Il Kendo

 

 

  • Il Kendo è un'Arte Marziale nata in Giappone ed il Samurai, che ne è stato per lungo tempo il depositario, doveva praticare:
  • Kyu Jutsu o Arte dell'arco,
  • Ba Jutsu o Arte di cavalcare,
  • So Jutsu o Arte della lancia,
  • Ho Jutsu o Arte del fucile,
  • Ju Jutsu o Judo e
  • Ken Jutsu o Arte della spada;
  • al di sopra a queste arti, propriamente marziali, era obbligatoria

  • « Shitsuke » o Arte dell'educazione,  mentre nell'impostazione del suo allenamento il Ken Jutsu era la prima Arte. Nel primo affermarsi della Classe dei Samurai non vi era studio o pensiero del Ken Jutsu, ma solo la cruda tecnica dell'uccidere; il Samurai nella continua, dura pratica ha trovato qualcosa di piú: ha trovato l'essenza della vita e della morte con i propri princìpi e ideali. Cosí nacque il pensiero Bushido « Vita del Samurai ». Dice un Samurai che Bushido è « scegliere nella vita il posto dove morire ». Con queste parole si può ricevere l'impressione che il Samurai viva di sola violenza; ma è sbagliato. Il Samurai rispetta la vita e può pensare alla morte solo per un grande fine: la Famiglia, il Principe o il Paese. Nel 1899, Imazo Nitobe scrisse un libro intitolato « Bushido: the Soul of Japan » (Bushido: anima del Giappone). È un libro veramente meraviglioso per tutti quanti praticano il Kendo, e non solo per loro ma anche per quanti desiderino veramente avvicinarsi all'anima del Giappone. Il Samurai, nella pratica quotidiana, nell'approfondire e perfezionare la forza e la tecnica, ha trovato qualcosa al di sopra; questo qualcosa può essere piú chiaramente indicato dai seguenti pensieri e aneddoti:
  • - un Vecchio Maestro, Yagyutajma No Kami, il piú alto esponente dello stile Yagyu ryu, insegnò ai suoi allievi tutta la sua tecnica pratica; alla fine, disse loro che se volevano apprendere ancora qualcosa dovevano cercare nello Zen. Con questo intendeva  dire che la tecnica è importante, ma piú importante è la mente o pensiero;
  • — è nella tradizione dire che:
  • un principiante nel combattere usa il 90% di forza ed il 10% di cuore,
  • un esperto il 50% di cuore,
  • mentre un maestro il 20% di forza ed un 80% di cuore.
  • Il Kendo può insegnare non soltanto la tecnica attraverso una fisicità eccellente, ma anche il dominio del proprio cuore, sempre inteso come spirito o animo. Assistendo ad un combattimento fra due grandi Maestri, si può osservare che essi attaccano e si difendono con la propria spada fino ai limiti; il loro combattimento non è fatica fisica, ma combattimento fra cuore e cuore, pensiero e pensiero.
  • La pratica del Kendo inizia e termina col Rei, ossia col saluto, a significare il massimo rispetto che si porta all'avversarlo. II Rei per i genitori e per gli amici è il Rei per il Maestro e per tutto ciò che è Kendo. La traduzione in italiano del termine Rei non renderebbe II vero significato, se fosse usata una sola parola, perché Rei non vuole Indicare un saluto formale, ma una testimonianza di rispetto e considerazione, con qualcosa in piú. Si potrebbe pensare che è assai difficile per un occidentale arrivare a capire in profondità tante sfumature, e quindi i concetti; possiamo, invece, affermare con tutta sincerità che possono esserci anche dei giapponesi che non riescono ad afferrarli. Questo perché una espressione di civiltà, ormai consumata dal tempo in cui è vissuta, non è piú patrimonio esclusivo del popolo che ha contribuito a crearla, ma diventa universale: il pensiero che certe cose nascondono può essere compreso da chiunque voglia capirlo e farlo suo.
  • Il Kendo è solo espressione di potenza atletica? Nelle righe precedenti è stata un po' anticipata la risposta; ma a rischio di ripetizioni ampliamo ancora i concetti.
