Ikeda Masatomi

 Ikeda Masatomi Shihan - Uke Fiordineve Cozzi - Napoli 1989

La parola al Maestro Ikeda

  • Questa intervista con il Maestro Masatomi Ikeda fu realizzata da Simone Chierchini a Napoli nel 1984. Ikeda Sensei é assente dalla scena aikidoistica ormai da molti anni a causa di una rave malattia. Siamo sicuri che tutti gli affezionati del grande maestro saranno felici di riascoltare le sue parole Masatomi Ikeda é uno dei più affezionati estimatori della città di Napoli e della sua gente. Divenuto oggi uno dei più apprezzati maestri europei, VI Dan e Direttore Didattico dell’Aikikai di Svizzera, questo grande maestro ha mosso i primi passi della sua carriera aikidoistica ad alto livello all’ombra del Vesuvio. Invitato dal Maestro Tada, giunse in Italia il 31 Ottobre del 1965, allora III Dan, con il compito di occuparsi dell’insegnamento in Campania. La sua opera durò 5 anni, trascorsi i quali fece ritorno in patria. Sono quelli gli anni cruciali per la nascita e lo sviluppo di quel movimento che oggi ci presenta la Campania come una delle regioni aikidoisticamente più fiorenti e attive della penisola. Il Maestro Masatomi Ikeda ne fu l’iniziatore e l’ispiratore e ancora oggi ne é considerato il padre spirituale. É in occasione dell’abituale appuntamento napoletano che abbiamo per la prima volta il piacere di ospitare sulle Colonne di “Aikido” le parole del Maestro Ikeda.
  • CHIERCHINI Maestro, potrebbe tracciare un suo breve curriculum vitae nel campo delle arti marziali e della cultura affine?
  • IKEDA Il Budo mi ha sempre affascinato, fin da quando ero ragazzo. Fu per questa mia inclinazione che mi avvicinai alla pratica del Judo, e nel contempo mi impegnai per diventare un bravo sumotori. Ma la svolta avvenne poco prima che iniziassi l’università, quando ebbi la fortuna di vedere all’opera O’Sensei: fu per me un’illuminazione e nacque allora il mio amore per l’Aikido. Decisi che all’università’ avrei studiato per laurearmi in Educazione Fisica, in modo da avere piu tempo da dedicare all’apprendimento del vero Budo.
  • CHIERCHINI E in effetti le riuscì di realizzare i suoi progetti, dal momento che, dopo che si fu laureato alla Università Waseda, lei diventò anche maestro di Aikido. Insegnare Aikido le fu di aiuto nello svolgimento della sua professione?
  • IKEDA Appena mi sono laureato mi sono trasferito in Italia, dove per cinque anni ho insegnato Aikido: ad un certo punto però mi sono reso conto che avevo ancora molto bisogno di imparare: decisi di tornare in Giappone. Fu solo allora che iniziai a insegnare Educazione Fisica. Gli studenti e gli altri professori mi tenevano in particolare considerazione proprio perché sapevano che ero un maestro di Aikido e questo mi facilitava molto nella pratica dell’insegnamento.
  • CHIERCHINI La lunga milizia nel Sumo le ha fruttato il V Dan; anche nel Judo lei ha superato la cintura nera. Chi ha frequentato i suoi corsi a Zurigo racconta che lei, maestro, ama molto proporre dei parallelismi con discipline diverse dall’Aikido. D’altra parte si sente spesso dire che la pratica dell’Aikido é incompatibile con quella di altre arti marziali. Insomma, l’aikidoista deve cercare di allargare le sue esperienze? Esistono delle discipline che possono essere utili o addirittura dannose alla corretta pratica dell’Aikido?
