Kamakura: Samurai al potere

  • Alla fine del periodo Heian il trono aveva ormai perduto ogni potere politico e il Giappone era entrato in un sistema feudale controllato in pratica da potenti egemoni militari. I primi capi guerrieri erano stati in realtà nobili militari mandati dalla corte nelle lontane province per sedare turbolenze locali. Una volta arrivati e conquistato un certo potere non vollero più tornare a posizioni subordinate; loro unico desiderio fu quello di sostituirsi ai superiori. Spesso la corte dovette ricorrere all'aiuto dei militari provinciali per sedare moti ribelli, e fu proprio in queste occasioni che i due clan dei Taira e dei Minamoto iniziarono la loro ascesa al potere. Nel 935 infatti Taira Masakado, che controllava molte terre a Occidente, occupa Kyòto dando prova della forza del suo clan guerriero; per soffocare questa rivolta, che durò cinque anni, l'imperatore dovette ricorrere ad altri guerrieri provinciali. Fu in questo momento che invalse l'uso tra gli imperatori di ritirarsi in un monastero, pur continuando a governare; fu la politica di convento, in-no-cho, che spesso, sovrapponendosi a quella dell'imperatore in carica, provocò lotte e contrasti.
  • Nel XII secolo il sistema imperiale andò completamente in crisi: Kyòto era in uno stato di totale confusione a causa dei contrasti tra Fujiwara, l'ufficio degli imperatori in ritiro e i grandi templi buddisti (Enryakuji e Kofukuji). Il divario di interessi tra l'imperatore emerito Sutoku e l'imperatore regnante Go-Shirakawa dette così luogo alla guerra civile Hogen (1156-60) che vide la vittoria di Taira Kiyomori (1118-81) e l'inizio della fase di supremazia dei Taira. L'egemonia di questo clan fu realizzata grazie a un'abile serie di alleanze e matrimoni che riuscì a portare infine sul trono un nipote di Kiyomòri, Antoku, di soli due anni. Ma Kiyomori, essendo principalmente un comandante militare, non disdegnò metodi violenti per difendere spietatamente la propria posizione da ogni possibile minaccia. Abile politico, Taira Kiyomori riprese le relazioni con la Cina dei Song (960-1279), fece costruire ponti, strade, ma si schierò decisamente contro i monaci buddisti che, di conseguenza, appoggeranno in seguito i Minamoto. Pur dimostrandosi un coraggioso combattente, si innamorò perdutamente della moglie del suo avversario Yoshitomo, tanto da prenderla come concubina dopo la morte del marito. Fu un errore che la storia evidenzierà in quanto i due figli di lei, Yoritomo e Yoshitsune, risparmiati per amore della madre, causeranno la fine del dominio Taira.
  • Proprio questo episodio in seguito giustificherà le stragi di fanciulli in nome della ragion di Stato e del potere. Con Kiyomori, per la prima volta nella storia del Giappone, un nobile di provincia arrivava a ricoprire le più alte cariche della corte. Ma la sua natura bellicosa lo portò a governare per venticinque anni adottando una pesante dittatura e il frequente ricorso alle armi. Nonostante ciò, la sua integrazione nella corte allentò i legami con le province e le forze militari più fidate, per cui presto iniziò il declino. La supremazia del clan Taira ebbe fine quando Minamoto Yoritorno (1148-99), superstite dalla disfatta del 1160, riuscì a riunire in una coalizione tutti gli elementi ostili ai rivali: i Minamoto superstiti, alcuni clan minori, i sacerdoti dello Onjoji e del Kofukuji e il figlio di Gò-Shirakawa, Mochihito. La successiva guerra Gempei (1180-85; Gen = Minamoto, pei = Taira) impegnò l'aristocrazia militare nella più generale e prolungata attività bellica che il paese avesse mai conosciuto; la figura di Yoritomo, vincitore a Ichinotani, Yashima e Dan-no-ura, emerse a livello nazionale, impersonificando quel romantico ideale del bushi che avrebbe lasciato un'impronta indelebile nell'animo e nella cultura giapponese successiva. A Dan-no-ura, battaglia navale rimasta famosa nella storia militare giapponese, i vessilli rossi dei Taira vennero sopraffatti da quelli bianchi di Yoshitsune che, vittorioso, cercò di raggiungere il fratello Yoritomo.
