Lavoro e ruoli

GIAPPONE

 

IL MONDO DEL LAVORO

  • L'etica del lavoro giapponese è leggendaria.
  • Secondo il modello tradizionale, l'impiegato d'ufficio, impegna una media di 2 ore come pendolare e trascorre fino a 10 ore in ufficio, 6 giorni a settimana. Le impiegate lavorano 8 ore al giorno. Alla chiusura degli uffici, il saìaryman va a bere qualcosa con i colleghi di lavoro. Quando rientra a casa i suoi figli sono già a dormire, li vede solo la domenica, sempre che riesca a stare sveglio! Ogni anno gli vengono riconosciute solo 2 settimane di vacanza, ma il senso di lealtà nei confronti della collettività le ridurrà a non più di 4 giorni. Fino a dieci anni fa, il salaryman era assunto a vita e saliva di grado in base all'età e non tanto per le capacità personali. Verso i quarant'anni raggiungeva la carica amministrativa intermedia, ma il suo carico di lavoro e le responsabilità aumentavano nei confronti degli anziani e dei nuovi arrivati.
  • Se non soccombeva prima di essere stroncato dal sovraccarico di lavoro (karoshi) approdava al grado dirigenziale e alla pensione. Oggi questo scenario è in fase di ridefinizìone. La recessione ha modificato le abitudini lavorative del Paese. L'avanzamento di carriera gravita principalmente sulle capacità personali; i "cacciatori di teste" e la possibilità di cambiare lavoro sono sempre più diffusi. In Giappone l'obiettivo delle 40 ore settimanali è stato in qualche modo abbandonato, nonostante verso la fine degli anni Ottanta le grosse multinazionali e le industrie maggiori abbiano adottato la settimana di 5 giorni lavorativi e gran parte delle aziende dove si lavora 6 giorni a settimana conceda la mezza giornata del sabato o i 6 giorni a settimane alterne.
  • Più l'impresa è piccola, maggiore è la possibilità che venga adottata la settimana di 48 ore. L'economia fa perno su una struttura di piccole imprese in subappalto che forniscono componenti a fabbriche più grandi. La concorrenza è sempre agguerrita: se un'impresa non riesce a contenere i costi e a rispettare le difficili scadenze, viene prontamente scalzata e rimpiazzata. Moltissime società assumono manodopera straniera illegale. La disoccupazione, attestata attorno al 2,5 % da decenni, fino al 1991, si impennò all'inizio del 1998. Persino all'inizio del XXI secolo, il sistema di assunzione permanente, sebbene in declino, ridusse il tasso di disoccupazione giapponese a un invidiabile 4,1%.

 UOMINI E DONNE

Per la donna la moda è indice d'indipendenza.

 

  • Educati sin da giovani a preferire le compagnie del proprio sesso e frequentemente uniti in matrimoni combinati, uomini e donne trascorrono poco tempo insieme. Oggi i giovani escono in compagnie miste, ma gli imponenti carichi lavorativi riducono la vita sociale e di conseguenza le occasioni di incontro con l'altro sesso. Il Giappone resta dominato dal maschio. Solo un terzo degli studenti universitari è di sesso femminile e poche laureate portano a termine i corsi di specializzazione post-laurea. Al contrario, circa la metà della forza lavoro è femminile, sebbene solo l'8% raggiunga livelli dirigenziali. La Legge sulle Pari Opportunità nel Lavoro, introdotta nel 1979 per tutelare la parità delle donne in ambito lavorativo, non prevede sanzioni per le inadempienze. Indipendentemente dalla qualifica, le donne lavoratrici tendono a essere umili e remissive, a rispondere al telefono e a servire il tè ai colleghi dell'altro sesso.
  • Assunte attorno ai vent’anni con una retribuzione inferiore rispetto a quella dei colleghi, è previsto che si licenzino nel momento in cui convolano a nozze. Alcune aziende molto conservatrici assumono solo giovani donne che vivono ancora nella famiglia d'origine e le licenziano dopo che hanno compiuto i 26 anni, appellandosi ai principi confuciani per giustificare le loro paghe ridotte. Da tempo ormai le donne tornano al lavoro dopo essersi dedicate alla famiglia, ma la percentuale di matrimoni ritardati per poter migliorare la propria carriera è in costante aumento. Americani ed Europei restano spesso sgomenti di fronte alle condizioni della donna in Giappone. Tuttavia, esistono anche schiere di donne felici di esercitare il potere domestico e per niente preoccupate del problema dell'immagine. L'ospite degli show televisivi affiancato dalla giovane e graziosa assistente, timorosa come una scolaretta e che annuisce a tutto ciò che lui dice, è più una "maschera" pubblica che vera realtà. In una nazione in cui la tenacia delle donne è proverbiale, l'immagine che gli occidentali hanno di una figura di donna giapponese dolce e premurosa è solo una questione di etichetta. Gli uomini giapponesi, soggiogati da una routine che impone loro di conformarsi, possono per certi versi apparire più chiusi e limitati rispetto alle loro compagne.