Progetto Bambini Aikikai

 

INTERVISTA

AL MAESTRO FIORDINEVE COZZI 5° DAN M° ROBERTO TRAVAGLINI 5° DAN 

MARINO GENOVESI 6° DAN Vice presidente Aikikai di Italia

 

Napoli 2006

 

  • E’ partita nell’autunno 2006 una nuova iniziativa dell’Aikikai d’Italia rivolta alla qualificazione degli insegnanti per bambini attraverso corsi pratico-teorici. Una sollecitazione in questo senso era arrivata dai molti insegnanti che avvertivano l’esigenza  di capire come mettere in relazione le proprie conoscenze aikidoistiche con il mondo, sconosciuto ai più, dei bambini. La preoccupazione era quella di disporre di strumenti adatti per lavorare sulla corporeità dei ragazzi secondo i loro parametri morfologici e allo stesso tempo quella di trovare un metodo, un linguaggio per comunicare efficacemente con loro senza scadere in schemi standardizzati  e conservando la peculiarità della nostra arte.
  •  L’approccio pedagogico fornito dal Maestro Travaglini ha affrontato lo sviluppo psicomotorio del bambino fornendo un quadro delle abilità proprie delle varie fasce di età, dando agli insegnanti gli strumenti per relazionarvisi nel modo più efficace. Accanto a questo, il lavoro del Maestro Cozzi ha fornito uno schema motorio di preparazione fisica dei bambini. E’ chiaro che ogni insegnante con la propria personalità rielaborerà e troverà il proprio metodo didattico, resta importante però che questo si basi su conoscenze specifiche sia a livello fisico che pedagogico.
  •  All’interno dei corsi è emerso come il lavorare sui giovani attraverso l’Aikido rappresenti un metodo nuovo e alternativo rispetto al modo classico di “istruire” . Il praticante fa parte di un gruppo di pari, dove l’aiutarsi, il progredire, il faticare è frutto di una metodologia cooperativa e non competitiva. L’individuo cresce e migliora attraverso il rapporto con l’altro senza la spinta o la smania a prevalere personalmente, ma con la consapevolezza di essere indispensabile elemento del gruppo all’interno del quale trova uno spazio di stimolante crescita. Alla fine del secondo anno di lavoro abbiamo realizzato  un’intervista ai tre principali protagonisti di questa iniziativa per condividere con tutti gli associati il lavoro svolto. 

INTERVISTA  MARINO GENOVESI 6° DAN

 

Vicepresidente dell’Aikikai d’Italia, responsabile del Progetto.


 

Perché l’Aikikai d’Italia ha pensato di attivare un corso di formazione per insegnanti  per bambini?

  • Circa quattro anni fa un gruppo di giovani insegnanti chiese al Consiglio di creare un percorso che li potesse aiutare a svolgere correttamente il loro compito in un settore così delicato come quello dei bambini. Il Consiglio ha recepito l’importanza di tale richiesta e ha deciso di provare a organizzare un percorso formativo attraverso dei corsi. Io ho avuto l’incarico di occuparmi di questa materia.

Qual’è stato l’iter che ha portato all’attuale realizzazione del progetto?

  • Le tappe sono state molteplici, per prima cosa sono stati consultati gli organi Didattici,poi è stato divulgato un invito a tutti i maestri aventi i titoli o l’esperienza in materia a presentare un loro progetto. Devo dire che questa è stata la fase più impegnativa e delicata. I programmi presentati sono stati diversi e in ognuno c’erano degli spunti interessanti, a volte però presentavano dei problemi a livello attuativo. Alla fine sono stati scelti Roberto Travaglini, docente Universitario   in pedagogia e 5° Dan, responsabile del Dojo Aikido Keiko di Bologna per la parte teorica, e Cozzi Fiordineve 5° Dan, responsabile del Dojo Shizentai di Lauria, per la parte pratica.

 

Alla fine del secondo anno di realizzazione dell’iniziativa quali sono gli obiettivi che si stanno realizzando?