  • Questi, secondo le fredde regole del potere, per non avere rivali, invece di premiarlo, lo fece perseguitare finché non lo costrinse al suicidio. Sarà questa una delle figure di samurai più amate dalla letteratura giapponese che gli dedicherà pagine e pagine. Alla fine di questo lungo conflitto la classe dei samurai ha ottenuto la sua affermazione sia come elemento militare che come forza politica. Non volendo ripetere l'errore compiuto dai Taira, Minamoto Yoritomo lasciò la corte a Kyóto e scelse come sua sede Kamakura, una piccola città sul mare nella regione del Kantó, stabilendovi il Bakufu o `governo della tenda'. Quindi non tentò di inserirsi a corte ma si sforzò di consolidare il proprio potere ottenendo varie cariche. Nel 1192 Yoritomo ebbe infatti il titolo di Shògun o `Generalissimo', abbreviazione di seiishi (inviato contro i barbari) e taishogun (condottiero). Da Yoritomo in poi questa carica divenne ereditaria.
  • Comunque, per quanto egli lasciasse che l'imperatore e i cortigiani si occupassero degli affari civili, in pratica Yoritomo e i suoi fedeli `uomini della casa' (gokenin) furono il solo governo centrale che il Giappone possedesse, e Kamakura divenne il vero centro del paese. Governatori militari (shugo) e intendenti terrieri militari (jito) furono affiancati all'amministrazione provinciale già esistente, creando così la base finanziaria che consentì alle forze militari di permanere in uno stato di continua disponibilità ed efficienza professionale. Minamoto-no Yoritomo (1147-99), aveva condotto la sua campagna dal Kantò dove si concentravano guerrieri forti che egli riuscì ad attirare nelle sue file attraverso un'abile rete di alleanze. Il samurai Minamoto Yoritomo aveva portato la classe dei samurai al potere, tanto che il governo iniziato fu chiamato bakufu o `governo della tenda', proprio in omaggio alle tende dove i militari vivevano durante le campagne. Il periodo Kamakura (1185-1333) fu così caratterizzato da un equilibrio tra la corte e la provincia, anche se il baricentro di potere andò gradualmente spostandosi verso Kamakura in modo irreversibile. Yoritomo, che si era liberato dei rivali (partendo dai parenti più stretti come il fratello Yoshitsune e il cugino Yoshinaka), lasciò alla sua morte due figli incapaci di ereditare il comando del clan Minamoto (Yoriee di 17 anni e Sanetomo di 7).
  •  Così scoppiò una lotta per la successione che si risolse a favo-re di Hòjò Masako (vedova di Yoritomo) e della sua famiglia. Nel 1219 l'assassinio di Sanetomo metteva fine al ramo principale dei Minamoto e, da quel momento in poi per circa cento anni, gli Hójo restarono i reali dominatori del Giappone, anche se si accontentarono della carica di Shikken (reggenti) senza arrogarsi il titolo di Shógun. Abili statisti e grandi politici seppero garantire una lunga fase di pace e di ordine, soprattutto nelle province. La sinizzante civiltà Heian lasciò così il posto al rozzo e forte spirito autoctono dei samurai. Come scrive Maraini: «I guerrieri prevalsero sui cortigiani e sui burocrati e la spada dei samurai prendeva il posto del pennello dei funzionari». La classe guerriera aveva soppiantato quella dei cortigiani; a una società raffinata e complessa se ne sostituisce una semplice e battagliera, ma spesso entrambe continuano a coesistere nell'animo di molti giapponesi. I samurai amministrarono il potere con metodi duri e diretti, tipici dei militari, ma senza dubbio il loro governo fu molto migliore rispetto al precedente.
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