Tada H. Shihan  2012

Intervento del M° Hiroshi Tada

Pubblicato sulla rivista Aikido dell' Aikikai d'Italia ( Gennaio 2013 )

 

 

Trascrizione e revisione di Manuela Baiesi e Vincenzo Conte basata sulla traduzione di Koji Watanabe
(dal convegno del 27 ottobre 2012)

 

  • Generalmente si dice "orientale" ma c'è una grande differenza tra il Giappone, la Cina, il Vietnam, la Corea.  Se andate in Giappone la mappa del mondo ha come centro il Giappone, se andate negli Stati Uniti la mappa del mondo mostrerà gli Stati Uniti al centro, perché tutti pensano che la propria nazione sia al centro. Io cercherò di parlare su questo tema, ma prima di parlare ci sono alcune cose da tenere ben presenti.
  • Ad esempio, sapete che cosa sia l'Aikido?
  • In Europa sono arrivate molte arti marziali: Kendò , Karaté, Judo, tutte queste.  E anche a seconda di chi pratica ciascuna di queste arti marziali vi è una grande differenza.
  • In realtà la stranezza sta proprio nel chiamarle arti marziali.
  • Il motivo?
  • Perché non sono arti marziali.
  • Si tratta di un metodo di educazione fisica che ha origine nelle arti marziali per questo viene chiamato budo: Bu come marziale.
  • Il budo non ha come scopo l'utilizzo della tecnica marziale, il bujitsu, nasce dal bu quindi dalle tecniche di arti marziali, ma sono tecniche per i tempi moderni quindi esse non hanno come scopo finale l'utilizzo della arti marziali. Nel momento in cui si usa il termine Budo, viene fatta già una premessa, di non utilizzare le tecniche del Bu, le tecniche marziali.
  • Questa è una premessa del passaggio da bujitsu a budo.
  • Per le persone del giorno d'oggi è molto difficile riproporre le tecniche marziali giapponesi perché siamo in un tempo diverso, non è più il tempo in cui si vince se un secondo prima dell'altro si annienta l'avversario.
  • Migliorare la salute, la capacità personale degli esseri umani, questi sono gli scopi della pratica.
  • È ovvio che concetti come annientare l'altro, uccidere l'altro, distruggere l'altro vengano allontanati e tenuti da parte. Anche nel judo è così perché chiaramente il vecchio jujitsu aveva un'efficacia maggiore a livello pratico. In realtà non è possibile allenarsi veramente al jujitsu nel mondo attuale.
  • Ma lasciando da parte questo, cos' è l'aikido?
  • Il maestro Ueshiba ha detto che aiki è misogi, purificazione.
  • Misogi è una parola dello shinto,  ma lo shinto è una condizione molto particolare in Giappone, dove viene anche chiamata la via degli dei. Non ha un fondatore, credo non si sappia nemmeno quando sia iniziato. Infatti può essere chiamato anche la via della grande natura. Si può considerare anche come un'abitudine, un'usanza giapponese.
  • Perché purificazione?
  • Questa è un'importante riflessione che bisogna fare. Noi tutti possediamo qualcosa di splendido che ci è dato dalla grande natura, ma ciascuna grande epoca ha richiesto determinate azioni all'uomo che si attiva ed agisce nella società; l'uomo nella sua storia ha fatto tante cose che nell'epoca attuale sono considerate riprovevoli. Anche perché da millenni l'uomo ha dovuto sopravvivere, mangiare, agire e tutte queste azioni sono rimaste dentro di noi. Di conseguenza all'origine del misogi, della purificazione vi è il desiderio di purificarsi da tutte queste azioni che nei millenni l'uomo ha compiuto o ha dovuto compiere per arrivare fino ai giorni nostri.
  • Quando parliamo della parola misogi, ma anche quando O Sensei usava questo termine, non consideriamo tanto un punto di vista religioso, quanto un'usanza, è l'espressione di un uso degli uomini, più un comportamento antropologico che religioso. Ma dentro questa azione ci sono tantissime parti che sono fondamentali nella nostra vita quotidiana. Il ventesimo secolo è il secolo in cui la scienza ha avuto un balzo in avanti nella tecnologia, con uno sviluppo estremo, ma non vi è nessun altro secolo in cui gli uomini si sono così tanto uccisi, annientati, eliminati uno con l'altro.
