Origine dei Samurai

 

Il Feudalesimo in Giappone

Il termine feudalesimo, come del resto molti altri, coinvolge concetti diversificati per cui diventa difficile darne una spiegazione esauriente. Questa espressione è stata attribuita alla storia giapponese dagli occidentali nel secolo scorso ed è stata poi accettata dai loro storici che comunque preferiscono usare il termine `età media' (chusei). In Occidente, feudalesimo deriva da feudum, che nel latino medievale indicava la terra concessa dal signore al vassallo. Usato con diverse accezioni, questo termine mantiene il significato fondamentale che si basava sul rapporto tra proprietario terriero e contadino. Studiosi francesi e inglesi invece riferiscono il termine non tanto alla terra quanto all'organizzazione politico-militare tra il signore e i guerrieri che gli offrivano i loro servigi. L'applicazione di questo concetto al Giappone incontra qualche difficoltà, superata però dal fatto che anche qui esistono gli elementi costitutivi del sistema feudale occidentale: la concessione di terre in cambio della fedeltà di chi le riceve e il ferreo rapporto tra signore e subordinato.

Il Giappone preferì adottare rapporti tra persone (shògun- signore, signore-vassallo, vassallo-guerriero) che non tra princìpi astratti, per cui il signore rappresenta il bene e la sua volontà è legge. Alcuni di questi rapporti si possono individuare in Giappone già nei clan delle società tribali e poi nella tradizione confuciana importata dalla Cina, che sanciva il dovere dell'obbedienza ai superiori, mentre il potere rimaneva sempre legato al possesso della terra.

Fu in questo ambito feudale che la casta militare dei samurai si venne differenziando dal resto della società e acquisì poteri che non ebbe in nessun altro paese.
In Giappone comunque il feudalesimo accentuò l'etica piuttosto che il diritto, come invece avvenne in Occidente; tutte le obbligazioni personali vanno quindi concepite in termini morali più che giuridici, per cui fedeltà, lealtà, autorità, diventano valori assoluti che permisero al feudalesimo giapponese di mantenere il potere fino al XIX secolo, contrariamente a quanto accadde in Europa. Una notevole diversità tra Europa e Giappone fu rappresentata dal vertice gerarchico della piramide feudale. L'imperatore giapponese infatti, pur se investito dal cielo, in effetti gestì molto raramente il potere, che di fatto finì nelle mani dei nobili o degli shógun, i capi militari appartenenti ai più potenti clan. Quindi, mentre in Europa chi concedeva il beneficio feudale era sempre l'imperatore, in Giappone questa fu una prerogativa dello shògun. D'altro canto, se in Europa il feudatario era in pratica padrone del proprio feudo, in Giappone il feudatario rimarrà soltanto un amministratore, anche se con amplissimi poteri.
 
