Potere shogunale

 

Gli Ashìkaga

  • La strenua resistenza opposta ai mongoli dagli Hòjò fu la causa principale della loro fine. La mancata distribuzione di ricompense ai combattenti scatenò infatti una serie di conflitti di cui approfittò l'imperatore Godaigo (1278-1339) per tentare una restaurazione del suo potere. Raccolse quindi attorno a sé tutte le forze ostili a Kamakura e le scagliò contro gli Hòjò, indeboliti dagli avvenimenti. Circa ottocento membri di quello che era stato un clan potentissimo, si suicidarono in un tempio per non dover sopportare il disonore della sconfitta. Ma le vicende che videro fallire il tentativo imperiale di riprendere il potere si mescolano tra realtà e romanzo. Godaigo infatti ricorse all'aiuto di un altro intraprendente guerriero, Ashikaga Takauji (1305-58) appartenente a un ramo della famiglia Minamoto che, in un primo momento si mise al suo servizio poi, scontento dei rapporti con l'imperatore, non si creò problemi nel nominarne un altro di suo gradimento da cui si fece conferire il titolo di shógun. Se la distruzione di Kamakura significò la fine del governo dei samurai, subito dopo, la famiglia Ashikaga stabilirà a Muromachi (una località a Kyoto) un nuovo governo militare (1336-1568). Il potere dei samurai era ormai un dato di fatto nella società giapponese, per cui a un clan ne succedeva un altro, ma la supremazia restava comunque nelle loro mani. Le lotte continuarono in quanto a questo punto si ebbero due imperatori, quindi si era arrivati a trasgredire una delle più antiche tradizioni del paese. La corte meridionale riconosceva l'imperatore Godaigo a Yoshino, nel Sud del paese, mentre quella settentrionale appoggiava gli imperatori eletti da Takauji. Si arrivò quindi al Nanboku-chó (1336-92), periodo delle 'Corti del Nord e del Sud'. In questo momento il sistema verticale di devozione diretta al superiore, che fino a ora aveva tenuto insieme il clan, cominciava a sgretolarsi. Ci furono infatti molte rivolte di
    inferiori che cercano di ribellarsi ai propri superiori (gekokujó). rivolta contadina di Kyoto (1485), quella dei monaci di Osaka a guerra Onin (1467-77) gettarono il paese nel caos alterando sia il sistema amministrativo che le basi feudali. Il gesuita Aessandro Valignano (1539-1606) nelle sue lettere si dichiarava mento dalla facilità con cui i vassalli giapponesi si ribellavano loro signori e poi tornavano a servirli per poi tradirli di nuovo, a seconda dittatura militare del Giappone ampliò comunque i i poteri rispetto al precedente bakufii di Kamakura, ma commise l'errore di trasferirsi nella capitale, a Muromachi, una zona Kyóto. L'inserimento dei militari nella vita di corte fece perdere ai samurai molto dello spirito combattivo che li aveva contraddistinti, oltre al fatto di allontanarli dai loro clan provinciali. Gli Ashikaga però, oltre che abili militari, si rivelarono anche uomini fini colti e raffinati che gestirono comunque il potere anche un clima di disordini e ribellioni, soprattutto nelle province,  il periodo fu caratterizzato da una serie di guerre civili che culminarono nel sengoku jidaì (1478-1578), il periodo del paese in guerra; ma la confusione degli avvenimenti non fece altro che «consolidare il regime dei samurai.
    e imperatori che si contendevano il potere conobbero periodi di povertà tali da ridursi a vendere la propria firma per sopravvivere, mentre il corpo di un imperatore rimase senza sepoltura per quaranta giorni perché non si reperivano fondi sufficienti  per provvedere ai funerali.
    Degli otto shógun Ashikaga quelli che rappresentano appieno la loro epoca, Yoshimitsu (1408-1538) e Yoshimasa (1435-90), furono paragonati ad alcuni membri della famiglia dei medici per il loro mecenatismo. Il Giappone, entrato nel periodo feudale nell'xi secolo, dopo un lungo assestamento, diventa nel XVI secolo un paese militarmente trasformato ed economicamente progredito. Gli shógun Ashikaga si dimostrarono raffinati uomini di corte e protessero ogni manifestazione artistica; nel padiglione d'oro (Kinkakuji) e in quello d'argento (Ginkakuji) gli shogun vivevano tra la bellezza, i dipinti, la poesia, mentre il andava in rovina e per le strade di Kyoto la gente moriva dalla fame, dalle malattie, dai banditi. Dopo la guerra gli abitanti di Kyoto furono ridotti da mezzo milione a quarantamila.
    Il samurai aveva acquisito i modi del nobile e lo spirito spartano "Sformato per alcuni di essi in raffinatezza e sensibilità.  Intanto arrivarono in Giappone gli occidentali (1542), nelle vesti di religiosi e di mercanti (nambanjin, i barbari del Sud). I samurai furono immediatamente interessati alle armi dei portoghesi, gli archibugi, che contribuirono a modificare non poco l'assetto politico del paese. Verso la metà del 1500 il Giappone era pronto al successivo cambiamento. Il feudalesimo si era infatti consolidato a tal punto che i piccoli domini territoriali unendosi, avevano formato grandi proprietà dominate da signori, i daimyó che diventano sempre più potenti. Dei duecentosessanta feudatari al potere prima della guerra Ónin, alla fine del 1500 ne rimanevano una dozzina. Il lungo periodo di lotte aveva segnato la fine del governo shogunale, di quello imperiale e l'inizio di una lunga anarchia dominata dai 'signori della guerra', i sengoku daimyó. Erano questi i nuovi samurai; il loro potere veniva soltanto dalla forza militare dei loro eserciti, non dal governo centrale. Fu questo l'ambiente in cui si formarono tre personaggi che ebbero un'enorme importanza per il futuro del Giappone.
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