  • Più la scienza va avanti e più uomini muoiono, come mai?
  • Questo perché nel fondo dell'animo umano vi sono ira, invidia: l'animo è pieno di sentimenti negativi. L'origine della parola misogi del maestro Ueshiba Morihei è proprio purificarsi da tutte queste negatività, il senso è questo.
  • Il maestro Ueshiba disse anche qual è lo scopo dell'aikido, il suo fine: contribuire all'evoluzione e allo sviluppo dell'universo.
  • Universitari che hanno sentito queste parole si sono sorpresi. Probabilmente hanno pensato che dicendo universo volesse parlare delle galassie lontane, probabilmente non si sono accorti che noi siamo esseri terrestri ma allo stesso tempo esseri dell'universo: perché noi viviamo come esseri terrestri nell'universo. In quello che voi chiamate Oriente da millenni questo legame tra essere umano e universo è sempre stato importante. Rispetto al grande universo noi siamo un piccolo universo, non c'è eccezione. Tutti gli uomini considerati secondo le leggi dell'universo sono uguali.
  • Basta che vi guardiate intorno e capite subito che questo nostro mondo è pieno di questa immensa forza e intelligenza dell'universo. Perché stando all'interno di questo universo gli uomini si odiano l'uno con l'altro, oppure combattono e lottano? Noi cerchiamo di contribuire togliendo questo fardello al progresso e all'evoluzione dell'universo.
  • Senza pensarla troppo difficile, cos'è l'aikido?
  • Quando mi sono allenato nel 1964 ai monopoli di stato a Roma, il prof. Filippani guardando il mio allenamento disse subito questo non è uno sport, è zen in movimento.
  • Nel dicembre nel 1964 lui disse così. Zen in movimento, allora sporge spontanea una domanda: cos'è lo zen?
  • Ma si tende a rispondere in modo troppo difficile a questo quesito.
  • Zen è la traduzione di dhyana.
  • In sanscrito abbiamo dharana, dhyana, samadhi, in giapponese shin shin tòitsu zanmai ovvero concentrazione, unione e samadhi.
  • L'auspicio è che tutti possano condurre una vita meravigliosa riuscendo in questo passaggio tra concentrazione, unione e samadhi con la pratica dell'aikido. Però per giungere a questo vi è un modo specifico, un metodo.
  • Negli antichi testi di spada veniva detto per esempio: percorrendo qualsiasi strada si arriverà in cima alla montagna per poter vedere e osservare la luna. Ma c'è anche un'altra poesia: per arrivare in cima alla montagna e arrivare a vedere la luna bisogna percorrere la strada che ci porti in cima alla montagna.
  • L'aikido dell'Aikikai d'Italia è una cosa di questo tipo.
  • C'è anche un aikido diverso, anche di 180 gradi, quindi completamente diverso, ma probabilmente in questi casi questo significa che le parole del maestro Ueshiba per loro erano troppo difficili da comprendere; e senza averle comprese correttamente non si può eseguire aikido correttamente.
  • Questa è una delle premesse di ciò che dirò oggi.
  • Nella cultura giapponese ha avuto una grandissima influenza il mondo dei bushi, dei guerrieri. E' durato circa 700 anni dalla fine del XII secolo, adesso i samurai non esistono più.
  • Nel 1964 quando io venni qua, c'è stato un italiano che mi ha chiesto seriamente: dove posso andare in Giappone per trovare un samurai?
  • Perché probabilmente pensava che anche ai tempi nostri esistesse qualcuno con una capigliatura un po' particolare e che girasse con una spada al fianco. Ma ormai da più di 150 anni non ci sono più samurai in Giappone, diciamo che hanno cambiato forma.