  • Noi Kendoka sentiamo per il Dojo, per il Bogu, per Io Shinai e per tutto ciò che è Kendo tutto il rispetto che si può avere per le cose ed i luoghi sacri. Cosí il saluto e le cure che portiamo per gli oggetti e nella pratica sono gli stessi che avremmo per tutto ciò che è sacro. Niente è solo materia, arido rito o cerimonia; dietro a tutto questo sta la filosofia del Kendo. Il Dojo è un luogo sacro, perché vi si impara l'arte della Spada e la vita della Spada. Il Bogu, o armatura, protegge materialmente il nostro corpo, ma noi lo consideriamo qualcosa di piú della sicurezza che ci offre come materia; quando l'indossiamo, noi cambiamo, e avvertiamo il cambiamento che avviene in noi; inoltre, per ogni armatura la sensazione è diversa: ognuna ci dà cose diverse. Per questo sì dice che anche l'armatura ha un cuore; cosí noi non la deponiamo bruscamente, né la spostiamo gettandola da un posto all'altro, e neppure ci passiamo sopra scavalcandola. Ciò non per superstizione o per costume, ma sempre per rispetto e amore. Lo Shinai, che ha l'aspetto di un bastone, è nato dalla spada, noi lo sentiamo come una vera spada. Dalla spada vera e propria si passò alla spada senza taglio, per l'allenamento; poi questa diventò di legno e fu chiamata Bokken; piú tardi prese la forma attuale, costruita con canna di bambú, e prese il nome di Shinai; per il Kendoka, tuttavia, essa è sempre una katana. La spada giapponese è l'anima del Samurai: simbolo di virilità, potenza e nobiltà. Secondo il pensiero Bushido, il Samurai non estraeva spada senza una precisa ragione e le sole ragioni valide potevano essere la difesa del proprio Onore, della Famiglia, del Principe e del Paese.
  • Il Kendo è solo tecnica della violenza? Mio padre dice: « Per chi vuole avanzare nel Kendo è molto importante il numero di volte che indossa il Men ». Questo può sembrare discordante con quanto è stato detto sopra, può far pensare che il Kendo sia solo fredda tecnica e non anima; invece è importante precisare che il concetto è lo stesso, bisogna interpretarlo esattamente. La frase di mio padre significa che un gran numero i allenamenti portano non solo ad una tecnica giusta e ad una esatta posizione, ma anche ad un miglioramento del proprio « cuore », perché questo è essenziale nel Kendo. Se uno parla di Kendo ma non lo pratica, Kendo non può portargli niente. La pratica continua del combattimento sviluppa la sicurezza in se stessi quindi la tranquillità dello spirito, che dà sempre l'equilibrio e la giusta misura per affrontare ì fatti della vita. Il processo è anche inverso: la tranquillità e serenità d'animo portano a migliorare la tecnica, e con questa Il corpo e il « cuore ». Questi due processi inscindibili fanno arrivare al concetto della vita di uomo. Il giovane Kendoka può avanzare nel concetto profondo della vita e, come uomo, raggiungere serenità, consapevolezza, 'rettitudine e rispetto. A testimonianza che il Kendo è anche pensiero (anzi, è profondo sviluppo del pensiero) desideriamo ricordare che moltissimi Maestri, sia nella Storia che nei tempi correnti, hanno sviluppato una loro attività nella letteratura, nella poesia e nelle arti figurative a complemento del Kendo, contribuendo culturalmente allo sviluppo della civiltà giapponese.
  • In giapponese, infatti, si dice Bun Bu Ryo Do, ossia « cultura e arti marziali, uguali nella vita ». Per il Bushi, come abbiamo accennato, l'attività educativo-culturale era la parte piú importante ed obbligatoria: leggere e scrivere era un obbligo per il Samurai ed il suo linguaggio doveva essere il piú colto ed elaborato. Cosí, per il Samurai, era tanto importante coltivare la sua educazione quanto allenarsi nelle Arti Marziali. Questi non poteva vivere di sola violenza. È rimasto famoso il Maestro Miyamoto Musashi che scrisse « Gorin no sho », ovvero « Cinque anelli », un trattato su tutto ciò che è Kendo completando la sua opera con un quadro ormai famoso in tutto il mondo.
  • A cosa serve il Kendo? Per il Kendoka questa domanda è inutile, ma la risposta può interessare coloro i quali, ancora non conoscendo il Kendo, desiderano avvicinarsi ad esso. Il Kendo, per prima cosa, sviluppa il corpo, conferisce velocità dl riflessi e controllo delle proprie azioni, correggendo il portamento di chi lo pratica. Nello stesso tempo, il praticante acquisterà decisione, capacità di concentrazione e personalità, casi in definitiva si può affermare che il Kendo è molto utile anche nella vita. Una volta indossato il Bogu, sarà in grado di affrontare un combattimento, se vincerà avrà imparato qualcosa, se perderà avrà imparato ancora di piú.