  • L’idea di fondo di questa iniziativa è quella di evitare che chi apre un corso per bambini basi la sua didattica sull’improvvisazione, fornire quindi una serie di conoscenze di base che aiutino ad impostare correttamente il lavoro, sia sul piano fisico che su quello metodologico. L’interesse dimostrato dai partecipanti, le loro domande specifiche, i commenti e le richieste dimostrano che questa è l’esigenza di molti insegnanti e che il percorso iniziato sta andando incontro alla voglia di qualificare il modo di lavorare di tutti noi. Dal punto di vista organizzativo si sono svolti finora quattro raduni: due al nord e due al sud, con sede itinerante allo scopo di avvicinare diverse aree geografiche. Naturalmente gli argomenti trattati sono gli stessi nei raduni del nord e del sud. L’interesse per questa iniziativa ha coinvolto anche, e per fortuna, giovani Yudansha che magari in futuro si cimenteranno nell’insegnamento.

  • La partecipazione al corso è stata monitorata attraverso un questionario, quali sono stati i risultati?
  • Penso che il questionario ci abbia dato l’esatta misura dell’interesse all’iniziativa perché oltre ai complimenti abbiamo raccolto anche richieste specifiche che ci hanno permesso, nel secondo ciclo di incontri, di adeguare la didattica. Molte persone hanno chiesto di avere a disposizione delle dispense per la parte teorica ed un filmato per la pratica. A questo proposito Roberto Travaglini sta raccogliendo del materiale  per una prossima pubblicazione.


Quali sono gli obbiettivi dell’Associazione per il futuro di questo progetto?

  • Mi adopererò perché l’iniziativa continui con lo stesso entusiasmo con cui è partita rimanendo aperta a nuove proposte da valutare ed inserire nel programma. Credo inoltre che in prospettiva questi corsi potrebbero diventare obbligatori per i nuovi responsabili di Dojo che abbiano nei loro programmi un corso per bambini. Proprio in questo anno festeggiamo i trenta anni di Ente Morale, noi riteniamo che sia moralmente utile preparare le persone che vogliono cimentarsi in un’ esperienza molto bella ma estremamente delicata.  


INTERVISTA   AL MAESTRO FIORDINEVE COZZI 6° DAN

Responsabile della parte pratica dei corsi

 

  • Il senso di responsabilità che il Maestro ha avuto nei miei confronti è rimasto per me un esempio ed ha illuminato il mio percorso di insegnante. Ecco perchè ho prontamente risposto  alla richiesta dell’Aikikai nella presentazione di un progetto per istruttori per bambini,  per poter condividere la mia personale esperienza di ex  bambino, e di  insegnante. Un’altra  motivazione  nasce dalle richieste di inserire almeno una lezione per bambini durante gli stage che svolgevo presso altri dojo, e dalle numerose domande che alla fine di ogni lezione mi venivano rivolte circa la scelte degli esercizi,  delle tecniche, dei giochi, sui ritmi di allenamento, sull’approccio del Maestro Hosokawa. La terza motivazione nasce invece dall’entusiasmo dei bambini stessi, che puntualmente al termine della lezione, alla domanda su quanto si fossero divertiti in una scala da uno a dieci rispondevano diecimila. Dare la possibilità ad altri insegnanti di poter strutturare lezioni con più attenzione alla psicomotricità e allo stesso tempo stimolanti ed entusiasmanti per i bambini, che li affezioni alla pratica ed al messaggio dell’ Aikido, è la mia motivazione principale.

Quali sono gli obbiettivi didattici del corso?

  • E’ chiaro che l’obbiettivo principale è quella di dare agli insegnanti gli strumenti  per strutturare un corso specifico, visto che sul piano didattico la pratica rivolta ai bambini è stata finora sottostimata e affidata alla personale iniziativa dell’insegnante, con i rischi a questo correlati.  Diviene quindi  indispensabile un lavoro mirato, che tenga conto dei processi evolutivi dei bambini sia da un punto di vista somatico che psicologico. Il fine è di strutturare  delle lezioni che producano  un’attenzione spontanea e non forzata del bambino, senza pur tuttavia inibirne la creatività. Così facendo si  produrrà uno drenaggio di  tutte le  tensioni  che il bambino accumula a scuola ed in famiglia. La competenza dell’insegnante si rende indispensabile sia nella scelta degli esercizi per correggere gli atteggiamenti ed i vizi posturali, causa frequente di paramorfismi che si instaurano durante l’età scolare, sia nel generare atmosfere distese, tranquille, ma allo stesso tempo vigili,  produttive e responsabilizzanti.  


Qual’è l’atmosfera che ha contraddistinto lo svolgimento di questo corso?