  • Ci sono cose di cui non si può parlare riferendosi alla cultura giapponese se non si è a conoscenza di chi fossero questi samurai. In Italia mi è capitato di vedere delle riviste in cui c'erano riferimenti a samurai, ed erano immaginati come dei lupi che in una posa feroce erano in procinto di aggredire qualcuno. Ma di questo vi è colpa anche nei dizionari. Alcune volte il termine viene tradotto come guerriero, come qualcuno che combatte, ed è chiaro che persone che dovevano combattere erano presenti nel paese, perché era necessario, ma il samurai non era solo questo, ma anche questo.
  • Bushi è sinonimo di Buke che significa famiglia di samurai.
  • Per spiegarmi meglio parlerò della mia famiglia.
  • Questo stampato su un foglio normale è un mio avo di 9 generazioni fa: era nato il 4 novembre del 1647, ovviamente fin da quando era bambino aveva frequentato la scuola e quando divenne ventenne prese servizio ed ebbe differenti compiti. È chiamato Bugyò, cioè attività legate alle sua posizione. A 33 anni divenne ministro, una persona molto vicina al feudatario con una grande responsabilità verso il signore presso cui prestava servizio. C'è un'isola vicino dove stava la mia famiglia, Kageshima, che tutt'ora è origine di conflitti perché si trova vicino alla Corea. Sin da allora c'erano problemi riguardo a quest'isola e lui come rappresentante del Giappone venne inviato nell'odierna Corea del Sud per dirimere le questioni riguardanti quest'isola: lui era un samurai. In altre parole il samurai era colui che legiferava, elaborava le norme, si occupava dell'ambito normativo, sia giudiziario che esecutivo, aveva in sé questi compiti, era una persona investita di grandi responsabilità ed il suo vivere quotidiano era piuttosto sobrio. Ecco perché questo sistema dei samurai, in cui i samurai avevano così tanta importanza, è durato così tanto tempo, cioè 700 anni: non a causa della forza militare . Inoltre come particolarità caratteristica del Giappone, tutti i samurai erano servi dell'imperatore. A capo dei samurai vi era questa figura suprema, Seii taishogun  qui conosciuto meglio come Shogun, il quale era a sua volta nominato dall'imperatore. Anche nel periodo Tokugawa, la famiglia Tokugawa era stata nominata dall'imperatore e attraverso questa investitura comandava tutti i samurai, quindi la vita del samurai era quella di una persona in continua ricerca, continuo studio, come shugyo, una persona che si dedicava a questa pratica sia dal punto di vista spirituale che fisico. Samurai era quindi una persona dedita in maniera assoluta, in maniera pura ad un ' attività, e questa peculiare attività, fine e scopo dell'intera attività del samurai, era la stabilità del paese chiamato Giappone. La cultura che si è sviluppata in questa situazione è ovvio che avesse come scopo l'armonizzazione, un equilibrio generale. Quindi guardando l'aikido di O Sensei Ueshiba Morihei riusciamo a capire cosa c'è veramente in fondo, alla base della cultura giapponese.
    Io dico tantissime volte ogni volta che ci alleniamo, in genere l'essere umano quando utilizza l'energia vitale tende a contrapporsi all'oggetto della propria attenzione. Facendo così il mio kokoro - mente cuore- si sofferma e viene catturato dall'oggetto. E così dentro di noi nascono sentimenti come la rabbia, la tristezza, l'invidia, l'ira, questi sentimenti. Normalmente si pensa che questa sia la condizione naturale. Ma come si fa a superare questa condizione?
    Nel pensiero orientale, nella filosofia orientale è uno dei problemi più grandi e chiaramente credo che questo valga anche per l'Occidente.
    La nostra condizione interiore viene presa, catturata da un lato istintivo inteso nel senso più oscuro, usando un termine un po' estremo direi animale, ma quando la cultura si sviluppa da ciò si passa a una valutazione più razionale e nasce in noi la razionalità. Ma la razionalità porta anche alla nascita della critica e cioè al giudizio, al discernimento sui fatti, sulle cose tuttavia questa razionalità non possiede la capacità, 1a forza, la capacità decisionale, non ha in sé la capacità di decidere su qualcosa. Si può anche dire che a livello interiore psicologico chi è più razionale più è attraversato da dubbi, ha delle difficoltà dal punto di vista del pensiero psicologico. Questa ad esempio in termini di bujitsu, di tecnica marziale, è una cosa che si può immediatamente comprendere.
