Kisaburo Osawa

L'intervista è stata realizzata nel 1985.

  • L'arte marziale dell'aikido, diversamente dal judo e dal karate, può essere pratica per tutta la vita. Un motivo è che non c'è competitività, ma quello vero, forse, è che ci metti una vita per capire l'aikido. E per questo che è così affascinante. Qui vi presentiamo Kisaburo Osawa, un uomo che ha dedicato, in oltre quarant'anni di carriera, la sua vita all'aikido. Ascoltiamo la saggezza dei discorsi del Maestro. "Pensavo ci fossero molte persone forti al mondo, in quel periodo, ma non riuscivo a cogliere il valore di un uomo guardando il suo viso. Assistendo agli allenamenti pensavo ancora più intensamente che ci fossero molte persone forti". Questo è ciò che il Maestro Kisaburo Osawa ha pensato al suo primo incontro con il Maestro Ueshiba. Kisaburo Osawa, 74 anni , responsabile dell'Aikikai dell'Hombu Dojo. Un veterano. IX Dan. Maestro, cosa l'ha spinta a iniziare a praticare aikido? Ho  iniziato grazie al fatto che il mio Maestro di judo conoscesse O' Sensei. Il Maestro Osawa iniziò judo a sedici anni, nel terzo anno del periodo Showa; avrebbe voluto cominciare a dodici o tredici anni ma, a quei tempi, un ragazzino non poteva concedersene il lusso. Il Maestro da ragazzo faceva il garzone presso un grossista di borse e cartelle. Lavorando sodo, a quattordici o quindici anni, ebbe la fortuna di essere notato dal padrone e di essere trasferito a Tokio. Verso i sedici anni si ammalò di polmonite. "A pensarci quella fu la mia vera fortuna... ' .
  • Per guarire visitò quasi tutti gli ospedali della capitale, ma senza successo. Mentre lottava contro la malattia iniziò a praticare judo.
  • "Lo feci perché amavo terribilmente le risse e volevo diventare più forte", dice ridendo.
  • "Iniziai di nascosto, perché il padrone me lo aveva proibito. Mi svegliavo prima di tutti gli altri e lavoravo duramente, così non ebbe più da lamentarsi".
  • Mentre praticava judo la malattia se ne andò, come per magia.
  • "Questa è quella che si può definire una guarigione inconsueta. Facendo tante cose riuscii a guarire. La fortuna deve avermi assistito. Perciò ora non ho compassione per chi è malato, perché con la volontà si può guarire. Anche se ci si ammala, si può sempre trarne un beneficio. Durante il cammino della vita è utile inciampare qualche volta in qualche malattia. E quando sei malato non devi lamentarti di non poter fare questo o quello".
  • Il Maestro ha tratto dalla sua malattia una vera e propria filosofia di vita. Praticava judo dopo il lavoro e nell'anno quattordicesimo di Showa, il Maestro di judo, che gli spiegava anche un po' di aikido, gli parlò del Maestro Ueshiba.
  • All'inizio non mi interessava molto. Nel judo sono arrivato al II o al III Dan solamente. Non mi impegnavo più come prima e così la tecnica ne risentì. Ho pensato di finirla con il judo, così ho intrapreso l'equitazione, ma poi mi ammalai di emorroidi; andai da un medico, che mi disse quanto fosse meraviglioso 1'aikído: 'afferri e lanci, prendi e proietti. Sentendo ciò mi interessai, così tornai dal Maestro di judo e mi feci presentare al Maestro Ueshiba ".
  • Si era nell'anno sedicesimo di Showa e il Maestro Ueshiba aveva trent'anni.
  • "La voglia di diventare potente e di fare risse era enorme. Probabilmente chi è già grande e grosso non la pensa così, perché è già forte. Se tutti fossero come 'King Kong l'aikido non avrebbe seguaci. L'uomo vuole diventare forte con lo studio e la pratica perché è fondamentalmente debole".
  • Il sedicesimo anno di Showa segna l'entrata del Giappone nella seconda guerra mondiale.
  • "Con la guerra gli allievi diminuirono, così ebbi modo di avvicinarmi a O'Sensei".
  • Che ricordi ha di O'Sensei?
  • Nessuno. Una risposta telegrafica. 
  • "Riguardo a O'Sensei che per me è un Maestro, pensavo solo che fosse straordinario e forte, o più semplicemente leggendario. Si sentono molte cose su di lui e un po' perché bisogna averlo conosciuto, un po' perché ognuno ha il suo punto di vista, non me la sento di fare grandi discorsi su O'Sensei. Dico solo che era un uomo eccezionale. Le mie sono sempre parole semplici. 17 febbraio: il Maestro Osawa ha tenuto una dimostrazione all'ottava edizione del Nihon Kobudo Enbukai, presso il Nihon Budokan. Movimenti leggeri e fluenti. Nessun movimento inutile in una performance di grande maestria. Il Maestro aveva tutti gli occhi puntati addosso. In quell'occasione anche il figlio Hayato prese parte alla dimostrazione; ora è uno dei giovani insegnanti dell'Hombu Dojo.
  • Suo figlio praticava aikido fin da piccolo?
  • Praticava aikido nella sala di casa nostra, come se fosse un gioco, ma si iscrisse al1'Aikikai solo ai tempi delle elementari e lo pratica da allora.
  • Il Maestro, appena sveglio, vola all'Hombu Dojo, tutte le mattine.
  • Lei non dimostra settantaquattro anni: qual'è il suo segreto? Qualche abitudine alimentare? E forse vegetariano?
  • Niente di particolare. Penso che nessun aikidoika segua scrupolosamente una dieta. Probabilmente solo gli sportivi a livello agonistico stanno molto più attenti all'alimentazione. Cosa penso dei vegetali? Non sono buoni. Dicono che sarebbe più sano farsi vegetariani, ma la cosa migliore è seguire il proprio istinto.
  • Forse è proprio questo "istinto" il suo segreto.
  • Inoltre il Maestro Osawa dice:
  • I giovani fanno grossi sforzi per vivere, vivono con la forza. Tutto ciò grava sulle loro spalle. Passata la gioventù, cessa questo vivere con forza. Ma c'è gente che vive con grossi sforzi anche durante la vecchiaia. Penso che una volta invecchiati bisogna diventare dei "docili" vecchietti.
  • Cosa ne pensa del ki?
  • È una domanda troppo difficile per rispondere, non sono in grado di capire.
  • Se mi chiedessero di mandare fuori il ki non ne sarei capace.
  • Nelle parole del Maestro c'è qualcosa che fa pensare a una pratica costante dell'aikido negli anni. Probabilmente continuerà la sua attività per anni ed anni.
  • Il Maestro ci ha concesso questa intervista in un'ora della sua indaffarata giornata e queste sue ultime parole sono forse le più importanti:
  • "È meglio la semplicità, meglio una vita semplice, perché è inutile desiderare vantaggi e benefici che non sono tali".