  • IKEDA Quello che sto per dire é fondato esclusivamente sulla mia esperienza. Quando sono passato dal Judo e dal Sumo all’Aikido, mi sono potuto capacitare del fatto che gli elementi di quelle discipline esistevano all’interno della Via. Scoprendo con la pratica l’esistenza di punti di contatto, mi sforzavo di metterli in evidenza agli occhi dei miei allievi. A questo punto però vorrei porre ai lettori il dilemma se sia preferibile praticare un gran numero di arti marziali oppure dedicarsi all’Aikido, che le sintetizza tutte. La mia opinione é che ci si debba concentrare esclusivamente sull’Aikido, riscoprendo al suo interno tutte le altre discipline. Io vedo che molti si avvicinano ad altre arti marziali, anche contigue all’Aikido, come ad esempio lo Iaido. Vorrei ricordare loro che studiando troppe cose é difficile progredire tanto nelle une che nelle altre. E poi già lo studio dell’Aikido mi sembra di per sé molto impegnativo.
  • É giusto comunque che ognuno faccia le proprie esperienze: alla fine si accorgerà dell’inutilità’ di questo svariare e si concentrerà sull’Aikido. E il perché di tutto questo é presto detto: tra tutte le arti marziali che esistono, non ne ho trovata nessuna che vada al di sopra dell’Aikido.
  • CHIERCHINI Dal 1977 il maestro Ikeda é il direttore didattico dell’Aikikai di Svizzera. Come é giunto ad un così importante riconoscimento?
  • IKEDA Quando sono tornato per la seconda volta in Europa, non avevo ancora deciso di risiedere stabilmente in Svizzera; lì mi trovavo bene ed inoltre avevo la possibilità di venire d’estate ai raduni degli amici italiani. Nel frattempo l’Aikikai di Svizzera richiese all’Hombu Dojo un insegnante giapponese fisso: convocato in Giappone, mi venne prospettata questa possibilita’, che accolsi con entusiasmo.
  • CHIERCHINI Quando lasciò il Giappone per la prima volta, venne a contatto con il mondo occidentale a Napoli, città atipica, forse unica al mondo nel suo genere; passato poi in Svizzera, ha trovato difficoltà ad inserirsi in un ambiente così diverso da quello napoletano?
  • IKEDA I più grossi problemi di ambientamento li ho dovuti affrontare nel passaggio dal Giappone al’Italia, e questo é facilmente comprensibile, dal momento che in occidente esistono delle abitudini a volte diametralmente opposte a quelle del Giappone. Non c’é stato nessun problema invece nello spostamento dalla Campania alla Svizzera, anche perché il cuore del mio popolo parla il dialetto napoletano, mentre la mente é organizzata con schemi svizzeri.
  • CHIERCHINI Lei, maestro Ikeda, tiene annualmente dei corsi in Italia; i maestri Tada, Hosokawa e Fujimoto fanno lo stesso in Svizzera. Aikidoisti delle rispettive nazioni si scambiano visite: i fatti testimoniano che esiste qualcosa di più di una semplice simpatia. Quali sono le prospettive della collaborazione italo-svizzera?
  • IKEDA Lo sviluppo di contatti sempre piu’ frequenti con l’Aikikai d’Italia é, da quando sono in Svizzera, l’obiettivo dei miei sforzi. Ad esempio il Raduno dell’Amicizia Italo-Svizzera, svoltosi qualche tempo fa a Sorrento, aveva questo scopo. E in un prossimo futuro vedremo di riprendere queste simpatiche iniziative.
  • Il viaggio che ricondurrà il Maestro Ikeda in Svizzera é lungo, ed é giunto il momento di rimettersi in cammino. Lo salutiamo a nome degli aikidoisti italiani, quasi a ricordargli la simpatia che essi nutrono nei suoi confronti eil maestro contraccambia felice, mentre la memoria probabilmente lo riporta ad un altro lungo viaggio che vent’anni prima cambiò la sua esistenza.
  • Si dice, Sensei, che lei abbia lasciato il suo cuore qui in Italia, quando ne partì nel 1970.
  • Come iniziò la sua storia aikidoistica in Italia?
  • Ero ancora studente di Università, quando il mio Maestro, Tada Sensei, partì per l'Italia. Prima di partire lui mi disse che quando ci fosse stato bisogno di un altro insegnante giapponese in Italia, mi avrebbe chiamato.