    Più si ha questa razionalità in sé, più si conoscono le tecniche, si comparano, si criticano, più diventa difficile effettivamente utilizzarle. Quindi gli antichi, i praticanti dell'antichità, hanno ricercato attraverso l'allenamento assiduo di entrare in un mondo ulteriore, più spirituale.
    Per questo hanno creato questa via, questa ricerca questo percorso che parte dalla concentrazione, unione samadhi. Una delle condizioni fondamentali affinché l'uomo possa riuscire al meglio in qualsiasi ambito professionale lavorativo, è di riuscire a entrare in questa condizione di samadhi. Ma purtroppo questo concetto spesso viene pensato in maniera troppo difficile, in realtà questo aspetto qualcosa che nella vita di tutti i giorni appare in noi. Ad esempio tra i praticanti dell'aikido ci sono molte persone che si dedicano alla scienza, che cercano una loro soddisfazione in ambito scientifico professionale. È un problema molto delicato, molto ambiguo: come approcciarsi all'oggetto della propria ricerca. Trattarlo da oggetto e quindi porsi in maniera relativa e dunque anche come contrapposizione, o avere un atteggiamento di unione, fondendosi con l'oggetto della propria ricerca. Questi ambiti, questi due modi, sono estremamente delicati, questo confine è molto delicato. Per qualsiasi essere umano questo concetto ha un'importanza fondamentale, nella vita quotidiana di ciascuno di noi. Attraverso questo noi possiamo portare nella direzione migliore in maniera equilibrata, stabile, la grande forza, l'energia dataci dalla grande natura. Possiamo rendere il proprio kokoro mente-cuore come uno specchio, utilizzarlo come uno specchio. Non pensate che sia una questione di testa, di razionalità. No! E completamente diverso, è un'altra cosa. Non si riesce a comprendere se non si ha unione tra lo spirito e il corpo. Ad esempio c'è stato un grande terremoto nel nord del Giappone l'anno scorso l'11 marzo. Qualsiasi persona si è spaventata e si spaventerebbe davanti a un evento del genere. Ma spaventarsi ed essere catturati dall'oggetto sono due eventi diversi; in termini di bujitsu, davanti a me, intorno a me ci sono nemici ma dentro di me non vi è nessun nemico, nessun avversario. Io sono libero, se vengo catturato dall'oggetto perdo questa libertà. Quindi se sono catturato da un evento del genere anch'io non riesco più a controllare me stesso e vengo trascinato dall'evento, letteralmente. Ma c'è una base nel fondo della cultura giapponese e cioè l'osservare l'oggetto senza esserne catturato, essere in grado di osservarlo. Questo non vale solo per gli adulti, vale anche per i bambini. Questo in Giappone è profondamente dentro allo spirito, al corpo di tutti. Questo avviene secondo una lunga millenaria tradizione, tanto che alcuni giornali francesi hanno parlato di qualcosa di genetico che probabilmente c'è nello spirito giapponese, questo è stato anche scritto. Si tratta di una cultura che ha alla base questo atteggiamento, lo stesso accadde quando io decisi di seguire il maestro Ueshiba Morihei, ero ventenne, nel 1950, si trattava della pausa primaverile nel mio passaggio dal secondo al terzo anno di università. Sin da quando ero piccolo avevo sentito parlare del maestro Ueshiba, quando eravamo a cena con i miei genitori mio padre ne parlò con il signor Ichiro Yano. Il  signor Ichiro Yano era un praticante di kendö fin da bambino ed è stato presidente della federazione di kendö giapponese e un dirigente di una famosissima azienda giapponese. Lui disse che il maestro Ueshiba era di un altro livello, qualcosa di completamente diverso. Quando sono entrato al dojo Ueshiba non è perché volessi fare aikido, dato che io non avevo assolutamente idea di cosa fosse l'aikido, perché l'aikido non era pubblicamente mostrato, non era conosciuto. Non avendolo mai visto non potevo sapere di cosa si trattasse e tutte le persone