Il piano di Mao si dimostrò vincente: quando ti giapponesi si ritirarono, i comunisti avevano raggiunto un sufficiente grado di preparazione che consentì loro di avere meglio sui nazionalisti. Qualche anno più tardi, un visitatore giapponese tentò di scusarsi con Mao per l'invasione della Cina operata dai suoi connazionali. Mao lo interruppe: « Non dovrei invece ringraziarla? » Senza un vero oppositore, egli spiegò, un individuo o un gruppo non può crescere più forte. La strategia di Mao del conflitto permanente presentava alcuni elementi chiave. 
  • Primo: essere certi che, alla fine, se ne esca vittoriosi. Non imbarcarsi in un conflitto con chi non si sicuri di sconfiggere; Mao era certo che i giapponesi avrebbero capitolato.
    Secondo: se a prima vista non avete nemici, potete opportunamente trasformare un amico in un avversario. Mao impiegava questa tattica in politica.
    Terzo: usate gli avversari per definire più chiaramente la vostra causa al pubblico » che vi osserva, dipingendola, volendo, come la lotta fra il bene e il male.
    Mao incoraggiò il disaccordo fra Cina, Unione Sovietica e Stati Uniti; senza un nemico dichiarato, la  sua gente avrebbe presto perso il senso di ciò che significava comunismo per la Repubblica Popolare Cinese. Un avversario ben definito vale più di tante parole. Non permettete che la presenza dei nemici vi affligga. Meglio essere alle prese con uno o più avversari piuttosto che lavorare dove si trova il nemico. L'uomo di potere non si oppone al conflitto, ma usa gli avversari per rinforzare la reputazione di individuo forte e sicuro di sé sul quale possa contare nei momenti di incertezza.