  • Da questo momento la mia esistenza fu ad un bivio e si imponeva per me la necessità di scegliere tra due vie diverse: una volta terminata l'Università, col conseguimento della Laurea in Scienze motorie, avrei potuto iniziare ad insegnare nelle scuole; oppure, come ho detto prima, mi si prospettava la possibilità di recarmi in Italia.
  • In questo periodo mi interessavo molto dell'Aikido e avevo un gran desiderio di andare avanti nella pratica; quindi, davanti all'opportunità di insegnare e imparare nello stesso tempo, cioé quello che mi offriva il Maestro Tada qui in Italia, io lasciai da parte la professione per la quale avevo studiato e decisi di rendermi disponibile a partire.
  • Il Maestro Tada mi chiamò quasi subito; in quel momento egli riteneva che fosse molto importante curare il Sud-Italia. Già prima di partire dal Giappone sapevo che la mia destinazione sarebbe stata Napoli.
  • E una volta giunto a Napoli che cosa trovò?
  • -Quando finalmente arrivai in Italia, il Maestro Tada aveva già preparato tutto per me; aveva lasciato a Napoli un uomo che aveva l'incarico di aiutarmi in tutto quello di cui avessi avuto bisogno durante il mio soggiorno in Campania. Costui era il sig. Infranzi, che ormai forse solamente i vecchi allievi ricordano. Iniziai subito a insegnare a Salerno e Napoli.
  • Fu difficile all'inizio?
  • Si, è stato molto complicato; i miei allievi provenivano da altre Arti del Budo, e dell'Aikido conoscevano solo il nome. Alcuni ne avevano sentito parlare, però non sapevano esattamente di cosa si trattasse. La difficoltà maggiore consistette proprio in questo: in ogni cosa fui costretto ad iniziare totalmente da zero. Inoltre c'era un altro aspetto a complicare le cose. Quando mi fu chiesto di venire dal Giappone, nei patti fu preventivamente stabilito che a Napoli io avrei curato non solo il corso di Aikido, ma anche quello di judo.
  • La società cui allora Tada Sensei si appoggiava aveva bisogno di un istruttore per entrambe le discipline. Il Maestro fu un po' in imbarazzo, ma erano tempi in cui bisognava sapersi adattare; d'altra parte sapeva che io praticavo da tempo sia judo che Aikido. In fondo forse scelse me proprio per questo motivo. Una volta giunto comunque presi ad insegnare contemporaneamente Aikido e judo: alle difficoltà di adattamento, mi si aggiungeva il problema dell'insegnamento moltiplicato per due. Molti dei miei allievi di allora mi seguivano sia come aikidoka che come judoka; di loro praticano ancora Pasquale Aiello, Nunzio Sabatino, Brunello Esposito, che fanno parte del primo gruppo che ho curato. Successivamente fu la volta della generazione di Agostino Pagano.
  • Sono rimasto a Napoli dal 1965 al 1970. Poi tornai in Giappone.
  • Prima di arrivare a Napoli, Sensei, aveva mai avuto esperienze di insegnamento?
  • Avevo insegnato Educazione Fisica per sei mesi. Inoltre ero stato Assistente del Maestro Tada nel suo Dojo di Tokyo; quando lui era assente, lo dovevo sostituire. Questo è stato fondamentale per la mia crescita.
  • È stato importante per lei lo studio dell'Educazione Fisica in rapporto alla formulazione di un metodo da utilizzare poi anche nell'insegnamento dell'Aikido?
  • Soprattutto i quattro anni di studio all'Università mi hanno dato molto per quello che concerne l'apprendimento di un metodo di insegnamento. Quindi un pó 1'Educazione Fisica mi ha aiutato.
  • Però ritengo che, man mano, insegnando Aikido e seguendo l'esempio di altri grandi Maestri, sia venuto fuori un mio metodo particolare, forgiato dall'influsso della mia personalità.