che sono entrate nell'insegnamento dell'aikido dell'epoca erano come me: nessuno sapeva. Noi abbiamo seguito non l'aikido, ma il maestro Ueshiba Morihei. Mi ricordo ancora chiaramente quando incontrai per la prima volta il maestro Ueshiba Morihei. Quando io entrai nel dojo Ueshiba quel giorno il maestro non c'era perché stava facendo un viaggio, era nel Kansai, nella zona di Osaka. Era più o meno il periodo delle vacanze primaverili quindi ci allenavamo 7 ore al giorno di aikido. Quando finì l'allenamento noi uscimmo per strada e vedemmo O Sensei insieme a uno studente, il signor Kikuchi 5° dan di kendo che mi aveva accompagnato, mi prese e andammo a prendere insieme il maestro Ueshiba. Il signor Kikuchi mi presentò a O Sensei Maestro Ueshiba. Io mi sono tolto il cappello, ho salutato il Maestro e ho detto "Sono Tada". O Sensei mi ha guardato fisso si è tolto anche lui il cappello e mi ha salutato dicendo "Io sono Ueshiba" in maniera estremamente gentile ed educata, abbassandosi ed inchinandosi. Io ero in divisa da studente, in quel momento sentii qualcosa di molto particolare, come se mi fosse apparso improvvisamente davanti qualcosa che io da sempre stavo cercando, una sensazione molto particolare. Il giorno dopo iniziò il keiko di O Sensei, la pratica con lui era dalla mattina alle 6 e mezza circa un'ora. All'inizio il maestro diceva delle preghiere shinto, e cominciava a girare, noi eravamo circa 6 allievi perché erano passati solo 5 anni dalla fine della guerra quindi eravamo molto pochi. Si faceva ancora fatica a mangiare. Io mi sono accorto che quando il Maestro porgeva la mano c'era qualcosa di completamente diverso da quello che noi avevamo imparato dalle elementari o alle medie cioè il judo o il kendo . Non c'era contrapposizione, non c'era nemmeno un muro invisibile per proteggere sé stessi ma in qualche modo venivamo assorbiti, fusi, ci confondevamo con il maestro. Questo perché il maestro era libero. Ovviamente all'epoca era solo una sensazione, ma si trattava proprio del fatto che lui dentro di sé non aveva questo sentimento della contrapposizione. Lui non spiegava mai le tecniche, cambiava in continuazione. L'ho capito solo successivamente, c'erano tecniche che una persona poteva stare con lui tutta una vita ma lui eseguiva solo una volta e lo stesso per le parole che diceva. Non era come me che ripeto sempre le stesse cose infinite volte. Se si perdeva anche solo un parola di O Sensei, o non si era in quel posto nel momento in cui lo diceva era finito, era già passato, non veniva ripetuto. Ad esempio le tecniche. Eseguiva una tecnica e nel momento subito successivo faceva una variante di questa tecnica subito perché nasceva secondo la sua ispirazione del momento. Se non si imparava all'istante, in quell'istante, guardando in quel momento, era finito, non si poteva più impararla: se si vuole seguire un grande esperto se si perde l'instante è finito. Mia nipote Mikifu da quando aveva 2 anni pratica Hanayagi una danza tradizionale giapponese, adesso ha 31 anni, ha il phd in questo campo nell'università delle arti di Tokyo. Il suo maestro, adesso non c'è più, si chiamava Ichimura Yuki ed era un tesoro nazionale vivente. Anche il maestro che segue adesso è un tesoro nazionale vivente. Il maestro Ichimura Yuki era un maestro di questa particolare danza chiamata Hanayagi e lei era molto ben vista e coccolata da questo maestro, quando era studentessa di liceo lui le disse che poteva diventare subito professionista. Quando maestri di questo tipo danzavano, danzavano per 20 30 minuti continuativamente e bisognava imparare subito all'istante tutto di questa danza, in quel momento. Come era possibile imparare vedendolo solo una volta? Non bisogna imparare con la testa, bisogna fondersi, imparare sia con la testa che con il corpo come se si stesse danzando fusi con il maestro in quel