Cibi e bevande 

 

 

CIBI E BEVANDE

 

  • Il Giappone è una vera e propria cornucopia gastronomica che lascia il visitatore letteralmente a bocca aperta. Mangiar fuori è il passatempo di gran lunga preferito dai Giapponesi e la sola Tokyo conta 80.000 ristoranti. Il piatto forte è indubbiamente il riso, talmente sacro che le parole usate per quando è cotto, gohan e meshi, hanno assunto il significato di "pasto". Anche i tagliolini di grano saraceno, soba e udon, sono molto diffusi. La necessità ha portato il Giappone alla scoperta di molte delizie, soprattutto varie specie di alghe e di vegetali, tra i quali felci e radici che un tempo crescevano allo stato selvatico. Il consumo di carne, vietato dal Buddismo sin dal X secolo, si diffuse con l'introduzione della carne di manzo verso la fine del XIX secolo. Sebbene oggi molta gente mangi carne, la preferenza va sempre al pesce. Il tofu (una specie di ricotta di soia) è ricchissimo di proteine e lo si trova ovunque; viene preparato secondo numerosissime ricette tanto che alcuni ristoranti ne hanno fatto una vera e propria specialità. La cucina giapponese è una festa per gli occhi e l'arte della presentazione ne è la quintessenza. Il cibo è stupendamente servito su piatti laccati e bellissime ceramiche. L'importanza della freschezza è per il Giappone una sorta di cerimonia religiosa. I Giapponesi sono convinti che tra l'oceano ed il loro palato altro non debba esserci che la bravura del coltello di un cuoco. Ma al di là dello splendido aspetto e del sapore delicato, il sashìmi (pesce crudo), è per i non-Giapponesi un gusto piuttosto difficile da apprezzare. Spesso anche la carne viene consumata cruda in sottili fettine. Solo una trentina di anni fa il consumo di latte e formaggi tra i Giapponesi era praticamente nullo, ma oggi gli scaffali dei supermercati traboccano di latticini e di pizze surgelate. Le catene di fast-food, sia americane che nazionali, proliferano ovunque. La cucina occidentale di prima qualità ha molti seguaci e molti cuochi giapponesi, dopo essersi specializzati in Europa, producono una cucina occidentale di ottima qualità anche nelle regioni rurali. Il sakè (vinodi riso), che nelle leggende shintoiste chiamavano "vino degli dèi", giunse in Giappone in tempi preistorici, assieme alla coltivazione del riso. "Sake" ha assunto il significato di bevanda alcolica in generale, mentre il termine specifico giapponese che indica il vino di riso è nihonshu. Un buon sakè può essere bevuto come normale vino, ma attenzione: il maggior contenuto alcolico può essere causa di una brutta sbornia. Ecco forse perché in Giappone la bevanda più diffusa è la birra. Sin dal 1870 sono prodotte numerose marche di birra tra le quali: Asahi, Kirin e Ebisu. Nel 1900 ebbe successo la birra Sapporo di Hokkaido, nonostante i veri conoscitori preferiscano le piccole distillerie dell'isola. Il whisky ( Suntory fu il pioniere in Giappone) resta il drink preferito per il dopolavoro. In molte regioni si produce vino: i bianchi di Yamanashi sono degni di nota, anche se il prezzo di una buona bottiglia è esorbitante. Dal momento che con un contenuto del 5% di prodotto locale viene riconosciuta al vino la denominazione di "vino giapponese", i vini locali comuni consistono essenzialmente di normali vini d'importazione. Con un prezzo di vendita pari o inferiore alle bottiglie giapponesi, i vini d'importazione sono più convenienti. Il shochu è un distillato di cereali a buon prezzo, simile alla vodka. Un tempo era il liquore preferito dai forti lavoratori e bevitori, ma recentemente è tornato di moda. Lo si può bere caldo (oyuwari) o in versione ghiacciata, chu-hai (shochu con soda), e aggiunta di acqua, ghiaccio e limone. È anche usato in cocktail alla frutta.