  • Senzaltro tranquilla, con una grande disponibilità dei partecipanti a mettersi in gioco, e un interesse per gli esercizi proposti. Ho mostrato una figura di  insegnante come elemento attivo, trainante, che  funge da modello per i bambini, mantenendo  la loro attenzione sempre viva e nel  contempo eseguendo gli esercizi correttamente e con il giusto dinamismo perché gli allievi possano copiare correttamente. Certamente la mia personale difficoltà è stata quella di interagire con gli adulti all’incirca con gli stessi schemi che uso con i bambini, spesso suscitando delle risposte emotive diverse. Comunque per la maggior parte gli insegnanti sono stati al gioco, senza pur tuttavia perdere la necessaria attenzione alle spiegazioni delle metodiche.

  • In questo progetto ti sei trovato a mettere a disposizione di altri insegnanti la metodologia che usi nelle lezioni per bambini, che tipo di esperienza personale ne hai ricavato?


  • Essere stato  investito dall’ Aikikai d’Italia di un ruolo così delicato, ha prodotto in me un sentimento di responsabilità ancora maggiore di quello che sento nel lavoro quotidiano. Ma  condividere la mia esperienza con altri insegnanti ha rafforzato la convinzione  che occorre una metodologia mirata per ottenere  risultati soddisfacenti. La ricompensa è venuta dal riscontro positivo dei presenti e dal loro essere prodighi di richieste e suggerimenti, questo mi ha dato modo di approfondire alcune tematiche sul lavoro svolto, e di programmare il lavoro da  svolgere in futuro.

 

INTERVISTA  AL  M° ROBERTO TRAVAGLINI 5° DAN 

Responsabile della parte teorica dei corsi


  • Per quale motivo hai deciso di fare parte di questo progetto dell’Aikikai?Il motivo principale della partecipazione a questo progetto si può considerare la fortuita combinazione di tre aspetti, che da tempo mi vedono protagonista
  • 1. la passione e la pratica costante dell’aikido;
  • 2. la ricerca, svolta professionalmente, nel campo dell’educazione;
  • 3. un corso di aikido per bambini gestito dal dojo che mi vede responsabile.
  • Non per ultimo, anche un quarto elemento, legato alle possibili esplorazioni in un ambito, tanto complesso quanto suggestivo, quale quello della didattica aikidoistica rivolta ai bambini: si tratta di un settore della ricerca ad oggi poco noto e con molte possibilità di sviluppo, soprattutto se osservato e indagato con gli “occhiali” della pedagogia. Non sono neppure da trascurare le benvenute sollecitazioni dell’animatore/ideatore di questo progetto, Marino Genovesi, il cui entusiasmo e la cui serietà nell’intraprendere un simile cammino innovativo sono stati senz’altro coinvolgenti e a sua volta entusiasmanti, oltre che carichi di spunti utili per la ricerca. 

 

Quali sono gli obbiettivi didattici del corso?

  • La principale finalità del corso dovrebbe essere quella di fornire i rudimenti educativi essenziali, di ordine teorico e pratico, a chi ha già iniziato a intraprendere o intende intraprendere il non semplice cammino dell’insegnamento dell’aikido a bambini e ragazzi. L’intento è quello di non lasciare al caso o a formule troppo soggettive e superficiali, e quanto mai rischiose, ciò che invece da tempo è oggetto di studio da parte di chi fa ricerca scientifica sulla natura dei processi di apprendimento scolastico, in cui sono interessate le delicate fasi delle età evolutive: sappiamo che si tratta di un terreno operativo in cui la prudenza e, soprattutto, la competenza non sono mai troppe. Non è un caso che la formazione socio-psico-pedagogica di chi intenda fare scuola, in Italia, sia stata portata da diversi anni – e con modalità obbligatorie – ai piani universitari: le conoscenze e le esperienze dell’apprendista insegnante dovrebbero forgiare l’animo del futuro docente per consentirgli di realizzare una didattica in grado di far fronte ai non pochi dilemmi che inevitabilmente sorgono quando ci si relaziona, in termini comunicativi, a soggetti in età evolutiva. E i dilemmi crescono se si deve proporre una pratica come l’aikido, che affonda le proprie radici nel budo del Giappone tradizionale, una pratica nata, pertanto, in un’altra cultura e che propone (anche) altri modi di pensare e di agire, spesso molto diversi dai nostri. Alla formazione tradizionale dell’insegnante, di cui la pedagogia contemporanea si fa la principale portavoce, bisogna allora aggiungere elementi formativi che consentano una migliore comprensione dell’impianto storico-filosofico di ciò che è sotteso allo spirito e alla pratica dell’aikido. È chiaro che, se mai il progetto dovrà/vorrà fortificarsi, bisognerà che i suoi programmatori pensino a rendere più articolato, in termini disciplinari e temporali, quanto per ora ha solo la veste di un preliminare, sebbene fondamentale, test esplorativo.