momento. Quindi quando poi si prova a danzare è già la seconda volta. In particolare bisogna essere capaci di cogliere all'istante i punti, i dettagli più sottili che le persone normali non sono in grado di cogliere. Ma probabilmente per tutti gli ambiti un po' speciali vai questo principio. Davanti a noi abbiamo tantissime cos importanti e preziose ma forse non ce ne accorgiamo. Quindi questo mondo della concentrazione, unione samadhi, per i samurai era uno zen quotidiano, bisognava avere questa attenzione nella vita quotidiana sempre. La traduzione di unione può essere zen, quindi dhyana: e nei momenti importanti occorre essere in grado ( entrare nel territorio del samadhi, nel momento della battaglia bisogna essere in grado di entrare nel territori del samadhi. Perché se noi creiamo davanti a noi l'avversari rimaniamo bloccati, non riusciamo più a muoverci. Dobbiamo avere il nostro spirito mente cuore liberi senza avversari. Di ciò si tratta quando parliamo di attività umana, quando ad esempio persone di una certa età non si sente bene, è molto più aderente alle leggi della grande natura se davanti alle malattie o a degli incidenti non ci contrappone ma ci si fonde. Cambiando termine, vivere insieme con la malattia. E cercare di portarla in una direzione positiva. Noi possiamo provarlo questo attraverso degli esperimenti pratici. Ci sono molti modi. Ad esempio creiamo appositamente delle condizione in cui ci contrapponiamo e cerchiamo invece di creare delle condizioni in cui non si ha questa contrapposizione e sentire la differenza di questi due stati. Come abbiamo fatto questa mattina e oggi pomeriggio,  normalmente noi non siamo abituati a fare questo tipo i esercizio, cioè di capire, di sentire la differenza tra questi due stati allora non riusciamo ad allenarci bene, non si in grado di comprendere la sostanza dell'allenamento. Perché anche se noi non ce ne accorgiamo se nasce noi questa sensazione questo spirito di contrapposizione chi è in grado di vedere dall'esterno lo vede, si capisce subito.
  • Perché dico queste cose?
  • Perché vogliamo che questa energia, questa forza che viene data dalla grande natura, vogliamo il più possibile farla evolvere verso una direzione positiva. Sono proprio queste le parole che il maestro Ueshiba disse in merito all'aikido che vive ai giorni nostri, l’aikido che vive nell'epoca attuale.  Ci sono molte persone che generalmente, siccome vi è  una grande diffusione di judo, karaté, kendò ecc. pensano  che questo sia il budo.
  • A dire il vero nemmeno nell'epoca dei samurai tutti avevano come scopo questo: c'erano delle arti marziali cui scopo unico era di vincere, non si curavano di nessuno delle cose dette finora e l'unico scopo era vincere. Però questa veniva chiamata l'arte marziale dei servi.
  •  Quindi se torniamo al titolo della conferenza, cioè qual è il rapporto tra l'allievo e il maestro, ad esempio attraverso l'esperienza con il Maestro Ueshiba, l'insegnamento in fondo è tutto ishin denshin, trasmissione da mente cuore a mente cuore, da spirito a spirito quindi non c'è nessuna spiegazione, perché se noi spieghiamo tutto si ferma nella nostra testa. Non è possibile unirsi, fondersi. Senza spiegazioni noi eravamo in grado di unirci al maestro e quindi il corpo da solo si univa, si fondeva. Si, io sono riuscito a comprendere questo, anche se devo dire che ci sono riuscito anche dopo la mia esperienza di tre settimane di digiuno, entrando in questa condizione di trance, in questo modo sono riuscito a comprendere. Chi pensa che sia difficile entrare nel mondo del samadhi si sbaglia, quando io ho avuto questa esperienza ero ventenne.
  • Il samadhi è infinito, non è qualcosa di determinato in un punto o in uno spazio.
  • Ci sono differenti samadhi, ma è difficile usare la parola differente perché usando differente in italiano diventa più difficile capire.
