Intrevista Dosshu

Ueshiba Kisshomaru


 

  • Nelle Arti Marziali Tradizionali esiste un caposcuola, di solito un diretto discendente del Fondatore, che ha l'incarico di tramandare intatto nel tempo il patrimonio tecnico e spirituale che il Fondatore stesso, il Grande Maestro (O- Sensei), ha inteso racchiudere nell'Arte. KISSHOMARU UESHIBA, Alkido Doshu, è nato nel 1921, terzo figlio di Morihei Ueshiba, il fondatore dell'Aikido. Si è laureato all'Università Waseda nel 1946, ed è divenuto-Direttore della Scuola Centrale di Aikido (Hombu Dojo) nel 1948. Dal 1967 è Presidente della Fondazione Aikikai, la principale organizzazione di Aikido in Giappone e nel mondo. La sua successione ufficiale al padre ebbe luogo nel 1969. Ha rivestito numerose cariche nel mondo delle arti marziali, tra cui quella di Consigliere del Nippon Budokan. Tra i riconoscimenti forse quello più importante è stato quello del governo giapponese che lo ha decorato con la Medaglia con Nastro Azzurro per l’ opera di diffusione dell'Aikido e della Cultura Tradizionale Giapponese nel mondo. Anche O Sensei ricevette la medesima decorazione, con la Medaglia con Nastro di Porpora. Sono rarissimi i casi in cui padre e figlio, a cosí breve distanza di tempo, abbiano ottenuto un cosí importante riconoscimento per il loro operato nel campo della cultura.

Intervìsta raccolta da Stanley Pranin nell'agosto 1978

Per La rivista Aikido

  • La nostra rivista intende rendere omaggio alla memoria del fondatore pubblicando parte della biografia di O Sensei scritta dall'attuale doshu, Kisshomaru Ueshiba, ed un estratto di una intervista al medesimo, in cui viene spiegata la nascita del libro, ed il perché di questo libro. dobbiamo questa pubblicazione alla cortesia di Stanley Pranin, direttore di Aiki News, cui va il nostro ringraziamento.
  • Redattore Capo: La prima edizione del vostro libro quando è stata pubblicata, e piú o meno quando avevate cominciato a scrivere la biografia?
  • Doshu:Il libro fu pubblicato verso la fine di settembre del 1977, per l'esattezza il 28 settembre, non posso però dire con certezza quando ho cominciato a scriverla. Sono ora passati 9 anni dalla morte di mio padre. Piú o meno due o tre anni dopo cominciai a raccogliere la documentazione.E poi, verso l'inizio del 1976, mi sono messo seriamente al lavoro e ho chiesto l'aiuto di una casa editrice. L'ho scritto di getto, ad ogni modo prima di allora sono andato in Hokkaydo, ho fatto il giro di Wakayama, e poi di Ayabe e Kameoka, sempre nella stessa zona, e di lí sono andato a Tajima; sono insomma andato di qua e di là per cercare le tracce di mio padre. Le mie ricerche sono iniziate dal santuario di Shirataki, in Hokkaido, dove per la prima volta in vita mia mi sono recato; gli abitanti ignoravano che esistesse una relazione fra il santuario e Moriei Ueshiba. Sono dovuto andare dal capo del villaggio a chiedere di aprirmi la porta del santuario, ormai da tempo abbandonato, e dentro abbiamo rintracciato un documento concernente una donazione fatta al santuario da Ueshiba Moriei; abbiamo poi scoperto altri documenti: cosí ha cominciato a prendere forma il libro.
  • Redattore: Nella prefazione del libro menzionate il fatto che O Sensei stesso vi ha esortato a scrivere la sua biografia. Cosa ci potete dire aquesto proposito?
  • Doshu: Una o due biografie di mio padre furono scritte in passato, ma gli autori erano sempre prigionieri delle loro idee soggettive, e contenevano dei passaggi che erano in certa misura esagerati. Di conseguenza, mio padre mi chiedeva spesso di scrivere una biografia correta basata su una documentazione esatta. Ma era molto difficile per me cominciare a scrivere mentre mio padre era ancora vivente. Dopo la sua morte, cominciai a considerarlo un progetto urgente, ma non riuscii ad attuarlo imme¬diatamente. Eh, sí, mi ci sono voluti 8 o 9 anni per terminarlo. Credo però di avere scritto questa biografia con tutto il materiale possibile. Credo che ci siano tante persone che vedono Moriei Ueshiba in tanti modi differenti, ognuno secondo la propria idea, ma questa biografia s'è formata poco a poco su materiale d'epoca attendibile, usando come nucleo le cose che io ho visto e sentito di persona.
  • Redattore: Perché è importante, per chi pratica aikido, studiare la biografia di O Sensei, seguire le sue tracce?
  • Doshu: o credo che studiare 1'aikido, o meglio prendere la deci¬sione di studiarlo e praticarlo con continuità, sia una cosa molto buona. È molto importante, specie per alcuni che si ritengono soddisfatti dopo averlo appena assaggiato, studiare anche le origini dell'aikido. Se l'aikido diventasse infatti un semplice muovere le mani ed i piedi, se si evolvesse in una forma dissimile da quella originale, questa sarebbe una cosa molto negativa, che offenderebbe lo spirito dell'aikido. Dunque, è importante che ci si renda conto delle pene che ha sofferto O Sensei per creare la sua arte.
  • Se l'allenamento spirituale non si esprime nei movimenti del corpo, allora non è un buon allenamento, e tutto si riduce ad un vano agitarsi delle braccia e delle gambe, privo di unione con lo spirito, con il cuore. Chi crede che fare aikido consista nell'essere forti ed abbattere i propri avversari, si sbaglia. Nelle Arti Marziali vi è della gente veramente forte e senz'altro vi è anche qualche aikidoka molto forte, ma l'aikido non si esaurisce nella forza muscolare, ma nell'unione tra energia fisica e spirituale. Se non si sa forgiare uno spirito che resti imperturbabile anche nelle piú svariate circostanze, non si può essere considerati uomini forti. Dunque, se non si cerca di comprendere come O Sensei abbia creato questa via, da quale punto di vista umano la via stessa sia partita, allora non si può veramente comprenderla appieno. Ecco perché amerei che tutti leggessero con attenzione cose analoghe a questa biografia. Ma c'è un'altra cosa che vorrei dire: molti idolatrano O Sensei considerandolo «onnipotente» o credendo che sia addirittura un «kami», un essere divino. Io credo che questo possa anche essere un bene, se ispira uno studio serio. Comunque, essendo egli un essere umano, non poteva essere onnipotente.
  • Redattore: Nel primo capitolo avete anche detto che è pericoloso considerare O Sensei come un «kami» e la sua tecnica come «divina».
  • Doshu: In un certo senso la sua tecnica era veramente divina, incredibile. In Giappone generalmente si crede che i kami abitino dappertutto. Lo Shinto giapponese non è monoteista. Dunque in questo senso, O Sensei è veramente un kami delle arti marziali, un kami dell'aikido.  Molto bene, lo si può considerare in questo modo, ma credo che sia molto pericoloso considerare qualcuno «onnipotente». Ma quello che è importante non è questa sorte di attitudine mentale, bensì il rendersi conto della vera natura dell'aikido, senza dimenticarsi delle pene che il fondatore, Moriei Ueshiba, ha sofferto per forgiare la sua via, e di come ci ha préparato il cammino.