Qual è l’atmosfera che ha contraddistinto lo svolgimento del corso?

  • Il clima degli incontri finora attuati è sembrato, ogni volta, contrassegnato da un notevole coinvolgimento generale: i docenti sono stati coinvolti dalla necessità di costruire un percorso (ora teorico, ora pratico) che fosse adeguato alle attese di un quadro didattico di fatto privo di esempi e pertanto nuovo e, come tale, molto stimolante, ma al contempo anche piuttosto difficile da mettere a fuoco nelle sue specifiche linee progettuali. Coloro che sono intervenuti, dal canto loro, sono stati invece coinvolti, con buona probabilità, sia dall’elemento novità sia dal desiderio di sviscerare saperi tecnici particolari che consentissero (eventualmente) anche di sciogliere dei nodi operativi che spesso connotano la propria quotidiana attività didattica. Gli organizzatori – in particolare, il presidente dell’Aikikai e il diretto responsabile del progetto – hanno saputo dare il giusto impulso all’iniziativa, trovandosi coinvolti dall’impegno organizzativo; si è trattato soprattutto di un impegno volto a sensibilizzare la portata di conoscenze che, se può dare l’impressione di essere semplici e intuitivamente padroneggiabili, in realtà sappiamo bene quanto siano complesse: il diffuso stereotipo che, ahimé, le fa apparire “cose da poco” può avere ricadute, nella pratica, anche molto nocive. I risultati (umani e sperimentali) del corso, anche se appena cominciato, sembrano in ogni caso sufficienti per rendere auspicabile un futuribile rinnovarsi, svilupparsi e consolidarsi di questo percorso conoscitivo. Dal tono dei primi seminari, sia al Nord che al Sud, sembrerebbe che l’interesse sia alto e che la carne messa al fuoco non sia poca, anche se ancora tutta da programmare e adeguatamente orientare e disciplinare.
  • La tua professionalità di pedagogista in questo progetto è stata applicata a un campo specifico come l’Aikido: che tipo di esperienza personale e professionale ne hai ricavato?

  • Non penso che un’interazione sperimentale tra queste diverse discipline teorico-pratiche (pedagogia e aikido) sia mai stata affrontata prima con l’adeguato spirito scientifico, trattandosi di un possibile campo interdisciplinare per molti aspetti ancora inesplorato, dalle notevoli potenzialità e in grado di arricchire notevolmente entrambe le discipline: la pedagogia può trarre notevoli spunti di ricerca dalle linee guida dell’aikido (e, in generale, dallo studio del budo tradizionale); l’aikido, d’altra parte, può trarre non pochi elementi ispiratori dalle idee, spesso poco conosciute, delle pedagogie contemporanee, molto attente a una didattica attiva e rivolte soprattutto alla costruzione di una scuola della ricerca e della sperimentazione, capace di aprire le menti del docente e dell’allievo verso zone conoscitive a cui spesso la scuola tradizionale, per tanti aspetti molto criticabile, non ha saputo e non sa orientare. Lo spirito implicito nella pratica dell’aikido può essere un orizzonte cognitivo estremamente interessante per “aprire le menti” e rendere duttili i corpi di molti studenti occidentali, ormai poco avvezzi a imparare attraverso l’esperienza corporea e la comunicazione non-verbale, e spesso poco sensibili verso una disciplina naturale i cui aspetti valoriali possono senz’altro compensare la “mancanza di valori” dell’attuale società globalizzata e acentrica. Da ciò che finora è emerso sembrano esserci tutti gli ingredienti perché questo studio, molto sollecitante su più fronti, possa personalmente arricchire tanto la pratica dell’aikido quanto l’ambito della ricerca pedagogica.