  • Il samadhi non ha forma, se si usa la parola differente magari già si pone come base il fatto che ci siano delle forme diverse, ma si tratta di una condizione infinita, innumerevole.
  • Adesso nelle olimpiadi o nei campionati mondiali di diverse discipline si usa il termine mental skill training. Già se ne sentiva parlare più di 60 anni fa, perché nel 1947 l'India diventa indipendente, all'epoca era Nehru il primo ministro. Era un paese non allineato ma era piuttosto vicino
  • all'Unione Sovietica quindi inviò alcuni maestri esperti di hata yoga e raja yoga in Unione Sovietica. Il raja yoga è una scienza di concentrazione dello spirito che esiste da millenni, oltre 3000 anni e l'Unione Sovietica ha utilizzato l'esperienza di questi esperti, i fisiologi di scuola pavloviana hanno utilizzato questi esperti per allenare i propri cosmonauti e atleti.
  • Lo chiamavano yoganastik questo metodo di allenamento.
  • Yoga, altrimenti detto unione, è un sinonimo.
  • Alla base della cultura giapponese vi è lo yoga, Buddha Sakyamuni era un grande yogi.
  • Ovviamente c'è stata una profonda influenza nella cultura giapponese di tutto questo.
  • La cultura giapponese ha subito l'influenza da parte del buddismo, della shinto, di Zhuang Zi e di Lao Tze e di Confucio. Un personaggio molto molto importante nella cultura giapponese è il monaco Kobodaishi Kukai, egli nell'805 andò in Cina, ricevette direttamente il buddismo
  • cosiddetto esoterico e lo insegnò sul monte Koya in Giappone. Venne tenuto in grande considerazione dall'imperatore e divenne molto importante per tutta la cultura giapponese. Ha avuto influenza in tantissimi ambiti della cultura giapponese, anche nella letteratura. Circa il taoismo, quindi gli insegnamenti di Lao Tze e di Zhuang Zi, c'è stata un'epoca in cui questo divenne un insegnamento importante della nazione, ciò dipendeva moltissimo dall'imperatore che a seconda delle epoche appunto favoriva un insegnamento piuttosto che un altro, a seconda anche dagli imperatori quindi c'è stato il periodo di Kukai, questo tipo di mikkyo buddismo esoterico e altre epoche in cui invece veniva data molta importanza al taoismo e quindi agli insegnamenti di Lao Tze e di Zhuang Zi. Questa strada, questa via in questa direzione, del Tao, è chiamata anche via delle leggi dello spirito, shinpo no michi.
  • Un'altra via è quello che si basa sugli insegnamenti di Confucio, su questo si basa quello che viene generalmente conosciuto come bushido (shingaku no michi n.d.c), gli insegnamenti dell'amore e della fedeltà verso la patria. Questi due aspetti, le leggi dello spirito e lo studio dell'etica e della morale erano sempre insieme. Da  una  parte  c'era  questa  via  influenzata  dal confucianesimo e l'altra faccia delle medaglia era questa via influenzata dall'insegnamento di Lao Tse e di Zhuang
  • Zi, è sempre stato così. C'erano sempre questi due aspetti. È molto difficile sintetizzare l'insegnamento di Lao Tse e parlare del taoismo in maniera semplice, ma tra i concetti fondamentali c'è che tutto è uguale, tutti gli esseri sono uguali. Quindi nella cultura giapponese ci sono sempre stati nello stesso momento questi due aspetti: un lato, una dimensione verticale, derivante dal confucianesimo con un ordine sociale ben preciso, strutturato, l'altro invece più orizzontale, con un'uguaglianza di base. Quindi qualsiasi samurai anche il più importante quando usciva, finiva questo suo ruolo nella società come samurai, diventava all'istante uguale a tutti gli altri. Qualsiasi samurai, anche di più alto livello, diventava uguale a tutti gli altri. In qualsiasi aspetto della cultura giapponese c'è sempre questo aspetto, la differenza tra l'unione e il samadhi e il mondo che va invece verso la cattura e l'attaccamento.