Origine dei samurai

  • Fu proprio durante il feudalesimo che la classe dei samurai si affermò nel contesto sociale giapponese, anche se la sua origine rimane avvolta nel mistero così come quella del suo paese. Nel dizionario giapponese-portoghese compilato nel 1603 dai gesuiti, al termine bushi era attribuito il significato di soldato, mentre alla parola samurai corrispondeva quello di uomo di rispetto," d'onore, nobile. Quindi il termine samurai implicava più nozioni etiche che militari. Storici giapponesi sostengono che la "parola samurai nel tardo periodo Heian era riferita a un preciso  rango sociale che veniva dopo i nobili di corte (kuge) e dopo la nobiltà di quarto e quinto grado (shotaifu ).
  • Secondo un dizionario giapponese di filosofia poi, il termine samurai deriverebbe dal verbo sabwrau che significa servire un nobile. Il concetto di servire molto probabilmente comprendeva anche il servizio armato, per cui sempre più spesso il termine samurai venne usato interscambiabilmente con la parola bushi che significava guerriero.
  • Louis Frèdéric, noto studioso,dei samurai, ci informa che il termine samurai designava i capi militari di clan guerrieri, vassalli diretti dello shógun o dei kenin, vassalli di primo grado dello shògun, oppure i capi militari con cariche amministrative. I bushi erano invece i guerrieri comuni. Quindi sin dagli inizi, il termine samurai designa qualcosa in più e di diverso dai semplice combattente e furono chiamati samurai soltanto i "signori della guerre",  i nobili al servizio dell'imperatore. Le prime testimonianze dell'esistenza di guerrieri risalgono in Giappone alla cultura Kofun (300 a.C. circa-600 d.C. circa) o dei 'tumuli; venivano così definite le grandi tombe imperiali circondate da statuette in argilla (haniwa) poste su cilindri che venivano infilati in terra.
  • Molte di queste statuette ritraggono uomini equipaggiati con corazze, elmi, spade, archi, cavalli, mentre le armature erano fatte da placche sovrapposte. unite da lacci, molto simili quindi a quelle che verranno usate dai samurai. Considerando queste riproduzioni si può affermare con certezza che durante il periodo Kofun esisteva già un'organizzazione militare formata sia da fanteria che da cavalleria. Alla fine del VI secolo le haniwa cominciano a scomparire ma notizie di guerrieri sono inserite negli Annali del Giappone (Nihonshoki, del 720) che ricordano le lotte di conquista dello Stato Yamato e l'affermazioni dei vari clan e nelle Cronache di Antichi Avvenimenti che riferiscono di guerre tra clan e nomi di guerrieri che ricoprivano anche cariche sacerdotali. Le armi ritrovate nei tumuli indicano che già allora la guerra uno degli aspetti più importanti della società, tanto che tali armi sono piuttosto perfezionate (frecce, balestre, lance, armature lance e spade); l'utilizzo di queste armi dimostra l'importanza attribuita alla forza nei cambiamenti sociali.
  • Combattere era tanto naturale che quando non vi erano nemici esterni, un clan combatteva contro un altro». I samurai si perdono quindi in questi lontani secoli in cui
  • esistevano clan formati da un gruppo elitario che era insieme guerriero e aristocratico. Questa figura di guerriero aristocratico scomparirà poi circa quattrocento anni a favore del soldato semplice per riapparire soltanto più tardi come samurai.  La trasformazione da aristocratico - guerriero di clan in soldato, a samurai, avvenne comunque lentamente in un periodo che vedrà lo Stato giapponese prendere coscienza dell'importanza del ruolo del guerriero;
  • La riforma Taika (645), basata sugli ordinamenti cinesi, aveva
  • suddiviso l'aristocrazia in ranghi e solo ai superiori era permesso uso di una spada lunga (tachi), mentre ai ranghi inferiori venne concesso di portare quella "corta (wakizashi); la"riforma prevedeva anche l'istituzione di truppe imperiali e di un Ministero della guerra (Hyóbusho), che si occupava delle armi, delle fortificazioni e dei militari. Dalle fonti storiche apprendiamo che nel 795 la distinzione tra civili e militari era già in atto. Gli antichi guerrieri furono trasformati in burocrati e i vecchi clan venivano privati delle loro prerogative militari a favore di quelle amministrative.
  • L'esercito era arruolato tra i contadini per cui le truppe erano formate da elementi senza preparazione ed efficienza, tanto che già nel 792 il governo rinunciò ai contadini e chiese alle famiglie dei nobili provinciali di fornire truppe valide, formate da ranghi inferiori dell'aristocrazia. La trasformazione che portò dalle truppe dei contadini ai militari veri e propri, sarà determinata anche dall'istituzione della shóen, la prima forma di proprietà privata giapponese. La tendenza ad appropriarsi dei terreni conquistati contribuì a far crollare il sistema centrale anche dal punto di vista militare. Il governo infatti, privo di entrate, non poteva più mantenere gli eserciti, quindi passò ai privati l'intero apparato militare.

 

  • L'origine dei samurai non si esaurisce tuttavia considerando soltanto l'aspetto militare in quanto questa figura nacque da realtà sociale del periodo Heian durante il quale l'aristocrazia diede vita a una delle più raffinate epoche del Giappone. Questa aristocrazia elegante, che viveva di feste e cerimonie mentre andava lentamente in rovina, verrà descritta mirabilmente nel primo romanzo della letteratura mondiale, il Genji Monogat (Storia del principe Genji), della scrittrice Murasaki Shikibu. Tale società che si rifugiava in un mondo fatto di poesia, musica canto, bellezza, si astraeva dai problemi reali del suo tempo, perdendo il controllo di quelle terre che invece rappresentavano 1a fonte della sua sopravvivenza.
  •  Iniziarono così le ribellioni, soprattutto nelle località di frontiera. Le fonti storiche parlano degli azumabito (uomini dell'Est) bellicosi e rozzi, ma abilissimi nell'uso della spada. In effetti si trattava di militari provinciali che, lontani dalle raffinatezze di Kyòto, si erano trasformati e arricchiti rendendosi indipendenti dallo Stato centrale formano così baronie autonome in cui regnava una crescente anarchia. Per fronteggiare i disordini locali alcuni governatori dell'Est iniziarono a organizzare truppe che il debole governo centrale avallò con titoli ufficiali. Intanto anche all'interno degli shóen si formarono gruppi speciali armati, mentre nelle famiglie nobili delle province, si incoraggiavano i figli maschi alla pratica delle arti marziali. Furono in pratica queste le condizioni che alimentarono lo sviluppo della classe dei guerrieri.