  • L'esperienza dei cinque anni a Napoli ha in qualche modo lasciato un segno sul
  • o suo carattere?
  • Quando ero più giovane, non pensavo affatto a come fosse la mia personalità, il mio carattere. Questo mi si è rivelato spontaneamente proprio quando sono giunto in Italia.
  • Quando sono arrivato a Napoli e ho iniziato a vivere quotidianamente con i napoletani, in un primo momento ho sentito un grosso contrasto fra il mio modo di essere e il loro. Però piano piano le cose cambiarono. Mi resi conto allora che se ero venuto a Napoli forse solo per un caso, d'altra parte sembrava quasi che lo avesse scelto il destino. Così presi a considerare Napoli la mia seconda patria e a viverci provando piacere giorno per giorno.
  • Il costume di Napoli e di molte altre zone d'Italia è molto simile a quello del Giappone, molto, ma molto di più di quanto comunemente si pensi.
  • Di quale zona del Giappone è la sua famiglia, Maestro?
  • Io sono di Tokyo. Gli abitanti di Tokyo conservano un modo di essere che prima della Guerra Mondiale era comune a tutto il Giappone.
  • È un modo di vivere antitetico rispetto alle abitudini individualistiche odierne, portate nel mio paese dalle usanze americane, un modo di vivere che mette al primo posto per importanza il sentimento di attaccamento alla famiglia, la socievolezza, la confidenza e il mutuo soccorso con i propri vicini.
  • Voi tutti conoscete certamente il popolo napoletano: ebbene è molto somigliante a quello di Tokyo.
  • Vivendo a Napoli, durante quei cinque anni non ho provato mai nostalgia di casa.
  • Perché allora ritornò in Giappone?
  • Ad un certo punto mi riprese una gran voglia di studiare, di imparare. Questo sentimento divenne sempre pii 'forte e quindi decisi di tornare. L'unico vero motivo che mi spinse a lasciare l'Italia fu il desiderio di apprendere di più. Quando mi apprestavo a partire, pensavo che non sarei rimasto in Giappone per più di due anni; tanto più che nei cinque anni precedenti non avevo sentito mai il bisogno di tornarci. Calcolavo di fermarmi il tempo necessario per completare il mio bagaglio tecnico e poi di riprendere la via dell'Italia.
  • E invece la vita prese per me una direzione diversa, perché mi dovetti trattenere in Giappone per ben sette anni. Ripresi ad insegnare Educazione Fisica e studiai intensamente Aikido. Di tanto in tanto ritornavo in Europa a visitare la mia seconda patria, Napoli, ma non potei lasciare subito Tokyo come avevo progettato perché il lavoro non me lo permetteva.
  • Nel 1979 poi l'Aikikai Svizzera richiese all'Hombu Dojo un insegnante giapponese, ed io mi resi disponibile. Cominciai così ad insegnare Aikido per loro. I primi tempi li trascorsi a Berna, poi, dopo qualche anno, scelsi Zurigo, perché in Svizzera il vero centro del paese è Zurigo, l'unica città grande.
  • Tanti anni sono passati in mezzo, ormai, e adesso in Svizzera siamo giunti alla ricorrenza dei primi venti anni di Aikido nel paese.
  • L'A.GS.A.,1'Aikikai svizzero, ha organizzato grandi cose per onorare questo evento, e io personalmente ce l'ho messa tutta per presentare agli altri paesi i risultati del nostro lavoro sia a livello tecnico che organizzativo, seguendo la linea dell'Hombu Dojo e della I.A.F.
  • Per la celebrazione del nostro Ventennale abbiamo invitato in Svizzera Waka Sensei Ueshiba Moriteru, che è venuto nel mese di ottobre '89. È stato sicuramente il miglior modo per festeggiare i nostri venti anni di Aikido.
  • Per la buona riuscita di tutto, ancora una volta devo essere grato ai miei amici italiani.

 

“Questo articolo è stato scritto da ed è di proprietà di Simone Chierchini. Copyright by Simone Chierchini’s Network ©. Email: schierchini@gmail.com