  • Ad esempio il teatro No che viene considerato uno dei massimi esempi della cultura giapponese, 1 giorni prima che io venissi qui, il 16 di novembre c'è stato al Gessoji, al dojo dove ci alleniamo, questo spettacolo di No. Per chi lo conosce, questo spettacolo si svolge in un palco fuori dal tempio, siamo giunti ormai alla 27esima edizione. Non è detto che tutti i giapponesi guardino il teatro No, in particolare i giovani si addormentano subito, ma dentro questo teatro No vi è questo mondo, il mondo del yugen, che è una parola molto difficile, un concetto estetico giapponese, l'apertura alla profondità del mondo invisibile, quasi un richiamo, un'atmosfera, un sentimento della profondità del mondo invisibile. Ma per poter rappresentare questo yùgen è necessario che la persona che lo rappresenti sia in grado di entrare nel territorio del samadhi. Questo vale anche per un musicista. Se il musicista è in grado di entrare nel territorio del samadhi allora anche gli uditori, coloro che ascoltano, sono trascinati all'interno di questo mondo fondendosi. E da ciò deriva questa condizione di tranquillità dello spirito, di legame con il grande universo e questo legame è chiamato aiki. Quindi noi che viviamo all'interno di questo grande universo dobbiamo contribuire allo sviluppo dell'essere umano, dell'umanità e usando anche le parole di O Sensei, questo è il senso di contribuire alla pace degli esseri umani nel mondo. Quindi ci sono scritte tante cose là come vedete. Ad esempio circa a metà del sedicesimo secolo ci son le parole di un grande maestro chiamato Kamiizumi Ise no-kami o Nobutsuna a seconda dei casi. E lui insegnò yagyu ed i suoi insegnamenti si divisero in più scuole. Questo insegnamento di Kamiizumi Ise-no-kami è stato tramandato in maniera estremamente accurata dal su primo allievo Yagyù Munetoshi e poi fino a Munenori stato trasmesso in maniera accurata attraverso tutti questi maestri.
  • Che cosa ha insegnato?
  • Ha insegnato gli aspetti positivi e negativi da spiegare un principiante, quindi il contenuto dell'insegnamenti Di cosa si tratta? Ne ho già parlato, ve l'ho detto anche stamattina:
  • Non irrigidirsi, non lasciarsi catturare dall'altro con attenzione, rilassare le spalle, chiudere l'ano, mette forza e kiai nel ventre, tenere lo sguardo come guarda? una montagna lontana; soprattutto fare attenzione che proprio cuore, il proprio spirito non vengano catture dall'oggetto.
  • In questo caso anche il proprio movimento è un oggetto anche l'altro è oggetto, anche intorno a me. La mia intenzione di fare qualcosa, anche questo è oggetto. Se  studiamo  bene  l'aikido  che  noi  pratichiamo (ovviamente la cultura giapponese), mentre pratichiamo è possibile comprendere la strada tracciata da questi grandi maestri dell'antichità e quindi capire la radice, fondo della cultura giapponese. Ma in un mondo come quello attuale, in un'epoca con quella attuale, i fisiologi, chi studia scienze della vita che è fondamentale e importante il legame che l'esse umano ha con l'universo.  Quindi secondo questi termini del legame dell'uomo con l'universo chi ci sta di fianco è uguale a noi. Da qui  l'Oriente è Oriente, ma guardandolo dall'Oriente andando oltre, l'Occidente diventa Oriente di là: dipende da quale sia il nostro centro di osservazione. Piano piano la Terra e gli esseri della Terra cominceranno a pensare in questo modo, come facenti parte di tutt'uno.
  • Per concludere forse non dobbiamo pensare all' aiki come qualcosa di giapponese ma come qualcosa c insegna come vivere, all'essere umano come fine per migliorare la propria condizione, come fare a migliorare il proprio modo di vivere. Quindi aumentare l'energia vitale e come utilizza nella maniera dell'unione.
  • Questo è il mio pensiero riguardo l'insegnamento ( maestro Ueshiba 60 anni dopo che l'ho conosciuto.